I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 24 novembre 2017

Lunga vita all'hotspot migranti di Messina...

Giovedì 23 novembre è stata pubblicata sul sito della Prefettura di Messina la manifestazione di interesse relativa “all’affidamento dei servizi di accoglienza ed assistenza di cittadini stranieri” presso l’ex “Caserma Gasparro” in località Bisconte di Messina.
“In considerazione del perdurante afflusso di cittadini stranieri che interessa l’intero territorio nazionale – spiega la Prefettura di Messina - si avvia la presente manifestazione di interesse per l’individuazione di idoneo gestore per assicurare i servizi di primo soccorso e accoglienza in favore di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale presso la tensostruttura e moduli prefabbricati in località Bisconte, finalizzati all’accoglienza di un numero massimo di 250 posti”.
Oggetto del bando è pertanto la prossima gestione dell’infrastruttura consegnata i primi di settembre alla Prefettura, una vera e propria zinco-baraccopoli superaffollata e divisa mediante reti metalliche dal “centro di prima accoglienza” creato alcuni anni fa in un fatiscente edificio dove tre saloni sono interamente occupati da letti a castello per altri 210 richiedenti asilo.
La vera natura e le finalità repressivo-sicuritarie della tensostruttura sono evidenziate dallo schema di capitolato allegato al bando della Prefettura. “L’appalto ha per oggetto la fornitura dei beni e dei servizi previsti nel presente capitolato, da assicurare per la gestione ed il funzionamento dei centri di primo soccorso ed accoglienza di cui al decreto legge 30 ottobre 1995, n. 451, convertito con la legge 29 dicembre 1995, n. 563, dei centri di prima accoglienza e delle strutture temporanee di cui agli articoli 9 e 11 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, nonché dei centri di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modifiche e integrazioni”. In particolare l’art. 14 del decreto n. 286 è interamente riservato alle procedure d’espulsione dei cittadini stranieri “irregolari”; esso prevede che quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera ovvero il respingimento, “il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza temporanea e assistenza più vicino, tra quelli individuati o costituiti con decreto del Ministro dell’interno”. Da qui la creazione dei famigerati CIE, oggi “sostituiti” o ampliati nelle funzioni dagli Hotspot varati in ambito europeo e dai neo costituiti Cpr - Centri di permanenza per il rimpatrio (decreto Minniti-Orlando).
La ex caserma di Bisconte conferma dunque il suo ruolo strategico nelle politiche di “contenimento” forzato e repressivo e ulteriore criminalizzazione delle migrazioni con l’aggravante che il numero di “ospiti” sarà più del doppio del passato. Raddoppieranno ovviamente le entrate per il club dei soliti noti che hanno messo le mani sulla torta della malaccoglienza a Messina. “L’importo determinato dal prezzo per la fornitura dei beni e per l’espletamento dei servizi a favore - prevede la Prefettura – non potrà essere superiore a euro 30 oltre IVA se dovuta, pro-die pro-capite, rapportato alla ricettività della struttura nella già indicata misura massima di n. 250 posti”.
Pseudo onlus e coop avranno tempo sino al 7 dicembre per presentare le domande a e concorrere al business-migranti 2018.

sabato 18 novembre 2017

Beni confiscati alla mafia e l’operazione “bottiglie di pomodoro”

Un lettore mi ha segnalato alcune foto taggate in un profilo facebook che ritraggono un gruppo di amici che nei primi giorni di settembre di quest’anno si ritrovano per vivere gli antichi fasti della preparazione (in casa) della salsa di pomodoro per le dispense familiari invernali.
Le foto hanno un titolo. “Operazione Bottiglie di pomodoro 2017 con gli amici del Gruppo di Acquisto Solidale Ecogastronomia nella villa di Marmora dedicata alla memoria di Boris Giuliano, confiscata alle mafie e gestita per finalità sociali da EcoSMed”.
Dalle immagini sembrerebbe trattarsi in fatti della villa “holliwoodiana” confiscata al boss-imprenditore di Cosa Nostra Michelangelo Alfano, nativo di Bagheria e morto suicida a Messina nel 2005,: quattrocento metri quadrati di superficie con tanto di super piscina. Dopo la confisca, la villa fu inserita nel patrimonio del Comune di Messina (amministrazione Buzzanca), nell’ambito dei progetti dei Programmi Operativi Nazionali PON “sicurezza per lo sviluppo e riqualificazione”.
Non ho avuto modo di seguire personalmente la questione del successivo utilizzo del bene confiscato, per cui devo limitarmi agli articoli raccolti in rete. Nell’aprile 2013, il dipartimento patrimonio e demanio del Comune di Messina, dopo un bando ad evidenza pubblica per la presentazione di un progetto per la realizzazione di un’attività sociale (aperto ad associazioni ed enti che promuovono la cultura della legalità, dei principi della Costituzione ed il contrasto alla criminalità organizzata), assegnò l’immobile “ad una cooperativa che prevede l’impiego di circa sessanta persone ricoverate in Ospedali Psichiatrici Giudiziari”. La cooperativa sociale è EcoSmed e con delibera numero 468 del 29 maggio 2013, è stato autorizzato il dirigente preposto a stipulare l’atto di concessione.
E’ LegaCoop con un comunicato stampa in data 10 marzo 2014 a fornire numerose informazioni sui progetti avviati nella ex villa Alfano. “Coopfond – si legge - ha finanziato il progetto di Ecos-Med per restituire alla città un bene confiscato alla mafia che ospiterà una residenza per ex internati di un Ospedale psichiatrico giudiziario, un circolo sportivo attento anche alle esigenze dei disabili, una residenza per giovani artisti. Un progetto di riconversione complesso – denominato ContaminAzioni – che Coopfond ha scelto di sostenere, attraverso il proprio Fondo Promozione Attiva. Nella villa partirà così un’attività per promuovere processi di de-istituzionalizzazione e di progressiva autonomia umana per 6 ex internati nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gozzo, sperimentando forme di co-housing, socializzazione e inclusione lavorativa. Dopo la fase di avvio dell’iniziativa, questa sarà finanziata dalla Fondazione di Comunità di Messina.
Gli impianti sportivi (piscina e campo da tennis) consentiranno la nascita di un circolo, con servizi a fruizione libera e con corsi strutturati, affiancati da servizi di ristorazione e socializzazione. Particolare attenzione sarà prestata all’erogazione di servizi per i portatori di handicap, in particolare la cooperativa sociale Ecosfera – di cui Ecos-Med è socio fondatore – organizzerà corsi di subacquea secondo il protocollo HSA Italia (Handicapped Scuba Association). L’offerta socio-sportiva così strutturata rappresenta un’unicità per tutto il territorio della fascia tirrenica del Comune di Messina, ad oggi sfornito di strutture simili.
Nella villa, infine, sarà aperta una Residenza d’artista. Talenti creativi internazionali, selezionati dalla curatrice Martina Corgnati, potranno soggiornare per dieci giorni con cadenza semestrale nella villa elaborando progetti di micro-opere d’arte. Questi saranno poi realizzati nell’incubatore d’impresa culturale, in serie limitata a partire dai progetti ideati dagli artisti ospiti, con scansione digitale tridimensionale ad alta risoluzione (stampanti 3D e/o sistemi di colaggio) attraverso la valorizzazione anche di materiali tipici della cultura locale come la pomice. È prevista la partnership commerciale con il Gruppo Civita e sono stati avviati contatti con i Musei Vaticani”.
Da quanto pubblicato recentemente da Lettera emme, il concessionario del bene confiscato “ha una serie di sedici obblighi codificati dallʼarticolo 6 del regolamento comunale: dalla stipula di polizza assicurativa a quello di tenere costantemente informato lʼente concedente, quindi il Comune di Messina, sullʼattività svolta, lʼobbligo di rispettare le norma in materia di lavoro, assistenza e previdenza e quello di mantenere inalterata la destinazione dʼuso del bene concesso (…) A controllare sul corretto andamento della concessione (quasi sempre comodato d’uso per sette anni, rinnovabili con proroga di 40 mesi) è la Polizia municipale”.

Rigiro allora la domanda fattami dal lettore all’Amministrazione Comunale di Messina, in particolare al sindaco Renato Accorinti e agli assessori competenti: “cosa c’entra la salsa di pomodoro in un bene di mafia da utilizzare per attività sociali e chi e come si controlla il pieno rispetto dei regolamenti e la corretta implementazione dei progetti?”  

Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 19 novembre 2017, http://www.stampalibera.it/2017/11/18/laffondo-beni-confiscati-alla-mafia-e-loperazione-bottiglie-di-pomodoro/