I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

martedì 26 settembre 2017

Messina, finiti i lavori per la maxibaraccopoli per migranti

Decine e decine di gabbie per topi o, forse, meglio, per cavie di quello che è il nuovo, ennesimo laboratorio sperimentale delle pratiche europee di repressione e annullamento di corpi, volti, speranze. A Messina, presso l’ex Caserma “Gasparro” di Bisconte si sono conclusi i lavori di realizzazione della maxi-baraccapoli per migranti:  soffocanti container e prefabbricati posizionati uno sull’altro, modello favelas, nessuna finestra aperta verso l’esterno affinché non si possa comunicare noia o disperazione aldilà del lager. L’ennesima vergogna dell’accoglienza negata, una ferita nella coscienza di una città che da quasi un lustro sembra non voler accorgersi della trasformazione e militarizzazione urbana in funzione anti-migranti.
Avevamo annunciato l’intenzione del governo di realizzare un hub-hotspot a Messina più di due anni fa, chiedendo inutilmente che si mobilitassero soggetti, identità, coscienze. Prefettura e amministrazione comunale hanno fatto a gara, spalleggiandosi, nella costruzione di false smentite, mentre funzionari e assessori fornivano la loro piena collaborazione alla progettazione del campo di prigionia in zinco-alluminio. Il silenzio complice, la banalità del male della stramaggioranza delle forze politiche, sociali, sindacali e delle associazioni locali. La malaccoglienza a Messina e provincia è un affare da milioni di euro per i soliti noti, businessmen della ristorazione o piccoli (ex) imprenditori turistici a rischio fallimento. Un modello di riproduzione di sfruttamento e precarietà di giovani e non, istruiti e disoccupati, ottime clientele per ogni tornata elettorale.
Anche l’ampliamento dei posti-cella per migranti nell’ex Caserma di Bisconte si è rivelato un buon affare. All’impresa appaltatrice dei lavori,  la “Tomasino Metalzinco Srl” di Cammarata (Agrigento) sono andati 1.249.550 euro più IVA. Ad aziende agrigentine anche le commesse e i subappalti: la Siciliana Costruzioni Srl e la Focolari Srl, entrambe, anch’esse di Cammarata. In verità l’iter di gara è stato tutt’altro che semplice e breve; il bando per la “fornitura e posa in opera, comprensiva di trasporto, installazione, montaggio, manutenzione e smontaggio finale per la realizzazione di una struttura  temporanea costituita da tendostrutture e moduli prefabbricati, recinzioni  e cancelli, pensiline, arredi e cartellonistica per l’accoglienza dei migranti” era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 13 giugno 2016.  In autunno c’era stato un primo affidamento dei lavori ad una nota azienda modenese di prefabbricati in legno, seguito da due ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale di Catania da parte delle imprese escluse, la loro riammissione, un secondo affidamento poi sospeso per l’offerta anomala della nuova azienda risultata vincitrice e, infine, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 6 febbraio 2017 dell’’assegnazione definitiva dell’appalto alla “Tomasino Metalzinco” con un ribasso  di circa il 35,3% rispetto al valore complessivo a base d’asta di 1.932.000 euro.
Per l’inizio dei lavori si è atteso l’1 luglio e tra qualche giorno l’impresa consegnerà formalmente la baraccopoli all’autorità prefettizia e alle onlus “enti gestori”. Una corsa contro il tempo segnata anche da qualche autorizzazione giunta dagli uffici preposti solo qualche giorno fa; nulla di anomalo, per carità, la legge consente all’impresa di avviare l’opera subito dopo il deposito delle richieste, ma l’impatto sociale e urbanistico della baraccopoli per centinaia di “ospiti” avrebbe meritato ben altre considerazioni e dibattiti in sede politica e amministrativa.
Il Ministero dell’Interno ha prescelto Invitalia S.p.A., l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia, quale centrale di committenza per la gara d’appalto di Messina (responsabile unico del procedimento l’avvocato Cristiano Galeazzi). Invitalia S.p.A. (presieduta da Claudio Tesauro, contestualmente presidente di Save the Children Italia Onlus e già membro del consiglio di amministrazione di TNT Post Italia S.p.A. e sino al 2013 del board di Save the Children International) ha sottoscritto con il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale una specifica convenzione con l’obiettivo di “fornire il supporto per migliorare il sistema delle strutture per l’accoglienza e il soccorso dei migranti”.
Dal 1° dicembre 2016 il centro di Bisconte vede come ente gestore le cooperative Senis Hospes di Senise, Potenza e Domus Caritatis di Roma, rappresentate dall’imprenditore Benedetto “Benny” Bonaffini, ex amministratore unico di Grand Mirci Srl (società di gestione mense, catering, ecc. con sede a Torre Faro presso il prestigioso Capo Peloro Resort), già co-titolare della società di ristorazione Zilch Spa e - sempre in Sicilia - di alcuni esercizi in franchising delle catene Spizzico e Burgher King (gruppo Autogrill-Benetton). Bonaffini è pure membro della Giunta direttiva della Federazione italiana esercenti pubblici e turistici (Fiept) ed ha ricoperto pure l’incarico di presidente di Confesercenti Messina. Le due coop hanno vinto a fine giugno 2016 la gara bandita dalla Prefettura per l’“ospitalità” dei migranti (importo base 30 euro al giorno pro capite per la durata di un anno), ma il passaggio di consegne è avvenuto solo cinque mesi dopo. Senis Hospes e Domus Caritatis hanno presentato un’offerta economica con un ribasso del 10,7% (26,79 euro per migrante) e un’offerta  tecnica di 53,4 punti su 60. La cooperativa di Senise gestisce a Messina anche il centro di primissima accoglienza per minori stranieri non accompagnati “Ahmed” e uno Sprar per categorie vulnerabili; inoltre collabora con proprio personale alle attività avviate dal Centro polifunzionale per soli “immigrati regolari” che l’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Messina ha realizzato in uno stabile della centrale via Felice Bisazza, nell’ambito del PON (Programma Operativo Nazionale) Sicurezza per lo sviluppo - Obiettivo Convergenza 2007-2013.

mercoledì 20 settembre 2017

Matrioske e Scatole Cinesi. A Messina ha vinto il cemento

“Le indagini relazionate nella presente informativa hanno consentito di far luce sull’operatività della famiglia mafiosa Santapaola-Romeo, attiva a Messina ed effettivamente in stretto contatto con Cosa Nostra catanese, nonché sulla gestione del cospicuo patrimonio economico ad essa riconducibile grazie all’appoggio di imprenditori ed amministratori pubblici locali”. Esordiscono così i militari del Raggruppamento Operativo Speciale – ROS dell’Arma dei Carabinieri nell’informativa di reato inviata ai giudici della Direzione Distrettuale Antimafia il 7 settembre 2015 e che meno di due mesi è scaturita nella cosiddetta “Operazione antimafia Beta” con l’emissione di una decina di mandati di cattura ai danni di più o meno noti imprenditori edili peloritani, piccoli subappaltatori e “colletti bianchi” provenienti dal mondo dell’avvocatura e dell’amministrazione pubblica.
Figura chiave nelle attività di collegamento tra la criminalità organizzata e la controversa borghesia imprenditrice locale, secondo gli inquirenti, Vincenzo Romeo, figlio del pregiudicato Francesco “Ciccio” Romeo e cugino dei fratelli Pietro e Vincenzo Santapaola. “Romeo è l’attuale figura di riferimento per il funzionamento del complesso sistema sopra descritto che è connotato, peraltro, da una gestione finanziaria del patrimonio con caratteristiche transfrontaliere e legami con il paradiso fiscale di Malta”, scrive il ROS. “Sul territorio d’origine, l’associazione continua a sfruttare ed accaparrarsi importanti risorse economiche, grazie all’asservimento di scaltri imprenditori capaci di integrarsi nel tessuto di Cosa Nostra e di compendiarsi nei suoi sistemi per evitare di essere intercettati, scoperti, identificati; soggetti che emersi dall’analisi di una serie di fatti storici documentati attraverso indagini di Polizia Giudiziaria, hanno dimostrato di possedere la condizione di mafiosi manifestando conoscenze, ponendo in essere comportamenti, utilizzando determinate espressioni proprie delle dinamiche di un’associazione segreta e clandestina quale è appunto la mafia o che, comunque, hanno dato il loro apporto a tale organizzazione in modo stabile e continuativo”.
Secondo gli inquirenti, tra coloro che avrebbero offerto collaborazione al gruppo Romeo-Santapoala, spiccherebbero le figure dell’imprenditore di origini milazzesi Biagio Grasso, “soggetto già emerso in pregresse attività di indagine del R.O.S. perché vicino alla criminalità organizzata barcellonese”; Stefano Barbera, già factotum del boss Carmelo Ventura (personaggio di assoluto spessore della consorteria criminale del Rione Camaro); Carlo Borella, ex presidente dell’A.N.C.E. di Messina, titolare insieme ai familiari di un grosso gruppo societario nel settore dell’edilizia; Raffaele Cucinotta, dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale di Messina ed a sua volta titolare di un’impresa nel settore edili, ecc..
Le indagini, in particolare, hanno provato l’esistenza di diverse imprese “intestate ad individui in grado di non destare sospetti o allarme sociale e di reinvestire grosse somme di denaro provento di illecito operato anche attraverso le predette attività”. Un ruolo centrale nelle “presunte” operazioni di mascheramento dei capitali di provenienza illecita sarebbe stato assunto in particolare da Biagio Grasso, già amministratore della LG Costruzioni con sede a Roma e socio di minoranza del gruppo imprenditoriale Grasso Costruzioni di Pace del Mela, società subappaltatrice nella realizzazione del Centro Commerciale ex Carrefour di Olivarella (Milazzo), opera realizzata per conto della “Grande Distribuzione Russo & C. Srl” dalla Procoge Spa riconducibile all’imprenditore messinese Antonino Giordano.
“Nel corso delle indagini, Grasso ha manifestato in più occasioni la propria potenza economica ed imprenditoriale celata mediante l’utilizzo di interposte persone nell’intestazione delle proprie società e l’occultamento di capitali all’estero”, riporta il ROS. Ancora una volta a Messina sono l’edilizia pubblica e privata e le opere di cementificazione del territorio a rappresentare il pozzo di san Patrizio dei vecchi e nuovi gruppi criminali mafiosi. Nelle mire, in particolare, ci sono alcuni dei progetti fiore all’occhiello dell’Amministrazione comunale di Renato Accorinti sindaco: lo sbaraccamento e il risanamento di alcuni rioni ultrapopolari; il trasferimento delle cubature dalle aree collinari al centro cittadino grazie ad una variante al PRG in via di approvazione; la “messa in sicurezza” di una delle aree più saccheggiate e ad elevato rischio idrogeologico, il Torrente Trapani, tramite un tavolo tecnico del Comune con alcune società di costruzione e la conseguente sanatoria de facto dei reati ambientali ed urbanistici commessi da quelle stesse e già sanzionate in sede penale con pesanti condanne in primo grado.
La piovra e l’affaire Torrente Trapani
Il 10 maggio 2014, veniva intercettato un incontro tra lo stesso Grasso e il dirigente dell’Assessorato all’Urbanistica Raffaele Cucinotta. “Dopo aver affrontato vari argomenti riguardanti gli affari in atto, parlavano dell’appuntamento che il funzionario aveva fissato al complice con l’assessore Sergio De Cola e di come il Grasso avrebbe potuto accreditarsi, ostentando la propria disponibilità ad effettuare altri lavori idonei a favorire un ritorno di immagine spendibile mediaticamente a fini politici, così come auspicato dallo stesso assessore conversando col Cucinotta”, si legge nell’Informativa Beta. “Biagio Grasso fa riferimento ad un’altra offerta per la quale chiede se può convocare tutti nel pomeriggio di lunedì e Cucinotta concorda precisando che lunedì mattina hanno appuntamento con l’assessore De Cola e che l’appuntamento pomeridiano gli va bene per le 17,30. Biagio Grasso chiede di cosa parleranno con l’ing. De Cola e Cucinotta gli risponde che parleranno di alloggi e torrente Trapani collegato al parcheggio. Grasso dice che se l’ingegnere gli da l’OK entro il 30 giugno gli sistema tutto il parcheggio...”. Poi a bassa voce, l’imprenditore chiede un consiglio su come comportarsi con terze persone e Cucinotta gli risponde che lui tempo fa gli ha detto: minchia tu qua stai perdendo un sacco di soldi” e aggiunge “che se gli facciamo (…) bella città, una conferenza stampa che lui può dire, al Trapani abbiamo risolto così...”.
Al Torrente Trapani abbiamo una miniera d’oro, ma dobbiamo fare in modo di non farci fottere dallo stress...”, affermava il Grasso nell’aprile 2014 in un colloquio con Vincenzo Romeo. “Nel corso di numerose intercettazioni ambientali e telefoniche Grasso ha riferito ai propri interlocutori di essere intestatario – per conto del sodalizio – di terreni ed appartamenti per un valore di diversi milioni di euro lungo tutto il Torrente Trapani”, annotavano gli inquirenti. Nel corso di un’altra conversazione intercettata, Biagio Grasso dichiara di aver ereditato da Cassiano 23 compromessi del Torrente Trapani e che vorrebbe portarseli al nuovo cantiere perché non ha più intenzione di costruire in quella zona”. “I soldi non sono stati impiegati solo per il Villaggio Aldisio ma che per il Torrente Trapani”, aggiungeva l’imprenditore. “C’è un bel capitale, Maurizio sono 80.000 e Ivan 60.000, 140.000 solo Torrente Trapani e 300.000 sono investiti in operazioni finanziarie”. Il Cassiano a cui gli indagati facevano riferimento è “facilmente riconducibile”, secondo i ROS, al noto imprenditore di area socialista Psi, Oscar Cassiano, dal 2007 al 2010 Procuratore e direttore tecnico della Se.Gi. S.r.l., all’epoca di proprietà di Gioia Cassiano (titolare della quota del 45% pari a 45.000 euro) e Gabriella Giordani (il restante 55%, 55.000 euro).
Biagio Grasso prosegue la conversazione dicendo di aver riferito che Franco da lui ha intestati milioni di euro, precisando tutto il Torrente Trapani, terreni ed appartamenti sono intestati tutti a nome suo e pertanto è persona di sua fiducia e non deve trattarlo male”. Secondo gli inquirenti, il Franco presunto prestanome del Grasso sarebbe Franco Lo Presti, “dal 2 febbraio 2011 amministratore unico de La Residenza Immobiliare delle Imprese COC e Costa S.r.l.. ed amministratore unico della società successivamente in fallimento Se.Gi. S.r.l. (di intera proprietà della Solea S.r.l. di Biagio Grasso), entrambe interessate al realizzando complesso edilizio denominato La Residenza sito in Messina in viale Torrente Trapani; sub-appaltato per il completamento dei lavori alla società Carmel S.r.l. e la cui iniziativa imprenditoriale è senza dubbio da legare all’esigenza del sodalizio di reimpiegare i proventi illeciti accumulati in settori economici diversificati così da renderli di difficile individuazione”. Sempre Lo Presti risulterebbe inserito in altre società immobiliari: TCM Investimenti (con sede, guarda caso, sul Torrente Trapani) e Data Miles Srl, nonché amministratore unico dal 9 aprile 2014 della Menelao Srl con sede a Messina in via Garibaldi n. 108 e capitale sociale di 75.000 euro.
Le indagini dei ROS hanno documentato come parte delle società suddette siano state interessate direttamente o indirettamente all’affaire della lottizzazione e certificazione del Torrente Trapani. Come emerge dall’atto di compravendita di immobili stipulato il 12 gennaio 2011 tra la Se.Gi. S.r.l. e la Carmel S.r.l., la prima società è proprietaria dei terreni in gran parte edificabili del complesso La Residenza e su altri terreni anche di altre ditte, nel medesimo comprensorio del Torrente Trapani; mentre “La Residenza Immobiliare delle Imprese Coc e Costa S.r.l.” è la società che ha presentato al Comune di Messina il programma per la realizzazione del complesso di edilizia convenzionata, approvato con delibera del Consiglio comunale il 16 aprile 2003. La costruzione di una palazzina per complessivi 28 alloggi è stata affidata invece dalla Se.Gi. S.r.l. all’impresa Carmel; a quest’ultima, inoltre, la stessa Se.Gi. ha deliberato di trasferire le aree edificabili di cui è proprietaria, cedendo altresì la posizione contrattuale di promittente venditrice nei contratti preliminari con incasso delle relative caparre per un ammontare di 374.080 euro.
La transumanza delle cubature e del cemento
Date le difficoltà di ordine giudiziario (i cantieri in Torrente Trapani erano stati sottoposti a sequestro con l’inchiesta dei magistrati peloritani che ha visto lo scorso anno la condanna degli amministratori delle società appaltatrici e subappaltatrici del complesso la Residenza), Vincenzo Romeo e Biagio Grasso, insieme all’imprenditore di San Piero Patti, Salvatore Pettina (quest’ultimo titolare della Pett Srl, impresa già coinvolta nell’opera in questione) valutavano altresì la possibilità offerta dalla legge n. 756/67 “di spostare la cubatura del realizzando immobile in disamina interessato dal provvedimento di sequestro, su alcuni terreni siti in Messina, in Via Salandra, indicati da Vincenzo Romeo come a lui indirettamente riconducibili e quindi adatti allo scopo, grazie al citato rapporto fiduciario con Raffaele Cucinotta e con l’ingegnere Cosimo Polizzi, quest’ultimo consulente esterno del Comune di Messina”, annota il ROS. Il 4 giugno, in una conversazione con Romeo, Grasso spiegava di aver già individuato il sito in via Salandra dove possono spostare gli appartamenti, dal lato di sotto, in un’area di 10 mila mq, fronte mare. “Grasso sostiene che il terreno verrebbe degradato a terreno agricolo e l’operazione del Comune, in riferimento alle opere di urbanizzazione, viene chiusa con il 1° e il 2° lotto e pertanto hanno già finito e gli rimane da fare una stradina privata”, annotano gli inquirenti. “Grasso propone un incontro con l'avvocato Tamburino a Catania, che è il legale che ha curato il casino con la Procura, e prospettargli le loro intenzioni per farsi consigliare se procedere sul discorso prescrizione oppure negoziare con il Comune e chiudere in bellezza con questo casino del torrente Trapani”.
Tante Matrioske e tante scatole cinesi
Sono diverse le società riconducibili direttamente o indirettamente al gruppo Grasso-Romeo che il Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri ha chiesto ai giudici di sequestrare preventivamente. Tra esse, compare Solea Srl (sede a Messina in via Monsignor D’Arrigo n. 90, capitale sociale 15.000 euro), costituita il 18/02/2010 da Fabio Lo Turco e trasferita, nove mesi dopo, direttamente a Biagio Grasso. Lo Turco, a sua volta, è risultato altresì titolare dell’intero capitale sociale (10.000 euro) della Green Life Srl (via Nuova Panoramica dello Stretto n.1020), società acquisita nel 2014 dagli (ex) titolari Gregorio Lo Giudice e Silvia Gentile. Sempre Lo Turco, nel maggio 2015, è entrato in possesso della Menelao Srl, con sede in Messina in via Garibaldi n. 108, amministratore unico Franco Lo Presti, capitale sociale 75.000 euro, azienda titolare di un bar ivi locato. Entrambe le operazioni, secondo il ROS, sarebbero state effettuate per conto di Biagio Grasso.
Altra società finita sotto indagine è la B & P Partecipazioni Srl, capitale sociale 10.000 euro, sede legale in via N. Fabrizi is. 194, presso Cambria Service, amministratore unico Biagio Grasso. Essa venne costituita il 21/04/2006 da Biagio Grasso e dal noto costruttore messinese Giuseppe “Pippo” Puglisi, già Presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria, entrambi con quote del 50% del capitale sociale. “Il 23/01/2007 Grasso acquistava da Puglisi la quota di 4.000 euro, divenendo quindi proprietario del 90% del capitale sociale; mentre nella medesima data la LG Costruzioni S.p.a. (500.000 euro di capitale, di proprietà al 95% di Biagio Grasso e del restante 5% di Michele Casella, originario di Sant’Angelo di Brolo) acquistava ancora da Giuseppe Puglisi la quota di nominali di 1.000 euro e divenendo quindi proprietaria del 10% del capitale sociale”.
Tra le società attenzionate c’è poi Carmel Srl, società leader del progetto di “urbanizzazione” de La Residenza in Torrente Trapani. “Capitale sociale 54.000 euro (deliberato e sottoscritto ma di cui 13.500 versati), la società ha sede legale a Messina in via Monsignor D’Arrigo n. 90 (la stessa sede legale delle società riconducibili a Biagio Grasso, denominate Solea S.r.l. e Se.Gi. S.r.l.), costituita in data 27/02/2009”, riporta il ROS. “Il 27/02/2009 Giuseppe Puglisi quale amministratore unico della GPA S.r.l. (quota pari a 18.920 euro dell’intero capitale sociale); Simona Ganassi, amministratore unico della Sibi General Construction S.r.l. (quota pari a 17.820 euro); Giuseppe Denaro, amministratore unico della  GDH S.r.l. (12.150), Vincenza Gangemi per conto di Antonino Denaro, quale amministratore unico della Società Gestioni Immobiliari S.r.l. (5.940), costituivano la Carmel S.r.l., versando il 25% del capitale sociale pari a 13.500 euro. Il 5/11/2009 Simona Ganassi cedeva la propria quota di partecipazioni a Lucia Russo (coniugata con Nicola Biagio Grasso). Lo stesso giorno erano pure Giuseppe Puglisi, Giuseppe Denaro e Antonino Denaro a cedere le proprie quote di partecipazione, complessivamente di 36.180 euro (di cui versati 23.680), per la cifra di 23.680,50. Il 7/7/2011 Lucia Russo cedeva la propria quota di 17.820 euro a Domenico Bertuccelli, per il medesimo prezzo. Sempre il 7 luglio 2011, Nicola Biagio Grasso cedeva la propria quota di 36.180 euro a Teresa Cavò (rappresentata per procura speciale da Domenico Bertuccelli), per il medesimo prezzo (…) Carmel S.r.l. è stata intesta dal 5/11/2009 ai genitori di Biagio Grasso, Nicola Biagio e Lucia Russo che l’hanno acquistata per un prezzo complessivo pari a 28.135,50 euro. Il 7/7/2011 è stata poi intestata a Domenico Bertuccelli e Teresa Cavò, che l’hanno acquistata per l’importo totale di 54.000 euro”.
La prima sorpresa nella ricostruzione della storia societaria di Carmel Srl è la presenza, sino al novembre 2009,  tra i soci, della società GDH Srl, sede a Messina in via XXVII luglio 61. Costituita il 13 dicembre 2007 con un capitale sociale interamente versato di 100.000 euro, GDH controlla a sua volta il 98% del capitale di Irrera 1910, la società a responsabilità limitata titolare dell’omonimo prestigioso ritrovo bar-pasticceria di Messina, Piazza Cairoli 12 (capitale sociale 100.000 euro, amministratore unico Concetta Morabito, procuratore Filippo Denaro). Dal luglio 2012, la società ha una sede secondaria in via Circuito Torre Faro, Capo Peloro Resort, dove è subentrata alla Teknogest Srl (società fallita) del costruttore-finanziere Nino Giordano, originario di Fondachelli Fantina.
Come abbiamo visto, l’imprenditore Giuseppe Denaro è socio unico di GDH, una società multiservizi ma con un solo addetto. Denaro ricopre oggi anche la carica di amministratore unico della Sviluppo Commerciale Rometta Srl (capitale sociale 70.000 euro) ed è stato amministratore di due imprese cancellate, La Fattoria Srl e Miper Srl, quest’ultima già proprietaria di vari supermercati a Messina e Roccalumera e successivamente incorporata dal gruppo SMA SpA, nonché amministratore prima e liquidatore poi di Sedim Srl, società di elaborazione dati con sede in Viale San Martino 62. Giuseppe Denaro, inoltre, è stato dall’11 maggio al 27 ottobre 2009 amministratore unico della onnipresente Carmel Srl (costruzione di edifici residenziali e non, Torrente Trapani in testa) e amministratore delegato dal 26/5/1999 al 28/3/2003 della Grasso Filippo & Figlio Srl, società operante nella vendita al dettaglio di articoli di profumi (con esercizi commerciali a Messina, Catania e Milazzo, dichiarata fallita nel maggio 2012). Per la cronaca Giuseppe Denaro è il consorte-convivente di Antonina Santisi, psicologa dell’ASP di Messina e dal 22 agosto 2015 assessora comunale alle Politiche sociali, nonché fratello di Filippo Denaro (procuratore di Irrera 1910) ed Antonino Denaro, amministratore e socio unico della Società Gestioni Immobiliari (So.Gest.Im) Srl. Sede a Castanea, So.Gest.Im. è stata costituita nel 1986 con un capitale sociale di 98.800 euro e ha come scopo la locazione immobiliare di beni propri o in leasing.
Antonino Denaro è stato amministratore unico della Grasso Filippo & Figlio Srl; socio amministratore di Denni Design Snc (procacciatori d’affari di prodotti farmaceutici e cosmetici, cancellata nel giugno 2011); presidente del consiglio d’amministrazione di Denni Project Srl (commercio all’ingrosso di articoli in pelle), Denni Srl (fabbricazione di articoli da viaggio, sede a Palazzolo sull’Oglio, Brescia) e Denny Srl (commercio all’ingrosso di articoli in pelle), tutte e tre cancellate rispettivamente il 18/1/2017, l’11/12/2001 e il 29/11/2007. Non meno sfortunata Bergamia Srl, società per il commercio al dettaglio di altri prodotti di cui Antonino Denaro è stato amministratore delegato e  presidente dal 15/12/1994 al 17/4/2000, anch’essa cancellata dall’albo delle imprese nell’aprile 2005.
Antonino Denaro, attraverso So.Gest.Imm, risulta altresì titolare dell’11% delle quote sociali di P & F Srl (via Ugo Bassi 52, Messina, capitale sociale 16.250 euro), oggetto la compravendita di beni immobili e in cui ritroviamo in qualità di amministratore unico il costruttore Giuseppe “Pippo” Puglisi; le altre quote sociali di P & F risultano in mano alla GDH di Giuseppe Denaro (55,5%) e alla GPA Srl (33,5%), sede in via Ugo Bassi 52, Messina, capitale 10.000 euro e di cui è socio e amministratore unico dall’8 marzo 2004 proprio Giuseppe Puglisi. Dagli atti risulta che la GDH di Giuseppe Denaro, in data 31 ottobre 2011, ha acquistato da Fabio Lo Turco (già incontrato in alcune operazioni di compravendita di società per conto di Biagio Grasso) una quota della P & F pari a 11.550 euro. Giuseppe Puglisi e Giuseppe Denaro s’incontrano in qualità di vicepresidente del consiglio direttivo il primo, di rappresentante dell’impresa il secondo, nel Consorzio di Urbanizzazione Due Torri (società attualmente inattiva). Puglisi, a sua volta, ha pure ricoperto il dal 21/4/2006 fino all’8/2/2007 il ruolo di amministratore unico di B & P Partecipazioni (oggi di proprietà di Biagio Grasso) e di Carmel Srl (dal 27/2/2009 al 15/5/2009); è stato presidente del consiglio di amministrazione di Italsilicon Srl con sede a Brugherio, Monza (dal 9/3/2006 al 23/5/2007), società cancellata il 20/7/2007, ma che da accertamento del ROS, risulta essere stata acquisita da Biagio Grasso il 29/03/2006 e rivenduta sette mesi dopo a tale Carmelito Denaro e trasformata infine in Silicio Engineering Srl. Dal 7/6/2004 al 24/8/2010 Giuseppe “Pippo” Puglisi è stato infine consigliere d’amministrazione di Irrera 1910 Srl, la società di gestione bar e pasticceria di proprietà al 98% di Giuseppe Denaro.
Dal 3 febbraio scorso alla guida come amministratrice di Irrera 1910 è subentrata Daria Denaro, figlia di Filippo Denaro, nonché amministratrice unica e rappresentante dell’impresa “sorella” Antica Pasticceria Irrera Srl, sede in via XXVII luglio 40 e capitale sociale di 40.000 euro, controllato al 98% proprio dalla stessa Daria che è titolare pure del 5% della DFG Srl, società “inattiva” di commercio al dettaglio di articoli di profumeria con sede nell’ex Palazzo delle Poste – Telecom di Corso Cavour, dove i cartelli annunciano da alcuni anni l’apertura (sin’ora mai avvenuta) di una pasticceria-bar Irrera-Denaro. L’Antica Pasticceria Irrera è stata costituita il 15/3/2006 è ha come scopo la produzione di pasticceria fresca e gelateria, servizio catering, ecc. La società conta su 11 dipendenti e dalla sua costituzione ha visto alternarsi alla guida Vincenza Gangemi, cioè la rappresentante di Antonino Denaro per l’acquisizione di una quota della Carmel Srl (sino al 15/2/2008), Ivan Soraci (sino al 14/9/2011) e l’immancabile Giuseppe Denaro (all’1/8/2015).   
Nei fatti, le due “sorelle” Irrera hanno scopi complementari: Antica Pasticceria produce dolci a livello industriale (è per questo che nel 2016 è entrata a far parte di Confindustria Messina), mentre Irrera 1910 li vende al minuto e il suo procuratore Filippo Denaro è stato chiamato alla vicepresidenza di Confesercenti Messina. Ruoli e attività così complementari che soci, amministratori e capitali sono sempre e solo in mano ai Denaro. Non tutto il capitale sociale in verità, ed è forse questa la vera grande sorpresa della sagra-dynasty. Il 2% infatti dell’Antica Irrera è nelle mani di Antonina Salvatrice Santisi, sì proprio lei, l’assessora alle Politiche sociali del Comune di Messina. Solo 800 euro di quota, ma un peso davvero ingombrante per Renato Accorinti & C.

Inchiesta pubblicata in Stampalibera.it il 19 settembre 2017, http://www.stampalibera.it/2017/09/20/loperazione-antimafia-beta-linformativa-dei-ros-messina-cemento-dolci-e-speculazioni/ 

giovedì 14 settembre 2017

Messina, saccheggiare il territorio e vivere contenti

L’istituzione di un “tavolo tecnico per la messa in sicurezza e la sistemazione dell’assetto idrogeologico del torrente Trapani”. L’ennesima suggestiva narrazione dell’amministrazione comunale a guida Renato Accorinti per occultare il saccheggio senza fine del territorio, madrine ancora una volta le imprese in mano ai soliti noti. Un comunicato stampa del Comune, pubblicato il 5 gennaio 2017, formalizzava l’accordo tra l’assessore alle Politiche del territorio, l’ingegnere Sergio De Cola e un paio di società costruttrici per “individuare possibili soluzioni e ristabilire condizioni di sicurezza della collina e delle abitazioni realizzate in questa parte della città”.
Il tavolo tecnico, annunciava con soddisfazione Sergio De Cola, “ha prodotto iniziative ed azioni condivise: in particolare, la società Residenza Immobiliare, in qualità di proprietaria delle aree oggetto del programma costruttivo, darà procura alla Carmel S.r.l. per redigere una variante al piano costruttivo originario, eliminando la cause del dissesto idrogeologico attualmente in atto nella zona; successivamente, il Comune di Messina proporrà all’Autorità Giudiziaria di valutare la possibilità di dissequestro di parte delle aree per potere avviare i lavori previsti per la messa in sicurezza che, se autorizzati, saranno regolati da una nuova convenzione con l’Amministrazione”.
Una scelta, quella dell’assessore, che aveva fatto storcere il muso agli ambientalisti, perlomeno a quelli meno distratti. Proprio il progetto di realizzazione del megacomplesso edilizio da parte del duo Residenza Immobiliare – Carmel Srl nel torrente Trapani è stato al centro di una complessa indagine giudiziaria. Il 13 luglio 2016, sei mesi prima cioè del tavolo tecnico in Comune, la Seconda sezione penale del Tribunale di Messina, presidente il dottor Mario Samperi, ha emesso una pesante sentenza di condanna in primo grado a danno di alcuni degli imputati: un anno e tre mesi di reclusione e 20.000 euro di ammenda più altri 6 mesi di reclusione e 10.000 euro per i sei reati contestati al costruttore originario di San Piero Patti, Giuseppe Pettina (rappresentante legale della Pett Srl) e Silvana Nastasi (Se.Gi. Srl); un anno e tre mesi più 20.000 euro di ammenda a Franco Lo Presti (rappresentante legale della società Residenza Immobiliare delle Imprese C.O.C. e Costa Srl), Nicola Biagio Grasso (Carmel Srl) e Francesco Rando, dirigente pro tempore del Dipartimento “Attività edilizie e repressione abusivismo” del Comune di Messina.
“E’ indubbio che da tutto il complesso delle opere eseguite risulta una palese violazione dell’art. 2 delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore generale, con gravi rischi per l’incolumità pubblica”, scrivono i giudici nella loro sentenza. “In altri termini, non si è affatto in presenza di scelte meramente inopportune sul piano urbanistico-amministrativo ma di un vero e proprio contrasto dell’intero strumento urbanistico e degli atti esecutivi consequenziali a precetti imposti per il corretto governo del territorio a tutela dell’interesse collettivo alla sicurezza e salubrità degli insediamenti abitativi”. I giudici sottolineano altresì che “le macroscopiche violazioni accertate sono state commesse nel quadro di una trasformazione rilevantissima del territorio in contrasto con i numerosi parametri urbanistici esaminati”, integrando così il reato di “lottizzazione abusiva materiale”. “Il complesso delle violazioni riscontrate (sotto il profilo del vincolo idrogeologico ed ambientale, delle variazioni non autorizzate del programma costruttivo, del cronogramma eseguito e dell’inadeguatezza delle opere di urbanizzazione) ha posto in evidenza che il programma costruttivo e gli atti concessori erano affetti da una serie di palesi illegittimità di tale portata da non poter sfuggire a nessuno degli imputati”, si legge ancora nella sentenza.
Per i danni prodotti, gli amministratori delle società coinvolte nell’affaire torrente Trapani sono stati condannati altresì al risarcimento dei danni a favore del Comune di Messina e del WWF Italia, associazione ambientalista rappresentata in giudizio dall’avvocata Aurora Notarianni. Proprio il WWF, con un esposto all’Autorità giudiziaria del 30 aprile 2009, aveva segnalato “possibili abusi edilizi in violazione delle norme di tutela vigenti in materia ambientale”, durante la realizzazione delle opere in torrente Trapani da parte de La Residenza Immobiliare delle imprese C.O.C e Costa S.r.l.”. “Oltre a presentare irregolarità procedurali per la normativa vigente, queste opere assumono carattere di elevato rischio idrogeologico che la città, a seguito di quanto accaduto anche recentemente, non può essere in grado di sopportare senza possibili gravi rischi futuri”, denunciava il WWF Italia. “Da nostri rilevamenti nel giugno del 2006, i lavori di urbanizzazione erano in corso, mentre l’attività edilizia risultava avviata nel giugno del 2007, già in piena vigenza della ZPS Zona a Protezione Speciale. Nonostante tali segnalazioni, le opere sono continuate, portando la ditta a presentare l’istanza per la Valutazione di Incidenza nel luglio del 2007, ma senza per questo sospendere le attività che ci risultano proseguite anche durante l’istruttoria presso la Commissione Valutazione di Incidenza (settembre – novembre 2007)”.
L’associazione ambientalista stigmatizzava altresì l’enorme dimensione dell’intervento: 239 unità abitative e 1.104 nuovi abitanti per un totale di 81.050 mq, più una nuova strada per 750 metri. “La Valutazione di Incidenza risulta redatta dallo Studio Dolfin e associati, che risulterebbe anche far parte della Commissione Valutazione di Incidenza istituita con determina del sindaco nell’agosto del 2007”, aggiungeva il WWF. “La lettura della Valutazione di Incidenza è risultata priva della importantissima valutazione delle opere congiuntamente ad altri piani e/o progetti, rendendo di fatto tale importantissimo strumento, inutile e inconsistente ai fini della valutazione della compatibilità delle opere con i valori naturalistici per i quali il sito è stato individuato”. Erano altresì denunciati “numerosi sbancamenti anche di notevole entità, visibili a distanza” nonché una “notevole situazione di instabilità dei pendii, segnati da evidenti solchi di scorrimento delle acque piovane e punti di frana”.
A seguito dell’esposto del WWF, la Procura della repubblica di Messina avviava le indagini e nel dicembre 2011, su disposizione del giudice Daria Orlando, veniva ordinato il sequestro dell’area di cantiere del secondo lotto funzionale della “Residenza Immobiliare” e delle opere di urbanizzazione. A convincere i magistrati sulla necessità di bloccare le opere, i gravissimi rilievi riportati nella relazione scaturita dal sopralluogo ai cantieri in data 30 marzo 2010 del personale dei Vigili del Fuoco e dell’Ufficio del Genio Civile di Messina. “La realizzazione di più complessi edilizi posizionati in sommità alle colline ha richiesto notevoli interventi di sbancamento e movimentazione di terra”, riportavano gli ispettori. “Si è riscontrato che una consistente quantità di materiale, proveniente con molta probabilità dai predetti scavi, è stata accumulata lungo i versanti limitrofi e versa in precarie condizioni di equilibrio in quanto nessun intervento di stabilizzazione è stato eseguito. In caso di abbondanti precipitazioni meteoritiche si potrebbero infatti innescare fenomeni di ruscellamento che riverserebbero verso valle ingenti quantità di materiale detritico, con conseguente pericolo per la pubblica e privata incolumità e blocco della viabilità”.
Alla luce di quanto riportato sopra, appare pertanto del tutto incomprensibile e difficilmente sostenibile la decisione dell’assessore De Cola di istituire un  “tavolo tecnico di risanamento” con due delle società che più hanno contribuito allo scempio-affaire in torrente Trapani e i cui rappresentanti legali hanno pure subito una pesante condanna penale in primo grado. Come se ciò non bastasse, le recenti indagini del Raggruppamento Operativo Speciale – ROS dell’Arma dei Carabinieri sulla penetrazione criminale mafiosa del clan Santapaola nell’economia peloritana (Operazione Beta), hanno accertato l’interesse di alcuni imprenditori ritenuti vicini ai clan sul megaprogetto abitativo in torrente Trapani. I ROS, nella loro informativa inviata ai giudici della Direzione Distrettuale Antimafia il 7 settembre 2015, dedicano all’affaire un intero capitolo. In particolare, gli inquirenti ritengono che l’imprenditore di origini milazzesi Biagio Grasso, “soggetto già emerso in pregresse attività di indagine del ROS perché vicino alla criminalità organizzata barcellonese nonché indiziato di appartenere alla famiglia mafiosa Santapaola-Romeo di Messina”, nel corso di numerose intercettazioni ambientali e telefoniche ha riferito ai propri interlocutori “di essere intestatario – per conto del sodalizio – di terreni ed appartamenti per un valore di diversi milioni di euro lungo tutto il Torrente Trapani”. “Vedi che l’abbiamo come al Torrente Trapani una miniera d’oro, ma dobbiamo fare in modo di non farci fottere dallo stress...”, affermava il Grasso nell’aprile 2014 in un colloquio con Vincenzo Romeo, indicato dagli inquirenti come uno dei “promotori” dell’associazione mafiosa legata ai Santapaola.
I ROS ritengono altresì che un “prestanome” di Grasso sarebbe stato l’imprenditore Franco Lo Presti, “dal 2 febbraio 2011 amministratore unico de La Residenza Immobiliare delle Imprese COC e Costa S.r.l.. ed amministratore unico della società successivamente in fallimento Se.Gi. S.r.l. (di intera proprietà della Solea S.r.l. di Biagio Grasso), entrambe interessate al realizzando complesso edilizio denominato La Residenza sito in Messina in viale Torrente Trapani; sub-appaltato per il completamento dei lavori alla società Carmel S.r.l. e la cui iniziativa imprenditoriale è senza dubbio da legare all’esigenza del sodalizio di reimpiegare i proventi illeciti accumulati in settori economici diversificati così da renderli di difficile individuazione”.
“Le indagini connesse all’episodio in questione – aggiunge il ROS -  quest’ultimo ancora in itinere al momento della presente trattazione a causa di un’imprevista evoluzione burocratica della vicenda amministrativa e relativa al sequestro preventivo (GIP Daria Orlando) nell’ambito di una indagine della Procura di Messina dopo che il Genio Civile aveva fermato il progetto all’inizio del 2010 a causa della mancanza di opere di stabilizzazione della collina e di contenimento e di urbanizzazione primaria, hanno avuto il pregio di mettere in luce sia il livello di pervasività della famiglia mafiosa investigata che ha dimostrato comunque di potersi insinuare nell’amministrazione comunale al fine di condizionare la gestione della cosa pubblica, sia le singole responsabilità dei soggetti coinvolti, alcuni dei quali appartenenti allo stesso ente e, al contempo, a disposizione del comparto criminale messinese”.
L’indagine Beta ha ricostruito le identità degli attori e i passaggi più salienti dell’intero affare. Come emerge dall’atto di compravendita di immobili stipulato il 12 gennaio 2011 tra la Se.Gi. S.r.l. e la Carmel S.r.l., la prima società è proprietaria dei terreni in gran parte edificabili del complesso La Residenza e su altri terreni anche di altre ditte, nel medesimo comprensorio del Torrente Trapani; mentre “La Residenza Immobiliare delle Imprese Coc e Costa S.r.l.” è la società che ha presentato al Comune di Messina il programma per la realizzazione del complesso di edilizia convenzionata, approvato con delibera del Consiglio comunale il 16 aprile 2003. La costruzione di una palazzina per complessivi 28 alloggi è stata affidata invece dalla Se.Gi. S.r.l. all’impresa Carmel; a quest’ultima, inoltre, la stessa Se.Gi. ha deliberato di trasferire le aree edificabili di cui è proprietaria, cedendo altresì la posizione contrattuale di promittente venditrice nei contratti preliminari con incasso delle relative caparre per un ammontare di 374.080 euro.
“Le conversazioni ambientali intercettate nell’ambito della presente indagine hanno permesso di acquisire inequivocabili fonti di prova che riconducono agli interessi patrimoniali del sodalizio investigato gli immobili oggetto di sub-appalto dalla Se.Gi. S.r.l. alla Carmel S.r.l.”, scrive il ROS nell’informativa Beta. “Grasso Biagio, che nel corso delle indagini ha manifestato in più occasioni la propria potenza economica ed imprenditoriale celata mediante l’utilizzo di interposte persone nell’intestazione delle proprie società e l’occultamento di capitali all’estero, ha dato indicazioni a Domenico Bertuccelli, amministratore unico della subappaltatrice Carmel S.r.l., in merito a quali azioni dovessero essere intraprese al fine far dissequestrare l’area, e quindi riprendere i lavori di costruzione e completamento, estromettendo da ogni scelta relativa l’amministratore unico della subappaltante Se.Gi. S.r.l., Franco lo Presti”. “Torrente Trapani è bloccata da 4 anni, ma se mi riesce a spostarmi la cubatura, che ora la legge lo prevede, qua sotto in via La Farina, io invece di fare case popolari, faccio le case più lussuose di Messina”, spiegava il Grasso a Bertuccelli nella primavera 2014. “Quando riusciremo a togliere quel sequestro del cantiere Trapani risolveremo molte cose”. Bertuccelli comunque rassicurava l’interlocutore, riferendogli di essersi già recato in Tribunale per depositare il dissequestro e di aver preparato tutta la documentazione con l’avvocato Andrea Lo Castro, noto professionista di Messina, successivamente raggiunto da mandato di cattura nel corso dell’Operazione Beta.L’impossibilità di proseguire i lavori in quel cantiere, dettata dal sequestro in essere, avrebbe indotto Biagio Grasso – coadiuvato dall’avv. Lo Castro, sul conto del quale si è detto in ragione dell’ausilio dal medesimo prestato al sodalizio al fine di occultare il relativo patrimonio – a condurre scelte imprenditoriali per conto della ditta appaltante Carmel S.r.l., finalizzate in particolare all’annullamento del contratto d’appalto stipulato tra questa e la Se.Gi. S.r.l., amministrata formalmente da Franco Lo Presti” annotano i militari del ROS.
Atteso che i beni oggetto di sequestro sarebbero stati successivamente dissequestrati dopo l’emissione dei prescritti pareri del Comune, il 17 luglio 2014, Grasso e Bertuccelli si confrontavano sulle possibilità di superare gli ostacoli frapposti all’ultimazione dei lavori dal Comune di Messina connessi all’esigenza di mettere in sicurezza l’immobile attraverso la realizzazione di un muro di contenimento con l’intervento della solita Carmel. “Ulteriori elementi di prova hanno altresì dimostrato che anche gli aspetti relativi agli ostacoli burocratici frapposti dal Comune alla prosecuzione dei lavori edili per la realizzazione dell’opera in disamina, sono stati superati dal sodalizio facendo ricorso alle relazioni clandestine già documentate nella presente informativa con l’ingegnere Raffaele Cucinotta, al tempo direttore di sezione tecnica della Ripartizione Urbanistica del Comune”, annota il ROS. “A tal proposito si rappresenta che il 10 maggio 2014, Biagio Grasso e Raffaele Cucinotta si mettevano d’accordo sui particolari che il primo avrebbe dovuto rappresentare all’assessore De Cola nel corso di un incontro che quest’ultimo avrebbe dovuto avere a Palazzo Zanca con Grasso. Emergeva così, che sarebbe stata affrontata anche la problematica connessa alle opere di urbanizzazione richieste dal Comune per il cantiere di Torrente Trapani”.
Il Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri chiude le sue indagini sull’affaire cementificazione richiedendo ai giudici il sequestro preventivo della Carmel Srl. “Capitale sociale 54.000 euro (deliberato e sottoscritto ma di cui 13.500 versati), la società ha sede legale a Messina in via Monsignor D’Arrigo n. 90 (la stessa sede legale delle società riconducibili a Biagio Grasso, denominate Solea S.r.l. e Se.Gi. S.r.l.), costituita in data 27/02/2009”. Il ROS ricostruisce i farraginosi passaggi che hanno portato all’acquisizione della società leader del progetto di urbanizzazione. “Il 27/02/2009 Giuseppe Puglisi quale amministratore unico della GPA S.r.l. (quota pari a 18.920 euro dell’intero capitale sociale); Simona Ganassi, amministratore unico della Sibi General Construction S.r.l. (quota pari a 17.820 euro); Giuseppe Denaro, amministratore unico della  GDH S.r.l. (12.150), Vincenza Gangemi per conto di Antonino Denaro, quale amministratore unico della Società Gestioni Immobiliari S.r.l. (5.940), costituivano la Carmel S.r.l., versando il 25% del capitale sociale pari a 13.500 euro. Il 5/11/2009 Simona Ganassi cedeva la propria quota di partecipazioni a Lucia Russo (coniugata con Nicola Biagio Grasso). Lo stesso giorno erano anche Giuseppe Puglisi, Giuseppe Denaro e Antonino Denaro a cedere le proprie quote di partecipazione, complessivamente di 36.180 euro (di cui versati 23.680), per la cifra di 23.680,50. Il 7/7/2011 Lucia Russo cedeva la propria quota di 17.820 euro a Domenico Bertuccelli, per il medesimo prezzo. Sempre il 7 luglio 2011, Nicola Biagio Grasso cedeva la propria quota di 36.180 euro a Teresa Cavò (rappresentata per procura speciale da Domenico Bertuccelli), per il medesimo prezzo (…) Carmel S.r.l. è stata intesta dal 5/11/2009 ai genitori di Biagio Grasso, Nicola Biagio e Lucia Russo che l’hanno acquistata per un prezzo complessivo pari a 28.135,50 euro. Il 7/7/2011 è stata poi intestata a Domenico Bertuccelli e Teresa Cavò, che l’hanno acquistata per l’importo totale di 54.000 euro”.
La ricostruzione del ROS riserva una sorpresa, quella della presenza tra i primi ex soci di Carmel della società GDH Srl, sede a Messina in via XXVII luglio 61. Costituita il 13 dicembre 2007 con un capitale sociale interamente versato di 100.000 euro, GDH controlla a sua volta il 98% del capitale di Irrera 1910, la società a responsabilità limitata titolare dell’omonimo prestigioso ritrovo bar-pasticceria di Messina. Amministratore e socio unico di GDH, come abbiamo visto, è l’imprenditore Giuseppe Denaro, consorte dell’odierna assessora comunale ai Servizi sociali, Nina Santisi.

Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 14 settembre 2017, http://www.stampalibera.it/2017/09/14/linchiesta-di-antonio-mazzeo-laffaire-torrente-trapani-messina-come-saccheggiare-il-territorio-e-vivere-contenti/