I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

giovedì 5 maggio 2016

Indagato a Bari il businessman dei migranti della città dello Stretto


Frode in pubbliche forniture. E’ questo il reato contestato dalla Procura della Repubblica di Bari a quattro noti imprenditori del business accoglienza migranti e richiedenti asilo relativamente alla gestione di uno dei centri d’accoglienza – lager  più tristemente noti in Italia, il CARA di Bari Palese. Secondo gli inquirenti, i responsabili dell’ente gestore che per tre anni si è occupato del centro (la cooperativa Auxilium di Senise, Potenza), avrebbero fatto lievitare a dismisura i costi dei servizi prestati. Gli indagati sono i fratelli Pietro e Angelo Chiorazzo, responsabili di Auxilium, l’ex amministratore delegato della Cascina Global Service Srl Salvatore Menolascina (già arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale della procura di Roma) e Camillo Aceto, ex componente del consiglio di amministrazione di Auxilium ed ex vicepresidente de la Cascina.

Camillo Aceto, in qualità di presidente della Senis Hospes - Società Cooperativa Sociale, anch’essa con sede a Senise, aveva firmato il 26 novembre 2015 con l’Amministrazione comunale di Messina la “Convenzione per la prima accoglienza dei minori stranieri non accompagnati” nel Centro Ahmed, istituito un anno prima mediante stipula di altra convenzione emergenziale con la Prefettura. Sei giorni prima, dopo una lunga querelle con il Prefetto, alcuni esperti del settore immigrazione e le associazioni di volontariato locali, il sindaco Renato Accorinti aveva emesso un’ordinanza contingibile e urgente con la quale disponeva che i minori stranieri già presenti presso il Centro Ahmed venissero ospitati a cura dell’Amministrazione Comunale. Sino ad allora, interpretando strumentalmente ed erroneamente una circolare ministeriale, sindaco e dirigente generale comunale avevano invece ribadito che la responsabilità della prima accoglienza dei minori stranieri non fosse di competenza del Comune. “La città di Messina, a motivo della sua posizione geografica, è interessata da un costante e cospicuo flusso di migranti, per i quali rimane in capo all’Amministrazione Comunale la successiva gestione dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati”, si legge nell’ordinanza sindacale del 26 novembre scorso. “Pertanto il collocamento dei minori suddetti in strutture di accoglienza accreditate comporta la loro presa in carico da parte dei Servizi Sociali del Comune nel cui territorio le strutture sono presenti e la richiesta di apertura della tutela nei loro confronti. Poiché in atto, nella città di Messina, per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati è operativo il Centro Ahmed gestito dalla società cooperativa sociale Senis Hospes, con una disponibilità di 160 posti e autorizzato dalla Regione come ostello per giovani per 200 posti, si ordina che i minori ivi ospitati al 25/11/2015, data di scadenza della convenzione con la Prefettura, continuino ad essere ospitati a cura del Comune, presso la medesima struttura, limitatamente al tempo strettamente necessario e documentato per il loro inserimento in Centri specificatamente accreditati e, pertanto, la presente ordinanza si intenderà revocata allorché la procedura di gara si concluda con l’individuazione di idonee strutture e, in ogni caso, gli effetti della presente verranno a cessare alla data del 30 giugno 2016”. Il giorno dell’ordinanza, Senis Hospes non risultava ancora essere stata accreditata dalla Regione per la gestione dei centri di prima accoglienza per i minori stranieri ai sensi del D.P.R.S. n. 600/2014, accreditamento che sarebbe giunto – secondo quanto riferito dai rappresentanti locali dell’ente gestore –proprio lo stesso giorno della stipula della convenzione con il Comune di Messina. Nel documento sottoscritto dalla dirigente comunale del Dipartimento Politiche Sociali e dall’imprenditore Camillo Aceto si rileva però che “il centro Ahmed è munito di SCIA come ostello per la gioventù con una disponibilità di 224 posti” e che “gli effetti della presente convenzione avranno efficacia limitatamente al tempo strettamente necessario al reperimento di ulteriori strutture idonee all’accoglienza (primissima e di secondo livello) dei minori non accompagnati”. Un centro dunque che era ancora inidoneo all’accoglienza e ben distante dagli standard normativi, strutturali e di gestione imposti dalle norme di legge regionali. A ciò si aggiunge, inspiegabilmente, una crescita in soli sei giorni dei posti letto “autorizzati” (da 200 a 224), che in termini finanziari, a 45 euro per ogni ospite al giorno pagati dal governo, consentono un fatturato aggiuntivo per l’ente gestore di 32.400 euro al mese.

Sempre secondo quanto previsto dal D.P.R.S. n. 600/2014, l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati nelle strutture di primissima accoglienza non dovrebbe essere superiore ai 3 mesi; inoltre i centri non dovrebbero accogliere complessivamente più di 60 ospiti contemporaneamente, mentre l’équipe del personale impiegato dovrebbe possedere una “formazione adeguata e specifica e competenze e capacità idonee” con un numero ben definito di operatori e rispettive qualifiche. Obblighi di legge che, come denunciato più volte in questi anni da difensori dei diritti umani, volontari, ONG (Borderline Sicilia, Arci, Campagna LasciateCientrare, ecc), non risultano essere stati rispettati a Messina, anche se a onor del vero, i servizi offerti al Centro Ahmed sono certamente superiori a quelli di tante altre strutture “d’accoglienza” sorte come funghi in tutta la Sicilia.

La struttura presso l’ex Ipab – Fondazione Conservatori Riuniti di Messina venne aperta il 25 novembre 2014 dall’associazione temporanea d’imprese con capofila la Senis Hospes di Potenza, compartecipi la Cascina Global Service Srl e il Consorzio Sol.Co. - Società cooperativa sociale onlus di Catania. La stessa Ati al tempo gestiva le strutture-lager per migranti della tendopoli di Contrada Conca d’oro Annunziata (all’interno di un centro sportivo dell’Università degli studi di Messina) e dell’ex caserma “Gasparro” di Bisconte. Inizialmente, l’ex Ipab era stato destinato a centro di primissima accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale in vista dell’auspicata chiusura della tendopoli. A seguito però di una denuncia sulla presenza nel lager dell’Annunziata di poco meno di un centinaio di minori stranieri non accompagnati, in situazioni di promiscuità con gli adulti, la Prefettura, con provvedimento straordinario del 31 ottobre 2014 ordinò il loro trasferimento presso i locali che Senis & socie si erano incaricate a ristrutturare per i richiedenti asilo adulti.

Ovviamente né la Prefettura né il Comune di Messina hanno mai ritenuto perlomeno imbarazzante la gestione di buona parte del business accoglienza migranti da soggetti finiti più volte nelle cronache giudiziarie. Il 24 aprile 2014, all’associazione d’imprese Senis-Cascina-Sol.Co. (più il consorzio di cooperative Sisifo di Palermo - LegaCoop, la società di costruzioni Pizzarotti & C Spa di Parma e il comitato provinciale della Croce Rossa Italiana di Catania) fu affidato il bando da 97 milioni di euro per la gestione del mega CARA di Mineo, il più grande centro per richiedenti d’asilo d’Europa. “Il bando per la gestione del CARA di Mineo ha alterato la fisionomia dell’accordo pubblicistico delineato dall’art. 15 della Legge n. 241/1990”, ha denunciato in una relazione la Corte dei Conti. Ancora più duro il giudizio dell’Associazione nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, secondo cui a Mineo sarebbero stati violati i principi di “concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità ed economicità”. La gestione del CARA è stata stigmatizzata pure dagli inquirenti che indagano su politica e affari nella città di Roma. Nella seconda ordinanza emessa dal Gip capitolino, relativamente all’affaire Mineo, si parla espressamente di “collusioni preventive, consistenti in accordi finalizzati alla predeterminazione dei soggetti economici che si sarebbero aggiudicati le gare”, nonché di “condotte fraudolente, consistenti nel concordare i contenuti dei bandi di gara in modo da favorire il raggruppamento di imprese al quale partecipavano imprese del gruppo La Cascina. A seguito del terremoto giudiziario che ha colpito il colosso della ristorazione, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, con decreto n.102 del 27 luglio 2015 dispose l’amministrazione giudiziaria per la Cascina Global Service.

Il Presidente di Senis Hospes Camillo Aceto, al tempo vicepresidente de La Cascina, venne arrestato nell’aprile 2003 a Bari nell’ambito di un’inchiesta sulla fornitura del servizio pasti delle mense ospedaliere e scolastiche. “Da vicepresidente della Cascina, anche Angelo Chiorazzo di Auxiliu è stato coinvolto nella stessa indagine della magistratura di Bari in cui era imputato Camillo Aceto, a sua volta ex membro del consiglio di amministrazione di Auxilium”, riporta la giornalista Raffaella Cosentino. “Anche Chiorazzo ha avuto la prescrizione in primo grado per i reati di falso e frode nei confronti della pubblica amministrazione…”.

Quando nel novembre 2013 il quotidiano online Tempostretto.it di Messina riprese la notizia sui trascorsi giudiziari di Aceto e soci, il responsabile locale di Senis Hospes, Benedetto Bonaffini richiese la pubblicazione di una rettifica. “Nel mese di settembre 2010 – scrisse Bonaffini -  con dispositivo di sentenza di primo grado del Tribunale di Bari, il dott. Camillo Giuseppe Aceto è stato assolto nel processo penale avviato nel 2003 con la formula piena perché il fatto non sussiste da tutti i reati più gravi ed in particolare da tutti i capi di imputazione relativi alla somministrazione di sostanze alimentari nocive e dalla maggior parte dei reati relativi ai capi di imputazione di truffa e frode nelle pubbliche forniture. La sentenza ha confermato altresì il puntuale ed integrale pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali in favore dei lavoratori. Per quanto attiene le residuali affermazioni di responsabilità, per le quali è intervenuta la prescrizione, si precisa che le stesse sono state appellate innanzi alla Corte d’Appello, con atto depositato in data 2 febbraio 2011, come da attestazione dell’Ufficio Deposito Sentenze ed Impugnazioni del Tribunale di Bari. A riprova di quanto precede è possibile verificare i contenuti del casellario giudiziale che non riporta alcuna sentenza di condanna”.
Nell’inchiesta del 2003 della Procura di Bari finirono agli arresti domiciliari oltre a Camillo Aceto quattro dirigenti de La Cascina e tre fornitori della cooperativa. “Dal 1999 La Cascina avrebbe somministrato a scuole ed ospedali baresi cibi scaduti, putrefatti o con alta carica batterica”, si legge nell’ordinanza dei magistrati pugliesi. “Spesso i cibi sono stati stoccati e manipolati in locali e con attrezzature prive dei minimi requisiti di igiene (…) approfittando di circostanze di persona (malati in età infantile ricoverati negli ospedali) tali da ostacolare la privata difesa”. Il processo si concluse nel settembre del 2010 con 17 condanne a pene comprese tra i sei mesi e i due anni e mezzo di reclusione (sui 32 imputati finiti a processo) e il risarcimento per danni morali e materiali al Comune di Bari, all’Asl e ad alcune associazioni di consumatori. “Le pene più alte (due anni e mezzo di reclusione) sono state inflitte a Salvatore Menolascina ed Emilio Roussier Fusco, all’epoca dei fatti amministratore di fatto e responsabile commerciale della sede di Bari della Cascina”, riporta la Gazzetta del Mezzogiorno del 21 settembre 2010. “A due anni e tre mesi sono stati condannati i fornitori della cooperativa Luigi Partipilo, Rosario Mastrangelo e i dirigenti della Cascina Gabriele Scotti e Ivan Perrone. A un anno e sei mesi Luigi Grimaldi e Camillo Aceto, all’epoca vicepresidente della Cascina e responsabile dell’ufficio amministrativo della società”. Per il quotidiano pugliese, cioè, il verdetto per Aceto sarebbe stato diverso da quello narrato dai collaboratori di Senis Hospes. Della pesante condanna in primo grado si parla anche in una dettagliata interrogazione parlamentare sull’affaire Mineo, presentata il 15 dicembre 2015 da diversi senatori del Movimento 5 Stelle, prima firmataria Ornella Bertorotta. Condanna o prescrizione, poca importa. Per Senis Hospes – La Cascina gli affari con pasti e migranti non sembrano dover finire mai.

giovedì 28 aprile 2016

Ciò che l’assessore al bilancio del Comune di Messina dovrebbe chiarire su mafia e rifiuti


Da un giorno imperversa sui social network il post di un articolo pubblicato nel lontano 11 febbraio 1998 dal quotidiano Il Tirreno in cui è riportata una grave vicenda giudiziaria che ebbe come protagonista l’odierno neoassessore del Comune di Messina, Luca Eller Vainicher (deleghe al bilancio e programmazione; risanamento finanziario; tributi; patrimonio; personale; aziende partecipate; provveditorato; economato; controlli interni).

L’articolo riporta che “due imprenditori del settore dello smaltimento dei rifiuti ed un funzionario di un comune dell’area fiorentina sono agli arresti domiciliari da ieri mattina, in seguito ad un’operazione della Dia di Firenze, coordinata dalla procura del capoluogo toscano, legata a presunti episodi di corruzione nel settore ambientale. Si tratta di Mariano Fornaciari, 44 anni, di Porcari (Lucca) e Mario Rattà, 54 anni, di Voghera (Pavia), legati in passato alla società Italrifiuti, già coinvolta in inchieste sullo smaltimento dei rifiuti urbani e che al tempo dei fatti aveva la sua sede a Montecatini, e Luca Eller Vainicher, 46 anni, fiorentino, attuale ragioniere capo del Comune di Sesto Fiorentino”.

Sempre secondo Il Tirreno “i tre arresti riguardano episodi marginali emersi nel corso di una ben più vasta indagine della Dia sulla presenza di esponenti del crimine organizzato nel settore del traffico di rifiuti. Un’indagine ancora coperta da uno stretto riserbo e che dovrebbe portare sviluppi nelle prossime settimane. Seguendo questa pista investigativa, il sostituto procuratore Alessandro Crini e gli uomini della Dia si sono imbattuti in presunti reati che sarebbero avvenuti alla fine degli anni Ottanta e che riguarderebbero tangenti per circa 20 milioni al mese versate dagli imprenditori a Eller Vainecher, all’epoca direttore commerciale dell’azienda per i servizi ambientali di Firenze, per ottenere appalti per lo smaltimento dei rifiuti”.

Gli ordini di custodia cautelare furono emessi dall’allora gip del Tribunale di Firenze Silvio De Luca e “la Dia si è avvalsa per l’esecuzione della collaborazione dei carabinieri del Nas e della sezione di p.g. presso la procura della polizia di Stato”. “Gli inquirenti – prosegue l’articolo de Il Tirreno - hanno sostanzialmente rivitalizzato vecchi spunti investigativi già emersi negli anni scorsi in indagini della procura di Firenze, ma che erano sfociati in archiviazioni. Stavolta, secondo quanto si è appreso, sarebbero state trovate nuove fonti di prova per contestare il reato di corruzione e le esigenze cautelari sarebbero legate ai ruoli che i tre indagati rivestono ancore nei settori pubblico e privato. La corruzione sarebbe avvenuta tra il 1988 ed il 1990, anni in cui a Firenze aveva raggiunto punte critiche l’emergenza per lo smaltimento dei rifiuti. Il nome della Italrifiuti era già emerso in inchieste delle autorità giudiziarie campane, che negli anni scorsi hanno smantellato - soprattutto con l’operazione Adelphi - una complessa organizzazione per lo sfruttamento degli appalti per i rifiuti che faceva capo a clan camorristici”.

A onor del vero, sul neoassessore del Comune di Messina, dopo una rapida ricerca sui motori di ricerca internet, non compare nessun altro articolo o documento che chiarisca i successivi sviluppi giudiziari di quella vicenda di fine ani Novanta, per cui è più che presumibile immaginare che l’inchiesta sia stata poi archiviata e/o che gli indagati del tempo siano stati di conseguenza prosciolti e forse anche risarciti per le gravi limitazioni alla libertà personali subite per ordine dei magistrati fiorentini. Di questo, per amore di verità e giustizia, non possiamo che rallegrarcene, tuttavia riteniamo che proprio in nome della verità e della giustizia e dei principi di trasparenza nell’esercizio delle funzioni pubbliche, l’assessore Luca Eller Vainicher debba essere richiamato a produrre immediatamente all’amministrazione, al consiglio comunale e a tutta la cittadinanza di Messina i certificati e/o atti, documenti ecc. che attestino la favorevole conclusione di quelle indagini e provino, contestualmente, aldilà del profilo meramente giudiziario e penale, la totale estraneità e l’assenza di ogni relazione o contatto con gli ambienti imprenditoriali, massonici e camorristici che ruotavano al tempo attorno all’affaire della gestione di rifiuti nell’asse Toscana-Campania e di altre regioni d’Italia. La cosiddetta operazione “Adelphi” fu infatti una delle prime grandi inchieste in Italia sulle ecomafie e nonostante gli scarsi esiti in sede penale, fu possibile accertare gli inquietanti legami tessuti tra amministratori locali, piccoli e medi imprenditori del settore rifiuti, titolari di discariche in buona parte illegali e le più efferate consorterie criminali di stampo camorristico (vedi ad esempio i clan dei Casalesi), quelle poi arricchitesi con la conversione di vasti appezzamenti agricoli della Campania nelle maledette “Terre dei fuochi”. In Toscana, in particolare, avrebbero fatto da intermediari tra politici e imprese mafiose alcuni noti faccendieri legati all’eversione di estrema destra e alle logge massoniche “deviate” come la P2.      

Relativamente alla gestione dei rifiuti del Comune di Firenze di fine anni ottanta – primi anni novanta, l’allora deputato del MSI-DN Altero Matteoli (poi ministro delle Infrastrutture e dei trasporti nel IV governo Berlusconi) presentò il 28 settembre 1993 una dettagliata interrogazione parlamentare di cui è utile riportare alcuni passaggi. “Nel gennaio 1988 – scriveva l’on. Matteoli - i fratelli Emilio e Mariano Fornaciari, unitamente all’avvocato Ciro Dell’Aquila, vincevano una gara di appalto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani bandita dalla ASNU di Firenze, gara vinta con il nome ITALRIFIUTI; a seguito della chiusura dell’inceneritore di San Donnino, alquanto sospetta, il trasporto dei rifiuti solidi urbani in Toscana è diventato la classica gallina dalle uova d’oro; agli imprenditori onesti si sono immediatamente accordati, come recentemente confermato da alcuni arresti, esponenti della malavita organizzata, creando un giro d’affari che tocca i 100 miliardi e facendo quindi lievitare le imposte comunali sullo smaltimento dei rifiuti, portando la Toscana ad avere il primato assoluto rispetto alle altre zone d’Italia; a seguito di indagini effettuate dai NAS sono state denunciate ben 148 persone per i reati ex articolo 515 del codice penale, frode in commercio; ex articolo 2, legge 283 del 1962, mancanza di autorizzazione sanitaria per trasporto rifiuti solidi urbani; ex articolo 14, legge 243 del 1962, mancanza dell’idoneità sanitaria al trasporto rifiuti solidi urbani; (…) la ditta ITALRIFIUTI è una anonima società sconosciuta nell’ambiente, con un capitale sociale di appena 10 milioni; non ha al libro paghe alcun dipendente; non possiede mezzi propri per il trasporto dei rifiuti solidi urbani; non ha una propria sede amministrativa, tant’é che si appoggia come recapito presso l’avvocato Dell’Aquila in Montecatini (PT); nonostante tutti questi punti negativi, la ditta risulta vincitrice del miliardario appalto ASNU perché nessuno degli amministratori del comune di Firenze si è fatto carico di verificare la concretezza della ITALRIFIUTI; il decreto del Presidente della Repubblica 915/1982 vieta sia il subappalto che l’affitto di automezzi per il trasporto di rifiuti solidi urbani; nella realtà dei fatti, il direttore dell’ASNU signor Sorace, il direttore dell’Ufficio acquisti del comune di Firenze signor Wainechel ed il responsabile dell’impianto di smaltimento dei rifiuti signor Giani, omettendo ogni benché minimo controllo sui mezzi in possesso della ITALRIFIUTI hanno accettato che il trasporto dei rifiuti solidi urbani avvenisse con mezzi di fortuna: risulterebbe, addirittura, che sono stati usati mezzi assolutamente non idonei con targhe appartenenti a campers, roulottes ed altro con un evidente notevole giro di fatture e bolle false; risulterebbe agli atti investigativi in possesso alla Procura della Repubblica di Firenze la confessione di un alto funzionario dell’ASNU nella quale riferisce di un incontro avvenuto presso un motel Agip (nelle vicinanze di Firenze), riunione nella quale sarebbe stato preso accordo tra uomini di mondo per l’appalto in questione; a tale riunione avrebbe partecipato anche un noto esponente politico della maggioranza che all’epoca governava in Palazzo Vecchio a Firenze; i funzionari della Polizia di Stato, dietro segnalazione di un funzionario dell’ASNU, in data 8 maggio 1989 provvedevano ad apporre i sigilli alla pesa presso la quale venivano pesati i rifiuti per l’inceneritore di San Donnino; la Procura della Repubblica e la Pretura di Firenze, due Commissioni d’inchiesta del comune di Firenze, si sono interessate alla vicenda su segnalazione sia di semplici cittadini che di esposti firmati da varie forze politiche; dopo tre mesi di indagini separate, il tutto veniva riunito in una unica inchiesta penale che viene inviata alla Procura della Repubblica di Firenze; inchiesta che, dopo due anni di sosta sul tavolo del GIP, viene inspiegabilmente ed incredibilmente archiviata; è di questi ultimi tempi l’apertura di una analoga inchiesta condotta dal Procuratore Capo di Lucca, dottor Quattrocchi, la quale ha portato all’accertamento di una serie di fatti illeciti con conseguente arresto di numerosi esponenti politici della zona nonché di esponenti malavitosi a loro legati; la ITALRIFIUTI è coinvolta nell’inchiesta della Procura di Lucca…”.
Per tutto questo, l’on. Matteoli richiedeva al ministro di Grazie a giustizia “di intervenire d’ufficio affinché l’inchiesta sui rifiuti d’oro di Firenze, archiviata, e quella di Lucca, che marcia a rilento, vengano riaperte e/o sveltite e sia così fatta piena luce sulle varie connivenze esistenti” e istituire una commissione d’indagine sulla Magistratura fiorentina “che accerti eventuali responsabilità dei Magistrati che si sono occupati dei rifiuti d’oro in Firenze”.

martedì 26 aprile 2016

Tutti marines? Quando i militari entrano a scuola


“Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America è interessato a stabilire un’interessante opportunità di scambio educativo e saremmo particolarmente grati di un vostro aiuto nell’identificazione di una scuola superiore statunitense da gemellare con il Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Niscemi. Si tratta di un’iniziativa per migliorare le odierne relazioni Usa-Italia riguardo a specifici sforzi militari e diplomatici e favorire gli interessi reciproci”. Il 15 febbraio 2012, il Consolato generale degli Stati Uniti di Napoli inviava una lettera all’Associazione americana degli insegnanti d’italiano per avviare un Sister School Program con la cittadina siciliana mobilitatasi contro l’installazione del terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina Usa.

Da allora, il pressing del complesso militare industriale d’oltreoceano sui docenti e gli studenti siciliani non ha avuto soste. Gemellaggi e campi studio negli States, visite guidate ai droni e alle installazioni della base madre di Sigonella, incontri di basket e baseball, finanche “attività di volontariato civile a favore delle scuole”, con i marines reduci dalle scorribande in Africa e Medio oriente inviati a ridipingere e stuccare i disastrati istituti dell’Isola. Il 29 febbraio scorso, il dirigente del liceo di Niscemi ha invitato gli allievi del 3° e 4° anno a concorrere al programma Youth Leadership indetto dal Consolato Usa. “Anche quest’anno è stato rinnovato l’invito per due studenti per partecipare al programma di scambio culturale nell’università dell’Indiana. Criteri di selezione: merito scolastico, attitudine alla leadership e propensione al volontariato”. Caso vuole che proprio a Indianapolis, capitale dello Stato dell’Indiana, all’8021 Knue Road sorge una delle principali sedi del colosso Lockheed Martin, la società che ha realizzato il MUOS. Lockheed ha progettato pure i famigerati cacciabombardieri nucleari F-35, alcuni dei quali in costruzione nel complesso Alenia di Cameri, meta recente di un viaggio premio degli studenti dell’Istituto aeronautico di Ragusa, partiti da Sigonella per il Piemonte a bordo di un velivolo Atlantic del 41° Stormo dell’Aeronautica italiana.

La buona scuola di Renzi & C. sta consolidando la subalternità dell’educazione formale alle logiche di guerra e agli interessi politico-militari e geostrategici  interalleati. Ai musei e ai siti archeologici, presidi e docenti sembrano preferire sempre più numerosi le visite alle basi Usa e Nato “ospitate” in Italia in barba alla Costituzione o alle caserme, agli aeroporti e ai porti militari, alle installazioni radar e alle industrie belliche “nazionali”. Ci sono poi le videoconferenze con i militari in missione in Iraq, Afghanistan e Libano; i mini-corsi di pilota con gli avieri della scuola dell’Aeronautica di Guidonia (Roma) o dei reparti di Istrana, Pescara e Cameri; le classi di vela a bordo delle unità della Marina nel Tirreno o nel Mediterraneo centrale; le corse campestri nei poligoni inquinati e inquinanti; gli orientamenti professionali, gli stage e le alternanze scuole-lavoro presso i consorzi industriali realizzati in ambito Nato per realizzare bombardieri, elicotteri, missili e altri mille sistemi di distruzione e di morte. Per “far comprendere il ruolo svolto quotidianamente dalle Forze Armate per la salvaguardia della legalità, la difesa delle libere Istituzioni e la sicurezza dei cittadini”, oltre 270.000 studenti sono stati “coinvolti” con il progetto Insieme per la Legalità, istituito quattro anni fa dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica (MIUR) in collaborazione con il Ministero della Difesa. Nel settembre 2014, le ministre Stefania Giannini e Roberta Pinotti hanno istituzionalizzato la partnership libro - moschetto sottoscrivendo un Protocollo d’Intesa che avvia una serie di iniziative “didattiche e formative” per gli studenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, statali e paritarie, così da “favorire l’approfondimento della Costituzione italiana e dei principi della Dichiarazione universale dei diritti umani per educare gli alunni all’esercizio della democrazia e di una cittadinanza attiva a tutti i livelli del sistema sociale”. Con la circolare del 15 dicembre 2015, il MIUR ha specificato le iniziative per l’anno scolastico in corso e per quello 2016-1017 grazie a cui le forze armate occuperanno quasi tutti i campi disciplinari: dalla storia alle scienze, dalle nuove tecnologie al diritto, dallo sport all’educazione stradale.

Per celebrare i 70 anni della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, MIUR e forze armate hanno promosso il concorso Nazioni Unite per la pace: alunni e studenti possono presentare composizioni scritte o figurative, progetti multimediali e/o interattivi sulle “sfide relative alla sicurezza di tutti gli Stati”. “Le tracce proposte dal bando di concorso costituiranno l’occasione per una riflessione sulla più grande organizzazione intergovernativa mondiale, con particolare riferimento all’impulso che essa ha esercitato nel tempo e ancora oggi esercita (anche attraverso i suoi organismi, fondi e agenzie specializzate) nella cooperazione internazionale, in difesa dei diritti umani e della sicurezza internazionale”, riporta il comunicato a firma del MIUR e della Difesa. Negli elaborati – si legge ancora nel bando di concorso - gli studenti dovranno focalizzare la loro attenzione sul “contributo specifico fornito dai caschi blu dell’ONU, ivi compreso il concorso delle Forze Armate italiane in missioni di pace nelle aree di crisi, nella promozione e salvaguardia della stabilità e della pacifica convivenza internazionale”. Proseguiranno inoltre gli incontri tra studenti di ogni ordine e grado e il personale militare interforze fornito dai Comandi di Regione competenti a livello territoriale sui temi della Costituzione e della cittadinanza attiva, “con particolare attenzione al ruolo che le Forze Armate svolgono al servizio della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese, nonché alla ricorrenza del centenario della Grande Guerra”.

Agli alunni delle scuole primarie è riservato un ciclo di lezioni di educazione stradale della durata di 8 ore, denominato La buona strada della sicurezza, sempre a cura di esperti con tanto di stellette. “Questo progetto sperimentale – spiega la circolare del MIUR – è finalizzato ad educare i bambini al tema della sicurezza stradale, incentivando il senso di responsabilità individuale e collettiva e uno stile di comportamento che pone al centro il rispetto per la vita e per la persona”. Per gli studenti delle classi IV e V delle scuole secondarie superiori ci sarà invece il concorso dal titolo Scuola: spazio al tuo futuro. La ISS: innovatio, scientia, sapientia. “Il Ministero della Difesa intende offrire la propria collaborazione anche nella realizzazione di progetti di prestigio e ad alta valenza istituzionale a favore dei giovani, in particolare promuovendo la partecipazione in attività formative di eccellenza”, si legge nel bando. “Attraverso il concorso, gli studenti verranno chiamati ad elaborare proposte di sperimentazione innovative (manufatti veri e propri e/o protocolli di sperimentazione), da portare a bordo della International Space Station (ISS) nazionale”. Quello relativo alla Stazione spaziale internazionale è certamente uno dei programmi più controversi e dispendiosi della recente storia mondiale: avviato nel 1998 dopo la firma di un accordo intergovernativo tra Stati Uniti d’America, Giappone, Canada, Russia e i Paesi europei membri dell’agenzia spaziale europea (ESA), l’ISS punta a sviluppare la ricerca e la sperimentazione scientifica e tecnologica in ambito civile-militare. Il contributo diretto italiano all’International Space Station è assicurato dall’Aeronautica militare, dalle industrie del settore aerospaziale e dall’Agenzia spaziale italiana, grazie soprattutto alle risorse finanziarie attinte dal bilancio annuale del MIUR. Ai primi tre classificati nella graduatoria di merito di ciascuna area tematica andranno rispettivamente 2.000, 1.000 e 500 euro, somme messe a diposizione da Thales Alenia Space S.p.A., azienda aerospaziale controllata dai colossi militari-industriali Thales e Finmeccanica, “partecipante al progetto anche in veste di tutorship tecnica”.
Articolo pubblicato in Mosaico di pace, n. 4, aprile 2016.

giovedì 21 aprile 2016

Istituzionalizzato a Messina il lager per migranti nell'ex Caserma di Bisconte

ISTITUZIONALIZZATO A MESSINA IL LAGER PER MIGRANTI NELL'EX CASERMA DI BISCONTE
A fine febbraio è stata bandita la gara per le attività di rilievo e progettazione esecutiva relative all’adeguamento strutturale e funzionale del sistema di immobili all’interno della “Caserma Gasparro” a Messina, da destinare a "centro di
accoglienza per migranti presso Messina".
La gara, con un importo di 137.581 euro, è stata espletata lo scorso 14 aprile. Amministrazione aggiudicatrice, ...l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa INVITALIA S.p.A. (quale Stazione Appaltante per il Ministero dell'interno - Prefettura di Messina - U.T.G.). L'intervento si inserisce nell’ambito della Convenzione tra Invitalia e il Ministero dell’Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, nata con l’obiettivo di "fornire supporto per migliorare il sistema delle strutture per l’accoglienza e il soccorso dei migranti". Invitalia è una società per azioni italiana partecipata al 100% dal Ministero dell'Economia.
La gara sancisce l'isituzionalizzazione del vergognoso lager per migranti realizzato all'interno dell'ex caserma di Bisconte, su cui inutilmente per anni giornalisti, ONG, volontari e difensori dei diritti umani hanno documentato gravissime violazioni e business più che sospetti.
Le responsabilità della tarsformazione della città di Messina in hotpot per l'identificazione, l'espulsione e la deportazione dei richiedenti asilo ricade - ovviamente con ruoli differenti - sulla Prefettura, sull'Università e sull'amministrazione comunale e su tutte quelle forze sociali, sindacali, politiche che hanno scelto il silenzio o invece dell'opposizione chiara e netta alle politiche xenofobe di UE, Frontex e governo italiano. E c'è ancora chi non si vergogna a sbandierare a dx e manca il "Messina città dell'accoglienza!!"

sabato 9 aprile 2016

Missili, satelliti e fucili italiani per i torturatori d’Egitto


“Non siamo disposti ad accettare verità distorte e di comodo e se non ci sarà un cambio di marcia da parte degli inquirenti e delle autorità dell’Egitto, il governo potrà ricorrere a misure immediate e proporzionate”. Il 5 aprile 2016, intervenendo al Senato sul caso di Giulio Regeni, barbaramente torturato e ucciso al Cairo il 25 gennaio, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha promesso il massimo sforzo per far luce sui mandanti e gli esecutori dell’omicidio del nostro giovane connazionale. Dopo il rifiuto degli inquirenti egiziani di consegnare i tabulati di una decine di utenze telefoniche, il premier Renzi ha richiamato in Italia l’ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari.

Per tanti analisti, il governo - stavolta - sembra voler fare sul serio. Peccato però che ad oggi non esista atto concreto che rimetta in discussione la consolidata partnership politico-militare-industriale tra Italia ed Egitto o quantomeno congeli i trasferimenti di sistemi d’arma pesanti e leggeri alle forze armate e di polizia del sanguinario regime di Al-Sisi. Al contrario, nelle stesse ore in cui il ministro Gentiloni faceva la sua minacciosa sortita in Parlamento, un’azienda leader nel settore aerospaziale controllata in parte dalla holding Finmeccanica, Thales Alenia Space, annunciava la firma di un contatto di 600 milioni di euro per la fornitura di un sistema di telecomunicazione militare satellitare al governo egiziano. L’accordo è stato raggiunto nel corso della recente visita al Cairo del presidente Francois Hollande, sicuramente uno dei più accreditati sostenitori internazionali dei dittatori d’Egitto. Oltre al satellite co-prodotto da Italia e Francia, Hollande si è impegnato a fornire ai militari egiziani cacciabombardieri e unità navali. In particolare, i cantieri francesi DCNS consegneranno nel 2017 una corvetta tipo “Gowind 2500” a cui seguiranno altre tre unità dello stesso tipo prodotte nei cantieri egiziani di Alessandria tra il 2018 e il 2019. La commessa ha un valore superiore al miliardo di euro, a cui si aggiungeranno altri 3-400 milioni per la fornitura dei sistemi da combattimento che in buona parte saranno prodotti da imprese controllate interamente o parzialmente dal colosso Finmeccanica. Le quattro corvette “Gowind” saranno armate infatti con cannoni 76/62 Super Rapido di Oto Melara (società di Finmeccanica S.p.A. con stabilimenti a Brescia e La Spezia), missili antinave MM 40 Block 3 Exocet e VL MICA di produzione MBDA (Matra BAE Dynamics Alenia), il maggior consorzio europeo nel settore missilistico, controllato per il 75% da Aibus e BAE System e per il restante 25% da Finmeccanica.

Alla marina militare egiziana è giunta pure una fregata multiruolo tipo FREMM  realizzata nei cantieri navali del gruppo DCNS. Anche in questo caso molti dei sistemi di combattimento parleranno italiano. La nuova fregata sarà armata con i cannoni da 76 millimetri Super Rapido di Oto Melara, con i missili antiaerei superficie/aria Aster 15 di Eurosam (un consorzio europeo formato da MBDA e Thales), con quelli da crociera Scalp Naval e antinave Exocet MM40 (di produzione MBDA) e con i siluri anti-sommergibili MU90 (prodotti dal consorzio Eurotorp, costituito dalle società Thales e DCNS e dalla Wass di Livorno del gruppo Finmeccanica). Proprio grazie alle commesse missilistiche per la fregata FREMM all’Egitto e per i cacciabombardieri Rafale che la Francia fornirà al regime del Qatar, il consorzio MBDA - Matra BAE Dynamics Alenia ha registrato nel 2015 un fatturato record di 5,2 miliardi di euro.

Nel 2013, un’altra importante azienda del gruppo Finmeccanica, AgustaWestland, si assicurò un contratto di 17,3 milioni di dollari per la manutenzione e l’assistenza al parco elicotteri delle forze armate egiziane. A fine 2012, sempre AgustaWestland consegnò all’Egitto due elicotteri AW139 in configurazione ricerca e soccorso (SAR) e trasporto truppe, armamenti e materiali. Il contratto, per un valore di 37,8 milioni di dollari, fu sottoscritto con U.S. Army Aviation and Missile Command (AMCOM), il comando aereo e missilistico dell’esercito Usa che trasferì poi alle autorità egiziane i due mezzi italiani attraverso il programma Foreign Military Sales (FMS). Ad AgustaWestland furono pure assegnate le attività addestrative dei piloti e del personale di terra e la fornitura delle attrezzature e dei ricambi necessari per la messa in servizio degli elicotteri. Nel dicembre 2010, anche l’azienda DRS Technologies, con sede e stabilimenti negli Stati Uniti d’America ma intermante controllata da Finmeccanica, firmò con l’esercito Usa un contratto di 65,7 milioni di dollari per consegnare alle forze armate egiziane veicoli, sistemi di sorveglianza e altre apparecchiature elettroniche.

“L’Italia è l’unico paese dell’Unione europea che, dalla presa del potere del generale al-Sisi, ha inviato armi utilizzabili per la repressione interna nonostante la sospensione delle licenze di esportazione verso l’Egitto decretata nell’agosto del 2013 dal Consiglio dell’Unione europea”, denunciano la Rete italiana per il disarmo e l’Osservatorio permanente armi leggere (Opal) di Brescia. “Nel 2014 l’Italia ha fornito alle forze di polizia egiziane 30.000 pistole, prodotte nel bresciano e nel 2015 di 3.661 fucili, per la maggior parte prodotti da un’azienda in provincia di Urbino. Nel 2012 il valore delle esportazioni di armi italiane all’Egitto ha raggiunto i 28 milioni di euro e ha riguardato fucili d’assalto e lanciagranate della Beretta, munizioni della Fiocchi, blindati della Iveco di Torino e apparecchiature specializzate per l’addestramento militare”.
Sempre secondo i ricercatori della Rete per il disarmo e di Opal, nel 2011 il governo italiano autorizzò l’esportazione alle forze armate egiziane di 14.730 colpi completi per carri armati a cui si aggiunsero l’anno successivo 692 colpi con spoletta più altri 673, tutti prodotti da Simmel Difesa di Colleferro, Roma. Sempre nel 2011, fu autorizzata l’esportazione di 355 componenti per la centrale di tiro Skyguard per missili Sparrow/Aspide a cui sono seguiti, nel 2012, altre 1.000 componenti per la stessa centrale di tiro prodotta dalla Rheinmetall Italia Spa di Roma. Quello stesso anno il governo italiano autorizzò pure l’esportazione di 55 veicoli blindati Lizard prodotti dalla società Iveco, attrezzature del cannone navale 76/62 Super Rapido di Oto Melara e apparecchiature elettroniche e software di Selex Elsag (oggi Selex ES), altra azienda del gruppo Finmeccanica.

venerdì 8 aprile 2016

Brigata d’intelligence USA a Vicenza per operazioni coperte in Africa


Il Pentagono rafforza il proprio dispositivo militare destinato agli interventi in Africa, attivando in Italia una nuova brigata d’intelligence. A fine marzo a Camp Ederle, Vicenza, è stata ricostituita la “207th Military Intelligence Brigade” a supporto delle operazioni in buona parte “coperte” o top secret di US Army Africa (USARAF), il comando delle forze terrestri per il continente africano.

“Si tratta della prima brigata d’intelligence militare destinata esclusivamente a contrastare le accresciute minacce alla sicurezza nel teatro africano”, spiega il colonnello Timothy Higgins, neocomandante della 207th MIB. “Il suo compito sarà quello di raccogliere ed elaborare informazioni d’intelligence per spezzare le minacce transnazionali e transregionali e promuovere la stabilità nel continente. Oggi c’è un gran numero di violenti gruppi estremisti in tutta l’Africa. In Africa orientale, l’obiettivo prioritario è di contenere Al-Shabaab, una milizia con base in Somalia legata ad al-Qaeda, mentre la minaccia in Africa centrale è il gruppo islamico militante Boko Haram. Inoltre, l’organizzazione terroristica dello Stato Islamico è una minaccia emergente al Nord”. Sempre secondo il colonnello Higgins, la nuova brigata d’intelligence supporterà le attività militari USA di formazione e addestramento dei paesi africani partner. “Un’altra sfida è rappresentata anche dalle minacce in campo sanitario – aggiunge il comandante della 207th MIB - come del resto è già stato fatto dal comando di US Army Africa con l’Ebola, a favore delle operazioni d’assistenza in Liberia”.

Con l’attivazione della nuova brigata, a Vicenza giungeranno entro la fine di quest’anno 320 militari e 420 dipendenti civili statunitensi. La 207th MIB includerà tre battaglioni, il 307th già di stanza in Veneto e predisposto alla raccolta dati, il 522nd MI Battalion, un reparto operativo oggi con sede a Wiesbaden, Germania e il 337th MI Battalion, unità di riserva di US Army di stanza a Fort Sheridan, Illinois.

La 207th Military Intelligence Brigade fu attivata una prima volta nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, come 113th Counter Intelligence Corps Detachment. Nel 1985, il distaccamento militare fu elevato a brigata e i reparti furono insediati in una caserma di Ludwigsburg, in Germania, sotto la giurisdizione del VII Corps di US Army. La brigata fu poi disattivata nel 1992, dopo la fine della prima Guerra del Golfo, impegno bellico che vide proprio i reparti della 207th MIB operare dallo scalo aereo di Al Qaisumah, Arabia saudita, in attività d’intelligence nelle aree di conflitto dell’Iraq meridionale. Al tempo, la brigata utilizzava gli aerei spia RC-12A “Super King Air 200” prodotti dall’industria statunitense Beechcraft, dotati di sofisticate apparecchiature di intelligence, sorveglianza e riconoscimento e per la guerra elettronica. Da quei velivoli sono stati sviluppati i più moderni “Super King Air 300”, utilizzati da una compagnia statunitense contractor del Pentagono per operazioni top secret in Algeria, Tunisia e Libia avviate oltre un anno fa dagli scali siciliani di Pantelleria, Sigonella e Catania-Fontanarossa. Con l’attivazione della 207th Military Intelligence Brigade è più che presumibile che le attività aeree di siponaggio in Nord Africa passino sotto il controllo del comando della brigata di Vicenza.
L’United States Army Africa (USARAF), già Southern European Task Force (SETAF), dipende direttamente da US AFRICOM, il comando strategico delle forze armate USA per il continente africano con sede a Stoccarda, Germania. Quartieri generali USARAF sono la vecchia caserma di Camp Ederle e la nuova  base “Del Din” (ex aeroporto “Dal Molin”) di Vicenza, dove sono pure ospitati i raparti di pronto intervento della 173^ brigata aviotrasportata dell’esercito statunitense. Il comando per le operazioni terrestri nel continente africano fu attivato a fine 2008, assorbendo gli uomini e i compiti della task force di US Army per l’Europa meridionale, ospitata stabilmente dalla metà degli anni ’50 a Vicenza. Dopo aver massicciamente contribuito alle operazioni di guerra in Libia nel 2011, US Army Africa coordina attualmente gli interventi diretti, le attività addestrative, la fornitura di armi e munizioni dell’esercito USA in quasi tutti i paesi del continente africano.

giovedì 7 aprile 2016

Una ministra amica degli amici del Califfo


Tu addestri e finanzi il Califfato e noi ti vendiamo sistemi di morte per svariati milioni di euro. Mentre si diffondono a livello internazionale le prove della collaborazione economica, politica e militare del regime del Qatar con le milizie pro-ISIS, l’Italia rafforza la partnership con lo spregiudicato emirato arabo. Il 30 e 31 marzo la ministra della difesa Roberta Pinotti si è recata in visita ufficiale a Doha per incontrare il ministro per gli Affari della difesa Khalid bin Muhammad Al-Attiyar e il consigliere militare dell’Emiro gen. Hamad bin Ali Al Attiyah. Al centro dei colloqui, la cooperazione militare tra Italia e Qatar, gli scenari di crisi regionali con particolare riferimento ad Iraq, Siria e alla Libia e le iniziative di partenariato nel settore della produzione industriale dei sistemi d’arma.

“Italia e Qatar hanno avviato da tempo un dialogo e la visita del Ministro Pinotti ha contribuito a rafforzare i rapporti di cooperazione esistenti con il Paese del Golfo anche nel settore della formazione e dell’addestramento del personale militare”, riporta una nota del ministero della difesa italiano. “In particolare, il Ministro Pinotti ha espresso la sua soddisfazione per i risultati conseguiti a livello tecnico-militare con il Piano di Cooperazione sottoscritto a Doha alla fine dello scorso mese di gennaio”. Nei prossimi mesi, inoltre, presso la base aerea di Galatina, Lecce, sede del 61° Stormo dell’Aeronautica italiana, saranno avviate le attività di addestramento al volo per i piloti militari qatarini a bordo dei nuovi caccia-addestratori avanzati M-346 prodotti da Alenia-Aermacchi (Finmeccanica).

Nel corso della missione in Qatar, Roberta Pinotti si è pure recata in visita al salone espositivo internazionale DIMDEX 2016, organizzato dalle forze armate locali con cadenza biennale e riservato in particolare ai sistemi di guerra nel settore aeronavale. “Quest’anno il salone dava a tutti la possibilità di visitare alcune navi militari di Paesi Amici, tra cui la nostra Nave Carabiniere, quarta unità del programma italo-francese FREMM (Fregata Europea Multi Missione), di rientro dall’operazione antipirateria Atalanta e in Qatar in occasione della DIMDEX”, aggiunge il ministero della difesa. All’esposizione di Doha erano presenti le aziende di punta del comparto militare-industriale italiano e MBDA Missile Systems, società leader nella costruzione di missili e tecnologie avanzate, controllata da AIRBUS Group (37,5%), BAE Systems (37,5%) e Finmeccanica (25%) ha firmato un protocollo d’intesa per la fornitura alla marina militare del Qatar di alcune batterie missilistiche per la difesa costiera, il cui costo si aggira intorno ai 640 milioni di euro. “MBDA conferma il proprio successo nel proporre sistemi con capacità operative ad alto grado di affidabilità e a costi competitivi”, ha dichiarato Antonio Perfetti, direttore esecutivo di MBDA Italia. Le batterie potranno utilizzare due diversi modelli di missili anti-nave a medio raggio, l’Exocet MM40 Block 3 e il Marte ER (Extended Range), in grado di ingaggiare bersagli navali di dimensioni diverse fino a 180 chilometri di distanza. I due sistemi saranno in grado di operare in modo autonomo con i rispettivi radar o potranno essere integrati in una rete più ampia di difesa costiera. Nel corso della sua visita agli stand di DIMDEX 2016, la ministra Pinotti ha voluto posare per la foro di rito accanto ad un prototipo della batteria missilistica prodotta da MBDA ed acquistata dal Qatar. Per la cronaca, una delegazione della Marina militare qatarina era stata ricevuta nel 2014 in Italia negli stabilimenti di MBDA Missile Systems per discutere sull’acquisto dei missili modello Marte per armare i 22 elicotteri da trasporto e attacco NH-90 che nel corso dello stesso anno erano stati ordinati a NHIndustries, il consorzio europeo in mano a Eurocopter-Airbus, Stork Fokker e AugustaWestland (Finmeccanica).
Roberta Pinotti aveva incontrato a Doha il gen. Hamad bin Ali Al Attiyah pure il 26 luglio 2015 per firmare un accordo per lo sviluppo delle capacità tecnico-operative tra le forze armate italiane e quelle del Qatar. Durante il vertice, i manager di Selex ES, altra società controllata da Finmeccanica, sottoscrissero un contratto di alcune centinaia di milioni di euro per la fornitura al Qatar di un sistema radar KRONOS per la sorveglianza dello spazio aereo, in grado di localizzare con rapidità e precisione obiettivi aerei, in volo da basse ad alte quote, e di integrarsi con i sistemi di comando e controllo già operativi e con i sistemi d’arma missilistici antiaerei. “La difesa dello spazio aereo rappresenta un valore imprescindibile per la sicurezza nazionale che il Qatar ha deciso di affidare ai sistemi prodotti da Finmeccanica”, spiegò ai giornalisti l’amministratore delegato e direttore generale Mauro Moretti. “La fiducia riposta nella nostra azienda costituisce un ulteriore stimolo ad aumentare l’impegno di Finmeccanica in un’area geografica di fondamentale valenza strategica, sia dal punto di vista delle opportunità di business sia sotto il profilo delle collaborazioni”. Una prima missione ufficiale in Qatar era stata effettuata dalla ministra Pinotti il 26 novembre 2014, undici giorni dopo aver ricevuto a Roma il gen. Ghanim bin Shaheen Al-Ghanim, Capo di Stato Maggiore delle forze armate qatarine, poi ospite d’onore presso il Centro Sperimentale di Volo dell’Aeronautica militare di Pratica di Mare.
Nel 2010 Italia e Qatar hanno sottoscritto un accordo generale di cooperazione militare, ratificato dal Parlamento con voto bipartisan il 29 settembre 2011 e in vigore dal 10 febbraio 2014. L’accordo prevede lo sviluppo di attività di formazione e addestramento nel campo del trasporto aereo, navale ed elicotteristico, l’organizzazione di esercitazioni congiunte, la partecipazione ad operazioni di peacekeeping, l’“equipaggiamento” delle unità militari e lo “scambio” di know how e materiali bellici, armi e munizioni. Ampia la lista dei sistemi di guerra che possono essere esportati od importati dai due paesi: armi automatiche e di medio e grosso calibro, bombe, mine, missili, siluri, carri armati, aerei, elicotteri, esplosivi e propellenti per uso militare, sistemi fotografici ed elettronici, satelliti, sistemi di comunicazione ed attrezzature digitali, ecc..
Due anni prima della firma dell’accordo quadro, AugustaWestland sottoscrisse con l’Aeronautica militare del Qatar un contratto del valore di 260 milioni di euro per la fornitura di 18 elicotteri bimotore di nuova generazione AW139 e l’addestramento degli equipaggi. Con una velocità massima di crociera di 306 km/h e un’autonomia superiore ai 1.060 km, gli elicotteri AW139 sono utilizzati per molteplici funzioni, dal trasporto truppe e armamenti, al pattugliamento dei confini, alla ricerca e soccorso, alle operazioni delle forze speciali e al mantenimento dell’ordine pubblico sul fronte interno. Sempre il gruppo Finmeccanica, attraverso la controllata FATA Spa, nel gennaio 2014 si è aggiudicato un contratto per la costruzione e la messa in funzione di uno stabilimento per la produzione di acido cloridrico e soda caustica da 70 tonnellate al giorno nell’area industriale qatarina di Mesaieed. Il contratto per il valore di 70 milioni di dollari fu sottoscritto da Gulf Chlorine W.L.L., una joint venture tra l’Oman Chlorine SAOG e la società Al Mirqab Capital del Qatar. Il controverso impianto è stato completato nell’autunno dello scoro anno.