I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

domenica 19 aprile 2015

Muos. C’è un giudice a Caltagirone


Applicare i sigilli all’interno di una base militare dove le forze armate straniere ospitate realizzano un modernissimo strumento di morte. Non lo aveva mai fatto nessuno in Italia. Forse non lo hanno mai fatto in Europa. A Niscemi, in Sicilia, i magistrati - due volte in tre anni - hanno dichiarato illegittimi e abusivi i lavori di costruzione del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che coordinerà tutti gli interventi militari futuri della prima potenza mondiale, gli Stati Uniti d’America. Dall’1 aprile, i cantieri del MUOS, all’interno di una delle aree naturali protette più belle e delicate dell’Isola, la “Sughereta di Niscemi”, sono sotto sequestro e né le imprese contractor né i militari a stelle e strisce possono farvi ingresso. L’apposizione dei sigilli è stata disposta dal Gip del Tribunale di Caltagirone, Salvatore Ettore Cavallaro, su richiesta del Procuratore Giuseppe Verzera. Il 6 ottobre 2012 era stato l’allora procuratore calatino, Paolo Francesco Giordano, a ottenere un primo ordine di sequestro, prontamente annullato dal Tribunale della libertà di Catania.

“I lavori del MUOS sono stati eseguiti senza la prescritta autorizzazione assunta legittimamente o in difformità di essa, e insistono su beni paesaggistici, all’interno della riserva naturale orientata di Niscemi in zona A, di inedificabilità assoluta, in violazione delle prescrizioni del decreto istitutivo e del regolamento inerente”, scrivono i giudici di Caltagirone nell’ordinanza di sequestro. Sette gli indagati per violazione del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”: Giovanni Arnone, all’epoca dirigente dell’Assessorato territorio e ambiente della Regione Sicilia, responsabile del procedimento di autorizzazione del MUOS; i responsabili legali delle aziende appaltatrici Mauro Gemmo (presidente della Gemmo S.p.A. di Vicenza); Adriana Parisi (Lageco di Catania); Concetta Valenti (Calcestruzzi Piazza di Niscemi); Carmelo Puglisi (PB Costruzioni); Maria Condorelli (CR Impianti); il direttore dei lavori Giuseppe Leonardi. “Ai professionisti che svolgono queste attività sul territorio da moltissimo tempo non poteva sfuggire la macroscopica illegittimità dei decreti autorizzativi emessi”, commenta amaramente la Procura.

“Ad integrazione delle indagini, nuovi rilievi sono venuti in soccorso ai giudici di Caltagirone”, spiega il Coordinamento dei Comitati No Muos. “Innanzitutto la sentenza del Tar di Palermo che il 23 febbraio 2015 ha accolto i ricorsi dei nostri legali e di Legambiente contro l’atto della Regione siciliana del 24 luglio 2013 che aveva revocato lo stop ai lavori di costruzione dell’impianto militare, ordinato il 29 marzo precedente. Riconoscendo la fondatezza delle denunce sui gravi rischi del sistema satellitare per la salute e l’ambiente e per la sicurezza del traffico aereo in Sicilia, il Tar ha dichiarato il cantiere MUOS abusivo e illegittimo, annullando le autorizzazioni. Altrettanto determinanti le richieste di sequestro presentate dall’Associazione antimafie “Rita Atria”, in cui si sottolineava come all’interno della base i lavori continuavano illegalmente, nonostante la sentenza del Tar”.

I provvedimenti giudiziari sono stati accolti con favore dai No MUOS, ma quanto accaduto nei quasi dieci anni di campagne di lotta contro il sistema di guerra, impone cautela e l’esigenza di tenere alta la mobilitazione. “Abbiamo dato vita a innumerevoli cortei, sit-in e blocchi stradali; abbiamo invaso in due occasione con migliaia di persone la base Usa; ci sono stati scioperi cittadini; nei Comuni sono state approvate mozioni contro le megaparabole e decine di interrogazioni e interpellanze sono state presentate al parlamento europeo e in quelli nazionale e regionale, ma le uniche risposte sono state le repressioni, le violenze sui pacifici manifestanti e l’arroganza di proseguire i lavori in violazione delle normative urbanistiche, ambientali e persino antimafia”, spiegano i portavoce del Coordinamento No MUOS. “La vicenda di questo sistema d’arma di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate Usa, la sua installazione in territorio italiano in barba alla Costituzione e ai principi di sovranità nazionale, sono questioni meramente politiche che vanno affrontate e determinate in sede politica. Ancora una volta in Italia, invece, l’assenza o l’irresponsabilità della politica impone alle Procure e ai Tar d’intervenire per colmare i vuoti e riportare la legalità dove impera l’illegalità e l’arbitrio. Il MUOS è purtroppo l’ennesima emblema della crisi profonda della democrazia. In questo clima, ovvio attendersi ulteriori colpi di coda reazionari da parte delle istituzioni nazionali per imporre, sulla pelle dei cittadini e del diritto, il completamento a Niscemi del programma bellico di Washington”.

Il 4 aprile scorso, giorno in cui di fronte alla base di Niscemi migliaia di persone provenienti da tutta la Sicilia davano vita a un gioioso serpentone multicolore, sulla prima pagina del Corriere della Sera il prof. Angelo Panebianco ha dedicato alle vicende del MUOS un lungo e inquietante editoriale dal titolo “Il paese nelle mani dei Tar”. “Esso è un sistema di comunicazione concepito per accrescere la capacità di individuazione dei pericoli”, scrive Panebianco. “È sconcertante che la nostra sicurezza nazionale (di cui gli impegni con l’alleato americano sono un’essenziale componente) sia appesa alle decisioni di Tar e procure. È sconcertante, inoltre, che tali decisioni siano prese sotto la spinta di una mobilitazione cosiddetta ambientalista contro presunti, e tutti da dimostrare, rischi per la salute, proprio in una fase in cui si profilano minacce gravissime per la vita (e dunque - si suppone - anche per la salute) degli italiani, in una fase in cui andrebbero accresciuti, e non indeboliti, tutti gli strumenti possibili di difesa, nonché la capacità del Paese di dimostrarsi un partner affidabile per i suoi alleati militari”.

Per l’illustre politologo-editorialista il Muos è dunque la “nostra” arma eccellente per difenderci dai nuovi barbari del Califfato, che nessuna norma costituzionale o giuridica deve vietare o limitare, anche a costo di tornare all’assolutismo del XVII secolo. Peccato che di “difensivo” il MUOS, come appurato dai manuali e dai report strategici delle forze armate Usa, non abbia proprio nulla e che la sua architettura, invece, è necessaria  a consolidare lo strapotere planetario del Pentagono e accelerare il passaggio tragicamente epocale verso la completa automatizzazione e dronizzazione delle guerre.

Che il MUOS serva a difendere l’Occidente dall’Isis, lo crede solo Panebianco e qualche sottosegretario di governo. Ad oggi i due satelliti lanciati nello spazio sono serviti alla Marina Usa solo ad attivare le “prime connessioni satellitari affidabili” nel Mar Glaciale Artico. “L’Oceano Artico è una delle aree più importanti dal punto di vista strategico”, ha spiegato l’ammiraglio Gary Roughead, (ex) capo delle Operazioni navali. “Esso lambisce diverse nazioni e serve come importantissima via di comunicazione marittima tra l’Atlantico e il Pacifico. La capacità di operare in questa regione in ogni periodo dell’anno e in ogni condizione atmosferica e ambientale è vitale per i nostri interessi nazionali e consente agli Stati Uniti un accesso sicuro alle risorse naturali esistenti e a tutte le aree operative marittime del mondo”. Per questo, l’estate scorsa, sono stati avviati i test per mettere in rete i satelliti e i terminali MUOS con i sottomarini nucleari in immersione nei ghiacciai polari. Nel 2015 i test si estenderanno al polo Sud, nella frenetica e folle corsa per impadronirsi e sfruttare le immense risorse naturali dell’Artico e dell’Antartico.
Pubblicato in Adista Segni nuovi, n. 15 del 25 aprile 2015

venerdì 17 aprile 2015

In Sardegna i test del primo drone d’attacco europeo


Nella base aerea sarda di Decimomannu è giunto nei giorni scorsi il primo prototipo di robot-killer volante nEUROn, l’aereo senza pilota da combattimento (Ucav - Unmanned combat aerial vehicle) coprodotto da Italia, Francia, Svezia, Spagna, Svizzera e Grecia. Il velivolo è stato trasferito in Sardegna direttamente da Istres, la base militare francese utilizzata dal gennaio 2012 per i test di volo del nuovo drone europeo. A Istres sono stati messi a punto i sensori ottici e i sofisticati sistemi a infrarossi del nEUROn e sono stati rilevati e analizzati i segnali elettromagnetici rilasciati dal drone in modalità stealth (scarsa visibilità ai radar). Adesso le attività sperimentali per il raggiungimento della piena operatività del velivolo proseguiranno nel grande poligono militare di Perdasdefogu (Ogliastra).

Il nEUROn è il primo aereo europeo da combattimento a pilotaggio remoto dotato di materiali con accentuate caratteristiche stealth che gli consentiranno di penetrare nello spazio aereo nemico senza essere individuato. Il drone è più grande di un normale aeromobile Ucav e possiede capacità di carico, autonomia e capacità di volo quasi simili a quelle di un qualsiasi caccia pilotato. Con un costo unitario superiore ai 25 milioni di euro, il nEUROn è lungo 9,2 metri e ha un’apertura alare di 12,5 metri. Il velivolo può raggiungere la velocità di 980 chilometri l’ora e volare per più di otto ore consecutive. Opererà a tutti gli effetti come una spietata macchina-killer per colpire e uccidere a distanza grazie agli ordigni di precisione per gli attacchi aria-suolo a guida laser da 250 kg, che saranno trasportati in volo nel vano bombe interno. Il drone verrà controllato da terra attraverso il datalink ad alta capacità STANAG 7085, con standard Nato. “Tramite questo datalink vengono inviati al velivolo i dati della missione, da lì in poi sarà l’intelligenza artificiale del nEUROn ad intraprendere tutte le necessarie azioni che permetteranno il raggiungimento dell’obiettivo”, spiegano le aziende produttrici. “Non vi sarà quindi un controllo diretto e continuo da terra e questo permetterà di mantenere un quasi assoluto silenzio radio, necessario per evitare l’intercettazione”. Il drone avrà inoltre le capacità di controllare a distanza, in modo automatico, le operazioni dei cacciabombardieri di ultima generazione prodotti in Europa, come il “Rafale” e il JAS 39 “Gripen”, consentendo così ai piloti d’intraprendere diverse azioni di combattimento contemporaneamente.
Per il programma nEUROn sono già stati investiti 400 milioni di euro. Ad esso partecipa in qualità di capofila con una quota del 50% il consorzio francese composto da Dassault Aviation, Thales e EADS-France. Ci sono poi l’italiana Alenia Aermacchi (Finmeccanica) che contribuisce da sola al 25% dei costi del pòrogetto, la svedese SAAB, la spagnola EADS-CASA, la greca EAB e la svizzera RUAG. Alenia Aeronautica, nello specifico, cura la progettazione e la costruzione dell’impianto di generazione e distribuzione elettrica, del sistema dei dati aria e del sistema automatico d’individuazione e ricognizione dei target da colpire (Smart Integratd Weapon Bay - SIWB). Tale sistema consente automaticamente l’individuazione ed il riconoscimento del bersaglio, la trasmissione della richiesta di approvazione al comandante della stazione di terra e il lancio dell’armamento. Un’altra controllata Finmeccanica, Selex Galileo, fornirà i sensori ottici integrati “IOH”. Da Decimomannu i tecnici di Alenia parteciperanno alle prove di volo del dimostratore e all’uso delle armi aria-terra nel poligono di Perdasdefogu.

domenica 12 aprile 2015

No Muos, la primavera di Niscemi


Manifestazione nazionale, in un clima di festa, contro il sistema satellitare statunitense per le guerre globali. Dopo le ultime sentenze il vento è cambiato. Vince il movimento, ma no a facili entusiasmi.

Sono attese migliaia di persone oggi pomeriggio a Niscemi per la manifestazione nazionale contro l'installazione del Muos, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare che la Marina Usa intende utilizzare per le guerre globali planetarie dei prossimi anni. Ci saranno i comitati di base sorti in tutta l'isola, le instancabili mamme No Muos di Caltagirone e Niscemi, le realtà antagoniste e i centri sociali, le associazioni ambientaliste, gruppi scout e parrocchiali, i circoli di Sel e del Prc, i parlamentari del M5S, i sindacati di base, i collettivi anarchici, delegazioni dei No Tav della Val di Susa, dei No Basi – No radar della Sardegna, dei No Triv e di numerose realtà territoriali che si oppongono alle discariche e alle centrali inquinanti, le donne del No Dal Molin di Vicenza. Nel lungo serpentone che si snoderà tra le ultime querce e sugherete di Sicilia ci saranno i protagonisti delle lotte contro i missili Cruise, in un giorno, il 4 aprile, che 33 anni fa a Comiso vide il popolo della pace sfidare i dottor stranamore della morte nucleare, accanto al leader comunista Pio La Torre, nella sua ultima uscita pubblica prima dell'efferato omicidio di mafia.

Sfileranno i i rappresentanti di ANCI Sicilia e i gonfaloni dei comuni di Niscemi, Palermo, Butera, Caltagirone, Riesi, Modica, Mazzarino, Palagonia, Ragusa, Chiaramonte Gulfi. Ma ci saranno soprattutto loro, gli abitanti di Niscemi, i numerosi giovani che studiano negli atenei di mezza Italia e quelli che hanno dovuto lasciare il paese per tentare la fortuna in Germania in una migrazione che ricorda quella dei loro nonni negli anni '50. “Contro il Muos questo paese ha  rafforzato la sua identità comunitaria e siamo certi che quella di oggi sarà una giornata di festa, nostra e dei nostri ospiti, con cui passeggeremo all'interno della riserva naturale, respirando i profumi della natura e della primavera”, dichiara il sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa. Tutte le fasi organizzative dell'evento hanno rivisto lavorare fianco a fianco le diverse anime ed espressioni del movimento, coloro che hanno privilegiato la via istituzionale, dei ricorsi al Tar e delle denunce penali, e coloro che ci hanno messo i corpi e i volti per bloccare il via vai delle ruspe nei cantieri del Muos o che hanno invaso una, due, tre volte, la grande base di telecomunicazione della Marina Usa. “Stiamo vivendo una stagione esaltante e frenetica, dove la cosa più bella è stato collaborare fra tutti i gruppi e comitati e l'amministrazione comunale”, dichiara Concetta Gualato delle mamme No Muos.

“Durante i volantinaggi per le piazze e i mercati gli sguardi della gente sono stati diversi, quasi di ammirazione”, commenta Fabio D’Alessandro del Comitato di base No Muos di Niscemi. “Non accadeva da tempo. Prima potevi leggere lo sconforto, ma oggi c’è spazio per la speranza”. Sul clima generale hanno certamente influito le vicende degli ultimi mesi, prima la sentenza del Tar di Palermo, il 13 febbraio, che ha dato piena legittimità alle denunce dei No Muos sui gravi rischi del sistema satellitare per la salute e l’ambiente e per la sicurezza del traffico aereo in Sicilia. Poi è giunta la decisione del Tribunale di Caltagirone che ha posto i sigilli ai cantieri del Muos perché illegittimi e abusivi. “Chi conosce il corso degli eventi non può fare a meno di pensare però al 6 ottobre 2012, quando a poche ore dalla prima manifestazione nazionale No Muos, fu emesso un primo ordine di sequestro, prontamente annullato dal tribunale della libertà”, aggiunge D'Alessandro. “L’esito di quella vicenda porta noi militanti a non lasciarci andare in facili entusiasmi, ma i provvedimenti in sede giudiziaria e amministrativa hanno dato ai niscemesi nuovo slancio. L'importante è che il vento sia cambiato, che si stia vincendo, che i giudici ci stiano dando ragione”.

Il sequestro dei cantieri del Muos è stato disposto l’1 aprile dal Gip del Tribunale di Caltagirone, Salvatore Ettore Cavallaro, su richiesta del Procuratore Giuseppe Verzera. “Poiché il Tar di Palermo ha annullato i provvedimenti autorizzativi, il Muos è privo di concessione ed è da ritenersi a tutti gli effetti abusivo”, ha spiegato il dott. Verzera. “Per queste ragioni, avendo letto e studiato la sentenza del Tar e l’intero incartamento processuale, ho ritenuto doveroso reiterare la richiesta di sequestro preventivo della struttura, realizzata all’interno di una riserva naturale in violazione del vincolo paesaggistico d’inedificabilità assoluta, al quale sono sottoposte anche le costruzioni di carattere militare”.

Gli attivisti hanno documentato con foto e filmati come la marina Usa avesse proseguito i lavori d'attivazione delle parabole del MUOS. “L’associazione antimafie Rita Atria, che aveva già presentato due denunce per abusivismo e mancanza di autorizzazioni, ha depositato un’istanza di sequestro, che oggi finalmente vediamo realizzato attraverso l’apposizione dei sigilli”, spiegano i legali del Coordinamento dei Comitati No Muos, Sebastiano Papandrea e Paola Ottaviano. “Tutta la vicenda, sin dal suo inizio, è stata caratterizzata dalla prepotenza del governo degli Stati Uniti, supportato da quello italiano. Il rigetto delle richieste di sospensiva avanzate dal Ministero della Difesa da parte del Tar di Palermo nel luglio del 2013, avrebbe dovuto cautelarmente imporre alla US Navy di fermare i lavori nell’attesa che si definissero i procedimenti pendenti. Invece gli statunitensi hanno accelerato i lavori per completarli e porci davanti un fatto compiuto dal quale pensavano non si potesse più tornare indietro. Evidentemente si sbagliavano”.

Associazioni e avvocati puntano l'indice in particolare sulle forze dell'ordine, che mentre si accanivano contro gli attivisti con arresti, procedimenti penali e sanzioni, omettevano qualsivoglia intervento contro le continue violazioni delle norme urbanistiche, ambientali e finanche antimafia. “Abbiamo ritenuto giusto e doveroso con il nostro avvocato Goffredo D’Antona, denunciare quelle istituzioni che nonostante abbiano giurato sulla Costituzione, hanno umiliato quel giuramento, come ad esempio la Polizia di Stato che invece d’identificare chi operava abusivamente nel cantiere del Muos, ha continuato a scortarli e reprimere i pacifici manifestanti”.

Il ministero della Difesa ha presentato richiesta di sospensiva contro il pronunciamento del Tar; la discussione è stata fissata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per il prossimo 15 aprile. “Abbiamo motivo di credere che l’ordinanza di sequestro della Procura di Caltagirone possa influire in maniera positiva sulla decisione del CGA” dichiara l’avvocata Rossella Zizza, legale del Movimento No Muos Sicilia. “Se così non fosse, la concessione della sospensiva riguardo all’applicazione della sentenza e quindi alla disinstallazione dell’impianto, non inficerebbe comunque il sequestro, che continuerebbe a produrre i suoi effetti”. Un motivo in più per credere che forse, alla fine, i mille piccoli Davide dell'altra Sicilia, quella dell'antimafia sociale e del ripudio delle guerre, riusciranno a vincere il muostroso Golia a stelle e strisce.
Pubblicato in Il manifesto, il 3 aprile 2015.

giovedì 9 aprile 2015

Grandi opere a Sigonella per i nuovi droni e pattugliatori Usa


La stazione aeronavale di Sigonella sarà ulteriormente potenziata e ospiterà i droni “Triton” e i pattugliatori marittimi a lungo raggio “Poseidon” in via d’acquisizione da parte della Marina militare degli Stati Uniti d’America. Il 2 febbraio scorso, il Dipartimento della difesa ha chiesto al Congresso l’autorizzazione per l’anno fiscale 2016 a spendere 102.943.000 dollari per costruire nella base siciliana gli hangar e una serie di infrastrutture di supporto per i nuovi velivoli senza pilota e gli aerei da guerra. Il prossimo anno saranno stanziati invece 54.530.000 dollari per avviare i lavori di una Stazione di telecomunicazione e, tra il 2017 e il 2019, saranno richiesti per Sigonella “investimenti aggiuntivi” per 236.366.000 dollari.

“Sigonella è la nostra principale installazione militare nel Mediterraneo centrale, con beni e immobili inventariati per un valore complessivo di 907.377.000 dollari”, si legge nella scheda-progetti 2016 predisposta dal Dipartimento della difesa. “Questa base è utilizzata per il supporto logistico alla Sesta Flotta e per il rischieramento degli aerei adibiti alla guerra anti-sottomarini. Supporta inoltre le operazioni di uno squadrone di elicotteri da combattimento e di uno di sorveglianza. La Marina Usa ha assegnato a Sigonella anche uno squadrone per il trasporto aereo e di appoggio ai velivoli tattici a bordo delle portaerei in navigazione nel Mediterraneo. Attualmente, l’installazione fornisce il proprio appoggio ai voli cargo e passeggeri del Military Airlift Command (MAC) provenienti dagli Stati Uniti d’America e s’interfaccia logisticamente con il vicino oleodotto e con il deposito carburante e munizioni Nato, nella baia di Augusta”.

Da alcuni anni, l’US Air Force schiera in Sicilia pure 4-5 aerei senza pilota “Global Hawk” (utilizzati per le operazioni d’intelligence in Africa e Medio oriente) e uno stormo di droni-killer “Predator” per le incursioni in Libia, Somalia, Mali e Niger. Adesso è l’US Navy a voler fare di Sigonella uno dei centri nevralgici a livello mondiale dei velivoli senza pilota, le armi disumanizzate e disumanizzanti da impiegare nelle future guerre globali. “La Naval Air Station Sigonella (NASSIG) è stata prescelta come base operativa avanzata (Forward Operation Base - FOB) del sistema aereo senza pilota (UAS) MQ-4C “Triton” di US Navy”, spiega il Pentagono. Il Triton è basato sulla piattaforma dell’RQ-4 Global Hawk, versione Block 20, prodotto dall’industria aerospaziale Northrop Grumman. Lungo 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, il Triton potrà operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. Il velivolo godrà di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive ed è stato sviluppato nell’ambito del cosiddetto programma BAMS (Broad Area Maritime Surveillance) con cui US Navy punta a rafforzare la propria superiorità strategica nello svolgimento di missioni prolungate d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) su vaste regioni oceaniche e costiere, per localizzare e intercettare unità navali di superficie e sottomarini.

Secondo il Comando generale della Marina Usa, i primi “Triton” inizieranno ad operare dalla stazione aeronavale di Guam (Oceano indiano) nel 2017. A Sigonella il sistema sarà operativo solo nel giugno 2019, ma le facility previste con il bilancio 2016 (per un costo di 40.641.000 dollari), saranno completate già nel luglio 2018. Più specificatamente, il progetto “Triton” prevede la costruzione di un hangar in acciaio a quattro scomparti per il ricovero degli MQ-4C (superficie 5.809 m2); una struttura d’appoggio con relativi spazi amministrativi e di manutenzione; un magazzino di 638 m2 per lo stoccaccio delle attrezzature; un’area per lo stazionamento dei velivoli direttamente connessa con il parcheggio e le piste di volo esistenti; una facility adiacente all’hangar che ospiterà i sistemi di comando e controllo dei droni; una torre radar e telecomunicazioni. Al programma di Sigonella, il Dipartimento della difesa destina uno stanziamento supplementare di 2.855.000 dollari per l’acquisto di apparecchiature (sistemi di sicurezza elettronici ESS, IT ONENET, antenne LOS e sistemi d’interconnessione, ecc). “Il programma include l’implementazione di un sistema di protezione anti-terrorismo che sarà realizzato secondo gli standard previsti dal Dipartimento della difesa”, aggiunge la Marina Usa. “Sono previste inoltre le schermature elettromagnetiche delle nuove strutture e una rete di sicurezza temporanea per prevenire possibili interferenze con le operazioni dell’adiacente hangar dei Global Hawk. Le nuove infrastrutture consentiranno una sinergia tra le due piattaforme di volo (Global Hawk e Triton) e le rispettive missioni operative…”.

Ancora maggiore – 62.302.000 dollari - la spesa prevista per la realizzazione delle facility che ospiteranno la flotta dei Boeing P-8A “Poseidon”, i nuovi pattugliatori marittimi per la guerra ai sottomarini e al naviglio di superficie di US Navy. “La Naval Air Station Sigonella è stata scelta come una dei tre principali siti d’installazione (primary deployment sites) dell’aereo P-8A che sostituirà entro il 2019 i P-3 Orion”, spiega il Pentagono. “Il Poseidon ha uno degli stabilizzatori verticali più alti e una delle aperture alari maggiori tra i velivoli in dotazione alla Marina Usa. Con una lunghezza di 39,47 metri e un’apertura alare di 35,72, il pattugliatore può raggiungere una velocità massima di 907 km/h e un’altitudine di 12,500 metri”. Il velivolo sarà pienamente interoperativo nei futuri campi di battaglia marittimi e litoranei grazie a un dispositivo bellico polivalente comprendente sistemi di sono-boe e siluri, cariche di profondità, mine, missili “Harpoon”, AGM-84H/K e AGM-65F “Maverick”.

A Sigonella si prevede di realizzare un hangar di 8,802 m2 per ospitare sino a due Poseidon alla volta, un’officina di 7,827 m2 per la loro manutenzione e un edificio di 975 m2 per la gestione delle attività amministrative, di supporto, comunicazione e addestramento della flotta aerea. “Si espanderà inoltre l’aerea esistente per la sosta e i movimenti d’inversione dei velivoli, mentre saranno installati nuovi sistemi di lavaggio, un deposito per le riserve idriche, una stazione di pompaggio, una centrale elettrica d’emergenza (potenza 400 hertz), impianti d’illuminazione ad alta intensità lungo la nuova linea di recinzione dell’aeroporto. Per far posto alle nuove installazioni saranno demoliti un hangar di 7.476 m2, l’EOD Shelter Building e sette edifici identificati con i numeri 536, 753, 421, 634, 418, 698 e 758”. I lavori di costruzione saranno avviati nel maggio 2016 e si concluderanno entro il febbraio 2018. Al programma, il Dipartimento della difesa ha destinato anche due milioni di dollari provenienti da altre voci di bilancio per l’acquisto e l’installazione di attrezzature varie e apparecchiature elettroniche.
Con i Triton e i Poseidon, il personale militare e civile Usa di stanza a Sigonella passerà da 3.342 a 3.436 unità entro il 2019.

martedì 7 aprile 2015

In Sicilia la regia dei voli-spia Usa in Tunisia


Le attività nello spazio aereo tunisino di velivoli in missione di sorveglianza rientra nell’ambito della cooperazione militare e d’intelligence con l’Unione europea per la lotta al terrorismo”. Alla vigilia di Pasqua, il ministro degli affari esteri tunisino Taieb Baccouche ha fornito la sua versione sulle attività del bimotore Super King Air 300 che dal mese di marzo decolla da Pantelleria per poi raggiungere la regione di Kasserine e le aree impervie di Monte Chaambi, Djebal Salloum e Foussena, dove sono in corso sanguinosi combattimenti tra le forze armate e i gruppi armati ribelli d’ispirazione islamico radicale. Voli-spia top secret che secondo Tunisi sarebbero coordinati in partnership con Bruxelles, ma che invece sono eseguiti da contractor statunitensi su mandato del Pentagono e la supervisione del Comando della stazione aeronavale US Navy di Sigonella, in Sicilia.

“Nel dare conferma delle missioni del bimotore statunitense, il ministro Baccouche preferisce parlare di cooperazione con l’Unione europea mentre tutti gli elementi in nostro possesso ci consentono di dire che si tratta piuttosto di cooperazione con le forze armate Usa”, spiegano i giornalisti tunisini Kais Zriba e Malek Khadhraoui, i primi ad aver documentato le attività d’intelligence da Pantelleria. Dall’ufficio nazionale per l’aviazione civile Zriba e Khadhraoui hanno appreso che il Super King 300, numero di matricola N351DY, sorvola lo spazio aereo della Tunisia perlomeno da un mese. “Le operazioni aeree in Africa settentrionale e nel Mediterraneo sono realizzate da decenni dagli Stati Uniti e dai paesi partner della regione”, ha dichiarato ai due giornalisti Benjamin Benson, addetto stampa di US Africom, il comando delle forze armate Usa per il continente africano. “In stretto coordinamento con il Dipartimento di Stato e i paesi partner africani, US Africom supporta una serie di missioni di sicurezza come la sorveglianza, l’antiterrorismo e la lotta contro la pirateria. Si tratta di sforzi per promuovere la stabilità e rafforzare le nostre relazioni in Africa. US Africom è impegnato ad assistere i paesi alleati, a scambiare continuamente informazioni e risorse e rispondere alle richieste d’assistenza. Non possiamo fornire dettagli sulle nostre missioni, ma possiamo però confermare che l’operazione aerea in questione s’iscrive nel quadro degli sforzi multinazionali per la stabilizzazione della regione”. Sempre secondo Benson, i voli del velivolo Usa all’interno dello spazio aereo tunisino “sono condotti con l’autorizzazione del governo nazionale”.

I decolli da Pantelleria per le operazioni d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento sono stati confermati dallo Sato Maggiore dell’Aeronautica militare italiana. “Quello rischierato a Pantelleria è un veicolo americano che sta eseguendo voli sperimentali sulla Tunisia con il supporto logistico della componente di stanza a Sigonella, sulla base di accordi bilaterali che riguardano esclusivamente Stati Uniti e il governo di Tunisi”, ci ha dichiarato il Capo dell’Ufficio pubblica informazione dell’Aeronautica, colonnello Urbano Floreani. “L’Aeronautica italiana non rientra in queste attività e non vengono rilasciate da noi autorizzazioni di sorta. Gli Stati Uniti ci hanno spiegato che le autorità tunisine sono interessate a questo nuovo sistema che può e potrà essere utilizzato per il monitoraggio e la raccolta di dati sensibili. L’interesse della Tunisia per questo assetto aereo è relativo alla possibilità di un suo eventuale acquisto”.
L’aereo che senza autorizzazioni o controlli da parte delle autorità italiane decolla da Pantelleria per partecipare alla guerra al terrorismo in Tunisia, è di proprietà dell’Aircraft Logistics Group LLC, società del gruppo finanziario Acorn Growth Companies (AGC), con sede a Oklahoma City. Dal 2009, tutti gli investimenti di AGC nel settore militare sono di pertinenza della controllata AGC Aerospace & Defense, specializzata in particolare nello sviluppo di programmi e sistemi di sorveglianza aerea e intelligence (ISR) e nella gestione di missioni aeree speciali per conto del Dipartimento della difesa Usa. Un’altra controllata del gruppo di Oklahoma City, AGC AeroComposites, cura la progettazione, la costruzione e l’assemblaggio di componenti e apparecchiature destinate a velivoli aerospaziali e agli elicotteri da guerra delle holding Sikorsky, AgustaWestland, Bell Helicopter e Boeing. Recentemente, il Comando per le operazioni speciali e di supporto di US Army (SOFSA) ha aggiudicato ad AGC AeroComposites la produzione del Multi-Station Lightweight Armament Support System (MSLASS) destinato alla flotta d’elicotteri MH-60M. L’azienda statunitense produce inoltre il Lightweight Armament Support System (LASS), il sistema di supporto per lo stazionamento di armi sugli elicotteri UH-60 e il Composite Universal Weapons Pylon (CUWP) per l’elicottero da riconoscimento e combattimento Bell Ok-58 “Kiowa Warrior” dell’esercito Usa. Negli stabilimenti di AGC AeroComposities si producono pure i sistemi ottici destinati ai cacciabombardieri di ultima generazione F-35 Joint Strike Fighter di Lockeed Martin.

lunedì 30 marzo 2015

Lo scalo di Pantelleria per i test degli aerei spia Usa in Tunisia


L’isola di Pantelleria è stata scelta dalle forze armate statunitensi e da quelle della Tunisia per sperimentare un nuovo sistema aereo per operare con scopi d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento nelle regioni di confine con l’Algeria dove sono in corso violenti combattimenti tra i militari tunisini e le milizie ribelle islamico-radicali. Dopo le rivelazioni di alcuni blogger che avevano tracciato misteriose evoluzioni aeree di aerei fantasma di piccole dimensioni sulla rotta Pantelleria-Tunisia nelle giornate del 21, 22, 23 e 26 marzo scorso, lo Stato Maggiore dell’Aeronautica ha confermato l’uso dello scalo di Pantelleria per gli atterraggi e i decolli di un aereo bimotore leggero Super King Air Beech 300, di proprietà di un’azienda statunitense contractor del Pentagono.

“Per quanto ci è possibile sapere come Aeronautica militare italiana, quello rischierato a Pantelleria è un veicolo americano che Sta eseguendo voli sperimentali sulla Tunisia sulla base di accordi bilaterali che riguardano esclusivamente Stati Uniti e il governo di Tunisi”, ci ha dichiarato il Capo dell’Ufficio pubblica informazione dello Staro maggiore dell’Aeronautica, colonnello Urbano Floreani. “L’Aeronautica italiana non rientra in queste attività e non vengono rilasciate da noi autorizzazioni di sorta. Gli Stati Uniti ci hanno spiegato che le autorità tunisine sono interessate a questo nuovo sistema – non si tratta solo del velivolo e delle sue attrezzature – che può e potrà essere utilizzato per il monitoraggio e la raccolta di dati sensibili. L’interesse della Tunisia per questo assetto aereo è relativo alla possibilità di un suo eventuale acquisto”. Sempre secondo l’Aeronautica militare, “la scelta di rischierare il velivolo a Pantelleria da parte degli Stati Uniti è scaturita dalla sua vicinanza con la base di Sigonella, dove è presente una stazione aeronavale della Us Navy che consente il supporto logistico al velivolo e il ricoveraggio al suo equipaggio, alla contestuale vicinanza dell’isola alla Tunisia che consente di accorciare i tragitti e alle caratteristiche specifiche dello scalo aereo (le piste di Pantelleria sono di dimensioni ridotte), con la possibilità cioè di eseguire atterraggi e decolli in più simili a quelli che eventualmente potrebbero essere fatti in Tunisia”.

Con una lunghezza di 14 metri circa e un’apertura alare di 17, il King Air Beech 300 può trasportare sino a 15 passeggeri, ha un’autonomia di volo di 3.340 km e può raggiungere una velocità massima di 545 Km/h all’altitudine di 7.600 metri. In produzione dalla fine degli anni ’80, il modello B300 è stato acquistato dalle forze armate degli Stati Uniti d’America e di alcuni paesi europei e africani, principalmente per svolgere operazioni d’intelligence e sorveglianza. L’aeronautica svizzera ha riconosciuto di aver acquistato questo modello di velivolo per il telerilevamento topografico grazie a speciali sensori, telecamere di precisione e navigatore GPS installati e di averlo utilizzato, in particolare, su incarico della missione militare internazionale dell'ONU in Kosovo, nel 2000 e 2001.

Il numero di matricola del velivolo-spia statunitense (N351DY) che sta utilizzando lo scalo di Pantelleria ha permesso l’identificazione della sua legittima proprietaria, la società Aircraft Logistics Group LLC, con sede a Oklahoma City, interamente controllata dal gruppo finanziario Acorn Growth Companies (AGC), anch’esso di Oklahoma City, particolarmente attivo nel settore aerospaziale e della difesa e che in passato ha sottoscritto contratti con il Pentagono per lo sviluppo di programmi di sorveglianza aerea e intelligence. Presidente e general manager della Aircraft Logistics Group LCC è mister Lee G. Beaumont, in passato direttore della Standard Aero Limited, una sussidiaria della holding Dunlop Standard Aerospace PLC, per cui ha sviluppato a fine ani ’80 un importante programma di sviluppo di motori per aerei presso la base dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti di Kelly Field Annex (San Antonio, Texas).  Presidente del comparto difesa e aerospazio dell’Acorn Growth Companies è invece l’ex generale Darryl Wilkerson, per lunghissimo tempo alla guida di numerosi reparti di guerra dell’US Air Force. Recentemente è stato nominato vicepresidente del Gruppo AGC il generale (in congedo dal 2003) Peter J. Hennessey, colui he ha diretto tutte le attività logistiche dell’US Air Force durante la operazione “Enduring Freedom” in Afghanistan, scatenata da Stati Uniti e alleati Nato subito dopo l’11 settembre 2001.

A Messina carretta del mare utilizzata per trasportare veicoli di guerra


Dopo le operazioni d’imbarco sulla nave Maior nel porto di Messina, giovedì 26 marzo, dei blindati e dei cingolati della brigata Motorizzata “Aosta” diretti in Sardegna per partecipare alle esercitazioni di guerra nel megapoligono di Capo Teulada, nelle acque dello Stretto di Messina fa la sua apparizione la gemella “Altinia”, anch’essa di proprietà della compagnia di navigazione “Levantina Trasporti” di Bari.

L’Altinia è un mercantile di 140 metri, utilizzato come la “Maior” dal Ministero della difesa per il trasporto di sistemi d’arma e munizioni destinati alle forze armate impegnate nei principali scacchieri di guerra internazionali o per i war games nei maggiori poligoni nazionali. A Messina è giunta con il ponte invaso da mezzi militari, presumibilmente di proprietà dell’esercito italiano e provenienti dall’Afghanistan. Le ancore sono state gettate nella rada Paradiso.

Nel maggio 2014, l’Altinia è stata oggetto di un gravissimo incidente nel Golfo di Aden.  Ilo mercantile, con a bordo centinaia di mezzi dell'Esercito, inclusi blindati da combattimento che erano stati schierati a Herat, in Afghanistan, ha preso fuoco ed è rimasto alla deriva per giorni. L‘equipaggio ha abbandonato la nave ed è stato soccorso da alcune unità della Marina militare cinese.

L’Altinia era partita da Abu Dhabi con destinazione verso Salerno, zeppa di materiali trasferiti via aereo dall’Afghanistan negli Emirati Arabi Uniti. A bordo anche decine di blindati Lince e Freccia, i più moderni in dotazione all’Esercito. Dopo l’allarme rilanciato tramite il comando americano, il ministero della Difesa italiano fece intervenire un altro mercantile, la Jolly Diamante, che prese poi in consegna i marinai dell’Altinia.

Il mercantile restò in balia delle onde per più di tre giorni: poi un elicottero partito dalla nave della Marina militare “Mimbelli” che si trovava a Gibuti per partecipare alle operazioni Nato anti-pirateria, ha raggiunto l’unità con un team di incursori. Il mercantile è stato messo in sicurezza da una società specializzata olandese e poi rimorchiato fino alla base di partenza. Secondo la Marina cinese, già nel 2013 l’Altinia si era dovuta fermare nella stessa zona a causa di un guasto ai motori.
Il mercantile ha raggiunto Messina proveniente da Gibuti, da dove è partita il 20 marzo scorso. Nei giorni precedenti, l’Altinia era in rada a Jebel, Emirati Arabi Uniti (7 marzo), Minà Al Mahdi, Kuwait (28 febbraio), Augusta (6 febbraio) e Civitavecchia (1 febbraio). Rotte di guerra. Rotte di armi.
Pubblicato su Stampalibera.it, il 30 marzo 2015