I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

sabato 24 gennaio 2015

L’isola di Lampedusa ad alto rischio elettromagnetico


A Lampedusa proliferano, indiscriminatamente e impunemente, sistemi radar e impianti di telecomunicazione militari, ripetitori radio-televisivi, stazioni radio-base della telefonia cellulare, ecc.. Innumerevoli sorgenti elettromagnetiche, pericolose per l’uomo e l’ambiente naturale, che rischiano di deturpare irrimediabilmente un territorio unico per fascino e bellezza.

Buona parte degli impianti sono di origine militare: da lungo tempo, infatti, Lampedusa è al centro dei programmi di guerra nell’area mediterranea e in nord Africa delle forze armate italiane e Nato. In località Capo Ponente, nella zona più occidentale dell’isola, sono in atto i preparativi per installare due nuovi potenti sistemi radar. Il primo di essi, il Gabbiano T200C, prodotto dall’italiana Selex ES (gruppo Finmeccanica), sarà predisposto dalla Marina militare nell’ambito del piano di ammodernamento e potenziamento della Rete di sorveglianza costiera. Un Fixed Air Defence Radar (FADR) RAT31-DL, anch’esso prodotto da Selex, sarà installato invece dall’Aeronautica per la sorveglianza aerea a lunga portata e il potenziamento della rete di comando, controllo, comunicazione ed intelligence dell’Alleanza Atlantica.

Contro i due progetti si è mobilitata la stramaggioranza della popolazione dell’isola. È forte il timore per la portata e gli effetti dell’inquinamento elettromagnetico, anche alla luce di alcune gravi patologie riscontrate tra gli abitanti. Secondo l’Osservatorio Epidemiologico Regionale che ha elaborato nel 2013 l’Atlante Sanitario sulla Epidemiologia dei Tumori in Sicilia nel periodo 2004-2012, il distretto sanitario di Lampedusa e Linosa ha riscontrato la “maggiore mortalità per tumori, nei maschi”, subito dopo la città di Catania (248 contro 251). Anche l’analisi dei ricoveri ospedalieri ordinari per patologie tumorali registrati dalla Regione siciliana nel triennio 2009-2011 ha evidenziato “alti livelli di ospedalizzazione per cause tumorali nel solo genere maschile a Lampedusa e Linosa”. Mentre il valore di riferimento regionale dei ricoveri ordinari è di 7,5 per 1.000 abitanti, il tasso standardizzato nelle due isole è di 10,2 per 1.000 abitanti. In particolare, a Lampedusa e Linosa sono stati evidenziati “tassi più elevati” del valore medio regionale per i tumori maligni dello stomaco, del fegato e della vescica tra i soli uomini e della trachea, dei bronchi e dei polmoni in entrambi i sessi.  

Su richiesta del Comune di Lampedusa e Linosa, dell’ASP di Palermo e dell’Associazione “Askavusa” (promotrice dalla Campagna No Radar), dal 18 al 20 novembre 2014 l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA Sicilia) ha misurato i campi elettromagnetici di alta frequenza in alcuni siti dell’isola: a Capo Grecale dove sorge il radar di sorveglianza costiera della Guardia di finanza; nell’aeroporto dove incidono diverse stazioni per le telecomunicazioni dell’Aeronautica militare oltre al radar per il controllo del traffico aereo; in località Alberosole, Capo Ponente, dove sono presenti i sistemi di sorveglianza dell’Aeronautica militare e alcuni ripetitori televisivi; a Cala Creta, dove opera una stazione radiofonica FM locale; in alcune vie del centro cittadino interessate dalle emissioni degli impianti della telefonia cellulare.

Il 2 dicembre, il fisico Giovanni Bruno e il signor Pasquale Collura della Struttura territoriale di ARPA Agrigento hanno presentato il rapporto finale sui monitoraggi dei campi elettrici. “Lo scopo delle rilevazioni è stato quello di valutare la conformità dei rilievi effettuati alle norme di sicurezza elettromagnetica prescritte dalla normativa vigente e, più in generale, la loro rilevanza rispetto ai problemi di tutela della salute umana, dell’ambiente e delle possibili interferenze con apparecchiature elettromedicali in seguito alla presenza di emissioni elettromagnetiche di alta frequenza”, scrivono i tecnici dell’ARPA. “Le misure effettuate hanno evidenziato valori massimi del campo elettromagnetico di 5,05 V/m ovvero minori all’obiettivo di qualità di 6 V/m indicato dal DPCM dell’8 luglio 2013”.

Per ARPA Sicilia, dunque, l’inquinamento elettromagnetico a Lampedusa non è rilevante. Conclusioni per nulla condivise dal fisico sardo Massimo Coraddu, estensore per il Politecnico di Torino - con il prof. Massimo Zucchetti - del rapporto che ha documentato i gravissimi pericoli per l’uomo delle emissioni delle decine di antenne della stazione di telecomunicazioni della Marina militare Usa di Niscemi e di quelle che saranno generate quando entrerà in funzione il famigerato sistema satellitare MUOS. “In generale, la procedura adottata a Lampedusa non sembra adeguata al problema e neppure conforme alla normativa vigente, la strumentazione e la tecnica di misura utilizzate sono inadeguate e i risultati sono dunque del tutto inattendibili”, denuncia il prof. Coraddu. “Il numero di punti di misura effettivamente realizzati per ciascuna sorgente è troppo esiguo, da un minimo di uno a un massimo di sette. Manca qualunque informazione riguardante le sorgenti: non se ne riporta la posizione (né mediante coordinate geografiche né attraverso l’inquadramento topografico), non è specificata la tipologia né vengono indicate le caratteristiche radioelettriche (frequenza, potenza, guadagno d’antenna, etc.), né tantomeno si riportano i valori di campo previsti dal gestore come imposto dal Codice delle comunicazioni elettroniche, DLGS n. 259 dell’1 agosto 2003”. Sempre secondo il prof. Coraddu, le misurazioni effettuate da ARPA Sicilia sono documentate in modo incompleto e si è persino omesso di riportare i punti precisi in cui esse sono state effettuate. “È stata utilizzata una tecnica di misurazione a banda larga, ovvero si e misurato l’effetto complessivo della sovrapposizione di tutte le sorgenti presenti, di tipo molto differente (radar di potenza, ripetitori radiotelevisivi, ponti radio, stazioni radio base per la telefonia cellulare, etc.), senza distinguere il contributo dato da ciascuna singola sorgente”, aggiunge Coraddu. “La normativa prescrive invece di affiancare alla tecnica a banda larga la più precisa e sofisticata tecnica a banda stretta, con strumenti dotati di risposta temporale tale da rivelare le caratteristiche degli impulsi emessi (durata e frequenza di ripetizione dell’impulso), e una dinamica sufficiente a sopportare intensità di picco che possono raggiungere le migliaia di V/m. Nel caso di misure effettuate in regime di campo vicino occorreva inoltre rilevare anche la componente magnetica”.

Relativamente alle misurazioni sulle diverse sorgenti radar, il prof. Coraddu rileva che i tecnici dell’Agenzia regionale non hanno rilevato i valori di picco dei campi elettromagnetici emessi. “I radar spesso emettono impulsi elettromagnetici molto brevi (da qualche μsec sino a qualche decina di nsec) con livelli di picco migliaia di volte superiori a quelli medi”, spiega il fisico. “In queste condizioni le sonde utilizzate da ARPA Sicilia possono produrre risultati totalmente inattendibili per problemi sia di risposta temporale che di saturazione”. Massimo Coraddu osserva pure limiti e incongruenze nei rilievi effettuati per le emissioni prodotte dalle stazioni della telefonia cellulare e dalle emittenti radiofoniche. “Nel caso in cui il valore misurato raggiunga 75% del valore limite d’attenzione di 6 V/m, ossia 4,5 V/m, la Norma CEI 211-7 impone che si ripeta la misurazione con gli strumenti a banda stretta. Tale livello è stato però raggiunto e superato in via Ariosto 21/23 (con misure di 4,57 V/m e 5,05 V/m) senza che siano stati fatti ulteriori accertamenti. Paradossalmente, è stato poi predisposto un monitoraggio continuo mediante centralina di rilevamento, non in questa via, dove si sono registrati i valori di campo più elevati, ma in via Cavour 19, dove i livelli di campo risultavano nettamente inferiori (massimo registrato 2,8 V/m)”.

A conclusione delle sue osservazioni, il prof. Coraddu suggerisce l’adozione di una serie di misure più idonee per l’individuazione e il contrasto delle fonti elettromagnetiche inquinanti. “Sarebbe molto opportuno realizzare un piano previsionale complessivo delle emissioni, che tenga conto della somma di tutti i contributi sulla base di un censimento completo delle sorgenti presenti nell’isola, in modo da individuare eventuali aree a rischio e procedere al loro risanamento”, scrive il fisico. “Nessun impianto trasmittente realizzato dopo il 2003 può essere privo di tale modello previsionale, mentre ai gestori di impianti realizzati prima di quella data occorre richiedere di realizzarne e presentarne uno”.

Per quanto riguarda le emissioni delle stazioni della telefonia cellulare e di quelle radiofoniche, rilevate da ARPA con livelli di campo assai elevati e prossimi ai limiti di sicurezza all’interno dell’abitato, il prof. Coraddu chiede che le misurazioni vengano ripetute con maggiore accuratezza, “utilizzando una tecnica e una strumentazione a banda stretta e con un maggior numero di punti di misura”. Anche per le emissioni prodotte dai radar militari, e i cui rilievi dell’ARPA sono ritenuti del tutto “inattendibili”, Coraddu suggerisce ad eseguire nuovamente le misurazioni con strumenti banda stretta “in grado di rivelare adeguatamente impulsi di breve durata ed elevata intensità”, previa una completa conoscenza delle caratteristiche radiometriche delle sorgenti. “In tutti quei casi in cui il modello previsionale o le misure di verifica abbiano evidenziato valori di campo prossimi o superiori ai limiti di sicurezza previsti, bisognerà adottare provvedimenti immediati per la riduzione delle emissioni”, conclude il fisico. “Solo tali procedure sono in grado di garantire il rispetto delle norme di sicurezza per la salute umana, mentre eventuali misure aggiuntive potranno essere adottate, ad esempio, per la sicurezza dei portatori di dispositivi elettromedicali impiantati (soggetti al rischio di interferenza elettromagnetica) o per la protezione della fauna all’interno di zone naturalistiche protette”.
“Le osservazioni del prof. Coraddu ci spingono a intensificare la campagna contro l’installazione a Lampedusa di nuove sorgenti di onde elettromagnetiche, come ad esempio i radar dell’Aeronautica e della Marina militare a Capo Ponente”, afferma Giacomo Sferlazzo di “Askavusa”. “Abbiamo avuto modo di verificare che il Comune è sfornito di un regolamento edilizio e di un registro inerente l’installazione di antenne, ripetitori e radar. Ci chiediamo se l’amministrazione abbia provveduto come annunciato ad uno studio indipendente sulle emissioni di onde elettromagnetiche. Sul radar di Capo Grecale, di proprietà della Guardia di finanza, abbiamo fatto un esposto alla Procura della Repubblica insieme ad altre associazioni di Lampedusa. Si tratta di un sistema che serve a intercettare le imbarcazioni di migranti, modello Elta System ELM 2226, acquistato in Israele grazie al Fondi per le frontiere esterne Ue 2007-13. Per i suoi pericolosi impatti sulla salute e l’ambiente, questo tipo di radar è stato bocciato tre volte dal Tar della Sardegna. In Sicilia, l’ELM 2226 era stato installato a Capo Murro di Porco, Siracusa, ma le proteste degli ambientalisti hanno costretto i militari a trasferirlo a Melilli, dove però resta spento da più di tre anni per mancanza di autorizzazioni. Attendiamo di sapere dai giudici se per l’installazione e l’attivazione del radar israeliano a Lampedusa siano state rispettate le leggi vigenti”.

mercoledì 21 gennaio 2015

La lesa maestà del sindaco di Falcone


“Il giornalista, seppur utilizza toni particolarmente forti ed espressioni suggestive, a parere di quest’ufficio, non travalica il limite di critica politica/storica posto che nella ricostruzione della storia del Comune di Falcone richiama fatti da sempre ricollegati al paese nonché problematiche sociali che attengono alla realtà del territorio locale”. Così scrive la dott.ssa Francesca Bonanzinga, Pubblico ministero del Tribunale di Patti (Messina), nella richiesta di archiviazione depositata il 7 febbraio 2013 nei confronti del giornalista Antonio Mazzeo, querelato dal Comune di Falcone per un’inchiesta pubblicata sul periodico I Siciliani giovani (n. 7 luglio-agosto 2012), dal titolo “Falcone comune di mafia fra Tindari e Barcellona Pozzo di Gotto”.

L’inchiesta giornalistica si era soffermata su una serie di vicende che avevano interessato la vita politica, sociale, economica ed amministrativa della piccola cittadina della costa tirrenica del messinese (speculazioni immobiliari dalle devastanti conseguenze ambientali e paesaggistiche; lavori di somma urgenza post alluvione del 2008 dal forte impatto sul fragilissimo territorio; ecc.); alcuni passaggi erano stati dedicati inoltre alle origini e alla dinamica evolutiva delle organizzazioni criminali presenti nel territorio, organicamente legate alle potenti cosche mafiose di Barcellona Pozzo di Gotto.

“Nel caso di specie – prosegue il PM del Tribunale di Patti – la critica mossa dal giornalista non si risolve in un attacco sterile e offensivo nei confronti del denunciante ma in una amara riflessione sulla storia del Comune di Falcone, ove, il denunciante viene menzionato solo perché facente parte della gestione dell’Amministrazione Comunale”. Per tutto questo, conclude la dott.ssa Bonanzinga, “non sussistono, pertanto, elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio nei confronti dell’odierno indagato per il reato di cui all’. art. 595 c.p. (diffamazione a mezzo stampa)”.

Il 24 agosto 2012, una settimana dopo la pubblicazione dell’inchiesta, la Giunta comunale di Falcone con il Sindaco avv. Santi Cirella, aveva deliberato all’unanimità – onde tutelare l’immagine e la rispettabilità del paese – di conferire l’incarico all’avv. Rosa Elena Alizzi per sporgere querela nei confronti del giornalista. Il 20 ottobre 2012, la denuncia-querela, a firma del sindaco e della legale incaricata, veniva presentata al Comando Stazione dei Carabinieri di Falcone. Contro la richiesta d’archiviazione depositata dal Pm di Patti, l’avv. Alizzi ha presentato opposizione il 29 dicembre 2012. “Nell’articolo pubblicato, il giornalista Mazzeo non è rimasto affatto imparziale, dimostrando di aderire, sic et simpliciter, alla tesi propugnata da rappresentanti dell’opposizione politica dell’attuale amministrazione, non rispettando i limiti di verità e continenza indefettibili per il legittimo esercizio del diritto di cronaca”, scrive la legale del Comune di Falcone. “Titolo, catenacci, aggettivi sovrabbondanti, accostamenti suggestionali, decontestualizzazioni, omissioni, tutto conducente in un’unica direzione, quella manifestata nelle righe conclusive, del pezzo: annullare la volontà popolare”. Per l’avv. Alizzi e il comune tirrenico, “l’unica finalità dell’articolo è l’abbattimento dell’attuale Amministrazione e dell’odierno Sindaco”.

Guai dunque a provare ad analizzare le contraddizioni sociali e le infiltrazioni criminali di un territorio, dar voce alle opposizioni o porre interrogativi sulle scelte e gli interventi di chi governa l’ente locale. Specie poi se le “presunte” vicende criminali o le perplessità e i dubbi sull’operato politico-amministrativo trovano eco sui media nazionali o nelle sedi istituzionali. “A riprova della grande capacità lesiva della condotta dell’indagato – conclude l’avv. Alizzi - non si può non evidenziare la circostanza che in data 20 novembre 2012, l’on. Antonio Di Pietro abbia presentato un’interpellanza parlamentare indirizzata a vari organi, in cui, richiamando espressamente l’articolo in questione, ha chiesto l’accesso della commissione prefettizia per valutare la sussistenza dei requisiti finalizzati allo scioglimento degli organi politici del comune di Falcone”. 
Al fine di decidere sulla richiesta di archiviazione, il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale ordinario di Patti ha fissato l’udienza in Camera di Consiglio, il prossimo 22 gennaio. Antonio Mazzeo sarà assistito dall’avv. Carmelo Picciotto del Foro di Messina.




martedì 20 gennaio 2015

Riparte il MUOS tra sviste ed errori tecnici


Nella stazione di Cape Canaveral, Florida, le forze armate Usa e i tecnici di Lockheed Martin stanno per avviare il count down per il lancio del vettore spaziale Atlas 5-551 con a bordo il terzo satellite del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che conterà su cinque satelliti geostazionari e quattro terminali terrestri, uno dei quali in via di completamento a Niscemi, Caltanissetta. Il conto alla rovescia prenderà il via la notte del 19 gennaio, mentre il lancio è programmato, salvo imprevisti dell’ultima ora, per martedì 20 tra le 19.42 e le 20.26 locali, dal complesso n. 41 della grande base aerospaziale. L’Atlas 5 condurrà il MUOS 3 nell’orbita prefissata tre ore dopo il lancio; subito dopo il satellite di Lockheed Martin inizierà una serie di manovre indipendenti che lo posizioneranno nell’orbita geostazionaria finale a 22.300 miglia dalla terra. “Questo terzo lancio del MUOS segna un ulteriore passo per raggiungere la completa funzionalità del sistema satellitare entro il 2016”, ha dichiarato il capitano Joseph Kan, direttore del programma MUOS di US Navy. “La Marina, in stretta collaborazione con l’Esercito e l’Aeronautica e le nostre industrie partner, sta creando il futuro delle comunicazioni satellitari mondiali per gli Stati Uniti e, potenzialmente, per le nazioni alleate”.

Per Iris Bombelyn, vice presidente per le comunicazioni in banda larga di Lockheed Martin, con il terzo satellite si espanderà notevolmente la copertura della nuova rete mobile satellitare. “La costellazione del MUOS supporterà le comunicazioni in voce e video e lo scambio di dati tra le unità da guerra”, ha spiegato Bombelyn. “Le antenne del MUOS sono state progettate per facilitare le comunicazioni in UHF (Ultra High Frequency) e quando il sistema satellitare sarà operativo, tutti gli utenti potranno mettersi in rete, in modo sicuro, grazie a una tecnologia basata sul Protocollo Internet per trasmettere e ricevere da qualsiasi parte del mondo essi si trovino”.

A fine dicembre, Lochkeed Martin ha reso noto di aver completato all’interno dei propri stabilimenti di Sunnyvale, California, la costruzione di un mega terminare radio che consentirà di velocizzare le comunicazioni tra le unità e i sistemi di guerra “utenti” del MUOS (cacciabombardieri, sottomarini, unità navali, droni, ecc.). La Test Radio Access Facility (TRAF) di Lockheed Martin, costata più di 6,5 milioni di dollari, consentirà la connessione ultra-veloce tra più di 55.000 terminali, utilizzando il codice d’accesso per le trasmissioni in banda larga del MUOS Wideband Code Division Multiple Access. “La nuova Test Radio Access Facility accrescerà le capacità sperimentali e operative dell’azienda e ci consentirà di sviluppare nuovi software, hardware e ulteriori applicazioni utilizzando i segmenti e i simulatori satellitari”, ha dichiarato Glenn Ladue, manager del programma MUOS TRAF.

Il via al satellite numero 3 e la realizzazione dei nuovi impianti in California non hanno tuttavia placato le polemiche sulla dubbia funzionalità del multimiliardario sistema satellitare. Una serie interminabile di errori progettuali hanno causato rilevanti ritardi all’intero programma. Il lancio del terzo vettore Atlas era stato previsto entro l’autunno 2014, ma un “inatteso” problema rilevato nella primavera 2013, ha costretto a rinviarlo al 20 gennaio 2015. Nello specifico, i tecnici di Lockheed Martin avevano scoperto un insufficiente adattamento dei sistemi di comunicazione UHF nel satellite agli enormi sbalzi di temperatura che si registrano nello spazio.

“Il ritardo per il terzo satellite MUOS non comporterà costi aggiuntivi al programma”, ha dichiarato John Zangardi, vicesegretario di US Navy, nel corso di una sua recente audizione davanti al Sottocomitato per le Forze armate del Senato. La direttrice per la gestione degli acquisti governativi dell’U.S. Government Accountability Office (GAO), la Corte dei Conti statunitense, Cristina Chaplain, ha però pubblicamente criticato l’operato dei militari e delle aziende contractor. “Attualmente più del 90% delle funzioni del primo satellite MUOS messo in orbita sono sottoutilizzate a causa dei ritardi registrati per portare a termine il programma”, afferma Cristina Chaplain in un report pubblicato nel marzo 2014. “Le forze armate fanno affidamento sulle connessioni dei terminali ma non sono in grado di avvantaggiarsi delle maggiori funzioni offerte dal nuovo sistema satellitare”. L’ennesima doccia fredda è giunta nell’ottobre scorso, quando il Comando di US Navy ha reso pubblico che il cosiddetto “test di valutazione operativo multifunzione” del MUOS - previsto inizialmente nell’aprile 2014 e poi rinviato a giugno - è stato posticipato al dicembre 2015 “a causa dei problemi d’integrazione della nuova frequenza radio del sistema con i quattro terminali terrestri”.
I primi due satelliti del MUOS sono stati lanciati, rispettivamente, nel febbraio 2012 e nel luglio 2013. Il lancio del quarto satellite, pianificato per il gennaio 2015, non avverrà prima della fine della prossima estate mentre il quinto e ultimo satellite dovrebbe essere lanciato da Cape Canaveral nel luglio 2016, anche se non è stato ancora scelto il tipo di vettore che lo trasporterà. Se il cronogramma sarà rispettato, la rete tra terminali terrestri e satelliti sarà pienamente operativa a partire del 2017, mentre nel biennio 2018-19 diverranno compatibili con il sistema MUOS i primi 12.000 terminali-utenti. I circa 53.000 terminali finali saranno in rete solo alla fine del 2025.

domenica 11 gennaio 2015

Il MUOS per ipermilitarizzare e depredare l’Artico


Gli Stati Uniti d’America hanno un asso nella manica per trionfare nella competizione tra vecchie e nuove superpotenze per il controllo militare, politico ed economico dei mari del Polo Nord e dell’Antartide, fragilissimi ecosistemi. Si tratta del MUOS (Mobile User Objective System), il più recente sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare Usa, costituito da quattro terminali terrestri distribuiti in tutto il pianeta (uno in Sicilia, all’interno della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi, Caltanissetta) e cinque satelliti in orbita geostazionaria a oltre 36.000 km di distanza.

Grazie ai primi due satelliti lanciati sino ad oggi nello spazio, la Marina statunitense ha attivato le “prime connessioni satellitari affidabili” nel Mar Glaciale Artico. La sperimentazione e l’uso nei mari del Nord del nuovo sistema di telecomunicazioni per le guerre globali del XXI secolo ha preso il via nella primavera del 2014 con “Ice Exercise – ICEX ‘14”, l’esercitazione condotta dal Comando per le forze subacquee di US Navy (COMSUBFOR), in collaborazione con i tecnici di Lockheed Martin, l’azienda statunitense che ha progettato e realizzato il MUOS. Nel corso di ICEX ’14, le unità e gli utenti mobili del COMSUBFOR hanno potuto utilizzare una stazione terrestre di dimostrazione del nuovo sistema satellitare per ricevere e trasmettere “in modo sicuro” messaggi ed e-mail. “Per la prima volta nella storia, gli utenti militari hanno potuto trasferire file con notevoli quantità di dati, utilizzando connessioni satellitari stabili nella regione artica”, ha dichiarato Amy Sun, responsabile dei programmi avanzati di trasmissione di Lockheed Martin. “Un nostro team ha sperimentato le caratteristiche funzionali del Wideband Code Division Multiple Access (WCDMA), il codice d’accesso per le trasmissioni in banda larga del MUOS, utilizzando tre differenti stazioni radio in condizioni ambientali estreme, quasi nel punto più a nord della terra”. Le connessioni con i satelliti MUOS, hanno consentito a US Navy e Lockheed Martin più di 150 ore di trasmissione dati. “Abbiamo inviato senza interruzioni e con la massima sicurezza grandi quantità di foto, mappe ed altri dati informativi e d’intelligence, cosa che non avremmo potuto fare con i sistemi satellitari sino ad oggi esistenti”, ha aggiunto mister Sun. Stando sempre a Lockheed Martin, il sistema WCDMA del MUOS ha consentito di aumentare di 16 volte la quantità dei dati trasmessi nell’unità di tempo.

“Operando da un accampamento ghiacciato oltre il Circolo Artico, i nostri tecnici hanno provato che il MUOS è un asset affidabile per le comunicazioni nell’estremo nord”, ha dichiarato Paul Scearce, direttore dei Programmi militari spaziali di Lockheed Martin. “Nel 2013 avevamo già verificato la portata della nuova costellazione satellitare, ma ICEX ’14 è stata la prima volta in cui il MUOS è stato utilizzato durante lo svolgimento di esercitazioni del governo Usa. Da oggi, grazie al MUOS, gli utenti potranno comunicare in tutto il globo utilizzando un apparato radio, senza dover modificare di volta in volta le modalità di trasmissione a causa delle differenti aree di copertura. Il MUOS accresce enormemente il potenziale operativo dei suoi utenti mobili, non solo nei tradizionali teatri operativi, ma anche nei punti più lontani del pianeta”.

L’espansione dell’area coperta dalle trasmissioni nei mari del Nord arriva in un periodo storico caratterizzato da forti tensioni tra Stati Uniti, Canada, Russia e diversi paesi europei per il controllo e la “colonizzazione” delle regioni polari. “Nell’Oceano Artico, la richiesta di consistenti servizi di trasmissione di messaggi in voce e dati non potrà che aumentare”, spiega Paul Scearce. “In quest’area geografica si stanno sperimentando sempre maggiori attività di navigazione, turistiche e di sfruttamento delle risorse naturali che, presumibilmente condurranno anche ad una crescita delle richieste di ricerca e salvataggio. Il MUOS ci consente di esserci ed operare con successo. Ma anche l’Antartide dovrebbe fornire performance e risultati similari a quelli sperimentati nell’Artico. Lockheed Martin ha in programma di verificare presto anche in questa regione la potenza dei segnali del MUOS”.

L’esercitazione ICEX ’14 prese il via alla fine del 2013 con la predisposizione di specifici sensori da parte dell’Arctic Submarine Laboratory di US Navy e l’addestramento e la formazione del personale militare destinato al Mar Glaciale Artico. La prima fase prettamente operativa iniziò il 17 marzo 2014 presso l’Ice Camp Nautilus, un accampamento realizzato a circa 100 km a nord della Prudhoe Bay (Alaska) su una lastra di ghiaccio alla deriva nell’oceano. Da allora, le antenne e i sistemi tecnologici avanzati dell’accampamento hanno assicurato le telecomunicazioni con i due sottomarini a capacità e propulsione nucleare USS New Mexico (classe Virginia) e USS Hampton (classe Los Angeles) che nel febbraio 2014 avevano lasciato le rispettive basi navali per raggiungere l’Artico dall’Oceano Pacifico e dall’Atlantico. “La fase iniziale di ICEX 2014 ha incluso anche la raccolta di dati ambientali e l’effettuazione di una serie di test durante il trasferimento dei sottomarini verso il nord, monitorati dal centro operativo di Camp Nautilus, dal Chief of Naval Operations (OPNAV N97) Submarine Arctic Warfare Program e da un gruppo di ufficiali delle forze armate di Stati Uniti e Canada”, riporta Il Comando per le operazioni subacquee della Marina Usa. “La seconda fase di ICEX 2014 ha visto le prove d’immersione ed emersione nel ghiaccio di uno dei due sottomarini e l’attracco e la sosta in un banco di ghiaccio. In questa fase, dal 17 al 27 marzo, il sistema satellitare MUOS ha operato per conto dell’Ice Camp Nautilus”.

L’esercitazione militare ICEX si ripete ogni due ed ha come scopo centrale quello di testare il funzionamento dei sottomarini nucleari Usa nel Mar Glaciale Artico. Alle attività, oltre ai militari e ai tecnici di COMSUBFOR e del l’Arctic Submarine Laboratory, partecipano alcuni ricercatori del laboratorio di fisica applicata dell’Università di Washington. “ICEX è importante per la nostra strategia marittima perché ci consente in modo realistico di migliorare le nostre conoscenze e operare in tutte le aree del pianeta”, ha dichiarato l’ammiraglio Gary Roughead, già a capo delle operazioni navali Usa. “ICEX permette alla Marina di effettuare una serie di test sui nostri sistemi di combattimento, di navigazione e di comunicazione. Il patrimonio di conoscenze sulla natura dinamica dell’Oceano Artico ottenuto con ICEX è socializzato al resto di US Navy ed è utilizzato per far sì che le forze navali Usa continuino ad operare in maniera eccellente nell’Artico e in altre aree geografiche caratterizzate da difficilissime condizioni ambientali”.

“Operare nell’Oceano Glaciale Artico è cosa diversa da ogni altra operazione marittima a causa delle estreme, rigide e inesorabili condizioni naturali”, ha spiegato l’ammiraglio Roughead. “La maggior parte delle sue acque è ricoperta da un denso spessore di ghiacci per buona parte dell’anno ed è inaccessibile alle unità di superficie. Oltre alle temperature estremamente basse, il continuo congelamento, scongelamento e ricongelamento fa sì che la salinità e la densità delle acque dell’Artico siano drasticamente differenti dai quelle degli altri oceani. Le attività di routine delle nostre forze subacquee sono dunque molto più complesse sotto il ghiaccio. Le operazioni d’identificazione in immersione, le esercitazioni con i siluri e quasi tutte le funzioni sonar sono pesantemente condizionate dalla specificità dei profili della velocità del suono che s’incontrano in questo ambiente imprevedibile”.

Sono sempre gli uomini di vertice delle forze navali Usa a spiegare le vere ragioni della pericolosa corsa militare ai ghiacciai del Polo Nord e all’Antartide che vede contrapposti gli Stati Uniti d’America e le altre potenze mondiali. “L’Oceano Artico è una delle aree più importanti dal punto di vista strategico per gli odierni e futuri leader militari e politici”, ha aggiunto l’ammiraglio Roughead. “Questo oceano lambisce diverse nazioni e serve come importantissima via di comunicazione marittima tra l’Atlantico e il Pacifico. La capacità di operare in questa regione in ogni periodo dell’anno e in ogni condizione atmosferica e ambientale è vitale per i nostri interessi nazionali e consente agli Stati Uniti un accesso sicuro alle risorse naturali esistenti e a tutte le aree operative marittime del mondo”.
 “C’è un aspetto per la sicurezza nazionale prioritario nel continuare a operare nel Mar Glaciale Artico con i sottomarini nucleari di US Navy”, ha dichiarato il comandante Greg Ott, vicedirettore per le operazioni di COMSUBFOR. “I sommergibili sono le uniche unità statunitensi in grado di muoversi stabilmente tra queste acque. Se poi un giorno i ghiacci si sciogliessero, l’Artico si trasformerebbe in una linea di comunicazione marittima vitale per l’economia mondiale. È dunque per noi importante che i nostri interessi vengano protetti”.

venerdì 9 gennaio 2015

C’era una volta… la Principessa del MUOS…


Tutto in soli otto giorni. Giorni che hanno segnato la storia della Sicilia. Che ne hanno ferito inesorabilmente l’anima e il territorio, che l’hanno sacrificata all’altare della guerra planetaria, ipermoderna e disumanizzata. Dal 19 al 26 luglio 2010, gli otto giorni - domenica inclusa – che bastarono a un’ingegnera palermitana di nobili origini a redigere una relazione sui “possibili effetti sulla popolazione e sulle biocenosi, con particolare riferimento all’avifauna, del sistema MUOS della Marina Militare Americana, nel sito di Caltanissetta” e produrre una “proposta di Piano di monitoraggio e delle misure di mitigazione per salvaguardare popolazione e avifauna stanziale e migratoria”. Centinaia e centinaia di pagine da sfogliare e valutare, codici e formule matematiche da decifrare, le potenze e le proiezioni dei fasci elettromagnetici da calcolare, le mappe di una delle più importanti riserve naturali del Mediterraneo da rileggere e reinterpretare. Nella torrida estate siciliana, la professoressa Patrizia Livreri, docente della Facoltà d’Ingegneria di Palermo riuscì a portare felicemente a termine l’incarico nei tempi record fissati da URS Italia, un’azienda privata di Milano contrattata ad hoc dal Comando di US Navy preposto alla progettazione e alla realizzazione del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari.

Il fatto che bastarono otto giorni per analizzare le caratteristiche tecniche del MUOS e i suoi effetti sulla salute dell’uomo, della flora e della fauna di Niscemi è stato certificato il 26 luglio 2014 dalla stessa Livreri nel curriculum vitae prodotto su carta intesta del DEIM Dipartimento di Energia, Ingegneria dell’informazione e Modelli matematici dell’Università degli Studi di Palermo. Il responso degli studi fu inequivocabile: le enormi parabole satellitari del MUOS sono del tutto innocue e l’installazione di uno dei quattro terminali terresti all’interno della sughereta di Niscemi, sito d’importanza comunitaria, non potrà che avere effetti migliorativi sull’ambiente e il territorio. Conclusioni rigirate alla Regione Siciliana e che convinsero l’allora governatore dell’Isola, l’on. Raffaele Lombardo, ad autorizzare i lavori di costruzione dell’impianto di telecomunicazioni satellitari.

Solo una parte di questa brutta storia era stata raccontata dalla stessa Livreri e dal professore Luigi Zanforlin, anch’egli docente della Facoltà d’Ingegneria di Palermo, ai membri delle Commissioni Territorio e Ambiente e Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana, il 5 febbraio 2013, nel corso di un’audizione pubblica sul MUOS di Niscemi. “Devo precisare che sono stata chiamata da una società italiana, non dagli americani”, esordì Patrizia Livreri. “Sono stata contattata dalla società d’ingegneria e consulenza ambientale URS di Milano e ho preso a riferimento i dati relativi alle emissioni elettromagnetiche registrate in un’analoga postazione di antenne MUOS operante nelle isole Hawaii. Noi abbiamo espresso un parere non su un’arma di guerra ma di telecomunicazioni, migliorativa rispetto all’esistente. Il MUOS è un sistema di difesa del territorio, un sistema dell’ONU. La Sicilia è sola davanti ad un problema che riguarda tutto il mondo e nessuno di noi è stato ascoltato. Dobbiamo costituire un tavolo tecnico in cui parlare di cose serie con tutti i dati a disposizione”. Incalzata dai sempre più sconcertati parlamentari dell’ARS, la Livreri rispose però che certe informazioni, lei, aveva il diritto-dovere a tenerle top secret. “I dati completi sul MUOS sono secretati, per cui li potremo dare fino ad un certo punto, perché abbiamo firmato un non-disclosure act con la Marina Usa. Se me li chiederete con una richiesta ufficiale dell’ARS all’Università, vi forniremo tutti i dati possibili”. In verità, i due ingegneri palermitani erano stati convocati in audizione in qualità di “consulenti” dell’allora Presidente della Regione Siciliana Lombardo “per la valutazione dell’impatto ambientale del sistema MUOS della US Navy”. A fine 2010, infatti, Lombardo aveva chiesto la collaborazione di Livreri e Zanforlin per chiudere, sulla base di dati scientifici inequivocabili e incontestabili, una vicenda che rischiava di pregiudicare irrimediabilmente le relazioni tra la Sicilia, Roma e Washington.

“I professori Livreri e Zanforlin sono due tecnici neutrali e non ingaggiati sicuramente dal Ministero della difesa o dalla Nato, ma segnalati in maniera particolare dal Rettore dell’Università di Palermo”, spiegò lo stesso Lombardo. Il 16 febbraio 2011, il governatore, alcuni dirigenti regionali, tre colonnelli delle forze armate e il parlamentare Alessandro Ruben (Fli), membro della commissione Difesa della Camera e delegato presso l’Assemblea Parlamentare della Nato, raggiunsero Niscemi per presentare agli amministratori locali le conclusioni a cui erano giunti i due consulenti scientifici. “Le nuove antenne statunitensi del MUOS, da come espresso dai tecnici in materia, fanno meno male rispetto a quelle che insistono già nel territorio di Niscemi, asserì Lombardo in Consiglio comunale. Seguirono poi gli interventi dei docenti della facoltà d’Ingegneria di Palermo. “L’emissione delle antenne paraboliche ed elicoidali del MUOS avrebbe prodotto un campo elettrico che si perde nel rumore di fondo, cioè a livello di 0,3/0,5% dei 6 V/m, il limite estremamente cautelativo previsto dalle norme italiane”, spiegò il professor Zanforlin. “Il MUOS è un’innovazione tecnologica a bassissimo impatto ambientale che non comporta condizioni di rischio per la salute dell’uomo”, aggiunse la professoressa Livreri. Le tre antenne del sistema mandano il segnale al satellite ma non funzionano contemporaneamente. Il loro scopo è di trasmettere i dati elaborati sulla stazione base e ovviamente il funzionamento è previsto per una, due antenne. Un’altra è sempre di riserva per dare continuità alla trasmissione. Il successivo 22 febbraio 2011, su carta intestata del Dipartimento d’Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni dell’Università di Palermo, i due docenti qualificarono il MUOS come un sistema migliorativo poiché presenta valori di campo elettromagnetico di gran lunga inferiori a quelli generati dal sistema di comunicazioni attualmente esistente nella base americana di Niscemi. Per Livreri e Zanforlin, la previsione di una non operatività di parte delle 27 antenne attualmente funzionanti, correlata all’installazione delle antenne paraboliche ed elicoidali, porterebbe ad un evidente abbassamento dei livelli di campo elettromagnetico.

Le conclusioni dei docenti palermitani furono respinte integralmente da diversi studiosi, in particolare dal professore Massimo Zucchetti, ordinario di Impianti nucleari del Politecnico di Torino e dal dottore Massimo Coraddu, consulente esterno del dipartimento di Energetica del Politecnico. Con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di punti caldi”, rilevarono Zucchetti e Coraddu in un rapporto consegnato al Comune di Niscemi e alla Regione siciliana dove si evidenziarono le incongruenze e gli errori dello studio Livreri-Zanforlin. I rilievi del Politecnico furono però ignorati dalla giunta Lombardo: ottenuti i pareri favorevoli alla realizzazione degli impianti dall’ARPA Sicilia e dal Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale, l’1 giugno 2001 la Regione diede l’ok al MUOS. Successivamente, la parzialità, la fragilità, le omissioni e i limiti scientifici delle analisi condotte dai consulenti di fiducia di Lombardo (una, lo ricordiamo, contestualmente incaricata per gli stessi studi dall’azienda contractor della Marina Usa) furono rilevate nel corso del procedimento, davanti al Tribunale Amministrativo di Palermo, sulle “presunte” violazioni commesse dalla Regione nella concessione delle autorizzazioni ai lavori per il terminale MUOS di Niscemi. 

Alle polemiche sempre più velenose e alle accuse dei No MUOS su possibili conflitti d’interessi, la professoressa Livreri ha risposto nel febbraio 2013 con un’intervista ad una testata siciliana. “Per chiarire, non so chi abbia incaricato il gruppo URS di Milano”, ha dichiarato la docente. “Ho cercato di contattare il governatore Rosario Crocetta circa un mese fa, attraverso il centralino della Regione siciliana. Avrei voluto dargli delle informazioni sul MUOS, ma non ho avuto riscontro. Ho provato a contattare anche il ministro degli Interni e la Presidenza del consiglio, invano. Siamo di fronte a una farsa: se si vuole veramente intervenire la Regione siciliana discuta della vicenda MUOS con lo Stato e l’Unione europea”.

Sì, proprio una farsa, con un epilogo dal sapore amaro e beffardo. Impossibile sapere chi ci fosse dietro URS? Bastava dare un’occhiata al sito internet aziendale per verificare che la società di Milano è interamente controllata dalla URS Corporation, holding internazionale con sede a San Francisco (California) operante nel campo dell’ingegneria militare, nucleare, spaziale, ecc. e dell’offerta di servizi di progettazione, manutenzione, ampliamento e dismissione di siti militari. Più specificatamente, URS Italia “fornisce di norma la propria consulenza al Dipartimento della Difesa sull’applicabilità delle normative ambientali e tecniche nazionali alle basi dell’esercito, della marina e dell’aeronautica militare Usa in Italia”. Conti alla mano, nel solo periodo compreso tra il 2006 e il 2013, la società milanese ha sottoscritto con il Pentagono contratti per un ammontare di 1.280.886 dollari per non meglio specificati servizi di ingegneria e valutazione di impatto ambientale.

URS Italia è anche operativa da tempi immemorabili in Sicilia, dove ha concorso alla realizzazione di opere strategiche, buona parte delle quali dal devastante impatto socio-ambientale. In raggruppamento con R.P.A. S.p.A., l’azienda si è aggiudicata la gara per la progettazione e la direzione dei lavori d’ampliamento dell’aeroporto di Lampedusa. Con il Laboratorio di analisi SGS si è aggiudicata la gara di Eni Mediterranea Idrocarburi, società del gruppo Eni, per la “caratterizzazione ambientale dei siti industriali e/o aree dismesse situati nella Piana di Gela”. URS Italia ha pure eseguito lo studio d’impatto ambientale sul nuovo impianto per la produzione di idrogeno HMU3, con una capacità produttiva massima di circa 25.000 Nm3/h di idrogeno puro, in via di realizzazione nella Raffineria di Milazzo, di proprietà al 50% di Eni e Kuwait Petroleum Italia. Nel 2005, URS ha partecipato in associazione con Spea Ingegneria Europea S.p.A., CESI, Telespazio ed Elsag (gruppo Finmeccanica) alla gara internazionale per il conferimento del monitoraggio ambientale, territoriale e sociale per la fase ante operam, di costruzione e di esercizio del Ponte sullo Stretto di Messina, poi vinta dal gruppo con capofila Fenice S.p.A.. Nel gennaio 2006, URS Italia ha anche acquisito il Centro Oceanografico Mediterraneo (Ceom) di Palermo, costituito agli inizi degli anni ‘90 come joint venture dall’Eni e dalla Regione Siciliana. Il Ceom, specializzato in “analisi di compatibilità ambientale per lo sfruttamento a fini industriali e scientifici delle risorse marine”, è stato incaricato in particolare di eseguire il monitoraggio ambientale durante la costruzione del Libyan Gas Transmission System, il gasdotto che trasporta il gas libico alle coste siciliane.

Ma chi è e cosa fa quella che è ormai stata definita da pacifisti e ambientalisti  come la principessa del MUOS? L’ingegnera Patrizia Livreri ricopre attualmente i ruoli di “professore aggregato” dell’Università degli Studi di Palermo - Scuola Politecnica e “professore associato” del CNR, docente di “Elettronica” per il corso di laurea in Ingegneria meccanica e di “Strumentazione e Misure Elettroniche” (6 crediti) per il corso di Ingegneria elettronica. Amplissimo il ventaglio delle competenze scientifiche dichiarate dalla Livreri: esse spaziano dai “sistemi radianti a microonde” alle “misure a microonde, campi elettromagnetici, impianti energetici, efficienza energetica ed energie alternative, politiche industriali energetiche ed ambientali, sviluppo sostenibile, valutazioni di impatto ambientale, ricerca e innovazione sostenibile, trasferimento tecnologico, alta formazione e bandi Ue, finanza agevolata, cooperazione internazionale”.

Altrettanto variegato il curriculum relativo agli incarichi professionali ricoperti in passato, alcuni dei quali per conto di importanti aziende attive pure nella produzione di sofisticati sistemi militari. Dal 2 febbraio 1987 al 31 agosto 1988, la Livreri ha operato come “progettista di circuiti a microonde” presso l’azienda Elettronica S.p.A. di Roma, leader europeo nella realizzazione di apparati per la difesa elettronica (alcuni di essi sono stati acquisiti in ambito nazionale e Nato per i cacciabombardieri Eurofighter, AMX, Mirage 2000 e Tornado, per gli elicotteri da combattimento NH-90 e EH101, per le fregate lanciamissili “Horizon”). Dal 2 aprile 1995 al 2 aprile 1998, Livreri ha ricoperto l’incarico di ricercatrice presso la Facoltà di Ingegneria di Palermo - settore delle microonde - in progetti finanziati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica (MIUR), da imprese transnazionali (ST Microelectronics, Italtel, IBM) e da società del gruppo Finmeccanica produttrici di sistemi radar civili e militari ed apparati di contromisura elettronica (Alenia, Galileo Avionica, Selex). Sempre per Galileo Avionica (oggi confluita in ES Selex), nel gennaio 2002, l’ingegnera è stata “docente  responsabile del  progetto di formazione per la riqualificazione del personale nel settore delle microonde”, su incarico della società Reiss Romoli.

Attualmente Patrizia Livreri ricopre il ruolo di “ideatore e project leader” del Distretto di Alta Tecnologia per i Beni Culturali (finanziato con 13 milioni di euro dal MIUR con fondi PON R&C, 2007-2013) e “principal investigator” del Progetto Heraclea (finanziato con fondi Horizon 2020), in partenariato con Svezia, Repubblica Ceca, Lituania, Spagna e Portogallo. Contestualmente, la docente è pure “principal investigator” nell’ambito degli accordi di collaborazione Italia-Israele firmati dall’Università di Palermo e la Ben Gurion University e di quelli Italia-Svezia (UNIPA-SLU), nonché “responsabile” del Programma MIT Italia sottoscritto tra l’ateneo palermitano e il Massachusetts Institute of Tecnology di Boston. Patrizia Livreri coordina inoltre le attività del Master di 1° livello Esperto di Valorizzazione e Comunicazione del Patrimonio Culturale indoor e outdoor e di quello di 2° livello Esperto di Nanotecnologie e Nanomateriali per i Beni Culturali (finanziato con 162.708 euro dall’Assessorato regionale ai Beni culturali e Pubblica istruzione). Negli anni accademici 2010-2011 e 2011-2012, la Livreri ha pure coordinato il Master di 2° livello Ricercatore Esperto di Nanotecnologie per le Energie Sostenibili, anch’esso finanziato dalla Regione Siciliana. Dall’anno accademico 2005-2006, l’ingenera ricopre pure il ruolo di “responsabile scientifico e di gestione” del Laboratorio di sperimentazione di Nanotecnologie e Nanomateriali per i Beni culturali dell’Università di Palermo, finanziato dal CIPE nel 2003, con un importo di 2.950.000 euro. Relativamente al campo strategico delle nanotecnologie, è opportuno menzionare che negli anni fiscali 2009 e 2010 il Dipartimento della difesa statunitense e l’U.S. Army Research Laboratory Command (il Comando per le ricerche in laboratorio dell’esercito Usa) ha sottoscritto due contratti per un valore complessivo di 70.000 dollari con la Facoltà d’Ingegneria di Palermo per la “produzione elettro-chimica di materiali nano-strutturali per applicazioni di conversione energetica.

La Livreri è inoltre componente dei consigli d’amministrazione del Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia e del Consorzio di ricerca PITECNOBIO (Piattaforma Tecnologica Ricerca Biotecnologie) con sede a Catania, il cui capitale societario appartiene per il 73% a diverse aziende private, il 17% agli Istituti Ortopedici “Rizzoli” di Bologna e il 10% dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. La docente ha pure svolto incarichi per conto di Banca Nuova e dell’Istituto Ortopedico Rizzoli per la sede siciliana; è stata componente della  Commissione del Concorso ministeriale per dirigenti scolastici; consulente dell’Assessore all’Industria per i distretti industriali e i laboratori pubblici privati e all’energia (Piano energetico ambientale della Regione Siciliana); consulente della Commissione Attività Produttive dell’Assemblea Regionale Siciliana; membro della Commissione ministeriale MIUR per la selezione dei Progetti di ricerca (PON 2007-2013), su nomina del Presidente della Regione Siciliana; componente della commissione tecnico-scientifica per l’inquinamento atmosferico dell’Assessorato ambiente del Comune di Palermo; componente del Comitato tecnico scientifico del Progetto Autoimprenditoria Femminile nel settore dei Beni Culturali (cofinanziato dall’Ue e dal MIUR); componente Commissione nazionale Pari Opportunità, su nomina del Ministro delle Pari Opportunità.

Lunga pure la lista degli studi, delle ricerche e delle valutazioni scientifiche commissionatele da amministratori ed enti locali. Ancora una volta su incarico dell’ex Presidente Raffaele Lombardo, la Livreri ha svolto la valutazione dell’impatto ambientale” di un radar meteorologico previsto a Comune di Isola delle Femmine per le operazioni del vicino aeroporto di Palermo-Punta Raisi. Inoltre è stata consulente per le valutazioni di impatto ambientale di un impianto eolico (Comune di Menfi, Agrigento), di un cogeneratore a biomassa liquida (Comune di Ribera), dei sistemi di stazione radio base di telefonia mobile (Comune di Cammarata). Recentemente il sindaco di Caronia (Messina) ha affidato alla docente lo studio per individuare le “cause ambientali” dei misteriosi incendi e “autocombustioni” che da più di un decennio tormentano la piccola frazione marinara di Canneto, episodi che secondo alcuni esperti sarebbero riconducibili alla sperimentazione di nuovi sistemi d’arma elettromagnetici. “Non è un fenomeno che viene dallo spazio”, ha dichiarato Livreri in un’intervista rilasciata il 10 novembre 2014 all’emittente televisiva messinese TCF, dopo un sopralluogo sprint a Caronia. Se fossimo in presenza di radiazioni che colpiscono dal lato opposto della costa, dovremmo essere in presenza di potenze elevatissime, ingiustificabili. Da cosa siano generati un’idea ce l’ho, ma in questo preferisco essere cauta. Intanto, in meno di 24 ore di lavoro abbiamo capito qual è il punto di osservazione. Penso che in un paio di mesi riusciremo a risalire al problema…”.

Tris di consulenze quelle fornite al Comune di Furnari (Messina). La prima, liquidata il 10 novembre 2014 con la somma di 10.000 euro, ha riguardato la valutazione di impatto ambientale del progetto di un impianto di cogenerazione a biomassa solida della ditta Comet Bio S.r.l. di Messina. La seconda - ignota a Furnari, ma confermata dalla Livreri - riguarda la VIA della discarica di rifiuti sita nel contiguo comune di Mazzarrà Sant’Andrea, vera e propria bomba ecologica a cielo aperto e grande business per le cosche mafiose locali. Il terzo incarico risale al 5 gennaio scorso. Con ordinanza contingibile ed urgente in materia sanitaria ed ambientale a firma del sindaco, avvocato Mario Foti, è stato richiesto alla Livreri di “procedere entro 60 giorni alla rilevazione dei livelli di campo elettromagnetico nel territorio comunale e predisporre un Regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”.

Nonostante la frenetica attività professionale, scientifica e di ricerca, Patrizia Livreri ha pure trovato il tempo di misurarsi nell’agone politico-elettorale, anche se con scarsa fortuna. Alle elezioni regionali del 2008, la docente è scesa in lizza con la lista dell’Udc di Totò Cuffaro, mentre nel 2012 è stata indicata come assessora in pectore alle elezioni amministrative di Palermo con Massimo Costa sindaco e la coalizione di centro-destra Pdl-Udc-Grande Sud. Molto meglio è andata nel mondo più effimero dei galà, dei maxi-ricevimenti e dei premi alla carriera promossi dai circoli più esclusivi. L’anno d’oro è stato certamente il 2013, quello contrassegnato dalla non certo piacevole audizione sul MUOS a Palazzo dei Normanni. Nel mese di giugno Patrizia Livreri ha ricevuto a Palermo l’Oscar Scienze e Tecnologie dell’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti “Ruggero II di Sicilia”; a settembre, negli Stati Uniti, le è stato attribuito il riconoscimento per il “Distinguished Service” dalla Contea di Westchester (New York) e il “Premio dell’Amicizia” dalla rivista della comunità newyorkese di origine italiana Il Ponte Italo-americano. Nel 2006 c’era stato il Premio Mimosa d’Oro per la ricerca scientifica ad Agrigento e nel 2011 la Migliore Bibliografia dell’anno in Who’s Who in the World.
La Livreri, presidente regionale della Fondazione Marisa Bellisario, è a sua volta animatrice del premio “Franca Florio”, ideato nel 2005 insieme alla marchesa Costanza Afan de Rivera (nipote e ultima discendente della Florio) per le “personalità che si sono distinte del mondo della ricerca scientifica, della medicina, dell’impresa, della cultura, del sociale e dello sport”. Sempre nel campo delle onorificenze d’eccellenza e ancora una volta negli States, nell’autunno del 2013 la principessa Patrizia Livreri – così come riportano le didascalie delle riviste di cronaca mondana – ha presenziato la “Festa dell’Amicizia e della Cultura” organizzata dal Principe Cav. Mattia Cipriano nel lussuoso Ristorante Gavi di Armonk (New York), per premiare Maria Di Paolo, Gran Dama dei Cavalieri di Ruggero e Regina di Sicilia. Il 24 agosto 2014, infine, Livreri è stata ospite d’onore del gala “Reaching Our Vision” organizzato in un noto casinò di Westin Houston dall'Italian Cultural and Community Center (ICCC) per premiare le figure leader della comunità italo-americana distintesi in campo medico e scientifico.

giovedì 8 gennaio 2015

No MUOS sempre! Sino alla vittoria


Sabato 4 gennaio a Niscemi, a conclusione di una nuova bella giornata di riflessione e di lotta contro l’installazione del MUOS, ho avuto l'enorme piacere di ricevere dalle donne e artiste No MUOS il “premio speciale” che mi era stato riservato il luglio scorso in occasione del Concorso In Pace con il Mondo che il Gruppo AP Arte di Niscemi, il Comitato No Muos di Piazza Armerina e Legambiente hanno organizzato con le alunne e gli alunni delle scuole di Niscemi e Piazza Armerina. “Un premio per la determinazione espressa nella lotta contro il MUOS”, la motivazione di un regalo che serberò da oggi in poi accanto ai più bei ricordi dei miei viaggi nel mondo. Ecco il messaggio di ringraziamento inviato agli organizzatori del Concorso

La guerra alle porte di casa. Anzi le guerre. Gaza bombardata dai caccia d’Israele, centinaia di morti, migliaia di feriti, anziani, donne, bambini, nel silenzio dell’Onu e dell’Occidente. La Siria in fiamme, più di due milioni e mezzo di profughi fuggiti in Giordania e Libano, qualcuno più ricco e fortunato in Europa. E poi nel Libano e nelle alture del Golan dove si torna a sparare e uccidere. E la Libia che abbiamo condannato all’instabilità generale e permanente, dove feroci miliziani si contendono pozzi e oleodotti per conto delle transnazionali petrolifere. La Somalia e il Corno d’Africa, l’Etiopia e l’Eritrea, la Regione dei Grandi laghi, il Sud Sudan e il Darfur. E più a ovest il Mali e il Congo, la Nigeria e la Costa d’Avorio. La geografia del terrore, della morte e delle distruzioni. Della disperazione e della follia dell’uomo. I luoghi dei diritti negati e violati, dell’ingiustizia e della memoria offesa e negata.

Le guerre alle porte di casa, come quella che Roma e Bruxelles hanno scatenato nel Mediterraneo contro migranti e richiedenti asilo in nome dell’Europa Fortezza dell’Ipocrisia e dell’Intolleranza. Conflitti e crisi armate alimentano l’economia e i profitti del complesso militare-industriale e finanziario di casa nostra ma a casa nostra nessuno deve metterci piedi, specie se arriva dai continenti in cui abbiamo disseminato bombe, mine, caccia, droni e fregate. Il Mare Nostrum che è mare mostrum, dove spariscono ingoiati tra i flutti migliaia di sorelle e fratelli del Sud. I nuovi desaparecidos a cui neghiamo una casa, il cibo, dignità e speranza. Per coloro che scampano miracolosamente alla prigione degli abissi, innalziamo invece i nuovi lager della reclusione senza accoglienza, i CIE e i CARA sempre più numerosi in Sicilia che arricchiscono pseudo coop e profittatori di tutte le emergenze.   

Le guerre in casa con la povertà estrema che esplode nelle città e nelle periferie, la precarietà a vita per milioni di donne e uomini, l’istruzione negata ai minori, i farmaci e l’assistenza ospedaliera a buona parte della popolazione. Una moltitudine di invisibili, il surplus di un modello neoliberista criminale e liberticida. Il carcere per chi si oppone ed invoca giustizia e uguaglianze, la criminalizzazione delle differenze, delle resistenze, dei movimenti sociali. Territori sempre più militarizzati, territori espropriati. Come quello che vi e ci appartiene, la straordinaria riserva naturale di Niscemi che lo Stato e la Regione hanno sacrificato al MUOStro a tre teste e a stelle e strisce per le guerre globali del XXI secolo. La “Sughereta” che anche voi donne e mamme di Niscemi avete fatto conoscere, apprezzare e amare. E di cui oggi avverto la lontananza. Nostalgia degli odori primaverili, quando nel Grande Campo Usa trionfa l’arcobaleno floreale, la rivincita di Madre-Terra-Natura-Vita contro il dio Marte e i suoi micidiali terminali che dirigono verso la Morte sottomarini atomici e droni. 
Vi sono grato di tutto. Sono grato a voi, donne e madri, perché vi siete prese carico della sopravvivenza di tutte le figlie e i figli del pianeta, sacrificando attimi e attenzioni alle creature a cui avete donato la vita. Ho imparato tanto. Vi devo tanto. E spero di poter continuare a sognare con voi, ancora, la Pace. E invocare un mondo diverso. Senza guerre e senza armi. Un mondo per tutte e tutti. Un mondo giusto, migliore.

martedì 6 gennaio 2015

Tunisia roccaforte Usa nel Mediterraneo


A quattro anni dalla primavera araba, le forze armate Usa rafforzano la partnership con uno storico alleato nordafricano per contrastare la penetrazione del “terrorismo” islamico-radicale nel Mediterraneo. Si tratta della Tunisia, paese al centro di una lunga e grave crisi sociale ed economica che, grazie a Washington, ha però varato un dispendiosissimo programma di riarmo e potenziamento del dispositivo bellico. Nei giorni scorsi, la Defense Security Cooperation Agency – agenzia statunitense per la cooperazione alla difesa e alla sicurezza -  ha approvato la vendita al governo tunisino di dodici elicotteri da combattimento e trasporto tattico Sikorsky UH-60M “Black Hawk”, per una spesa di 700 milioni di dollari che include il supporto addestrativo e tecnico-logistico del personale tunisino. I velivoli potranno trasportare sino a undici militari alla volta e saranno armati con mitragliatrici M134 7.62 da 51 mm e GAU-19.50 BMG 12.7 da 99 mm, razzi a guida laser, missili “Hellfire”. La Tunisia ha anche chiesto a Washington una serie di apparecchiature per i “Black Hawk” come motori, sistemi di posizionamento globale e per la pianificazione delle missioni aeree, sistemi radio VHF (Very High Frequency), UHF (Ultra High Frequency) e per la trasmissione ai satelliti, apparecchiature e sistemi di rilevamento anti-missile, ecc.

Gli elicotteri che sostituiranno i vecchi velivoli HH-3E “Jolly Green Giant” (anch’essi prodotti dalla statunitense Sikorsky) saranno rischierati presso l’eliporto di Pointe Karoube, all’interno della base aerea di Biserta - Sidi Ahmed. “Il trasferimento dei Black Hawk alla Tunisia contribuirà alla politica estera e alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e migliorerà la sicurezza di un paese amico del nord Africa”, ha dichiarato il portavoce della Defense Security Cooperation Agency. “I nuovi elicotteri potenzieranno le capacità della Tunisia nel contrastare le minacce regionali e nel supportare le operazioni anti-terrorismo, consentendo altresì la realizzazioni di attività di pattugliamento dei confini e di pronto intervento delle unità aeree e terrestri”. L’agenzia di cooperazione alla difesa ha annunciato che nel 2015 sarà autorizzato il trasferimento di altri “aiuti militari” per oltre 60 milioni di dollari, in particolare sistemi di rilevamento di esplosivi e un numero non specificato di unità navali alla Marina tunisina.

Lo scorso mese di dicembre, l’aeronautica militare tunisina ha ricevuto dalla statunitense Lockheed Martin il secondo dei due aerei da trasporto C-130J-30 “Super Hercules” commissionati nel 2012. I velivoli sono stati assegnati al 21° Squadrone, anch’esso di base nello scalo aereo di Biserta - Sidi Ahmed. “Grazie i nuovi C-130J Super Hercules la Tunisia potrà svolgere un ampio spettro di missioni, compresi gli interventi di pronto intervento a livello mondiale, il combattimento a fuoco e le tradizionali attività di trasporto aereo”, hanno riferito i manager di Lockheed Martin. “I C-130J sono ideali per il continente africano perché sono prodotti in differenti varianti: per le operazioni di intelligence, sorveglianza riconoscimento (ISR), la guerra contro le unità navali e i sottomarini, il trasporto VIP e truppe, il lancio di paracadutisti, la ricerca e soccorso, la guerra elettronica, l’aiuto umanitario”. I velivoli possono essere dotati di sensori elettro-ottici ai raggi infrarossi, sistemi radar avanzati, magnetic anomaly detector, siluri e missili antinave.

Sempre nel 2014, Washington ha consegnato alla Marina militare tunisina due pattugliatori di 13.5 metri, a cui si aggiungeranno entro il febbraio 2015 altre sette motovedette di 7,6 metri. “Le due unità veloci, del costo di più di 2 milioni di dollari, fanno parte di un nuovo programma di assistenza alla Marina tunisina per rafforzare la sicurezza marittima contro il terrorismo che colpisce la regione mediterranea”, ha dichiarato l’ambasciatore Usa Jake Walles. “Il Comando delle forze armate Usa per il continente africano - US AFRICOM - sta inoltre sviluppando alcuni interventi d’assistenza delle forze armate tunisine, compresa la condivisione delle informazioni, l’espansione delle attività di addestramento e la fornitura di equipaggiamento avanzato”. Gli Stati Uniti hanno pure completato la consegna alle unità speciali anti-terrorismo delle forze armate e di polizia tunisine di una decina di tonnellate di “equipaggiamento difensivo”, tra cui caschi protettivi e giubbotti antiproiettile. “Gli Stati Uniti stanno pure sostenendo il piano varato dal governo tunisino per centralizzare il sistema d’intelligence anti-terrorismo,  che sarà diretto da uno staff interforze specializzato dei ministeri dell’Interno, della Difesa e della Giustizia”, ha aggiunto l’ambasciatore Walles. “La Tunisia farà presto parte insieme ad altri cinque paesi africani della nuova Security Governance Initiative (SGI) a guida Usa, che avrà lo scopo di rafforzare le capacità di gestione della difesa di queste nazioni”.

Elicotteri, aerei da guerra e sistemi d’intelligence saranno utilizzati prevalentemente contro i gruppi islamico-radicali operanti nel Maghreb, come Ansar al Sharia e le milizie filo al Qaeda. L’area in cui si sono intensificati maggiormente gli scontri con le forze armate tunisine è quella montuosa del Chaambi, al confine con l’Algeria. L’evento più sanguinoso risale al 17 luglio scorso, quando un commando ha attaccato a Henchir Tella (governatorato di Kasserine) una pattuglia dell’esercito, causando la morte di 14 militari e oltre una ventina di feriti.
Anche l’Italia è direttamente impegnata nella fornitura di assistenza e sistemi d’arma avanzati alle forze armate tunisine. A febbraio sarà completata la consegna alla Marina e alla Guardia nazionale di dodici pattugliatori marittimi P270TN e P350TN prodotti dal Cantiere Navale Vittoria (CNV) di Adria. Le unità saranno impiegate prevalentemente per impedire che le imbarcazioni “illegali” che trasportano migranti e richiedenti asilo lascino le coste nordafricane per raggiungere il sud Italia.