I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 31 marzo 2014

CARA di Mineo: da laboratorio di politiche repressive a centro di sperimentazione per le transnazionali farmaceutiche


Suscita sconcerto la notizia dei 4.000 vaccini destinati al Centro accoglienza richiedenti asilo di Mineo – il Cara più grande d’Europa, già tristemente noto per le degradanti condizioni di vita a cui sono sottoposti i suoi ospiti. Il gesto dell’assessore regionale alla salute, Lucia Borsellino, che ha siglato l’accordo insieme all’amministratore delegato della società Sanofi Pasteur Msd, Nicoletta Luppi e al presidente regionale di Croce Rossa Italia, Rosario Valastro, è semplicemente agghiacciante.  Si tratta di migliaia di dosi di vaccino antitifico e mille test per la tubercolina da utilizzare sui migranti del centro, forniti, tramite l’assessorato regionale alla Salute, dalla Sanofi Pasteur alla Croce Rossa Sicilia, gestore sanitario del Cara di Mineo, in cui attualmente vivono in attesa di una risposta alla loro richiesta d’asilo, oltre 3.800 rifugiati, per periodi di tempo che nella maggior parte dei casi oscillano dai sei mesi fino ad arrivare agli inspiegabili tempi biblici di due anni.
 La Sanofi Pasteur è un colosso dell’industri farmaceutica che conta circa 13.000 collaboratori (più del 50% dei quali nel comparto industriale) e 13 tra siti produttivi e di ricerca. In Europa, Sanofi Pasteur è presente con Sanofi Pasteur MSD, la joint-venture al 50% Sanofi e Merck. Da 14 anni, Sanofi Pasteur MSD detiene il monopolio nella produzione e distribuzione di vaccini, essendo l'unica azienda europea interamente dedicata a questo settore nel continente.
Il principio delle vaccinazioni di massa, oltre a destare sconcerto, è altamente deleterio anche da un punto di vista scientifico, in quanto ogni organismo ad uno stesso principio agente reagisce in modo sempre differente. Non si può pensare di vaccinare indiscriminatamente uomini, donne e bambini, ognuno con la sua specifica predisposizione o resistenza. Inoltre, la logica dell’intero intervento non regge fin dal principio: se ci sono casi di tifo a Mineo o se ne paventa l’eventualità, va chiusa la struttura, non vaccinati in massa coloro che loro malgrado vi abitano.
Per quanto riguarda il test della tubercolina, è noto come la maggior parte dei pazienti a cui viene somministrato abbia una reazione positiva. Il  risultato positivo del test alla tubercolina, indica che il paziente è venuto in contatto con il bacillo tubercolare, ma non che vi è al momento uno stato di malattia attiva: infatti  la positività del test corrisponde ad una memoria immunologica che ci informa che in un momento della nostra vita, generalmente in età scolare, si è venuti a contatto con il bacillo, questo non vuol dire che il soggetto in questione sia malato di Tbc.
Per sapere, invece, se c’è uno stato di malattia bisognerà approfondire la 
diagnosi con ulteriori accertamenti, primo fra tutti una radiografia del torace. La negatività del test, viceversa, segnala che l’organismo non è mai venuto in contatto con il bacillo tubercolare, solo in questo caso è possibile una successiva vaccinazione. Applicare mille test potrebbe essere l’effetto e non la causa dell’apparizione di casi di tbc, quantomeno a livello mediatico, favorendo  la diceria degli untori tra la popolazione residente in zona e gli addetti ai lavori del centro.
Le vaccinazioni di massa, retaggio culturale di una biopolitica di tardo ‘800 che la stessa scienza contemporanea ha abbandonato, è l’ennesimo esempio della spersonalizzazione dei  soggetti migranti, utilizzati come carne da impiegare per test e sperimentazioni, per meri scopi di profilassi sanitaria, un po’ come le disinfestazioni di massa nel Cda di Lampedusa.  Un meccanismo perverso che utilizza il sempre disponibile alibi delle motivazioni umanitarie per fare  in modo che qualsiasi negazione dei diritti – come detenere in un regime di semi-libertà un individuo, privarlo di autonomia nella gestione dei pasti e nelle risorse e da ultimo sottoporlo a prassi mediche invasive- sia compiuta “a fin di bene” e per la protezione di un soggetto dato già per “più debole” a priori.

mercoledì 19 marzo 2014

Distretto 42 di Pisa e la violenza di Stato


Comunicato di solidarietà incondizionata alle compagne e ai compagni del Distretto 42 di Pisa

 

Nel corso della mia vita e del mio lavoro ho sempre partecipato attivamente o seguito da vicino, là dove  mi è stato possibile, le lotte sociali svolte per il bene comune, la smilitarizzazione del territorio e la riqualificazione urbana ai fini di pace e condivisione, contro ogni logica privatistica di monopolio, privatizzazione e speculazione sul territorio. Il pacifismo, i beni comuni e il rifiuto delle pratiche  predatorie del neoliberismo sono stati alla base del mio impegno politico ed intellettuale, dalla Sicilia al Sud America, per questo non posso che esprimere la massima vicinanza  e solidarietà alle compagne e ai compagni del Distretto 42 di Pisa, costretti allo sciopero della fame dalle scelte scellerate di un’amministrazione evidentemente sorda alle esigenze collettive e sensibile solo al guadagno di pochi.

Quella del recupero dell’ex distretto militare “Curtatone e Montanara” di via Giordano Bruno, dove è sorto il progetto del Distetto 42, rappresenta un’esperienza esemplare di  riconversione di aree militari a scopi sociali e un argine essenziale ai processi speculativi di privatizzazione e cementificazione selvaggia del tessuto urbano, tristemente frequenti nelle metropoli del tardo neo-liberismo, ridotte a vetrine per turisti e a piattaforme d’affari, dove la vita e il popolo vengono sistematicamente relegati nelle periferie, satelliti abbandonati nell’oblio da un centro dimentico di qualsiasi cognizione del “pubblico” e del “sociale”. Credo fermamente che l’unica salvezza dalla disgregazione sociale e dalla logica della speculazione selvaggia sia data da iniziative come quelle del Distretto 42 che oltre ad essere un esempio encomiabile di applicazione dei principi sanciti dalla costituente dei beni comuni, sono anche un manifesto di cultura pacifista per così dire applicata nel quotidiano e nel territorio. Invece a Pisa oggi sembra trionfare la logica della violenza istituzionale che nutre tutte le guerre.

La violenza non è solo quella degli eserciti, ma è anche quella delle oligarchie finanziarie che speculano sui beni collettivi, sgretolando il tessuto urbano, riducendo forzatamente spazi vitali come quelli di socializzazione, ghettizzando la popolazione in quartieri privi di ogni connessione con il resto del territorio. La violenza è anche e soprattutto quella di un’amministrazione chiamata a difendere l’interesse pubblico che ignora le esigenze dei cittadini, costringendoli al gesto estremo dello sciopero della fame. Cittadini che, viceversa, hanno ridato vita ad uno spazio abbandonato nell’indifferenza, rendendolo un polo attivo di scambio, cultura e socializzazione, in sinergia con il quartiere in cui si colloca, raccogliendo in questo modo la massima gratitudine dei residenti.

La tematica di fondamentale importanza per una cultura di pace come quella del disarmo non può prescindere dalla difesa degli spazi vitali contro le logiche dei poteri speculativi, delle privatizzazioni selvagge e delle politiche di austerity. Non posso non dichiararmi addolorato e commosso insieme per il gesto di protesta estremo intrapreso dagli attivisti del Distretto 42, non eroi ma veri e propri interpreti di un processo di liberazione dal basso.

Messina, 18 marzo 2014
Antonio Mazzeo, giornalista e militante antimilitarista e nonviolento

martedì 18 marzo 2014

No Muos, giornalismo embedded alle Hawaii


Quando lo scorso 10 feb­braio pub­bli­cammo sul mani­fe­sto l’articolo «Muos: per noi niente viag­gio pre­mio?» pen­sa­vamo di sol­le­vare un caso. Era infatti giunta l’anticipazione che il Dipar­ti­mento di Stato Usa aveva invi­tato i gior­na­li­sti delle mag­giori testate ita­liane ad andare a visi­tare i Muos già fun­zio­nanti in Vir­gi­nia e alle Hawaii, per dimo­strare come fos­sero del tutto inno­cui. Un’operazione di “ritorno di imma­gine” pen­sata per otte­nere buoni arti­coli e ser­vizi sui media in vista della discus­sione dei ricorsi al TAR di fine marzo, e del pas­sag­gio della que­stione Muos al Senato, avve­nuta la scorsa set­ti­mana. Il tutto pen­sando alla pros­sima accen­sione dell’impianto.

Era­vamo però certi che i gior­na­li­sti invi­tati non sareb­bero stati così impru­denti da accet­tare un invito così com­pro­met­tente, che de facto li tra­sfor­mava in «embed­ded». Sarebbe poi stato sem­plice infor­marsi sul fatto che la legi­sla­zione sta­tu­ni­tense sulle onde elet­tro­ma­gne­ti­che è 100 volte più per­mis­siva di quella ita­liana, non tute­lando le popo­la­zioni dagli effetti a lungo ter­mine delle radia­zioni, e che quindi – pro­ba­bil­mente – i Muos ame­ri­cani rispet­tano i limiti delle «loro» leggi, cosa del tutto indi­mo­strata per quello sici­liano. È poi banale che, se di effetti a lungo ter­mine si parla, que­sti sono per ora invi­si­bili per appa­rati in fun­zione da pochis­simo tempo, e che quindi l’intervista alle fami­gliole ame­ri­cane non ha alcun signi­fi­cato. Poi, gli impianti ame­ri­cani sono all’interno di basi mili­tari e sono sfug­giti all’attenzione della popo­la­zione, che ha comun­que fidu­cia nelle isti­tu­zioni. In Sici­lia invece, il Muos si trova nel Parco della Sughe­reta Natu­rale di Niscemi e l’intera popo­la­zione sici­liana, l’Assemblea Regio­nale, quat­tro con­si­gli pro­vin­ciali, decine di con­si­gli comu­nali, hanno più volte affer­mato il loro no a quest’opera, chie­dendo al governo ita­liano e ai due governi regio­nali di revo­care le auto­riz­za­zioni. Infine, bastava – dopo il viag­gio a spese del con­tri­buente ame­ri­cano – sen­tire magari anche qual­cuno degli stu­diosi ita­liani che da anni si occu­pano di que­sto argo­mento e che sono a por­tata di telefono.
Era­vamo certi, ma ci sba­glia­vamo: il viaggio-premio si è svolto nella più asso­luta nor­ma­lità e nes­suno degli invi­tati ha tro­vato da ridire. Gli arti­coli pro-Muos fioc­cano, e salvo in un caso, nes­suno ha sen­tito la neces­sità di chie­dere con­ferma, ad esem­pio, se le belle sto­rie rac­con­tate dal dott. Oet­ting, ricer­ca­tore a capo del pro­getto Muos, cor­ri­spon­des­sero a verità. I silenzi inte­res­sati dei grandi net­work edi­to­riali e radio­te­le­vi­sivi si sono così risolti, in un certo modo: forse dove­vamo aspettarcelo.

Articolo pubblicato con Massimo Zucchetti in Il Manifesto del 17 marzo 2014

domenica 16 marzo 2014

Intervista ad Antonio Mazzeo, candidato per L’Altra Europa con Tsipras nella circoscrizione Isole

Antonio Mazzeo, giornalista e scrittore messinese, antimilitarista convinto è una delle firme siciliane più autorevoli e critiche nei confronti del Muos; alle prossime elezioni europee sarà candidato, nella circoscrizione che ricomprende la Sicilia e la Sardegna, per la lista “L’Altra Europa con Tsipras” che sostiene il Partito della Sinistra europea (Gue/Ngl) guidato dal greco Tsipras (leader di Syriza), in corsa per la carica di Commissario. Hanno promosso un appello per lista, oltre a ergersi a garanti della stessa note personalità della cultura quali Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, insieme al direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais. Rifondazione Comunista è stato il primo partito a sostenere il progetto, seguito poi da S.E.L.

-Mazzeo  la tua candidatura ha superato il vaglio degli “intellettuali” garanti; ce l’ha fatta anche Luca Casarini intorno al quale alcuni nutrivano molte perplessità; altri nomi meno illustri sono rimasti fuori, tra cui gli aspiranti candidati designati dal Pdci. Insomma nella composizione della lista forse si poteva fare di meglio?
Credo che tutti siano d’accordo che le liste “L’Altra Europa con Tsipiras”, presentate in tutte e cinque le circoscrizioni per il rinnovo del Parlamento europeo, sono realmente espressione dei movimenti politici e sociali, ambientalisti, antirazzisti, ecc. più rappresentativi in Italia. Ci sono persone ed esperienze bellissime, soggettività entusiasmanti: femministe, antimilitaristi, operai e sindacalisti in lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo e le delocalizzazioni selvagge delle fabbriche, giornaliste e intellettuali che grazie al loro lavoro hanno impedito l’omologazione e l’impoverimento culturale generale, piccoli imprenditori antimafia e antiracket, ecc. Le liste, cioè, riflettono la ricchezza e la pluralità di chi nel Paese non si è ancora piegato al pensiero unico e alla globalizzazione neoliberista imperante. Certo, si poteva fare di meglio, specie nella valorizzazione di alcune importanti esperienze territoriali o nel garantire rappresentanza ad aree geografiche che invece sono rimaste scoperte. Non comprendo ancora perché sia sfumata la candidatura di Camilleri, che avrebbe dato maggiore visibilità al progetto pro-Tsipras, specie a livello mediatico. Cosa diversa, invece, l’esclusione, ingiustificata e ingiustificabile, delle compagne e dei compagni del Pdci, con cui, localmente si era avviato un proficuo lavoro comune a sostegno del progetto di una lista unitaria di sinistra radicale. Su ciò non posso che esprimere il mio totale disappunto e la solidarietà ai comunisti italiani. Spero sempre che nelle prossime ora prevalga il buon senso e si trovi una soluzione condivisa con le compagne e i compagni, garantendo loro una presenza in prima persona nelle liste e la fattiva collaborazione del Pdci alla costruzione di questa difficilissima campagna elettorale. Lo auspichiamo in tanti, davvero.    

-Vendola ha dichiarato che la posizione di S.e.l. è per  l’appoggio a Tsipiras ma non contro Schultz;  Tsipiras afferma di essere antitetico a Schultz.  Come la mettiamo?
Nel progetto è indiscutibile che si confrontano anime e visioni diverse, specie su come viene inteso il rapporto con le forze socialdemocratiche europee.  Personalmente ritengo che siano due visioni e pratiche, quella di Schultz e Tsipras, incompatibili, due modelli di “sinistra” antitetici. Credo che Nichi Vendola ponga l’accento sul se e come sarà possibile pensare a forme di collaborazioni future tra sinistra “governista” e sinistra plurima e radicale, tema da sempre è al centro del dibattito interno delle forze politiche socialiste, comuniste e post-comuniste. Mi pare però, che tra le compagne e i compagni di SEL con cui si sta condividendo il Sogno-Utopia-Progetto de “L’altra Europa con Tsipras”, sia predominante una scelta di campo contro la globalizzazione neoliberista, per l’uguaglianza sostanziale, l’Europa dei popoli contro lo strapotere delle banche e il complesso militare e finanziario transnazionale. Sono ingenuo a ritenere che questo appuntamento elettorale può trasformarsi in  un momento di sereno e sincero confronto pluralista tra forze politiche, le associazioni e i movimenti sociali, il sindacalismo di base, ecc. in vista della costruzione di un progetto a medio-lungo termine di ricostruzione di una sinistra italiana radicale e antineoliberista?       
- Scelto il simbolo e individuate le candidature,  inizia la campagna elettorale. Tra Sicilia e Sardegna  ora ti aspetta proprio un bel lavoro….
Sì un lavoro enorme, complesso, faticoso, ma, ci saranno compagne e compagni di viaggio, Alfio, Antonella, Barbara, Maria Elena, Mario, Olga, Simona, con cui  sarà sicuramente bello e stimolante confrontarsi, discutere, condividere gioie e dolori, speranze e incontri con i territori e le realtà in lotta, in Sardegna come in Sicilia. Per riaffermare il diritto al lavoro, in difesa del welfare e dei diritti sociali, i beni comuni,  l’ambiente, il paesaggio e i beni culturali, contro le mafie, le grandi opere inutili, le basi militari, i lager per migranti. Ho sempre avuto un debole per il viaggio come scoperta. E’ forse la parte di campagna che credo potrà ricompensarmi delle folli giornate e delle notti insonni che ci attendono. Quello cioè di avere la possibilità di conoscere volti, persone, luoghi, conflittualità e lotte per un Altro Mondo possibile. Se questo “viaggio” lo affronteremo collettivamente, sarà un’esperienza entusiasmante e comunque vada alla fine avremo appreso tutte e tutti tantissimo.     
- La tua posizione è stata sempre notoriamente di denuncia e opposizione al Muos di Niscemi. Approdando ai centri decisionali europei, spesso così sordi ai problemi dei territori, il movimento No Muos non rischia di restare orfano di una delle sue voci più autorevoli?
Comunque finisca questa competizione elettorale, il Movimento No MUOS resterà e si rafforzerà nei territori per continuare a misurarsi contro i processi di militarizzazione, le guerre e la devastazione dell’ambiente. Il Movimento No MUOS è un soggetto che ha una sua visione consolidate, pratiche di lotte e un’organizzazione indipendente, autonoma, politicamente radicata e radicale. Si è dato regole, una struttura che privilegia i comitati di base territoriali ad adesione individuale, senza leadership e organismi rigidi o burocraticizzati. Queste, in fondo, sono le caratteristiche di tutti i movimenti sociali autoorganizzati. Essi sopravvivono se trovano in sé le energie, le identità e le Utopie per ampliare il consenso, resistere alle repressioni poliziesche e ai muri di gomma delle Istituzioni. Non è certo qualche voce più o meno “autorevole” che sceglie – con un forte conflitto interno e – di percorrere un cammino differente di tipo politico-istituzionale a incrinare o indebolire alcun movimento.  E comunque, facendo un passo indietro, in seconda o terza fila, senza “intrusioni” indesiderate, io ci sarò sempre e comunque, specie in questi mesi in cui dovrà essere più forte la lotta contro il MUOStro di Niscemi e i piani di guerra che vogliono la Sicilia fortezza armata USA-NATO-UE.

Intervista a cura di Francesco Fustaneo, pubblicata il 10 marzo 2014 in www.rifondazione.it

Antonio Mazzeo racconta il MUOS e la Lista Tsipras


Scrivi Muos e leggi morte. Il Mobile User Objective System è un sistema di comunicazioni satellitari, con quattro stazioni a terra, in dotazione alla marina statunitense. Nell'ottica della guerra del futuro, la Sicilia gioca un ruolo strategico fondamentale. Non a caso una delle quattro basi, è stata installata a Niscemi, in provincia di Caltanissetta.
Mafia, malaffare e disastro ambientale sono le prerogative di questa vicenda, raccontata dal giornalista Antonio Mazzeo, nel libro “Il MUOStro di Niscemi”.

 

Antonio, come si è arrivati alla costruzione del Muos?

Diciamo pure in perfetta violazione del dettato della Costituzione, delle leggi nazionali, delle normative regionali relative alla riserva naturale e al regolamento istitutivo della stessa riserva di Niscemi, dove sono in atto i lavori di completamento, anche in violazione della normativa antimafia, relativamente all'impedimento delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici di imprese in odor di mafia.

Questo dimostra che abbiamo subito un golpe permanente, un colpo di stato. Grazie all'assenza totale del Parlamento che non ha mai legiferato in violazione degli articoli 80 e 87 della Costituzione, perché il Muos è un strumento di guerra ad uso esclusivo dell'esercito statunitense in territorio italiano che stravolge completamente il ruolo della guerra e le relazioni internazionali del nostro Paese. E sottolineo che i due governatori che si sono succeduti alla guida della Sicilia, Lombardo e Crocetta, avevano tutti gli strumenti per impedire e bloccare la realizzazione e invece di fatto hanno legittimato lavori che non erano autorizzati proprio perché in violazione di tutta una serie di leggi. Per questo associazioni, comitati e comuni hanno chiesto l'intervento del TAR. Il 27 marzo si discuterà proprio sul merito e sulla legittimità delle autorizzazioni concesse per i lavori. A questo aggiungiamo che i lavori sono iniziati tre anni prima che la Regione li autorizzasse, un fatto gravissimo che giustificava che il governo italiano aprisse un contenzioso con gli Stati Uniti. Perché nei trattati bilaterali è sancito il rispetto delle norme vigenti nei paesi ospitanti. E proprio il rispetto per le leggi urbanistiche e ambientali era l'unica richiesta che era stata fatta dalle Forze Armate italiane per installare il Muos.

 

Quindi, riassumendo, ci sono una serie di irregolarità su più livelli istituzionali?

Innanzitutto c'è un'illegittimità costituzionale sollevata da avvocati, giuristi e da importanti costituzionalisti delle Università siciliane.

C'è stata la violazione dell'articolo 11 della Costituzione (ripudio della guerra), perché il Muos è uno strumento di guerra globale, di attacco preventivo, un sistema bellico che punta alla totale automatizzazione dei conflitti. A ciò si aggiunge l'inosservanza degli articoli 80 e 87 della Costituzione, che impongono le discussioni parlamentari in relazione alle questioni di diritto internazionale, come nel caso del Muos. il Parlamento è stato esautorato delle sue prerogative decisionali.

 

Ma allora se non è stato il Parlamento, chi ha autorizzato la costruzione del Muos?

É questa la cosa più grave. La più assurda. L’autorizzazione ha preso il via da un mero carteggio tra l'esercito italiano e la marina statunitense, come se si fosse trattato di un protocollo migliorativo di quello già esistente della base militare NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) di Niscemi. Hanno ritenuto di far passare così, un progetto strategico e che muta il ruolo dell'Italia nello scacchiere internazionale, e che di fatto ci proietta verso guerre più aggressive, cambiando le modalità di gestione di queste ultime. Quelle del futuro aaranno guerre da far gestire ad aerei senza pilota, in totale automatismo.

 

Anche le normative ambientali non sono state rispettate

Assolutamente. Queste violazioni sono state dimostrate e c'è anche un procedimento penale presso il Tribunale di Caltagirone per abusivismo edilizio, a seguito dell'inosservanza delle leggi urbanistiche, che portò, due anni fa, al sequestro dei cantieri. L’Associazione antimafia “Rita Atria” ha inoltre presentato, tra gli altri, un esposto che denuncia l’avvio dei lavori del tutto privi di autorizzazioni.

 

E come si è riusciti ad aggirare questo sequestro?

Il Tribunale della Libertà ha poi rilevato che non ci fosse urgenza per la sospensione dei lavori, rinviando la discussione proprio su questo. Però il procedimento penale è ancora in atto. Nell’ordinanza di sequestro emessa durante il procedimento penale c'è un passaggio in cui si sottolinea che la Regione siciliana avrebbe avuto il dovere oltre che il diritto di revocare le autorizzazioni proprio perché palesemente in violazione. Questo non è stato fatto. È arrivato Rosario Crocetta che in un primo momento ha revocato le autorizzazioni e poi sotto il pressing delle autorità statunitensi e italiane ha revocato la revoca della autorizzazioni per consentire il completamento dei lavori. Si tratta di lavori effettuati all'interno di una area SIC, di interesse comunitario. Tra l'altro i lavori sono stati fatti nella Zona A, inedificabile, consentendo interventi espressamente vietati dal decreto istitutivo della medesima riserva.

 

Qualora il Tar desse ragione alle associazioni, ai comitati e ai comuni schierati contro il Muos, cosa si potrebbe fare in concreto?

Qui sorge un problema tecnico. È ipotizzabile almeno la chiusura del Muos. Ma serve uno strumento adeguato. Anche per questo l'azione si è spostata a Roma, invitando il gruppo parlamentare della Pace (che raccoglie deputati di SEL, PD, Movimento 5 Stelle e Scelta Civica) a presentare una mozione che chieda l'immediata sospensione dei lavori fino a quando il Parlamento legiferi sul Muos nel rispetto della Costituzione. Al Senato è già iniziata la discussione mentre alla Camera non è stata ancora calendarizzata a causa del cambio di governo.

 

Purtroppo abbiamo un'informazione nazionale che non deve parlare del Muos

La cosa non deve sorprendere. Credo che il Muos risponda oltre che a interessi geo-strategici, anche a logiche di profitto del complesso militare industriale internazionale, di cui anche un pezzo della borghesia finanziaria italiana ne è parte. Dietro le scelte strategiche in Italia – Dal Molin di Vicenza, il potenziamento delle strutture militari in Campania e in Puglia, l'uso dei poligoni sardi per i soldati statunitensi – non ci sono atti dovuti, nel senso di conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Di fatto credo ci sia un nuovo rapporto di scambio e ottime relazioni fra la borghesia americana e quella italiana per cui si cede il territorio italiano per installare strumenti di morte che altri Stati non vogliono e contemporaneamente avviene l'apertura del mercato americano, che è quello mondiale, alle armi made in Italy. Non è un caso che negli ultimi dieci anni di ipermilitarizzazione dell'Italia a fronte del do ut des con gli Stati Uniti, questo abbia consentito a Finmeccanica di volare nei profitti e diventare l'ottava società esportatrice di armi a livello mondiale. Ovviamente senza nessuna ricaduta per l'economia del nostro Paese. Perché si tratta di strumenti che sottraggono risorse finanziarie enormi e che portano all'espulsione dal mercato del lavoro di miglia di addetti. Penso alla Selex della Finmeccanica che vende droni agli U.S.A e che ha messo in cassa integrazione e in mobilità centinaia e centinaia di dipendenti.

 

Una delle espressioni più interessanti del movimento NoMuos è quello delle mamme

Io credo che oltre ad essere un'espressione interessante, sia stata anche tra le più belle e più cariche dal punto di vista emotivo. Mamme che erano scese in piazza la prima volta per proteggere i figli dalle cariche delle Forze di Polizia, quando i loro figli bloccavano coi propri corpi l'ingresso ai camion che trasportavano le gru per completare i lavori. E poi pian piano hanno preso piena coscienza civile e politica ritenendo di dovere assumere la difesa dei propri figli da questa grande bomba elettromagnetica, che avvelenerà una popolazione che subisce il bombardamento elettromagnetico della base militare di Niscemi da vent'anni.

Progressivamente hanno compreso il diritto/dovere di diventare le madri della difesa della vita e della specie umana. Perché di fronte a progetti di guerra come il Muos, come la base di Sigonella, con questa spinta spaventosa all'automatizzazione della guerra, si esautorerà l'uomo anche dalle decisioni se, come e quando fare la guerra, le madri NoMuos hanno capito che quello che è in gioco la sopravvivenza della specie umana. E sono diventate le mamme dei figli e dei figli che verranno e che rischiano di non poter nascere per colpa di questa follia delle guerre globali e del tutto automatizzate del XXI secolo.

 

Antonio, nel tuo blog, si fa riferimento ad un'azienda, la Calcestruzzi Piazza, che ha lavorato alla costruzione del Muos senza avere la certificazione antimafia

Esatto. La cosa gravissima è questa denunciata tra l'altro in diverse sedi istituzionali. C'è stata pure un'interrogazione parlamentare a cui nessuno ha risposto, nonostante la segnalazione della Prefettura di Caltanissetta, perché si riteneva che l'azienda fosse contigua a quello che all'epoca era ritenuto il capo mafia dominante di Niscemi e che da qualche mese è sottoposto al regime carcerario del 41bis. Nonostante questo, nessuno in sede governativa né in sede amministrativa, ha ritenuto di imporre l'allontanamento di questa impresa che potuto tranquillamente concludere i suoi lavori che hanno avuto il maggior impatto di tipo ambientale.

 

Continuiamo a parlare di mafie e della loro evoluzione

Io credo che le mafie rispondano alle dinamiche e alle stesse contraddizioni del modello finanziario globale in atto. da una parte ancora ripercorrono sistemi di produzione meno dinamici e più tradizionali, come il ciclo del cemento, la cementificazione dei territori, la distruzione del suolo, edilizia, riproponendo gli schemi consolidati di accumulazione non moderni. Ma accanto a questi, le mafie agiscono in maniera moderi dinamica e moderna, investendo i loro capitali nei mercati finanziari internazionali. Così spostano ogni giorno enormi quantità di risorse e denaro,nei Paradisi artificiali e nei mercati più redditizi del Sud del Mondo. C'è chi investe in borsa, chi nei mercati finanziari, nei fondi di investimento, ecc. Quindi le mafie hanno una struttura in parte legata a vecchi modelli economici, in parte moderna. E questa è anche la forza delle mafie. Per questo non bastano politiche repressive di polizia. Ben poco si fa in campo internazionale per impedire gli investimenti dei profitti del crimine nei mercati finanziari. Di fatto le mafie controllano pezzi reali di economia.

 

Torniamo a parlare della Sicilia. Sembra che questa regione sia stata ceduta agli Stati Uniti

Guarda questo noi lo vediamo e lo denunciamo da anni. C'è stata una dichiarazione dell'ex Ministro della Difesa, Mauro, che ha ribadito il ruolo geo-strategico della Sicilia, piazzata dal buon Dio come roccaforte al centro del Mediterraneo. La Sicilia come punto di rottura coi Paesi del Sud del Mondo, a cui si aggiunge la cosiddetta guerra del contenimento, contro le migrazioni, col trasferimento in Sicilia di buona parte dell'assetto aeronavale italiano per prevenire l'arrivo delle imbarcazioni coi migranti. Quindi la Sicilia è fondamentale per gli interventi Usa, Nato e anhe Extra-Nato, perché oggi nelle basi militari siciliane arrivano anche forze armate che non fanno parte dell'Alleanza Atlantica. Durante la guerra in Libia partendo dalla Sicilia hanno operato cacciabombardieri del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti. A questo si aggiunge nell'ottica della guerra globale, la lotta ai migranti. La Sicilia diventa la frontiera internazionale, la linea militarizzata che comporta la sospensione della legalità e del diritto, proprio come sta accadendo qui da noi.

 

Si tratta allora di una guerra contro gli ultimi?

Esattamente. Ti ritrovi nella situazione di dover difendere interessi che non sono quelli dei siciliani. Perché buona parte dei siciliani sta con gli ultimi, con interventi pratici e di solidarietà. La Sicilia si sente parte di quel mondo che si è sempre sentito espropriato dei diritti, delle risorse, ecc. E invece ora diventa lo strumento di quei pochi che concentrano sempre di più la ricchezza nelle proprie mani, sottraendola proprio agli ultimi, aumentandone spaventosamente il numero.

 

Concludiamo con la tua candidatura alla Lista Tsipras per le elezioni europee. Cosa può portare questo progetto politico in termini di lotta alla mafia?

Innanzitutto “L'Altra Europa con Tsipras”, in quanto progetto anticapitalista, in opposizione al modello neoliberista, colpisce molto gli aspetti centrali delle mafie moderne. Le organizzazioni criminali hanno bisogno di un mercato privo di controlli statali e pubblici, libero, senza controllo. Fomentano e anno bisogno del totale smantellamento dello stato sociale e della piena libertà per lo spostamento dei capitali. Non è un caso che i progetti neoliberisti realizzati in Europa negli ultimi anni hanno favorito enormemente le mafie sotto il profilo finanziario. Occorre così controllare i grandi capitali, le loro origini, e soprattutto il trasferimento di questi da un Paese all'altro. Controlli centralizzati e sistemi di tassazione reale dei capitali e dei profitti, forti limitazioni alle delocalizzazione e ai trasferimenti nei circuiti finanziari internazionali in un’Europa che sia dei popoli e mai più fortezza militare e paradiso per i crimini e le illegalità delle borghesie mafiose statali. Un'Europa che riesca ad imporre leggi a difesa delle produzioni deboli e di promozione dello sviluppo autocentrato, può limitare enormemente il processo di accumulazione mafiosa, a livello micro, in quelle aree in cui c'è di fatto il controllo del crimine organizzato. L'opposizione al modello neoliberista è funzionale alla lotta alla mafia. La Lista Tsipras è un progetto che va sostenuto. E combattere la logica neoliberista significa rafforzare la pratica dell'antimafia sociale.

Intervista a cura di Francesco Trotta, pubblicata il 12 marzo 2014 in 9ArtCorsoComo9.it

mercoledì 5 marzo 2014

Verso le elezioni europee. Intervista ad Antonio Mazzeo protagonista delle battaglie No Muos

Antonio Mazzeo, giornalista  e scrittore messinese,  antimilitarista convinto è una delle firme siciliane più autorevoli  e critiche nei confronti del Muos; di recente ha annunciato  di aver accettato la proposta di candidatura per la lista “L’Altra Europa con Tsipiras” che appoggerà alle prossime elezioni europee il Partito della Sinistra europea  (Gue/Ngl) guidato dal greco Tsipiras candidato al ruolo di Commissario.  Hanno già annunciato che sosterranno la lista, a favore della quale un nutrito gruppo di intellettuali italiani ha lanciato un appello i partiti di Rifondazione Comunista, P.d.c.i e S.e.l.


Come nasce questa tua candidatura nella lista  che appoggerà Tsipiras?

Quando a fine 2013 Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais e altri intellettuali italiani lanciarono l’appello nazionale per una lista unitaria di sinistra radicale “per un’altra Europa” e a sostegno della candidatura di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, mi sembrò doveroso sottoscriverlo, nell’ottica di un progetto di rilancio di una soggettività collettiva di lotta antineoliberista, no war, antirazzista ed ecologista, in cui si riconoscano - nel rispetto delle reciproche differenze - i movimenti sociali che nei territori si oppongono alle grandi opere, alle devastazioni ambientali, ai processi di militarizzazioni, il sindacalismo di base, i partiti e le organizzazioni politiche della sinistra d’opposizione, singoli militanti, femministe, antimilitaristi, pacifisti, nonviolenti, ambientalisti, comunisti, libertari, ecc.. Una settimana fa, alla vigilia della presentazione di una rosa di pre-candidature per il collegio elettorale di Sicilia e Sardegna, un gruppo di compagne e compagni provenienti da differenti esperienze politiche della sinistra e da comitati e associazioni locali, mi ha chiesto una disponibilità di massima a sostenere, in prima persona, questo progetto. Quella di una mia possibile candidatura è stata una scelta sofferta dal punto di vista personale. Non ho certo un bel rapporto con le elezioni, ma a differenza del passato, adesso che le agibilità politiche-democratiche sono messe a repentaglio dal clima di colpo di stato permanente e i signori delle guerre e della finanza condizionano ogni aspetto della vita, della politica, della società e dell’economia italiana e internazionale, ho sentito il dovere di esserci. Ho chiesto però una cosa: che il progetto per una lista sia condiviso, unitario, pluralista, senza personalismi o candidati di bandiera contrapposti, onde non ripetere le fallimentari esperienze elettorali delle regionali 2012 e delle politiche 2013. Mostrare l’unità di un sogno, di  un programma, di una speranza di cambiamento. Ripercorrendo, possibilmente, le modalità e i contenuti radicali della straordinaria esperienza che a Messina ha visto il successo di una lista “costruita dal basso”, l’elezione del pacifista Renato Accorinti a sindaco e, come consiglieri comunali e di circoscrizione, alcuni dei protagonisti della campagna di opposizione al Ponte sullo Stretto e ai crimini della globalizzazione.

Quali sono i programmi ai quali questa lista si ispira?

Di fronte agli scenari di guerra e distruzione globale, di progressivo depauperamento delle risorse ambientali, di impoverimento generale, di privatizzazioni selvagge e distruzione del welfare, di crisi non solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale, la lista di sinistra che sostiene il greco Tsipras alla presidenza della Commissione Europea, vuole porre innanzitutto al centro di tutto, il superamento delle ingiustizie e delle disuguaglianze, l’affermazione dello stato di diritto, la lotta per la pace e il disarmo, la cooperazione con il Sud del mondo, la difesa dei beni comuni, del patrimonio ambientale, culturale e artistico. Come ricordano i promotori dell’appello, in Italia tutto questo significa rimettere in questione innanzitutto il cosiddetto fiscal compact, il pareggio di bilancio imposto con l’ennesimo golpe istituzionale bipartisan nella Costituzione nata con la resistenza al nazifascismo. L’Europa non ce lo aveva mai chiesto, ma il Parlamento si è piegato alle logiche del capitale finanziario transnazionale. Vanno respinte tutte le politiche di disarticolazione dello stato sociale, dall’istruzione, alla salute, alla casa, ecc,. La difesa dei diritti sociali e civili per tutte le donne e gli uomini che vivono in territorio italiano deve tornare ad essere il valore fondante del patto sociale e della solidarietà. Chiediamo altresì di promuovere una vera politica di contrasto contro le mafie, il riciclaggio, l’evasione fiscale, la protezione e l’anonimato di capitali grigi, la corruzione, in un’Europa dove non sia più consentito opporre il segreto bancario alle indagini della magistratura. Dobbiamo metter fine ai morti di migranti e richiedenti asilo nel Mediterraneo, e opporci alla guerra in atto alle migrazioni, che vede in prima fila le unità militari italiane in quella che è l’operazione Mare Nostrum-Mare Mostrum. Contro i programmi di militarizzazione che investono innanzitutto la nostra isola, il MUOS di Niscemi, i droni di Sigonella, l’uso dei territori da parte delle forze Usa-Nato-Ue per perpetuare un modello insostenibile di sfruttamento delle risorse e di condanna alla fame e al sottosviluppo per miliardi persone.

La soglia del 4% (indispensabile per accedere al Parlamento Europeo) per quel che rimane della sinistra italiana appare difficile da raggiungere, soprattutto se si guarda alle elezioni passate. Pensi che stavolta il finale sarà differente?

C’è fame di giustizia e solidarietà c’è bisogno di pace, lavoro. C’è bisogno di sinistra. Se il programma-progetto- lista Tsipras saprà dare risposte coerenti, sarà cedibile, riuscirà a rispondere alle crescenti istanze di partecipazione nei territori, se sarà un percorso davvero del basso e plurale, imparando dagli errori del passato, credo si possa aspirare a un successo elettorale, un primo passo per ripensare la sinistra in Italia come in Europa. Nel rispetto di tutti, di tutte le sensibilità, organizzazioni, singoli, identità culturali e di genere.

Muos, Tav, Molin? Cosa accomuna queste tre opere e cosa pensi si possa fare dai centri decisionali europei , cui ti candidi a far parte , per cambiare le dinamiche politiche che le riguardano?

Queste opere-infrastrutture di morte rispondono alla concezione di distruzione della vita e dei territori, dello sperpero di risorse pubbliche a favore dell’arricchimento delle holding finanziarie. Esautorano l’assunzione di decisioni dal basso, la partecipazione, violano diritti, annullano democrazia. I movimenti che vi sono opposti hanno incarnato invece un modello del tutto opposto, dove i territori e le identità vengono ripensati collettivamente dal basso, dove la lotta ai mostri locali diventa il mezzo per ripensare i rapporti tra gli uomini e tra gli uomini e l’economia e la natura nel mondo globale. Lotte per l’Utopia di Un altro Mondo, un mondo per tutti, senza discriminazioni, ingiustizie, dove tutti abbiano pieni diritti e la ricchezza sia equamente ridistribuita. Lotte locali, ma lotte globali. L’Europa avrà senso di esistere se diventerà la casa di tutte e di tutti. Di tutte e tutti coloro che la abitano e che chiedono di abitarla. Dove i muri e le frontiere siano finalmente abbattute. I Movimenti dei No alle Grandi opere e alle Militarizzazioni hanno tracciato questo cammino di cambiamento e speranza. Sta adesso alle istituzioni europee e nazionali comprendere che questo percorso collettivo non potrà essere certamente arrestato.
Intervista a cura di Francesco Fustaneo, pubblicata in LinkSicilia.it, il 26 febbraio 2014, http://www.linksicilia.it/2014/02/verso-le-elezioioni-europee-intervista-ad-antonio-mazzeo-protagonista-delle-battaglie-no-muos/

domenica 23 febbraio 2014

Antonio Mazzeo presenta il suo libro “Il MUOStro di Niscemi”


Ieri a Casa Febea, Antonio Mazzeo, giornalista e saggista, nonché ecopacifista e antimilitarista, è intervenuto per presentare, in diretta radiofonica, il suo nuovo libro “Il MUOStro di Niscemi”, che parla per l’appunto della costruzione del nuovo apparato di telecomunicazione della Marina Militare Statunitense. Una storia di appalti, mafia, inquinamento ambientale e diritti calpestati. Di seguito l’intervista:

Che cosa sta succedendo a Niscemi? Cos’è il MUOS? E come affronta questa tematica il suo libro?
A Niscemi, provincia di Caltanissetta, all’interno di una riserva naturale, protetta da normative europee, nazionali e regionali, stanno per essere completati i lavori di realizzazione di uno dei  4 terminali terrestri mondiali di un nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della marina militare statunitense. Si tratta di uno strumento di guerra che permetterà un po’ di governare le guerre del XXI secolo, fatte con droni, aerei senza pilota, missili intercontinentali, testata atomiche. Uno strumento di guerra pericolosissimo ma che ha un impatto sulle popolazioni e dal punto di vista ambientale drammatico. Si tratta di una vera e propria bomba elettromagnetica, con una potenza enorme, che andrà a colpire tra l’altro una delle popolazioni che ha già pagato enormemente i costi del processo di militarizzazione, perché proprio a Niscemi è sorta, venti anni fa, una delle principali basi di telecomunicazioni  con i sottomarini nucleari della marina militare americana. Si tratta di un sistema di quarantasei antenne che trasmettono in tutte le modulazioni di frequenza, con impatto drammatico in un area ha altre problematiche di tipo ambientale, perché sorge a due passi dal grande complesso petrolchimico di Gela, una delle aree più inquinate del Mar Mediterraneo. Il libro cerca un po’ di sistematizzare tutte le problematiche legate a questo strumento che possono essere di tipo militare, sociologico, ambientale e soprattutto l’impatto criminale. Si tratta di un’opera che ha destato l’attenzione delle organizzazioni criminali e mafiose che hanno collaborato alla realizzazione del Muos.

Gli altri impianti MUOS sono stati realizzati in aree desertiche. Perché ancora una volta il nostro governo si è piegato alle decisioni degli USA, dimostrando il suo basso o nullo potere contrattuale?
L’impianto creato in Australia è nel deserto, gli altri in Virginia e nelle Hawaii, sono all’interno di basi militari e sono sfuggite all’attenzione della popolazione. Ovviamente in Sicilia c’è un imposizione, non tenendo conto che l’intera popolazione siciliana, quattro consigli provinciali, la stessa Assemblea Regionale, decine e decine di consigli comunali, hanno più volte affermato il loro no a quest’opera, chiedendo al governo italiano ma anche ai due governi regionali di revocare le autorizzazioni. Ciò non è stato fatto e ha comportato purtroppo il completamento dei lavori di questa struttura, che comunque non significa la sconfitta del movimento NoMUOS, perché per l’attivazione dell’opera serviranno ancora due anni. Pertanto ci sono i tempi per rafforzare la mobilitazione a difesa dell’uomo, dell’ambiente e soprattutto per frenare in qualche modo la militarizzazione del sud Italia.

L’Europa in tutto questo cosa fa?
Si sente tantissimo la mancanza di risposte dell’Europa, anche perché è giusto dire che questo non è un progetto europeo, non è in ambito NATO,  ma è di uso esclusivo degli USA. A maggior ragione ci devono essere delle prese di posizione, anche perché l’opera ricade in un’area di interesse comunitario. Più volte il movimento NO MUOS ha tentato di far entrare a livello europeo questo importante tema, anche organizzando un convegno a Bruxelles e coinvolgendo vari parlamentari europei[…]. Ad un anno dal convegno però non abbiamo avuto risposte.

Quali sono i parallelismi tra Niscemi e Gioia Tauro?
La vicenda di Gioia Tauro conferma l’imposizione di scelte alle popolazioni. Crediamo che il governo italiano per evitare di fare ulteriori operazioni militari sulla Sicilia, che già paga col MUOS, con l’operazione Mare Nostro e tanto altro, abbia deciso di trasferire l’operazione al porto di Gioia Tauro. Un fatto gravissimo tenendo conto che tutta la comunità internazionale si era rifiutata di tenere sul proprio territorio queste armi pericolosissime per la salute della popolazione. Evidentemente ciò che è pericoloso per la comunità mondiale non è pericoloso per la popolazione della Piana, ancora una volta succube di scelte che sono fatte a migliaia di chilometri, tra l’altro sacrificando un territorio che ha pagato enormemente dal punto di vista dello sviluppo, con tutti i progetti governativi che non hanno risolto alcun problema, in primis quello della disoccupazione. A noi restano solo armi chimiche, rifiuti tossici, mega discariche,  testate nucleari e strutture, che dapprima erano strumenti di commercio e pace tra sponda sud e sponda nord del Mediterraneo, e ora sono diventate strumenti di guerra.
Intervista a cura di Radio Antenna Febea, trasmessa il 3 febbraio 2014: http://www.socialsud.it/socialsud/antonio-mazzeo-presenta-il-suo-libro-il-muostro-di-niscemi-a-casa-febea/