I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

martedì 27 giugno 2017

Spada di Damocle ipersicuritaria sul nuovo centro migranti di Messina

Mercoledì 28 giugno sarà inaugurato alla presenza delle maggiori autorità civili e militari il nuovo “Centro Polifunzionale” per migranti del Comune di Messina, realizzato all’interno di uno stabile della centrale via Bisazza. Prima che media, forze politiche e sociali e cittadini prendano per buone le narrazioni dell’amministrazione comunale guidata da Renato Accorinti (assessora competente Nina Santisi) è opportuno soffermarsi sulle pesanti ombre del progetto, presentato come il fiore all’occhiello delle politiche cittadine nel settore “accoglienza”. In verità la filosofia che ha condotto al finanziamento e alla realizzazione della nuova struttura è intrinsecamente legata alla visione sicuritaria, fortemente criminalizzante e discriminatoria, di mera gestione dell’ordine pubblico e/o “contenimento” militare del fenomeno migrazione, così come si è affermata in tutti questi anni nell’Unione europea e in Italia.
Innanzitutto va rilevato come i servizi che saranno forniti dal Centro e le attività che si svolgeranno al suo interno saranno riservati esclusivamente agli “immigrati regolari”, come si legge nell’Avviso Pubblico per manifestazione di interesse alla co-progettazione e co-gestione delle attività del Centro Polifunzionale per Immigrati pubblicato qualche mese fa dall’Amministrazione comunale. Sempre nello stesso avviso si specifica che il Centro è “finalizzato all’inserimento sociale e lavorativo degli immigrati regolari” e  “alla realizzazione di interventi finalizzati a sviluppare punti di aggregazione ad accesso aperto per gli immigrati regolari”. Di fatto ci troviamo di fronte ad un grave arretramento culturale nel settore dell’assistenza e dell’accompagnamento della persona migrante: in questi anni, alcuni enti locali e numerose associazioni si sono opposte alle logiche poliziesche e xenofobe che tendevano a differenziare strumentalmente “regolari e “irregolari”, rifiutandosi di legittimare differenze di trattamento e servizi a favore dei migranti e rivendicando il diritto-dovere alla difesa, protezione e assistenza di tutte le donne e agli uomini giunte/i nel nostro paese. L’opposizione alle pratiche di discriminazione e di divisioni tra buoni e cattivi (regolari e non regolari) è stata dettata in tutti questi anni anche a seguito delle disastrose conseguenze degli atti normativi dei governi che hanno reso sempre più indeterminata la demarcazione tra i due diversi status, ma soprattutto per un’architettura repressiva che ha reso sempre più facile – per i migranti -precipitare dalla condizione di “regolarità” a quella di “irregolarità”.
Faranno comunque bene i migranti “irregolari” di Messina a tenersi in futuro lontani dal Centro polifunzionale di Via Bisazza. Come infatti si evince ancora dall’Avviso pubblico del Comune di Messina, insieme agli sportelli orientativi e alle sale destinate ad attività di formazione e socializzazione, al secondo piano sorgeranno gli “uffici utilizzati dalla questura per le attività dedicate all’accoglienza e integrazione degli immigrati”. “Nello specifico – si legge ancora - il Centro Polifunzionale per immigrati dovrà prevedere al suo interno l’offerta dei seguenti servizi e lo svolgimento delle seguenti attività amministrative: Prefettura; Questura – Uff. immigrazione; Circoscrizione – Anagrafica”. Per ovvie ragioni, ONG e associazioni antirazziste si sono opposte da sempre a condividere spazi e attività di ascolto, formazione, supporto, assistenza migranti con quelli destinati alle procedure di identificazione, schedatura e “regolarizzazione” in mano alle forze dell’ordine e agli apparati sicuritari. A Messina, invece, si andrà in direzione opposta e contraria.
Il Centro Polifunzionale è stato ereditato da Accorinti & C. dalla precedente amministrazione di centro-destra, sindaco Giuseppe Buzzanca (già esponente del Msi-Dn e poi di Alleanza Nazionale) e dell’assessore ai servizi sociali Dario Caroniti (cattolico ultraconservatore). Nel novembre 2010, il Ministero dell’Interno approvò un finanziamento di 751.600 euro a favore del Comune di Messina per la realizzazione di un “Centro Polifunzionale per l’integrazione degli immigrati”, nell’ambito del PON (Programma Operativo Nazionale) Sicurezza per lo sviluppo - Obiettivo Convergenza 2007-2013 - finanziato con fondi strutturali europei - che si è proposto di “migliorare le condizioni di sicurezza nelle regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia” e “contrastare i fenomeni di illegalità e di esclusione sociale”. Due anni più tardi, sempre nell’ambito del PON Sicurezza – Obiettivo Convergenza 2007-2013, il Ministero dell’Interno ha autorizzato il finanziamento del progetto “Messina Sicura” (350.000 euro), relativo alla “fornitura di un sistema di video sorveglianza territoriale del Comune di Messina”; il bando di gara per la videosorveglianza è stato preposto dall’Amministrazione nel dicembre 2013.
A riprova della visione esclusivamente di controllo dell’ordine pubblico” e ipersicuritaria del PON, il Ministero dell’Interno specifica che “in particolare l’obiettivo globale del programma è quello di diffondere migliori condizioni di sicurezza, giustizia e legalità per i cittadini e le imprese, in quelle regioni in cui i fenomeni criminali limitano fortemente lo sviluppo economico, contribuendo alla riqualificazione dei contesti caratterizzati da maggiore rilevanza e pervasività dei fenomeni criminali nonché all’incremento della fiducia da parte della cittadinanza e degli operatori economici”. Il Programma si è articolato in tre assi di intervento, di cui l’Asse 2 ha avuto come fine la “diffusione di migliori condizioni di legalità e giustizia ai cittadini ed alle imprese, anche mediante il miglioramento della gestione dell’impatto migratorio”. “Particolare attenzione – si aggiunge - è posta alle iniziative in materia di impatto migratorio promuovendo procedure di inclusione sociale degli immigrati e rafforzando le azioni di prevenzione e contrasto al favoreggiamento della manodopera immigrata, in particolar modo quella clandestina”. Ogni commento è superfluo. Ci limitiamo solo a ricordare che titolare del PON Sicurezza è il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno; esso vede inoltre la collaborazione di tutte le Forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, e Corpo Forestale dello Stato) ed il coinvolgimento delle realtà istituzionali locali.
Motivi sufficienti, riteniamo, perché le associazioni di volontariato antirazziste si tengano lontane dalla cogestione del nuovo Centro per migranti regolari di Messina; attività certamente lodevoli non possono né devono essere strumentalizzate, mai, per legittimare lo stato di guerra - interno ed esterno - alle migrazioni.

martedì 23 maggio 2017

Educazione alla pace o preparazione alla guerra? I protocolli d’intesa MIUR-Ministero della Difesa

18 maggio 2017. L’Aula Magna dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Carlo Gemmellaro” di Catania ospita il Corso di formazione nazionale per insegnanti Le Guerre e i grandi processi migratori: l’impegno della scuola per comprendere il presente, promosso dal CESP, il Centro Studi per la Scuola Pubblica. Due anni prima, purtroppo, il 21 gennaio 2015, lo stesso istituto tributava i massimi onori ad una squadra del reparto Operazioni della US Navy (la Marina militare degli Stati Uniti d’America), di stanza nella stazione aeronavale di Sigonella, nell’ambito del progetto educativo-didattico denominato Gymnasium Joint Team US Navy – Gemmellaro, comprensivo di “scambi di esperienze tra docenti, studenti e i militari Usa di Sigonella” e una “giornata di lavoro volontario” a favore dell’istituto etneo per riqualificare gli spazi destinati alle attività fisico-sportive.
Un anno fa circa, il 4 aprile 2016, all’Istituto Professionale “Enrico Fermi” di Catania, il dirigente scolastico consegnava una targa di ringraziamento ai responsabili dell’Ufficio relazioni esterne della Naval Air Station (NAS) di Sigonella, per “l’impeccabile coordinamento delle attività di volontariato civico svolte dai militari americani nel territorio siciliano”. La discutibile premiazione avveniva a conclusione di un incontro di formazione degli studenti sulle “attività di soccorso dei migranti in mare”, relatore il Contrammiraglio Nunzio Martello, direttore marittimo della Sicilia Orientale della Guardia costiera, nell’ambio del progetto Segui una rotta sicura, volto ad “inculcare il concetto di legalità e moralità nei giovani studenti e promuovere la cittadinanza attiva, valori condivisi dalle forze armate Usa di Sigonella che si sono spesso alleati con gli studenti del Fermi per portare a termine iniziative congiunte di volontariato”.
Ancora nel capoluogo etneo, lo scorso anno scolastico i marines di Sigonella erano ospiti dell’Istituto Comprensivo “Dusmet-Doria” dove incontravano gli studenti per “incoraggiarli a mangiare sano e mostrar loro alcuni semplici esercizi per mantenersi in forma”. Al Comprensivo “Guglielmo Marconi” di Paternò, il collegio dei docenti ha pensato invece di dar vita al “progetto educativo di cittadinanza” Scuola bella: insieme si può fare, previo protocollo d’intesa con il comando Usa di Sigonella. “Dopo la festosa accoglienza e i saluti, i militari – affiancati dalle docenti di inglese – indossato l’abito di lettori di lingua inglese, hanno incontrato gli alunni delle scuole primaria e media per fare conversation nelle aule, un modo originale per instaurare uno scambio interculturale”, riporta il cronista locale. Interventi di manutenzione dell’edificio scolastico e delle aree circostanti e qualche lezione di lingua inglese, quanto realizzato invece dai militari a stelle e strisce a favore dei frequentatori della scuola media “Ugo Foscolo” di Taormina. “Questo è un primo passo costruttivo per sviluppare nel modo migliore una più ampia sinergia che possa determinare benefici alla nostra scuola e alla comunità locale”, ha spiegato la dirigente Carla Santoro.
Tributi, ringraziamenti, elogi. Mai una parola invece sul ruolo assunto dalla più grande base statunitense nel Mediterraneo o sugli interventi dei suoi reparti nei teatri bellici di mezzo mondo (dalla Libia all’Africa sub sahariana, dal Corno d’Africa al Medio oriente, dai Balcani al Caucaso). Né tantomeno su quanto avverrà a breve termine a Sigonella: la base, in particolare, è destinata ad interpretare le funzioni di vera e propria capitale mondiale dei droni, i velivoli di distruzione di massa interamente automatizzati. Nella stazione siciliana sta per essere completata l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility, per supportare le telecomunicazioni via satellite e le operazioni di tutti i droni dell’Aeronautica e della Marina militare Usa. A Sigonella saranno installati 12 ripetitori satellitari con antenne, macchinari e generatori di potenza con la possibilità di aggiungerne altri 8 della stessa tipologia. A lavori ultimati, la base supporterà la trasmissione di tutti i dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra (Reaper, Predator, Global Hawk) e opererà come “stazione gemella” del sito Usa di Ramstein, Germania, in link con la grande base aerea di Creech (Nevada). Entro la fine dell’anno, diverrà pienamente operativo anche il sofisticato sistema di comando, controllo, telerilevamento ed intelligence AGS (Alliance Ground Surveillance) della Nato. L’AGS dovrà fornire informazioni in tempo reale per compiti di vigilanza aria-terra a supporto dell’intero spettro delle operazioni alleate nel Mediterraneo, nei Balcani, in Africa e in Medio oriente. Il nuovo sistema si articolerà in stazioni di terra fisse, mobili e trasportabili per la pianificazione e il supporto operativo alle missioni e da una componente aerea basata a Sigonella con 5 droni Global Hawk. Altro che pace o valori di solidarietà, cooperazione, volontariato.
Per i giovani del comprensorio di Niscemi (Caltanissetta), dove all’interno di una riserva naturale e in aperta violazione delle normative ambientali, urbanistiche e antimafia è sorta una delle più grandi installazioni per le telecomunicazioni delle forze armate degli Stati Uniti d’America, dal 2012 il Consolato generale di Napoli ha promosso congiuntamente all’Associazione americana degli insegnanti d’italiano un Sister School Program. “Il Dipartimento di Stato Usa – spiegano al Consolato - ha stabilito un’interessante opportunità di scambio educativo, identificando una scuola superiore statunitense da gemellare con il Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Niscemi. Si tratta di un’iniziativa per migliorare le odierne relazioni Usa-Italia riguardo a specifici sforzi militari e diplomatici e favorire gli interessi reciproci”. Ignorando lo straordinario contributo di studenti e docenti alle campagne di mobilitazione contro il MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari strategiche della Marina Usa, il 29 febbraio 2016, il dirigente del liceo di Niscemi ha invitato gli allievi del 3° e 4° anno a concorrere al programma Youth Leadership indetto dal Consolato di Napoli. “Anche quest’anno è stato rinnovato l’invito per due studenti per partecipare al programma di scambio culturale nell’università dell’Indiana. Criteri di selezione: merito scolastico, attitudine alla leadership e propensione al volontariato”. Proprio a Indianapolis, capitale dello Stato dell’Indiana, sorge una delle principali sedi del colosso Lockheed Martin, la società che ha realizzato il MUOS. Lockheed ha progettato pure i famigerati cacciabombardieri F-35 a capacità nucleare, alcuni dei quali in costruzione nel complesso Alenia di Cameri, meta ad inizio anno scolastico 2015-16 di un viaggio premio degli studenti dell’Istituto aeronautico di Ragusa. Il tour ha preso il via da Sigonella con un volo per il Piemonte a bordo di un velivolo Atlantic del 41° Stormo Antisom dell’Aeronautica militare italiana che da oltre 50 anni opera per “contrastare la minaccia delle unità navali subacquee e di superficie potenzialmente ostili” e in supporto delle operazioni “contro il terrorismo internazionale e di controllo del traffico mercantile e dei flussi d’immigrazione clandestina”.
Il reparto dell’Aeronautica italiana di stanza a Sigonella si è distinto per attivismo nella formazione civile-militare degli studenti siciliani. Lo scorso 7 aprile si è concluso il progetto di “tirocinio ed orientamento” gestito dal Comando del 41° Stormo a favore di 150 studenti dell’Istituto Tecnico Aeronautico “Arturo Ferrarin” di Catania e dell’I.S.S. “Ettore Majorana” di Gela (Caltanissetta). Le attività si sono articolate per oltre un mese con percorsi teorici e pratici “al fine di sviluppare e valorizzare le vocazioni personali degli studenti, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali, per avvicinarli alle attività della Difesa e dell’Aeronautica Militare”. Gli allievi sono stati ricevuti all’interno della base di Sigonella approfondendo i temi del “controllo dello spazio aereo, della meteorologia, della manutenzione e dell’attività dei Gruppi Volo del 41° Stormo”.
E la Buona Scuola va alla guerra…
Anche la buona scuola di Renzi & C. sta consolidando la subalternità dell’educazione formale alle logiche di guerra e agli interessi politico-militari e geostrategici interalleati. Alle città d’arte, ai musei e ai siti archeologici, presidi e docenti sembrano preferire sempre più numerosi le visite alle basi Usa e Nato “ospitate” in Italia in barba alla Costituzione e alle caserme, agli aeroporti e ai porti militari, alle installazioni radar e alle industrie belliche “nazionali”. Ci sono poi le videoconferenze con i militari in missione in Iraq, Afghanistan e Libano; le attività di formazione per gli studenti in campo storico-militare o di informazione sul bullismo e il cyberbullismo presso il centro dell’Aeronautica di Vigna di Valle (Bracciano); i mini-corsi di pilota con gli avieri della scuola dell’Aeronautica di Guidonia (Roma) o dei reparti di Istrana, Pescara e Cameri; le classi di vela per gli studenti “più meritevoli” delle superiori presso l’Accademia navale di Livorno, la Scuola militare “Morosini” di Venezia o a bordo delle unità della Marina nel Tirreno o nel Mediterraneo centrale; gli orientamenti professionali, gli stage e le alternanze scuola-lavoro presso i reparti di guerra nazionali o nei consorzi industriali chiamati alla realizzazione di bombardieri, elicotteri, missili e altri mille sistemi di distruzione e di morte.
Settore da tempo attenzionato è quello delle attività motorie e sportive a favore degli studenti delle scuole dell’obbligo e delle superiori. Da decenni, in particolare, viene proposto il Concorso esercito-scuola che prevede l’organizzazione di corse campestri all’interno di infrastrutture, basi e poligoni militari. Più recentemente, le forze armate si sono ritagliate uno spazio significativo anche nella promozione dei campionati sportivi studenteschi e dei Giochi della Gioventù, affiancandosi o sostituendosi agli enti locali che un tempo contribuivano finanziariamente a questi eventi. In Puglia, la base di Amendola (Foggia), sede del 32° Stormo Ami, ospita ininterrottamente da dieci anni la fase provinciale dei campionati studenteschi di corsa campestre, riservata agli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il 32° Stormo coordina tutte le attività operative, addestrative e tecniche dei droni da guerra Predator e Reaper dell’Aeronautica italiana, utilizzati a partire del 2005 in Iraq, Afghanistan, nei Balcani e più recentemente in Libia, dove mantengono un ruolo chiave nelle attività d’intelligence della coalizione internazionale a guida Usa. Le ultime missioni all’estero hanno preso il via nel 2014: due velivoli-spia sono stati schierati a Gibuti, Corno d’Africa, nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione Europea “Atalanta”, mentre nello scalo aereo di Kuwait City sono stati rischierati due droni appositamente riconfigurati per operare con la coalizione anti-Isis in Iraq e Siria. Per la loro capacità e flessibilità d’impiego, i droni di Amendola sono utilizzati pure in funzioni d’ordine pubblico e per il controllo anti-immigrazione alle frontiere terrestri e marittime.
A Caserta sempre più scuole partecipano alla Flick Flok, la manifestazione di corsa istituita nel 1991 dalla Brigata bersaglieri “Garibaldi” per la preparazione fisico-militare dei propri uomini e successivamente estesa ai civili e agli studenti. “La Flick Flock è una manifestazione che si fonda su tre pilastri: la famiglia, quale base della nostra società e futuro della stessa, lo sport e la solidarietà”, ha spiegato il generale Nicola Terzano, comandante della “Garibaldi”. All’ultima edizione i giudici di gara sono stati 85 alunni del Liceo “Alessandro Manzoni” di Caserta, nell’ambito di un progetto con l’esercito di alternanza scuola-lavoro. Ospite d’onore della Flick Flock 2017 la banda della Marina militare Usa di stanza all’Allied Joint Force Command Naples, il Comando congiunto per il Sud Europa di Napoli da qualche anno trasferito nella moderna infrastruttura di Lago Patria, nel territorio comunale di Giugliano. Ogni due anni al JCF di Lago Patria è attribuito il comando e il coordinamento delle attività della NATO Response Force, la forza di pronto intervento dell’Alleanza Atlantica con più di 30.000 militari, in grado di essere schierata in poche ore in qualsiasi scenario di guerra planetario.
Tutti in coda per il più grande comando Nato del sud Europa  
Secondo quanto pubblicato nel sito ufficiale del Joint Force Command di Napoli, sono centinaia gli studenti e i docenti italiani che nell’ultimo biennio sono stati ospiti dei reparti della Nato che operano presso il comando di Lago Patria. L’elenco degli istituti di secondaria e delle scuole medie è lunghissimo: il liceo scientifico “Elio Vittorini” e il classico “Giambattista Vico” di Napoli, il 4 dicembre 2015; lo scientifico “Niccolò Braucci” di Caivano, Napoli, il 12 febbraio 2016; lo scientifico “Nino Cortese” di Maddaloni, Caserta, il 18 febbraio 2016; il classico Torquato Tasso” di Salerno, l’11 marzo 2016; le scuole medie “Nicola Romeo – Pietro Cammisa” di Sant’Antimo e “Gneo Nevio” di Napoli, il 15 aprile 2016; “San Giovanni Bosco” di  Somma Vesuviana e “Salvatore Di Giacomo” di Qualiano, il 29 aprile 2016; gli istituti superiori “Giuseppe Mazzini” di Napoli e “Alfred Nobel” di Torre del Greco, il 6 maggio 2016; la scuola “Paolo Parzanese” di Ariano Irpino, Avellino, il 28 novembre 2016; la “Gaetano De Bottis” di Torre del Greco, il 2 dicembre 2016; “Alfonso Gallo” di Aversa, il 6 febbraio 2017; ancora la “Torquato Tasso” di Salerno, il 14 novembre 2016; la media “Don Salvatore Vitale” di Giugliano, il 20 febbraio 2017; l’istituto “Edoardo Amaldi” di Santa Maria Capua Vetere, Caserta, il 3 aprile 2017; il “Giuseppe Mercalli” di Napoli, l’8 maggio 2017. Di norma il pacchetto comprende una visita guidata alle strutture ricettive e sportive del Comando Nato e ai mezzi del 2nd Nato Signal Battalion e del Communication Information Systems Group (NCIS), due reparti specializzati al comando, controllo e alle comunicazioni satellitari dell’Alleanza atlantica. In chiusura il breafing con le massime autorità del Joint Force Command sugli obiettivi strategici e le attività del personale militare e civile di stanza a Lago Patria. “Siamo un comando operativo direttamente sotto il Comando supremo delle forze armate alleate in Europa e la nostra missione è quella d’intervenire prontamente ovunque lo richieda il North Atlantic Council”, si legge nella scheda informativa che viene consegnata a tutti gli studenti e ai docenti in vista al JFC Naples. “Abbiamo il compito di addestrarci, monitorare e analizzare la situazione globale e anticipare i futuri sviluppi nel campo della sicurezza. Tra le nuove emergenze delle forze Nato c’è anche quella di contrastare la migrazione illegale dei rifugiati (testuale: to counter illegal refugee migration)”. Il messaggio “educativo” che gli ufficiali trasmettono agli allievi è chiaro e diretto: “Si vis pacem, para bellum, che si traduce con se vuoi la pace, devi essere pronto alla guerra”, spiegano i responsabili del Comando Nato di Lago Patria.
Verso il complesso scolastico-militare-industriale
Un’altra menzione per l’alto profilo “educativo militare” merita certamente l’ispezione nell’ottobre 2015 degli allievi dell’Istituto Tecnologico “Leonardo da Vinci” di Viterbo all’aeroporto cittadino “Fabbri” e il successivo incontro con il personale del 1° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Antares” e i responsabili del progetto industriale del distretto tecnologico aerospaziale della Regione Lazio. “Ai giovani sono state illustrate tutte le novità tecnologiche, rimarcando, nel contempo, il ruolo educativo della scuola e lo stretto legame che intercorre fra crescita culturale, formazione ed istituzioni, anche alla luce dei progetti di alternanza scuola/lavoro previsti nella legge 107/2015 Buona Scuola”, riporta il comunicato emesso dall’ufficio stampa dell’Esercito. “Il 1° reggimento Antares ha ospitato la NH-90 Users Conference 2015, l’evento annuale organizzato dal consorzio industriale NHI e ciò ha permesso di offrire una panoramica tecnologica particolarmente qualificata nonché un’opportunità per i giovani studenti dell’indirizzo di Costruzioni Aeronautiche”. Per la cronaca, l’NH-90 è il cosiddetto NATO Helicopter per gli anni novanta, l’elicottero multiruolo medio-pesante sviluppato dal consorzio internazionale NHIndustries, costituito da AgustaWestland (Leonardo-Finmeccanica) e dalle aziende Eurocopter e Stork Fokker Aerospace. L’elicottero da guerra è stato acquistato a partire dal 2008 dall’Esercito italiano e dalle forze armate di Francia, Germania, Grecia, Olanda, Portogallo, Australia, Nuova Zelanda, Oman, ecc.. L’Italia ha ordinato sino ad oggi 116 NH-90 spendendo complessivamente 3,2 miliardi di euro.
Proprio l’aeroporto militare di Viterbo, il 7 aprile 2016, ha ospitato un incontro-dibattito tra la ministra Roberta Pinotti e 500 studenti delle scuole superiori della città. “Quello che svolgono le forze armate è un lavoro di protezione che spesso si conosce poco e si conoscono poco anche le esigenze finanziarie e le risorse che sono necessarie per tenere in piedi questa organizzazione vitale per il Paese”, ha esordito la ministra Pinotti. “Nell’addestramento dei nostri militari ci sono dei valori che sono davvero quelli di cui oggi abbiamo bisogno (…) La diffusione della cultura della Difesa tra i giovani è un mezzo fondamentale per far sviluppare nelle future generazioni un maggiore senso civico e una maggiore consapevolezza dei propri doveri…”.
Dal 20 al 22 marzo 2017 gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale “Dionigi Scano” di Cagliari sono stati ospiti invece del Reparto Sperimentale Standardizzazione al Tiro Aereo e della Sala radar dello scalo aeroportuale di Decimomannu (Villasor). Compito del RSSTA Decimomannu è quello di garantire il supporto tecnico e logistico ai reparti di volo dell’Aeronautica militare in attività di addestramento al tiro aereo nei martoriati - inquinati e inquinanti - poligoni di Perdasdefogu e Capo San Lorenzo, importantissimi per la sperimentazione delle nuove tecnologie di guerra globale in ambito Nato ed extra-Nato. Situato a pochi chilometri da Cagliari, Decimomannu è uno dei più trafficati scali militari di tutta Europa: si stima che dal 1955 ad oggi vi siano stati rischierati più di 400 reparti appartenenti a 21 Nazioni, con 150 differenti tipi di aeromobili. Esso rientra tra le basi italiane concesse segretamente nell’ottobre 1954 alla Nato e agli Stati Uniti, congiuntamente ad Aviano, Camp Darby (Livorno), Napoli-Capodichino e Sigonella, ma oggi il suo status giuridico si è fatto più ibrido e articolato, così da essere utilizzato anche da paesi non aderenti all’Alleanza Atlantica o da grandi aziende private del comparto militare-industriale, italiano e internazionale. Da Decimomannu è decollato per la prima volta il prototipo di robot-killer volante nEUROn, l’aereo senza pilota da combattimento coprodotto da Italia, Francia, Svezia, Spagna, Svizzera e Grecia. Il nEUROn è il primo drone-killer europeo dotato di materiali con accentuate caratteristiche stealth che gli consentiranno di penetrare nello spazio aereo nemico senza essere individuato. Con un costo unitario superiore ai 25 milioni di euro, il nEUROn può raggiungere la velocità di 980 chilometri l’ora e volare per più di otto ore consecutive. Opererà a tutti gli effetti per colpire e uccidere a distanza grazie agli ordigni di precisione per gli attacchi aria-suolo a guida laser, che saranno trasportati in volo nel vano bombe interno.
Banche e Marina contro la “dispersione”
Il nome del programma è ambizioso: Per non perdere la rotta ed è promosso da Mentoring Usa-Italia Onlus, in collaborazione con le forze armate, Fondazione Carisal, Fondazione della Comunità Salernitana, Banco Napoli, Banca Sella, Be Fit ed altri soggetti privati, per “prevenire e contrastare il preoccupante e diffuso fenomeno della dispersione scolastica” in alcune realtà della Campania. Attività clou la crociera nel Tirreno di studenti “a rischio” di età compresa tra gli 11 e i 16 anni a bordo di Nave Italia, il brigantino di proprietà della Fondazione Tender to Nave Italia (una “onlus” costituita nel 2007 dalla Marina militare e dallo Yacht Club Italiano), il cui equipaggio è composto da militari. Per non perdere la rotta ha già premiato una decina di giovani provenienti da scuole medie della provincia di Salerno, ma quest’anno le “attività contro la dispersione scolastica” di Mentoring Usa-Italia si sono estese alla scuola primaria. Il 22 marzo scorso si è tenuta presso il 1° Circolo didattico “Guglielmo Marconi” di Pozzuoli, la cerimonia di apertura del programma che vede la collaborazione della locale Accademia dell’Aeronautica e del Rotary Club. Una quindicina di cadetti dell’Accademia affiancheranno altrettanti piccoli studenti con l’obiettivo di “accrescerne l’autostima, sviluppare capacità di valutazione e di autovalutazione delle proprie potenzialità e risorse, migliorare il rendimento scolastico generale per scoprirsi più fiduciosi sul proprio futuro”.
Agli iscritti alle scuole dell’infanzia della regione Friuli Venezia Giulia, l’Aeronautica militare offre invece annualmente lo show I bambini sognano le Frecce Tricolori: una giornata di maggio da trascorrere interamente nella base aerea di Rivolto, Udine, sede del 2° Stormo e del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico. “Centinaia di bambini entusiasti sulle tribune e sul prato dell’aeroporto per godere dello spettacolo di un volo di addestramento della Pattuglia Acrobatica Nazionale e salutare i propri beniamini sventolando il tricolore”, riporta l’ufficio stampa del Comando dell’Aeronautica.
Il Ministero della difesa ha invece occupato quasi per intero il Festival dei Bambini che si tiene ogni anno in primavera a Firenze. “Il Festival rappresenta un appuntamento importante per trasmettere ai bambini il senso della cultura della Difesa, seppur in un contesto ludico e spensierato”, ha dichiarato il portavoce dell’Esercito, Giuseppe Saponaro. “Tante le attività previste e con le quali misurarsi: dalla parete di roccia al percorso sportivo militare, dalla simulazione di atterraggio con elicottero all’apprendimento delle tecniche per maneggiare le sostanze pericolose”. Nuovi Mondi – Insieme è meglio, il tema scelto per l’edizione 2017. “Insieme è meglio è un concetto decisamente caro alle Forze Armate che operano, sempre di più, in Italia e all’estero, con una connotazione interforze”, il commento dei responsabili della Difesa.
Nel corso dell’anno scolastico 2015-16, la componente terrestre della forze armate, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR), ha promosso L’Esercito Combatte, iniziativa articolatasi nazionalmente con mostre, concerti di bande e fanfare, convegni, attività museali, un concorso grafico (La Grande guerra a colori), per “diffondere la cultura e la conoscenza storica della Prima Guerra Mondiale e ricordare il processo identitario e il ruolo svolto dall’Esercito nella creazione dello spirito di unità nazionale, mantenendo al contempo vivo, il ricordo e la commemorazione di tutti i caduti”. L’Esercito combatte si è concluso il 25 maggio 2016 a Padova con un meeting a cui hanno partecipato 11 delegazioni composte da militari e studenti provenienti da altrettante località italiane (Caserta, Pordenone, Roma, Sassari, Messina, Udine, Gorizia, Livorno, Torino, Bologna, Lecce), previo tour ai principali sacrari e cimiteri militari della Prima guerra mondiale (Pasubio, Pocol, Asiago, Monte Grappa, Montello, Fagarè, Oslavia, Caporetto, Redipuglia, Prosecco e Monte San Michele). A Padova c’erano pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la ministra della Difesa Roberta Pinotti e il capo di Stato maggiore della Difesa Claudio Graziano e la manifestazione si è conclusa con il lancio dei paracadutisti della brigata “Folgore” e la “mostra statica” di mezzi ed equipaggiamenti delle forze armate (elicotteri A-129 “Mangusta”, sistemi lanciarazzi Mlrs, blindati e carri armati, ecc.).
Sempre nell’ambito delle manifestazioni commemorative del Centenario del Primo Conflitto Mondiale, l’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito ha promosso per le scuole la mostra itinerante La Grande Guerra. Fede e Valore, composta da pannelli didattici, stampe, cimeli, uniformi ed elmetti d’epoca. Le scuole secondarie sono state invitate ad accogliere l’esposizione e a mettere a disposizione gli “accompagnatori” per le visite guidate. Lo scorso 6 maggio, la cerimonia d’inaugurazione della mostra itinerante presso il liceo “De Sanctis – Galilei” a Manduria, Taranto, con la supervisione del Comando Militare dell’Esercito “Puglia”.
MIUR e Difesa, le relazioni pericolose
Per poter comprendere il ruolo svolto quotidianamente dalle forze armate per la “salvaguardia della legalità, la difesa delle libere Istituzioni e la sicurezza dei cittadini”, oltre 300.000 studenti italiani sono stati impegnati nel progetto Insieme per la Legalità, istituito cinque anni fa dal MIUR in collaborazione con il Ministero della Difesa. Nel settembre 2014, le ministre Stefania Giannini e Roberta Pinotti hanno istituzionalizzato la partnership libro-moschetto sottoscrivendo un Protocollo d’Intesa che ha dato il via una serie di iniziative “didattiche e formative” per gli studenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, statali e paritarie, così da “favorire l’approfondimento della Costituzione italiana e dei principi della Dichiarazione universale dei diritti umani per educare gli alunni all’esercizio della democrazia e di una cittadinanza attiva a tutti i livelli del sistema sociale”. Con la circolare del 15 dicembre 2015, il MIUR ha specificato le iniziative per gli anni scolastici 2015-2016 e 2016-1017 che hanno consentito alle forze armate di occupare quasi tutti i campi disciplinari: dalla storia alle scienze, dalle nuove tecnologie al diritto, dallo sport all’educazione stradale.
Per celebrare i 70 anni della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, MIUR e forze armate hanno promosso il concorso Nazioni Unite per la pace con cui  gli studenti sono stati chiamati a presentare composizioni scritte o figurative, progetti multimediali e/o interattivi sulle “sfide relative alla sicurezza di tutti gli Stati”. “Le tracce proposte dal bando di concorso costituiscono l’occasione per una riflessione sulla più grande organizzazione intergovernativa mondiale, con particolare riferimento all’impulso che essa ha esercitato nel tempo e ancora oggi esercita nella cooperazione internazionale, in difesa dei diritti umani e della sicurezza internazionale”, riporta il comunicato a firma del MIUR e della Difesa. Negli elaborati gli studenti dovevano focalizzare la loro attenzione sul “contributo specifico fornito dai caschi blu dell’ONU, ivi compreso il concorso delle Forze Armate italiane in missioni di pace nelle aree di crisi, nella promozione e salvaguardia della stabilità e della pacifica convivenza internazionale”. Sino al prossimo anno proseguiranno contestualmente gli incontri con gli studenti di ogni ordine e grado del personale militare interforze fornito dai Comandi di Regione competenti a livello territoriale sui temi della Costituzione e della cittadinanza attiva, “con particolare attenzione al ruolo che le Forze Armate svolgono al servizio della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese”.
Agli alunni delle scuole primarie è riservato un ciclo di lezioni di educazione stradale della durata di 8 ore, denominato La buona strada della sicurezza, sempre a cura di esperti con tanto di stellette. “Questo progetto sperimentale – spiega la circolare del MIUR – è finalizzato ad educare i bambini al tema della sicurezza stradale, incentivando il senso di responsabilità individuale e collettiva e uno stile di comportamento che pone al centro il rispetto per la vita e per la persona”. Per gli studenti delle classi IV e V delle superiori è stato promosso invece il concorso dal titolo Scuola: spazio al tuo futuro. La ISS: innovatio, scientia, sapientia. “Il Ministero della Difesa intende offrire la propria collaborazione anche nella realizzazione di progetti di prestigio e ad alta valenza istituzionale a favore dei giovani”, si legge nel bando. “Attraverso il concorso, gli studenti vengono chiamati ad elaborare proposte di sperimentazione innovative (manufatti veri e propri e/o protocolli di sperimentazione), da portare a bordo della International Space Station (ISS) nazionale”. Per la “sperimentazione” in campo aerospaziale e dell’astronautica viene sollecitata ovviamente la partnership “con realtà di ricerca in campo aziendale, universitario e laboratori di Ricerca pubblici o privati”.
Quello relativo alla Stazione spaziale internazionale è certamente uno dei programmi più controversi e dispendiosi della recente storia mondiale: avviato nel 1998 con la firma di un accordo tra Stati Uniti d’America, Giappone, Canada, Russia e i Paesi europei membri dell’agenzia spaziale europea (ESA), l’ISS punta a sviluppare la ricerca e la sperimentazione scientifica e tecnologica in ambito civile-militare. Il contributo diretto italiano all’International Space Station è assicurato dall’Aeronautica militare, dalle industrie del settore aerospaziale e dall’Agenzia spaziale italiana, grazie soprattutto alle risorse finanziarie attinte dal bilancio annuale del MIUR. Ai primi tre classificati nella graduatoria di merito del concorso Scuola: spazio al tuo futuro sono andati rispettivamente 2.000, 1.000 e 500 euro, denaro messo a diposizione da Thales Alenia Space S.p.A., azienda aerospaziale controllata dai colossi militari-industriali Thales e Leonardo-Finmeccanica, partecipante al progetto anche in veste di tutor tecnico.
Meglio l’alternanza scuola-forze armate
Abbiamo avuto già modo di accennare come alla cosiddetta alternanza scuola-lavoro, il provvedimento sicuramente peggiore e più pericoloso della “Buona scuola” del governo Renzi-Giannini, concorrono con sempre maggiore aggressività le forze armate e le maggiori industrie belliche italiane e internazionali. Nel febbraio 2017, ad esempòio, è stata firmata a Catania una convenzione tra la Guardia Costiera e l’Istituto Tecnico Aeronautico “Ettore Majorana” di Gela, per effettuare tirocini e stage della durata di 36 ore presso il 2º Nucleo Aereo con sede all’aeroporto di Fontanarossa. Un progetto formativo similare è in corso pure con il Politecnico del Mare “Duca degli Abruzzi”, altro istituto superiore etneo dove, tra l’altro, il 7 aprile 2017, nell’ambito del “percorso didattico mirato a creare una forte intesa con il mondo del lavoro”, gli studenti hanno incontrato ufficiali della Marina militare per approfondire il tema de L’affascinante mondo dei sottomarini.
Sempre lo scorso aprile, 200 studenti di tre istituti scolatici pugliesi (“Liside”, “Pacinotti” e “Righi”) hanno intrapreso un percorso di alternanza presso l’Arsenale della Marina militare di Taranto, affiancando le maestranze civili e militari nelle varie lavorazioni navali. Il 2 maggio 2017, la Marina ha avviato presso la Scuola Sottufficiali de La Maddalena, un progetto di Alternanza scuola lavoro con il locale Istituto d’istruzione superiore “Giuseppe Garibaldi” che consentirà agli studenti di affiancare il personale della Scuola e “apprendere le tecniche impiegate nella manutenzione di imbarcazioni a vela e motore, motori fuoribordo, ecc”. Ad inizio anno scolastico è stata firmata pure una convenzione triennale con il Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” per percorsi formativi di piccoli gruppi di studenti presso le varie strutture della Marina militare a Roma.
Il Comando del Reparto Sistemi Informativi Automatizzati dell’Aeronautica militare (Re.S.I.A.) ha sottoscritto un protocollo con l’Istituto Tecnico Tecnologico “Enrico Fermi” di Frascati e il Centro Studi Militari Aeronautici (Ce.S.M.A.) per realizzare attività pratico-teoriche per una decina di studenti al fine di “sviluppare dei software gestionali utili alla Forza Armata”. Il Re.S.I.A. si occupa della formazione del personale dell’Aeronautica nel settore informatico, della realizzazione e manutenzione dei sistemi di gestione e controllo delle banche dati e della loro interoperabilità interforze e internazionale; assicura, inoltre, la funzionalità delle infrastrutture di rete Aeronet, nonché la gestione contro le minacce cibernetiche. Il Centro Studi Militari Aeronautici e lo Stato Maggiore dell’Aeronautica hanno firmato una convenzione triennale Alternanza scuola lavoro anche con il Liceo classico “Dante Alighieri” di Roma al fine di “valorizzare le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali, avvicinando gli studenti al mondo della Difesa per toccare con mano nuove dinamiche organizzative e di rapporto”. Altri tirocini formativi e di orientamento sono in fase di svolgimento presso il Servizio telematico e radar del 36° Stormo dell’Aeronautica militare con gli alunni delle quinte classi dell’Istituto Industriale “Leonardo Da Vinci - Galileo Galilei” di Gioia del Colle (Bari) e presso il 41° Stormo Antisom di Sigonella con gli allievi dell’Istituto Tecnico Commerciale e Aeronautico “Fabio Besta” di Ragusa (attività di controllo dello spazio aereo e della meteorologia, manutenzione dei velivoli in forza ai Gruppi Volo). Ancora il 41° Stormo, con l’11° Reparto manutenzione velivoli dell’Aeronautica di Sigonella, ha partecipato con propri mezzi militari all’11ª edizione dell’Orient@giovani, evento di orientamento universitario e al mondo del lavoro organizzato a metà gennaio dall’Istituto Tecnico “Ettore Majorana” di Milazzo (Messina), rivolto a tutte le scuole secondarie siciliane. Nel corso della giornata dell’Orient@giovani è stato tenuto pure un laboratorio formativo sul tema della cyberscurity, in collaborazione con la transnazionale informatica civile-militare Cisco.
Altro istituto superiore siciliano distintosi nella predisposizione di percorsi di alternanza-lavoro con aziende del complesso militare-industriale è l’Istituto Nautico “Caio Duilio” di Messina che in partnership con Intermarine S.p.A. (gruppo leader nella progettazione e produzione di imbarcazioni per uso commerciale e militare che ha incorporato i Cantieri navali “Rodriquez”) ha ottenuto lo scorso novembre il primo premio nazionale ex aequo al concorso Didattiva: la didattica per l’alternanza scuola-lavoro, promosso da Confindustria e Assoimprenditori dell’Alto Adige in collaborazione con il MIUR. Il riconoscimento ha consentito la stipula di una convenzione che “porterà il Caio Duilio a diventare istituto di riferimento di una delle più importati società italiane di costruzioni navali, al fine di formare figure professionalizzate da inserire più rapidamente nel mondo del lavoro”.
Scuole armate o scuole smilitarizzate?
Contro il dilagante processo di militarizzazione delle scuole italiane, Pax Christi-Italia ha lanciato nel 2013 la campagna Scuole smilitarizzate per chiedere alle scuole primarie e secondarie di rifiutare ogni attività in partenariato con le forze armate, propagandare l’arruolamento o far sperimentare la vita militare, organizzare visite a strutture riferibili ad attività militari, ecc.. “La scuola italiana da sempre si è mostrata sensibile alle forze armate e spesso piuttosto ancorata alla retorica militarista, naturalmente con la dovuta eccezione dei tanti insegnanti che si adoperano, per iniziativa propria, nella promozione di una cultura della nonviolenza”, spiega Antonio Lombardi di Pax Christi Napoli. “Nell’ultimo decennio la relazione scuola-forze armate ha avuto un’accelerazione che può essere letta attraverso due lenti: l’impegno esteso delle FFAA italiane in operazioni internazionali, che richiede personale addestrato a disposizione, e la sospensione della leva obbligatoria a partire dal 1° luglio 2005, che ha, di fatto, allontanato i giovani dalla conoscenza diretta – potenzialmente attrattiva – della vita militare. Ciò ha reso ancor più necessario cercare sempre nuove vie per attingere al mondo dei giovani e rifornire di personale la struttura militare. La scuola, pertanto, è stata vista come il luogo ideale per creare consenso intorno alla figura del soldato che porta la pace e della guerra come missione di pace. Anziché opporre un rifiuto in nome di una pedagogia della pace, la scuola ha aperto le porte alle forze armate violando il suo mandato di luogo in cui si educano i giovani a relazioni senza violenza e al rispetto della Costituzione”.
“Ogni volta che la scuola spalanca le porte a chi propaganda la guerra, tradisce la sua specifica missione educativa e non tutela la propria sopravvivenza ed efficienza”, aggiunge Lombardi. “È così che si è creato il paradosso di una scuola che, da un lato, denuncia giustamente i tagli continui cui è sottoposta, dall’altro collabora con quella struttura militare che ingoia somme faraoniche per i suoi strumenti di morte, sottratte all’istruzione”.
Aderendo alla campagna Scuole smilitarizzate, ogni istituto s’impegna formalmente a rafforzare il proprio impegno nell’educazione alla pace e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti; sottolineare e valorizzare l’educazione alla pace tra le finalità educative dei POF, nelle discipline educative e didattiche e nella programmazione; proporre uno spazio di confronto tra docenti per evidenziare l’incidenza dell’educazione alla pace nella formazione degli studenti; escludere dall’offerta formativa le attività proposte dalle Forze Armate, “essendo in contrasto con gli orientamenti fondamentali educativi e didattici della scuola”; non accogliere progetti in partenariato con strutture militari o aziende coinvolte nella produzione di materiali bellici; prevedere la possibilità di arricchire la biblioteca di nuovi strumenti didattici per l’educazione alla pace e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti.
I collegi dei docenti e ogni singolo insegnante sono oggi chiamati a scegliere da che parte stare e per chi operare: a fianco dei signori della guerra e dei mercanti di morte, come chiedono con sempre più forza generali e ministri; ripudiando la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art. 11 della Costituzione), rivendicando in ogni sede le libertà di espressione ed insegnamento (artt. 21 e 33), a difesa della scuola pubblica e dei valori fondamentali di uguaglianza formale e sostanziale e di giustizia sociale.

Relazione al Corso di formazione nazionale per insegnanti Le Guerre e i grandi processi migratori: l’impegno della scuola per comprendere il presente”, promosso dal CESP, il Centro Studi per la Scuola Pubblica – Catania, 18 maggio 2017.

martedì 28 marzo 2017

Hotspot migranti a Messina. Quando l'assessore De Cola diceva "Lo voglio!!!"

“Il governo nazionale finora non ha mai localizzato le strutture d’accoglienza senza prima essersi confrontato con le amministrazioni locali. E’ quindi impossibile che Accorinti non abbia dato un assenso di massima, a meno che il sindaco non voglia dire di non aver compreso bene la questione". Così ha dichiarato a Tempostretto l'ex ministro Gianpiero D'Alia "Non vorrei che si sia trattato di uno scambio politico legato al Patto per Messina. Il Comune fa realizzare l’hotspot e in cambio il governo velocizza le opere del Masterplan. In questo caso sarebbe un duplice errore, perché l’hotspot causerà tensioni sociali e le opere del Masterplan non sono una cortesia, un regalo, ma un atto dovuto”.
D'Alia ammette inoltre di aver suggerito lui in un primo tempo l'utilizzo di Bisconte per l'accoglienza migranti in alternativa alla vergognosa tendopoli dell'Annunziata, all'interno dell'ex Campo di baseball di proprietà dell'Università degli studi, ma di aver poi sollecitato l'amministrazione comunale a richiedere l'area di Bisconte per realizzarvi il secondo Palazzo di giustizia, scelta invece fatta per l'area dell'Ospedale militare. "Una soluzione che comporterà tempi biblici ed una procedura lunghissima della quale al momento si ha notizia solo di un incontro”, ha affermato D'Alia.
Nostro malgrado, dobbiamo ammettere che il senatore centrista, in una prima fase sostenitore dell'amministrazione Accorinti, dice il vero.
Ecco quanto avvenuto:
Il 17 marzo 2014, il sindaco Accorinti annunciava una trasferta a Roma, per affrontare il tema dell’ex caserma di Bisconte. Secondo le intenzioni dell’amministrazione comunale, a Bisconte dovranno nascere un centro di accoglienza e il nuovo palazzo di giustizia. “E’ un’area di 70mila metri quadri – spiegava il sindaco -, talmente grande che si possono fare entrambe le cose, ovviamente separate. Spero di poter andare a Roma, a parlare direttamente con il ministro Alfano, già nel corso di questa settimana. La nostra scelta ricade su Bisconte perché è l’area più vicina ad uno svincolo della tangenziale.E’ anche un’occasione in più per mettere in sicurezza il torrente Bisconte”.
IL 2 luglio 2014, però, l'allora vicesindaco Guido Signorino, confermava al presidente della Corte d’Appello, Nicolò Fazio, che l’Amministrazione comunale aveva contattato il Governo, per ottenere che uno spazio adeguato della Caserma Crisafulli-Zuccarello (attuale Ospedale Militare) fosse messo a disposizione per la realizzazione immediata del secondo palazzo di giustizia. “Dopo avere discusso di questa opportunità col ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ed averla condivisa con l’onorevole Vincenzo Garofalo, il sindaco, Renato Accorinti, ha sottoposto questa ipotesi al ministero della Difesa all’inizio del mese di giugno e il 15 giugno al governo Renzi”.
Il cambiamento di orientamento dell'amministrazione Accorinti avviene nei mesi in cui l'assessore all'Urbanistica Sergio De Cola "monitorava" l'area delle ex caserme di Bisconte per realizzarvi un grande centro d'accoglienza per i rifugiati. Ecco quanto riportato il 18 aprile 2014 dalla testata online quimessina.it
L’Area militare di Bisconte, localizzata sopra il Villaggio Camaro, potrebbe davvero essere la soluzione per dare accoglienza ai profughi. Questa è l’idea dell’assessore comunale all’Urbanistica, Sergio De Cola, dopo il sopralluogo nel presidio ministeriale, svoltosi lo scorso martedì 15 aprile, insieme ad una delegazione di circa 10 componenti della Difesa.
La vasta zona che si estende per 70 mila metri quadri risulta formata da tre grandi caserme: Gasparro, Masotto e Neserva. “Quest’ultima, rispetto alle altre, sembra in buono stato – chiarisce De Cola -. Tutte le caserme hanno spazi enormi con altrettanti fabbricati al loro interno enormi, per cui ci si domanda perché non si è fatta mai richiesta agli organi competenti per poterle utilizzare. Il responsabile della struttura ha dichiarato di voler cedere ben volentieri alcune parti o addirittura l’intera area al Comune di Messina per gestirla nell’ambito della programmazione d’emergenza abitativa, quale potrebbe essere l’ospitalità agli immigrati in fuga dal loro Paese e giunti nelle nostre coste. Bisogna attendere che le Autorità militari ci inoltrino la documentazione mancante e ulteriori dati e autorizzazioni, dopo l’avvenuta visita che permetterà di decidere su quali specifiche zone operare anche in base alla disponibilità finanziaria”.
La Neserva era adibita ad alloggio delle truppe quindi è già attrezzata di dormitori e servizi igienici. “Occorre fare il punto degli interventi di riqualificazione e manutenzione – osserva ancora De Cola -. A detta degli esperti che hanno partecipato alla visita, gli edifici presenti sono dotati dei requisiti di sicurezza, essendo parte integrante di una zona militare, particolarmente attenta alle norme strutturali e d’impianto”.
Ricordiamo che Messina ha potuto già accedere ai fondi Pon Metro 2014/2020 pari a 80-100 milioni di euro, destinati alle città metropolitane delle regioni ad Obiettivo convergenza. Potrà, per l’esattezza, investire 58 milioni di euro per un piano di inclusione sociale. Di questa somma, 10 milioni e 800 mila euro saranno dirottati per il recupero delle aree militari dismesse quindi compresa Bisconte.
Ecco avviato l'iter per convertire l'ex caserma Bisconte prima in centro di "prima accoglienza" per adulti migranti e minori stranieri non accompagnati", Centro Hub poi per rifugiati e adesso hotspot Frontex-Ue per l'identificazione, la detenzione e l'espulsione di chi è in fuga dalle guerre e dai crimini socio-ambientali prodotti  dal modello di sviluppo neoliberista.

giovedì 23 marzo 2017

Variante al PRG di Messina. Quelli che l’hanno fatta prima, quelli che la fanno ora

Si accende lo scontro politico a Messina sulla variante “parziale” al Piano Regolatore Generale della città predisposto dall’amministrazione guidata da Renato Accorinti. Perplessità, critiche e veleni piovono da più parti sulle procedure e le scelte adottate dagli estensori del mini PRG ancora top secret per consiglieri comunali e cittadini e, un po’ fuori tempo massimo, dalle opposizioni di centrodestra si lanciano accuse di “incompatibilità” e possibili “conflitti d’interesse” dell’assessore all’Urbanistica Sergio De Cola, ingegnere e co-titolare dello studio di progettazione “De Cola Associati” sino al febbraio 2016 e comunque “consulente” dello stesso dal maggio 2016. “Da quando faccio l’assessore non ho mai avuto altri incarichi”, ha replicato De Cola. “Mi sono dimesso dall’associazione professionale già un anno fa mentre gli atti della Variante sono stati formalizzati in Giunta solo un mese fa dopo un lungo iter e comunque non c’è alcun rapporto tra il mio ruolo politico e quello di consulente”. Nessun comportamento illegittimo, dunque, anche se più di un dubbio resta sull’opportunità che un professionista il cui studio è storicamente uno dei protagonisti nella progettazione in città di opere e piani di edilizia pubblica e privata, possa dirigere l’assessorato all’Urbanistica. “Il conflitto di interessi è fattispecie configurabile in tutti i casi in cui un soggetto investito della capacità di svolgere una attività amministrativa funzionalizzata sia anche portatore di un interesse privato correlato con quella attività”, riporta testualmente l’Enciclopedia Universale Treccani. “Per quanto concerne l’aspetto soggettivo, il conflitto di interessi riguarda tutti coloro i quali esercitano funzioni pubbliche, in quanto tenuti a perseguire e/o curare interessi pubblici senza condizionarli (…) Non si richiede che sia stata posta in essere una specifica condotta volta a favorire un interesse privato del titolare di una carica pubblica, essendo, invece, sufficiente che il medesimo si trovi in una situazione da cui può trarre vantaggio, la cui possibilità può minare la fiducia pubblica nelle istituzioni, rendendo sospetto ogni comportamento. Per questo, anche la semplice apparenza di conflitto di interessi viene considerata rilevante; infine, non è considerato necessario che si produca un danno per l’interesse pubblico, eventualmente molto difficile da provare”.
Scalpore e qualche mal di pancia anche tra i sostenitori del sindaco Accorinti ha destato la recente “scoperta” che all’elaborazione della Variante Generale del Piano Regolatore del Comune di Messina, approvata con D.D.R. n. 686 del 2 settembre 2002, ha partecipato in qualità di “consulente esterno”, il professore Guido Signorino, docente di Economia dell’Università degli Studi, vicesindaco nella prima parte della sindacatura Accorinti e odierno assessore allo Sviluppo economico e al Piano strategico della Città di Messina. Se era noto e assai stimato il suo impegno scientifico contro il Ponte sullo Stretto, nessuno o quasi ricordava a Messina la sua “consulenza” a favore di un Piano regolatore inviso alla sinistra radicale e alle principali associazioni ambientaliste cittadine soprattutto per il consumo di suolo e le volumetrie previsti (frutto del sovradimensionamento degli studi demografici) e perché legava il disordinato sviluppo urbanistico al megaprogetto di collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria.
Ha stupito in particolare che accanto al nome del professore Signorino, tra i “consulenti esterni” della variante al PRG del 2002 compaia pure l’architetta Francesca Moraci, professionista che nel 2016 ha concorso, insieme al professore romano Francesco Karrer, alla redazione del rapporto per la valutazione ambientale strategica (VAS) applicata al Piano Regolatore (PRP) dell’Autorità Portuale di Messina, comprensivo del progetto di completamento della piattaforma logistica e del nuovo porto di Tremestieri, due opere anch’esse duramente stigmatizzate da Verdi, WWF, Italia Nostra, MAN e Comitato la Nostra Città. In verità i nomi degli architetti Moraci e Karrer si ripetono pure in quasi tutte le fasi progettuali e/o di valutazione a favore del famigerato Ponte sullo Stretto. Già professore ordinario di Urbanistica presso l’Università “La Sapienza di Roma”, nel 2002 Francesco Karrer è stato componente della Commissione per l’aggiudicazione dei servizi relativi allo studio di impatto ambientale applicato al progetto del Ponte, istituita dalla Società “Stretto di Messina” Spa, concessionaria statale per la predisposizione dell’opera. Sempre per conto della “Stretto di Messina”, il professor Karrer è stato consulente per la gestione degli studi ambientali connessi alla realizzazione del Ponte, mentre nel 2005 ha ricoperto il ruolo di membro della Commissione internazionale per l’aggiudicazione della progettazione definitiva ed esecutiva e dei lavori per la costruzione dell’ecomostro tra Scilla e Cariddi. Dal curriculum dell’urbanista si evince inoltre che nel 2001 egli ha collaborato allo studio finalizzato a valutare “gli effetti di valorizzazione e riorganizzazione territoriale a seguito della realizzazione del Ponte sullo Stretto”, commissionato al CERTeT – Centro di Economia regionale dei Trasporti e del Turismo dell’Università “Luigi Bocconi” di Milano; inoltre è stato anche “vincitore, in associazione con Università Bocconi, Price Waterhouse, Net Engineering, della gara internazionale (indetta dal Ministero lavori pubblici) per l’advisor sul progetto di attraversamento stabile dello Stretto (aspetti ambientali, territoriali-urbanistici, trasportistici e di fattibilità economica)”.
Altrettanto instancabile pro-pontista la professionista messinese “consulente esterna” della Variante al PRG, nonché incaricata della VAS del nuovo Piano regolatore portuale di Messina. Entrata a far parte nel maggio 2015 del consiglio d’amministrazione dell’ANAS, la società per azioni controllata per intero dal Ministero dell’Economia a cui è affidata la gestione della rete stradale ed autostradale italiana, Francesca Moraci è ordinaria di Urbanistica dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria. Già componente della Commissione urbanistica del Comune di Messina e del Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale della Regione Sicilia, la professoressa Moraci è stata nominata nell’aprile 2014 dal Ministero delle infrastrutture e trasporti quale componente del tavolo tecnico istituito per la redazione dello Studio di fattibilità per il miglioramento dei sistemi di collegamento marittimo, ferroviario e stradale nell’Area dello Stretto di Messina. Inoltre, su delega del sindaco del Comune di San Filippo del Mela, è pure componente del Comitato Portuale dell’Autorità Portuale di Messina–Milazzo, in qualità di “esperto per le infrastrutture”.
“Nel campo della pianificazione territoriale ed urbanistica e dei trasporti, in edilizia e nell’ambito della pianificazione ambientale, si ricordano tra le esperienze, la redazione di piani di settore, generali e di attuazione come, ad esempio, la Variante Generale al P.R.G. di Messina; il Piano dei Parchi e delle aree protette e relativi regolamenti della Regione Sicilia; l’aggiornamento ed integrazione dello Studio di Impatto Ambientale del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina ed i suoi collegamenti e predisposizione della documentazione necessaria all’accertamento di conformità urbanistica delle opere, e della localizzazione urbanistica del Ponte e dei suoi collegamenti (gara internazionale)”, si legge nel curriculum dell’urbanista messinese. Inoltre Moraci è componente del Comitato di coordinamento per l’accordo stipulato tra le Università di Messina e Reggio Calabria, il consorzio Eurolink guidato da Impregilo, general contractor per la realizzazione del Ponte, la società Stretto di Messina, Parsons Italia e Sviluppo Italia Sicilia Spa, avente come finalità “l’erogazione di servizi e prestazioni strumentali alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, nell’ambito dei settori della formazione, ricerca e trasferimento tecnologico”.
Tra le principali attività di consulenza effettuate da Francesca Moraci, quelle a favore di società pubbliche e private entrate a pieno titolo nella storia multimilionaria del Ponte fantasma: Bonifica Spa, PricewaterhouseCoopers, Parsons, Systra, Stretto di Messina e Parsons Transpontation Group. In quest’ultimo gruppo internazionale, Moraci ha ricoperto l’incarico di componente del comitato scientifico per il Project Management Consulting del progetto del Ponte e delle opere connesse e compensative, con attività di “consulenza e assistenza tecnica e scientifica di indirizzo” alla progettazione del contraente generale Eurolink.
In qualità di responsabile del laboratorio LabStuTep (Strategie Urbane e Territoriali per la Pianificazione) del Dipartimento Scienze Ambientali e Territoriali (DASTEC) dell’Università di Reggio Calabria, Francesca Moraci ha sottoscritto con l’allora assessore per lo Sviluppo del Comune di Messina, Gianfranco Scoglio, l’accordo quadro che ha dato vita nel luglio 2012 al primo UrbanLab della Città e dell’area Metropolitana. “L’accordo prevede in particolare l’assistenza tecnico-scientifica per la progettazione, sviluppo, attivazione e prima gestione dell’UrbanLab, grazie al contributo scientifico della prof. arch. Francesca Moraci, con la collaborazione del prof. arch. Giuseppe Fera”, riportava la nota stampa emessa da Palazzo Zanca (amministrazione di centrodestra, sindaco Giuseppe Buzzanca). “Le prime attività che saranno svolte riguardano la definizione di un modello gestionale dell’UrbanLab secondo una base progettuale già redatta dalla professoressa Moraci e consegnata all’Ufficio Programmi Complessi del Comune di Messina quale struttura responsabile di UrbanLab; l’attivazione di un primo laboratorio tematico Azioni Integrate Innovative sulle azioni poste in essere dal Comune di Messina nell’ambito della programmazione nazionale avviata dal Ministero delle Infrastrutture”. Fu inoltre affidata a UrbanLab l’attivazione di un laboratorio tematico per la “partecipazione al nuovo PRG della Città di Messina”, con la coordinazione dell’assessore alle Politiche del Territorio, Giuseppe Corvaja e del docente universitario Giuseppe Fera.
L’UrbanLab è stato mantenuto in vita e potenziato con il cambio di guardia a Palazzo Zanca. Nelle intenzioni del sindaco Accorinti e dell’assessore De Cola, esso dovrebbe fare da “strumento di partecipazione attiva della società civile, ed in particolare dei giovani, ai processi decisionali delle strategie di sviluppo del territorio, della cultura d’impresa, delle arti”. Coordinato dal dirigente ing. Giacomo Villari, UrbanLab è stato posto alle dipendenze dall’Ufficio Programmi Complessi del Comune, diretto dall’ing. Mario Pizzino. I programmi in essere sono quelli più ambiziosi, propagandati e gettonati dall’amministrazione comunale: l’INTERREG IVC – progetto SUM per promuovere la realizzazione di politiche a livello locale e regionale in materia di mobilità urbana sostenibile; lo sviluppo di un Piano di azione locale per la rinaturalizzazione e rivitalizzazione dei villaggi collinari e green economy, il recupero della memoria storica e delle tradizioni (URBACT II); il P.R.U.S.S.T che si pone l’obiettivo di avviare una serie di azioni mirate ad attivare finanziamenti per interventi in aree urbane ed il potenziamento del sistema economico; il P.I.A.U. per la riqualificazione di “aree sottoutilizzate marginali alle strutture portuali e ferroviarie”; il Piano Strategico Messina 2020 per lo “sviluppo sostenibile” del territorio; PISU / PIST Governance, progettualità in collaborazione con i dipartimenti di vari assessorati del Comune; il Piano Particolareggiato di Capo Peloro per la “realizzazione di un complesso di edifici pubblici e privati con finalità culturali e turistico-ricettive e la realizzazione di opere di urbanizzazione”; la realizzazione di una piastra logistico/distributiva in prossimità del nuovo porto commerciale realizzato in località Tremestieri; la Programmazione triennale di Opere pubbliche e Finanza di Progetto per un importo superiore a 100.000 euro; il Programma di costituzione di un polo di eccellenza socio-assistenziale presso l’Istituto Marino di Mortelle “con finalità culturali, aggregative ed informative, destinate a diverse categorie di utenti”. La sede tecnico-organizzativa di UrbanLab si trova attualmente al 4° piano del Palazzo della Cultura “Antonello da Messina”, in viale Boccetta.
“La nuova Amministrazione comunale ha ri-avviato il ragionamento urbanistico sulla città decidendo di Ripensare Messina attraverso due principi guida: coerenza e condivisione”, dichiarava nel settembre 2014 l’assessore all’urbanistica Sergio De Cola, in occasione del lancio del Piano Pi.Co. che nelle intenzioni del Comune avrebbe dovuto portare alla stesura del “nuovo PRG condiviso”. “Pi.Co. ha visto una fase di ascolto aperta a tutti i cittadini e laboratori tematici coordinati da Urbanlab Messina e da LabProCom dell’Università di Reggio Calabria”, spiegava De Cola. “Si lavora alla costruzione di una nuova idea di città a partire dalla salvaguardia ambientale e del paesaggio, applicando metodi innovativi per la rappresentazione del rischio idrogeologico e dalla rigenerazione urbana per la riqualificazione della città esistente e il contenimento del consumo/spreco di suolo”. Impegni partecipativi smentiti poi dal modus operandi degli estensori della mini Variante al PRG e dalla secretazione degli atti ordinata dall’amministrazione. Sempre nel corso della presentazione del progetto Pi.Co., l’assessore annunciava l’avvio della selezione per individuare il “consulente esterno” da affiancare ai funzionari del Comune per la redazione del nuovo PRG. “Alla manifestazione d’interesse ai fini del conferimento dell’incarico hanno risposto in 25”, dichiarava De Cola. Tra gli aspiranti, l’immancabile Francesco Karrer.
Per la cronaca, la professoressa Francesca Moraci è coniuge (e collega) di Dario Maria Rocco La Fauci, altro noto e potente professionista locale, già assessore alla Provincia Regionale di Messina con delega alla viabilità (giunta di centrodestra presieduta dall’ex senatore Nanni Ricevuto) e presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine degli Architetti dal 1997 al 2008. La firma di Dario La Fauci compare su numerosi progetti di complessi residenziali, alloggi di edilizia popolare, opere pubbliche, ecc.. Tra gli incarichi più rilevanti per importo e importanza, quelli di direttore tecnico per i lavori di realizzazione del Palazzetto dello Sport in località San Filippo e del nuovo Centro sportivo universitario con annesse palestre, piscina e residence per atleti in località Annunziata, appaltati tutti dal Comune di Messina al Raggruppamento temporaneo d’imprese guidato dalla “Nino Ferrari” di Roma; co-progettista per la ristrutturazione del padiglione “C” del Policlinico Universitario e della realizzazione del nuovo Plesso fieristico di Messina (bando di concessione temporale bandito dall’Autorità portuale) e di quasi 2.000 alloggi a carattere sociale in località Bordonaro, Sperone e Galati (committente la Lega delle Cooperative su delega dell’Amministrazione comunale). La Fauci ha inoltre collaborato con la moglie Francesca Moraci alla redazione del progetto di un plesso scolastico polivalente in località Catarratti; del PRG e del P.I.P: del Comune di San Filippo del Mela; degli studi di valutazione d’impatto ambientale del poligono di tiro nel Comune di Nizza Sicilia, del Centro direzionale e dei servizi nella zona industriale A.S.I. di Messina e di altre opere nei comuni di Furci Siculo, San Teodoro e Mongiuffi Melia.
A rendere ancora più invidiabile il curriculum professionale dell’architetto Dario La Fauci anche l’incarico di consulente in materia architettonica ed urbanistica” dell’allora presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo; componente del Consiglio Regionale dell’Urbanistica dell’Assessorato Territorio Regione Sicilia (dal settembre 2002 al dicembre 2006) e del Consiglio d’amministrazione del Consorzio Autostrade Siciliane (giugno 2007 - giugno 2009); consulente per il Comune di Messina per la “riqualificazione e lo sviluppo economico e sociale del territorio” (determina del commissario regionale dell’11 aprile 2008, n° 4806); componente della Commissione edilizia del Comune di Messina (1993–1998) e presidente della Commissione urbanistica comunale (febbraio 2004 - giugno 2005); componente della Commissione di giuria della gara per la costituenda società di trasformazione urbana per la Riqualificazione dell’area del Tirone, sempre nel Comune di Messina (2003). Ancora su incarico dell’ex presidente della Regione Lombardo, il professionista peloritano ha redatto il progetto per la realizzazione di alloggi e la riqualificazione di un’area degradata di edilizia popolare a seguito dell’alluvione dell’1 ottobre 2009 in contrada Foragine, nel comune di Scaletta Zanclea, e di rilocalizzazione di 30 unità abitative in contrada Grazia, San Fratello. Come la moglie, anche l’arch. La Fauci ha ricoperto l’incarico di consulente di Parsons Transportation Group relativamente al “Megaprogetto territoriale e paesaggistico, collegato al Ponte sullo Stretto di Messina. Fase 1 Analisi ricognitiva”. Il professionista, infine, è stato pure componente del Comitato scientifico alla programmazione e delle infrastrutture (aeroporto, area metropolitana, Ponte di Messina, ecc.) della Provincia regionale di Messina dal 2002 al 2008.
Cambiano i governi e le amministrazioni, ma nella città dello Stretto, varianti ai PRG e progetti di opere pubbliche ed edilizia privata sono un affare di pochi. Veramente pochi.