I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

martedì 28 marzo 2017

Hotspot migranti a Messina. Quando l'assessore De Cola diceva "Lo voglio!!!"

“Il governo nazionale finora non ha mai localizzato le strutture d’accoglienza senza prima essersi confrontato con le amministrazioni locali. E’ quindi impossibile che Accorinti non abbia dato un assenso di massima, a meno che il sindaco non voglia dire di non aver compreso bene la questione". Così ha dichiarato a Tempostretto l'ex ministro Gianpiero D'Alia "Non vorrei che si sia trattato di uno scambio politico legato al Patto per Messina. Il Comune fa realizzare l’hotspot e in cambio il governo velocizza le opere del Masterplan. In questo caso sarebbe un duplice errore, perché l’hotspot causerà tensioni sociali e le opere del Masterplan non sono una cortesia, un regalo, ma un atto dovuto”.
D'Alia ammette inoltre di aver suggerito lui in un primo tempo l'utilizzo di Bisconte per l'accoglienza migranti in alternativa alla vergognosa tendopoli dell'Annunziata, all'interno dell'ex Campo di baseball di proprietà dell'Università degli studi, ma di aver poi sollecitato l'amministrazione comunale a richiedere l'area di Bisconte per realizzarvi il secondo Palazzo di giustizia, scelta invece fatta per l'area dell'Ospedale militare. "Una soluzione che comporterà tempi biblici ed una procedura lunghissima della quale al momento si ha notizia solo di un incontro”, ha affermato D'Alia.
Nostro malgrado, dobbiamo ammettere che il senatore centrista, in una prima fase sostenitore dell'amministrazione Accorinti, dice il vero.
Ecco quanto avvenuto:
Il 17 marzo 2014, il sindaco Accorinti annunciava una trasferta a Roma, per affrontare il tema dell’ex caserma di Bisconte. Secondo le intenzioni dell’amministrazione comunale, a Bisconte dovranno nascere un centro di accoglienza e il nuovo palazzo di giustizia. “E’ un’area di 70mila metri quadri – spiegava il sindaco -, talmente grande che si possono fare entrambe le cose, ovviamente separate. Spero di poter andare a Roma, a parlare direttamente con il ministro Alfano, già nel corso di questa settimana. La nostra scelta ricade su Bisconte perché è l’area più vicina ad uno svincolo della tangenziale.E’ anche un’occasione in più per mettere in sicurezza il torrente Bisconte”.
IL 2 luglio 2014, però, l'allora vicesindaco Guido Signorino, confermava al presidente della Corte d’Appello, Nicolò Fazio, che l’Amministrazione comunale aveva contattato il Governo, per ottenere che uno spazio adeguato della Caserma Crisafulli-Zuccarello (attuale Ospedale Militare) fosse messo a disposizione per la realizzazione immediata del secondo palazzo di giustizia. “Dopo avere discusso di questa opportunità col ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ed averla condivisa con l’onorevole Vincenzo Garofalo, il sindaco, Renato Accorinti, ha sottoposto questa ipotesi al ministero della Difesa all’inizio del mese di giugno e il 15 giugno al governo Renzi”.
Il cambiamento di orientamento dell'amministrazione Accorinti avviene nei mesi in cui l'assessore all'Urbanistica Sergio De Cola "monitorava" l'area delle ex caserme di Bisconte per realizzarvi un grande centro d'accoglienza per i rifugiati. Ecco quanto riportato il 18 aprile 2014 dalla testata online quimessina.it
L’Area militare di Bisconte, localizzata sopra il Villaggio Camaro, potrebbe davvero essere la soluzione per dare accoglienza ai profughi. Questa è l’idea dell’assessore comunale all’Urbanistica, Sergio De Cola, dopo il sopralluogo nel presidio ministeriale, svoltosi lo scorso martedì 15 aprile, insieme ad una delegazione di circa 10 componenti della Difesa.
La vasta zona che si estende per 70 mila metri quadri risulta formata da tre grandi caserme: Gasparro, Masotto e Neserva. “Quest’ultima, rispetto alle altre, sembra in buono stato – chiarisce De Cola -. Tutte le caserme hanno spazi enormi con altrettanti fabbricati al loro interno enormi, per cui ci si domanda perché non si è fatta mai richiesta agli organi competenti per poterle utilizzare. Il responsabile della struttura ha dichiarato di voler cedere ben volentieri alcune parti o addirittura l’intera area al Comune di Messina per gestirla nell’ambito della programmazione d’emergenza abitativa, quale potrebbe essere l’ospitalità agli immigrati in fuga dal loro Paese e giunti nelle nostre coste. Bisogna attendere che le Autorità militari ci inoltrino la documentazione mancante e ulteriori dati e autorizzazioni, dopo l’avvenuta visita che permetterà di decidere su quali specifiche zone operare anche in base alla disponibilità finanziaria”.
La Neserva era adibita ad alloggio delle truppe quindi è già attrezzata di dormitori e servizi igienici. “Occorre fare il punto degli interventi di riqualificazione e manutenzione – osserva ancora De Cola -. A detta degli esperti che hanno partecipato alla visita, gli edifici presenti sono dotati dei requisiti di sicurezza, essendo parte integrante di una zona militare, particolarmente attenta alle norme strutturali e d’impianto”.
Ricordiamo che Messina ha potuto già accedere ai fondi Pon Metro 2014/2020 pari a 80-100 milioni di euro, destinati alle città metropolitane delle regioni ad Obiettivo convergenza. Potrà, per l’esattezza, investire 58 milioni di euro per un piano di inclusione sociale. Di questa somma, 10 milioni e 800 mila euro saranno dirottati per il recupero delle aree militari dismesse quindi compresa Bisconte.
Ecco avviato l'iter per convertire l'ex caserma Bisconte prima in centro di "prima accoglienza" per adulti migranti e minori stranieri non accompagnati", Centro Hub poi per rifugiati e adesso hotspot Frontex-Ue per l'identificazione, la detenzione e l'espulsione di chi è in fuga dalle guerre e dai crimini socio-ambientali prodotti  dal modello di sviluppo neoliberista.

giovedì 23 marzo 2017

Variante al PRG di Messina. Quelli che l’hanno fatta prima, quelli che la fanno ora

Si accende lo scontro politico a Messina sulla variante “parziale” al Piano Regolatore Generale della città predisposto dall’amministrazione guidata da Renato Accorinti. Perplessità, critiche e veleni piovono da più parti sulle procedure e le scelte adottate dagli estensori del mini PRG ancora top secret per consiglieri comunali e cittadini e, un po’ fuori tempo massimo, dalle opposizioni di centrodestra si lanciano accuse di “incompatibilità” e possibili “conflitti d’interesse” dell’assessore all’Urbanistica Sergio De Cola, ingegnere e co-titolare dello studio di progettazione “De Cola Associati” sino al febbraio 2016 e comunque “consulente” dello stesso dal maggio 2016. “Da quando faccio l’assessore non ho mai avuto altri incarichi”, ha replicato De Cola. “Mi sono dimesso dall’associazione professionale già un anno fa mentre gli atti della Variante sono stati formalizzati in Giunta solo un mese fa dopo un lungo iter e comunque non c’è alcun rapporto tra il mio ruolo politico e quello di consulente”. Nessun comportamento illegittimo, dunque, anche se più di un dubbio resta sull’opportunità che un professionista il cui studio è storicamente uno dei protagonisti nella progettazione in città di opere e piani di edilizia pubblica e privata, possa dirigere l’assessorato all’Urbanistica. “Il conflitto di interessi è fattispecie configurabile in tutti i casi in cui un soggetto investito della capacità di svolgere una attività amministrativa funzionalizzata sia anche portatore di un interesse privato correlato con quella attività”, riporta testualmente l’Enciclopedia Universale Treccani. “Per quanto concerne l’aspetto soggettivo, il conflitto di interessi riguarda tutti coloro i quali esercitano funzioni pubbliche, in quanto tenuti a perseguire e/o curare interessi pubblici senza condizionarli (…) Non si richiede che sia stata posta in essere una specifica condotta volta a favorire un interesse privato del titolare di una carica pubblica, essendo, invece, sufficiente che il medesimo si trovi in una situazione da cui può trarre vantaggio, la cui possibilità può minare la fiducia pubblica nelle istituzioni, rendendo sospetto ogni comportamento. Per questo, anche la semplice apparenza di conflitto di interessi viene considerata rilevante; infine, non è considerato necessario che si produca un danno per l’interesse pubblico, eventualmente molto difficile da provare”.
Scalpore e qualche mal di pancia anche tra i sostenitori del sindaco Accorinti ha destato la recente “scoperta” che all’elaborazione della Variante Generale del Piano Regolatore del Comune di Messina, approvata con D.D.R. n. 686 del 2 settembre 2002, ha partecipato in qualità di “consulente esterno”, il professore Guido Signorino, docente di Economia dell’Università degli Studi, vicesindaco nella prima parte della sindacatura Accorinti e odierno assessore allo Sviluppo economico e al Piano strategico della Città di Messina. Se era noto e assai stimato il suo impegno scientifico contro il Ponte sullo Stretto, nessuno o quasi ricordava a Messina la sua “consulenza” a favore di un Piano regolatore inviso alla sinistra radicale e alle principali associazioni ambientaliste cittadine soprattutto per il consumo di suolo e le volumetrie previsti (frutto del sovradimensionamento degli studi demografici) e perché legava il disordinato sviluppo urbanistico al megaprogetto di collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria.
Ha stupito in particolare che accanto al nome del professore Signorino, tra i “consulenti esterni” della variante al PRG del 2002 compaia pure l’architetta Francesca Moraci, professionista che nel 2016 ha concorso, insieme al professore romano Francesco Karrer, alla redazione del rapporto per la valutazione ambientale strategica (VAS) applicata al Piano Regolatore (PRP) dell’Autorità Portuale di Messina, comprensivo del progetto di completamento della piattaforma logistica e del nuovo porto di Tremestieri, due opere anch’esse duramente stigmatizzate da Verdi, WWF, Italia Nostra, MAN e Comitato la Nostra Città. In verità i nomi degli architetti Moraci e Karrer si ripetono pure in quasi tutte le fasi progettuali e/o di valutazione a favore del famigerato Ponte sullo Stretto. Già professore ordinario di Urbanistica presso l’Università “La Sapienza di Roma”, nel 2002 Francesco Karrer è stato componente della Commissione per l’aggiudicazione dei servizi relativi allo studio di impatto ambientale applicato al progetto del Ponte, istituita dalla Società “Stretto di Messina” Spa, concessionaria statale per la predisposizione dell’opera. Sempre per conto della “Stretto di Messina”, il professor Karrer è stato consulente per la gestione degli studi ambientali connessi alla realizzazione del Ponte, mentre nel 2005 ha ricoperto il ruolo di membro della Commissione internazionale per l’aggiudicazione della progettazione definitiva ed esecutiva e dei lavori per la costruzione dell’ecomostro tra Scilla e Cariddi. Dal curriculum dell’urbanista si evince inoltre che nel 2001 egli ha collaborato allo studio finalizzato a valutare “gli effetti di valorizzazione e riorganizzazione territoriale a seguito della realizzazione del Ponte sullo Stretto”, commissionato al CERTeT – Centro di Economia regionale dei Trasporti e del Turismo dell’Università “Luigi Bocconi” di Milano; inoltre è stato anche “vincitore, in associazione con Università Bocconi, Price Waterhouse, Net Engineering, della gara internazionale (indetta dal Ministero lavori pubblici) per l’advisor sul progetto di attraversamento stabile dello Stretto (aspetti ambientali, territoriali-urbanistici, trasportistici e di fattibilità economica)”.
Altrettanto instancabile pro-pontista la professionista messinese “consulente esterna” della Variante al PRG, nonché incaricata della VAS del nuovo Piano regolatore portuale di Messina. Entrata a far parte nel maggio 2015 del consiglio d’amministrazione dell’ANAS, la società per azioni controllata per intero dal Ministero dell’Economia a cui è affidata la gestione della rete stradale ed autostradale italiana, Francesca Moraci è ordinaria di Urbanistica dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria. Già componente della Commissione urbanistica del Comune di Messina e del Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale della Regione Sicilia, la professoressa Moraci è stata nominata nell’aprile 2014 dal Ministero delle infrastrutture e trasporti quale componente del tavolo tecnico istituito per la redazione dello Studio di fattibilità per il miglioramento dei sistemi di collegamento marittimo, ferroviario e stradale nell’Area dello Stretto di Messina. Inoltre, su delega del sindaco del Comune di San Filippo del Mela, è pure componente del Comitato Portuale dell’Autorità Portuale di Messina–Milazzo, in qualità di “esperto per le infrastrutture”.
“Nel campo della pianificazione territoriale ed urbanistica e dei trasporti, in edilizia e nell’ambito della pianificazione ambientale, si ricordano tra le esperienze, la redazione di piani di settore, generali e di attuazione come, ad esempio, la Variante Generale al P.R.G. di Messina; il Piano dei Parchi e delle aree protette e relativi regolamenti della Regione Sicilia; l’aggiornamento ed integrazione dello Studio di Impatto Ambientale del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina ed i suoi collegamenti e predisposizione della documentazione necessaria all’accertamento di conformità urbanistica delle opere, e della localizzazione urbanistica del Ponte e dei suoi collegamenti (gara internazionale)”, si legge nel curriculum dell’urbanista messinese. Inoltre Moraci è componente del Comitato di coordinamento per l’accordo stipulato tra le Università di Messina e Reggio Calabria, il consorzio Eurolink guidato da Impregilo, general contractor per la realizzazione del Ponte, la società Stretto di Messina, Parsons Italia e Sviluppo Italia Sicilia Spa, avente come finalità “l’erogazione di servizi e prestazioni strumentali alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, nell’ambito dei settori della formazione, ricerca e trasferimento tecnologico”.
Tra le principali attività di consulenza effettuate da Francesca Moraci, quelle a favore di società pubbliche e private entrate a pieno titolo nella storia multimilionaria del Ponte fantasma: Bonifica Spa, PricewaterhouseCoopers, Parsons, Systra, Stretto di Messina e Parsons Transpontation Group. In quest’ultimo gruppo internazionale, Moraci ha ricoperto l’incarico di componente del comitato scientifico per il Project Management Consulting del progetto del Ponte e delle opere connesse e compensative, con attività di “consulenza e assistenza tecnica e scientifica di indirizzo” alla progettazione del contraente generale Eurolink.
In qualità di responsabile del laboratorio LabStuTep (Strategie Urbane e Territoriali per la Pianificazione) del Dipartimento Scienze Ambientali e Territoriali (DASTEC) dell’Università di Reggio Calabria, Francesca Moraci ha sottoscritto con l’allora assessore per lo Sviluppo del Comune di Messina, Gianfranco Scoglio, l’accordo quadro che ha dato vita nel luglio 2012 al primo UrbanLab della Città e dell’area Metropolitana. “L’accordo prevede in particolare l’assistenza tecnico-scientifica per la progettazione, sviluppo, attivazione e prima gestione dell’UrbanLab, grazie al contributo scientifico della prof. arch. Francesca Moraci, con la collaborazione del prof. arch. Giuseppe Fera”, riportava la nota stampa emessa da Palazzo Zanca (amministrazione di centrodestra, sindaco Giuseppe Buzzanca). “Le prime attività che saranno svolte riguardano la definizione di un modello gestionale dell’UrbanLab secondo una base progettuale già redatta dalla professoressa Moraci e consegnata all’Ufficio Programmi Complessi del Comune di Messina quale struttura responsabile di UrbanLab; l’attivazione di un primo laboratorio tematico Azioni Integrate Innovative sulle azioni poste in essere dal Comune di Messina nell’ambito della programmazione nazionale avviata dal Ministero delle Infrastrutture”. Fu inoltre affidata a UrbanLab l’attivazione di un laboratorio tematico per la “partecipazione al nuovo PRG della Città di Messina”, con la coordinazione dell’assessore alle Politiche del Territorio, Giuseppe Corvaja e del docente universitario Giuseppe Fera.
L’UrbanLab è stato mantenuto in vita e potenziato con il cambio di guardia a Palazzo Zanca. Nelle intenzioni del sindaco Accorinti e dell’assessore De Cola, esso dovrebbe fare da “strumento di partecipazione attiva della società civile, ed in particolare dei giovani, ai processi decisionali delle strategie di sviluppo del territorio, della cultura d’impresa, delle arti”. Coordinato dal dirigente ing. Giacomo Villari, UrbanLab è stato posto alle dipendenze dall’Ufficio Programmi Complessi del Comune, diretto dall’ing. Mario Pizzino. I programmi in essere sono quelli più ambiziosi, propagandati e gettonati dall’amministrazione comunale: l’INTERREG IVC – progetto SUM per promuovere la realizzazione di politiche a livello locale e regionale in materia di mobilità urbana sostenibile; lo sviluppo di un Piano di azione locale per la rinaturalizzazione e rivitalizzazione dei villaggi collinari e green economy, il recupero della memoria storica e delle tradizioni (URBACT II); il P.R.U.S.S.T che si pone l’obiettivo di avviare una serie di azioni mirate ad attivare finanziamenti per interventi in aree urbane ed il potenziamento del sistema economico; il P.I.A.U. per la riqualificazione di “aree sottoutilizzate marginali alle strutture portuali e ferroviarie”; il Piano Strategico Messina 2020 per lo “sviluppo sostenibile” del territorio; PISU / PIST Governance, progettualità in collaborazione con i dipartimenti di vari assessorati del Comune; il Piano Particolareggiato di Capo Peloro per la “realizzazione di un complesso di edifici pubblici e privati con finalità culturali e turistico-ricettive e la realizzazione di opere di urbanizzazione”; la realizzazione di una piastra logistico/distributiva in prossimità del nuovo porto commerciale realizzato in località Tremestieri; la Programmazione triennale di Opere pubbliche e Finanza di Progetto per un importo superiore a 100.000 euro; il Programma di costituzione di un polo di eccellenza socio-assistenziale presso l’Istituto Marino di Mortelle “con finalità culturali, aggregative ed informative, destinate a diverse categorie di utenti”. La sede tecnico-organizzativa di UrbanLab si trova attualmente al 4° piano del Palazzo della Cultura “Antonello da Messina”, in viale Boccetta.
“La nuova Amministrazione comunale ha ri-avviato il ragionamento urbanistico sulla città decidendo di Ripensare Messina attraverso due principi guida: coerenza e condivisione”, dichiarava nel settembre 2014 l’assessore all’urbanistica Sergio De Cola, in occasione del lancio del Piano Pi.Co. che nelle intenzioni del Comune avrebbe dovuto portare alla stesura del “nuovo PRG condiviso”. “Pi.Co. ha visto una fase di ascolto aperta a tutti i cittadini e laboratori tematici coordinati da Urbanlab Messina e da LabProCom dell’Università di Reggio Calabria”, spiegava De Cola. “Si lavora alla costruzione di una nuova idea di città a partire dalla salvaguardia ambientale e del paesaggio, applicando metodi innovativi per la rappresentazione del rischio idrogeologico e dalla rigenerazione urbana per la riqualificazione della città esistente e il contenimento del consumo/spreco di suolo”. Impegni partecipativi smentiti poi dal modus operandi degli estensori della mini Variante al PRG e dalla secretazione degli atti ordinata dall’amministrazione. Sempre nel corso della presentazione del progetto Pi.Co., l’assessore annunciava l’avvio della selezione per individuare il “consulente esterno” da affiancare ai funzionari del Comune per la redazione del nuovo PRG. “Alla manifestazione d’interesse ai fini del conferimento dell’incarico hanno risposto in 25”, dichiarava De Cola. Tra gli aspiranti, l’immancabile Francesco Karrer.
Per la cronaca, la professoressa Francesca Moraci è coniuge (e collega) di Dario Maria Rocco La Fauci, altro noto e potente professionista locale, già assessore alla Provincia Regionale di Messina con delega alla viabilità (giunta di centrodestra presieduta dall’ex senatore Nanni Ricevuto) e presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine degli Architetti dal 1997 al 2008. La firma di Dario La Fauci compare su numerosi progetti di complessi residenziali, alloggi di edilizia popolare, opere pubbliche, ecc.. Tra gli incarichi più rilevanti per importo e importanza, quelli di direttore tecnico per i lavori di realizzazione del Palazzetto dello Sport in località San Filippo e del nuovo Centro sportivo universitario con annesse palestre, piscina e residence per atleti in località Annunziata, appaltati tutti dal Comune di Messina al Raggruppamento temporaneo d’imprese guidato dalla “Nino Ferrari” di Roma; co-progettista per la ristrutturazione del padiglione “C” del Policlinico Universitario e della realizzazione del nuovo Plesso fieristico di Messina (bando di concessione temporale bandito dall’Autorità portuale) e di quasi 2.000 alloggi a carattere sociale in località Bordonaro, Sperone e Galati (committente la Lega delle Cooperative su delega dell’Amministrazione comunale). La Fauci ha inoltre collaborato con la moglie Francesca Moraci alla redazione del progetto di un plesso scolastico polivalente in località Catarratti; del PRG e del P.I.P: del Comune di San Filippo del Mela; degli studi di valutazione d’impatto ambientale del poligono di tiro nel Comune di Nizza Sicilia, del Centro direzionale e dei servizi nella zona industriale A.S.I. di Messina e di altre opere nei comuni di Furci Siculo, San Teodoro e Mongiuffi Melia.
A rendere ancora più invidiabile il curriculum professionale dell’architetto Dario La Fauci anche l’incarico di consulente in materia architettonica ed urbanistica” dell’allora presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo; componente del Consiglio Regionale dell’Urbanistica dell’Assessorato Territorio Regione Sicilia (dal settembre 2002 al dicembre 2006) e del Consiglio d’amministrazione del Consorzio Autostrade Siciliane (giugno 2007 - giugno 2009); consulente per il Comune di Messina per la “riqualificazione e lo sviluppo economico e sociale del territorio” (determina del commissario regionale dell’11 aprile 2008, n° 4806); componente della Commissione edilizia del Comune di Messina (1993–1998) e presidente della Commissione urbanistica comunale (febbraio 2004 - giugno 2005); componente della Commissione di giuria della gara per la costituenda società di trasformazione urbana per la Riqualificazione dell’area del Tirone, sempre nel Comune di Messina (2003). Ancora su incarico dell’ex presidente della Regione Lombardo, il professionista peloritano ha redatto il progetto per la realizzazione di alloggi e la riqualificazione di un’area degradata di edilizia popolare a seguito dell’alluvione dell’1 ottobre 2009 in contrada Foragine, nel comune di Scaletta Zanclea, e di rilocalizzazione di 30 unità abitative in contrada Grazia, San Fratello. Come la moglie, anche l’arch. La Fauci ha ricoperto l’incarico di consulente di Parsons Transportation Group relativamente al “Megaprogetto territoriale e paesaggistico, collegato al Ponte sullo Stretto di Messina. Fase 1 Analisi ricognitiva”. Il professionista, infine, è stato pure componente del Comitato scientifico alla programmazione e delle infrastrutture (aeroporto, area metropolitana, Ponte di Messina, ecc.) della Provincia regionale di Messina dal 2002 al 2008.
Cambiano i governi e le amministrazioni, ma nella città dello Stretto, varianti ai PRG e progetti di opere pubbliche ed edilizia privata sono un affare di pochi. Veramente pochi.

sabato 18 marzo 2017

I petrolieri della Zona Falcata

A Messina tutti a disquisire di risanamento e riqualificazione della Zona Falcata; si propongono progetti multimilionari per grattacieli, hotel e porti turistici e le agognate trasformazioni urbane assumono la narrazione post-moderna del waterfront. Conflitti tra lobby e gruppi d’interesse diversificati che sino ad ora, fortunatamente, hanno avuto il merito di posticipare sine die l’assalto speculativo ad un’area dalla rilevante importanza storico-monumentale e paesaggistica. Silenziosamente e a piccoli passi, nella falce della città di Messina, c’è però chi sta occupando spazi sempre maggiori di territorio, implementando distributori e depositi di GPL per l’autotrazione (gas di petrolio liquefatti, principalmente propano e butano), con tanto di attiguo parco-servizi privato aperto al pubblico. L’Autorità Portuale ha reso noto che a fine novembre 2016 la Elios Petroli Srl di Messina, società con un fatturato annuo di quasi 8 milioni di euro, facente parte del gruppo Saccne Rete che opera nel campo della distribuzione carburanti in buona parte della Sicilia orientale, ha presentato una richiesta di concessione demaniale marittima di un’area della superficie complessiva di circa 1.675 mq da destinare “a servizio del confinante parco urbano già detenuto dalla stessa società in concessione” nell’area dell’ex campo Rom, in via San Ranieri. Per la presentazione di osservazioni, atti, documenti, ecc. in opposizione alla richiesta di concessione ci sarà tempo sino al prossimo 24 marzo.
Da poco meno di un anno, la Elios Petroli ha reso operativo a San Ranieri il primo punto vendita carburanti GPL in centro città (altri distributori dell’azienda peloritana sono localizzati perifericamente a Tremestieri e Granatari). Il nuovo distributore è stato realizzato contestualmente (e contiguamente) ad un’area verde, con tanto di belvedere, prato inglese, parco giochi, un punto ristoro e una piazzetta tematica realizzata dagli studenti del liceo artistico cittadino. Una discutibile villa per adulti e bambini con affaccio allo Stretto e a un grande distributore di idrocarburi, comunque apprezzata in una città quasi del tutto priva di spazi verdi. L’inaugurazione in pompa magna del parco GPL di San Ranieri è avvenuta il 27 settembre 2016, presenti le massime autorità civili e militari (in prima fila il sindaco “ambientalista” Renato Accorinti, buona parte dei suoi assessori, diversi consiglieri comunali, il Comandante del distaccamento della Marina militare di Messina, Santi Giacomo Le Grottaglie, il presidente dell’Autorità Portuale, Antonino De Simone). “La nostra è un’iniziativa privata per la riqualificazione di un’area restituita alla fruizione pubblica e di ampliamento del distributore di cui siamo proprietari, realizzata in sinergia con l’Autorità Portuale, il Demanio Marittimo, il Comune e la Sovrintendenza”, dichiarava soddisfatto ai giornalisti, il presidente di SACCNE Rete, Gaetano Basile. “Dopo anni di burocrazia e nove mesi di lavori affidati all’impresa messinese Gidot dei fratelli Giuseppe e Domenico Oteri, vediamo portato a termine un progetto che ha reso nuovamente fruibile un’area che unisce la città con la falce e costituisce il primo anello dell’attesa riqualificazione di tutto il fronte mare centro sud”, commentò invece Nicola Perino, presidente della controllata Elios Petroli.
Tutt’altro che sereno l’iter progettuale e realizzativo del parco-distributore GPL nell’area della Zona falcata dove per tanti anni erano state “ospitate” e colpevolmente ignorate dagli amministratori le baracche e le roulotte di decine e decine di famiglie Rom in buona parte fuggite dal Kosovo sin dai primi anni ’90. Il progetto, realizzato per conto di Elios Petroli dalle architette Elena La Spada ed Olga Cannizzaro, fu presentato al pubblico per la prima volta nel maggio 2012, durante una cena-meeting del prestigioso Rotary Club di Messina. “Il nostro club service non ha mai fatto mancare il proprio sostegno a questo programma di riqualificazione urbana”, riporta il sito internet del Rotary peloritano. E non poteva essere diversamente, del resto, dato che tra gli iscritti al club service, accanto a rinomati professionisti ed industriali, docenti universitari, avvocati, un ex presidente della Regione Siciliana, alcuni amministratori vecchi e nuovi (tra essi anche l’odierno vicesindaco Gaetano Cacciola) e alcuni “fratelli” della massoneria locale, compaiono proprio il presidente di Saccne Rete, Gaetano Basile e di Elios Petroli, Nicola Perino.
Nove mesi prima del “lancio” della villetta - GPL in casa Rotary, il 27 ottobre 2011, Elios Petroli aveva presentato all’Autorità Portuale una domanda di concessione demaniale di un’area della superficie complessiva di 4.368 mq, da destinare “in parte - 1.033 mq - ad ampliamento dell’attuale impianto di distribuzione carburante sito in Zona San Ranieri e per la restante (3.335 mq) alla realizzazione di un parco pubblico”. L’Autorità Portuale convocò la conferenza di servizi per il rilascio delle autorizzazioni, il successivo 2 febbraio 2012, ma in quella sede i rappresentanti dei Vigili del Fuoco e del Comune di Messina (sindaco al tempo Giuseppe Buzzanca) richiesero all’azienda una documentazione integrativa a supporto del progetto. La seduta venne aggiornata al 23 aprile seguente. Assunti tutti i pareri dalle amministrazioni competenti, a conclusione di quell’incontro, l’Autorità Portuale firmò la concessione demaniale a favore di Elios Petroli. Nello specifico, l’azienda fu autorizzata ad occupare e realizzare “un piazzale per la vendita di carburante di 945 mq, un’area servizi di 44 mq, un’area a parco di 2.564 mq, un’area con serbatoio GPL interrato di 39 mq, un’area con pensilina di 49 mq, una scarpata di 1.356 mq, un’area servizi a pedana di 78 mq, un’area a parcheggio assegnata al parco di 650 mq, per complessivi 5.724 mq”. Inizialmente la superficie occupata nella Zona Falcata dall’impianto di distribuzione carburanti (no GPL) era di 1.033 mq..
Il 7 settembre 2012, amministratori comunali, titolari del distributore e i responsabili dell’Autorità Portuale fecero un sopralluogo all’ex Campo Rom con tanto di giornalisti e troupe televisive al seguito in vista della “realizzazione di un parco urbano”, come spiega il comunicato stampa emesso da Palazzo Zanca. In delegazione a San Ranieri, l’allora vicesindaco della giunta di centrodestra Orazio Miloro, l’assessore all’arredo urbano Melino Capone, il presidente dell’Autorità Portuale Antonio De Simone. “I contenuti de Il Parco Don Blasco, curato dai progettisti Elena La Spada e Olga Cannizzaro, sono stati pubblicati nel primo numero di quest’anno di Città & Territorio, la rivista dell’Amministrazione comunale che approfondisce i temi urbanistici e dell’assetto del territorio”, spiegarono gli amministratori. “Si tratta certamente di un’occasione importante di recupero dell’affaccio a mare e del panorama dello Stretto al centro della città, di rimodellamento e recupero alla fruibilità pubblica di un tratto di costa caratterizzata ancora dalle discariche di inerti e dalla inaccessibilità, di riappropriazione di una porzione non grande ma significativa della penisola di San Raineri”.
Il blitz all’ex Campo Rom e l’enfasi delle dichiarazioni stampa degli amministratori e dei titolari del progetto sollevarono però qualche perplessità tra alcuni dirigenti del Comune di Messina. Così il 24 settembre, gli ingegneri Giacomo Villari e Mario Pizzino inviarono al dirigente della Mobilità Urbana del Comune una nota in cui si rappresentava che il loro ufficio “concordemente alle linee guida del Programma Innovativo in Ambito Urbano Porti & Stazioni ed in forza ad un Protocollo d’Intesa sottoscritto in sede ministeriale anche dall’Autorità Portuale il 5 luglio 2004” aveva bandito un Concorso di Progettazione per un “intervento omogeneo di riqualificazione dell’intera area compresa tra la Stazione Marittima e Maregosso – Santa Cecilia”. Il Concorso era stato aggiudicato nel luglio 2012 ad un Raggruppamento temporaneo guidato dalla Società Favero & Milan Ingegneria S.p.A. (la stessa che è capofila dei progettisti della Piattaforma logistica intermodale con annesso scalo portuale di Tremestieri) e prevedeva quale intervento cardine la realizzazione di un Centro Polifunzionale con annesso parco urbano di ricucitura tra la Real Cittadella e il porto storico di Messina. “Tale intervento, come può evincersi dalla planimetria allegata prevede un unico parco che dalle aree dismettibili del Gruppo FS si articola fino all’area dell’ex campo Nomadi”, spiegavano gli ingegneri Villari e Pizzino. “Non sembra superfluo evidenziare che la soluzione prescelta è coerente con le linee guida del Masterplan posto a base di gara approvato dal Comitato tecnico-politico del PIAU Porti & Stazioni in data 8 ottobre 2009. Per quanto sopra, stante le notizia assunte a mezzo stampa circa la realizzazione di un imminente intervento nell’area in oggetto per la costruzione di un deposito GPL per l’adiacente punto di distribuzione carburanti e di un annesso parco pubblico, non possono sottacersi criticità che probabilmente potranno emergere tra le soluzioni di concorso e interventi singoli scollegati da un disegno unitario che investe non solo l’aspetto urbanistico ma anche e soprattutto criteri di sostenibilità economico-finanziaria”. I due dirigenti auspicavano a conclusione della loro nota che “ogni soluzione all’interno delle predette aree” fosse concertata con il loro ufficio e “con gli altri componenti del Comitato Tecnico-Politico del PIAU così come previsto dal suddetto Protocollo del 5/7/2004”.
I rilievi dei dirigenti ebbero come effetto l’indizione da parte dell’Autorità Portuale di due riunioni, il 12 e il 14 novembre 2012, a cui furono invitati i titolari di Elios Petroli, i progettisti del parco-GPL, il Comune di Messina e in rappresentanza degli studi aggiudicatari del progetto Porto & Stazioni, l’architetto Francesco Giordano e l’ingegnere Marcello D’Alia (fratello del parlamentare, ex ministro ed ex vicesindaco, Gianpiero). Nel corso del primo incontro, l’ing. Pizzino espresse ancora una volta perplessità circa la “compatibilità dei due progetti” incidenti l’area di San Ranieri. Inoltre paventò l’esistenza di possibili ostacoli alla realizzazione del progetto Elios Petroli “per i problemi legati a un eventuale intervento di bonifica dell’area interessata”. Al faccia a faccia del 14 novembre, fu l’architetto Pasquale Tripodo del Comune a sottolineare le “problematiche di inquinamento ambientale” che interessavano l’ex Campo Rom, rendendo noti gli esiti delle analisi effettuate ad opera del responsabile del procedimento di bonifica della limitrofa area dell’ex Cittadella, risalente al 2006. Alla fine ci si promise tutti di rivedersi a breve anche allo scopo di “avviare una collaborazione in vista del trasferimento del punto vendita carburante e GPL in altro sito localizzato in prossimità del porto”, ma sei giorni dopo, dimenticate criticità progettuali e ambientali, il Comune di Messina confermò il proprio nulla osta al progetto a condizione che la concessione possa decadere anche prima della sua naturale scadenza, nel momento in cui si dia al via l’appalto di realizzazione del centro polifunzionale e/o del parco urbano nell’ambito del PIAU. Sarà il presidente dell’Autorità Portuale Antonino de Simone, con nota del 30 aprile 2013, a comunicare il positivo esito del progetto Elios Petroli: la concessione dell’area di San Ranieri avrà come durata temporale dieci anni (dall’1 luglio 2013 al 30 giugno 2023) con un canone annuo di 6.256 euro. Il 13 maggio 2015, l’azienda petrolifera avrebbe poi richiesto il rinnovo della concessione demaniale di un’area di 429 mq per il “mantenimento del distributore di carburante” nella Zona Falcata.
Contro la villetta al GPL a due passi dal centro storico si sono levate solo le critiche dei Verdi e del Comitato La Nostra Città. “Stanno deturpando e incarcerando uno spettacolo meraviglioso”, ha dichiarato Saro Visicaro, coordinatore di quest’ultima associazione.”Hanno privatizzato malamente un pezzo di Falce; tra un rifornimento ampliato di carburante e una pizzeria sullo Stretto hanno collocato un giardinetto privato, fotografato con grande maestria per illudere una città intera”. In verità, inizialmente anche l’odierno sindaco tuonò contro il progetto. “L’espansione commerciale del GPL è stata frenata dal fatto che esso è altamente infiammabile ed esplodente, per cui gli impianti di distribuzione devono essere posti fuori dai centri abitati; perché allora autorizzarne uno a poche centinaia di metri da Piazza Cairoli?”, chiese Accorinti nel settembre 2012. “Perché la creazione, sopra di esso, di una villetta con campo giochi? Perché far correre ai bambini un inutile pericolo? Messina non è già in decremento demografico? E il vincolo della Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali non vale per questa società?”. Chi lo avrebbe mai detto che appena quattro anni dopo sarebbe stato lo stesso Accorinti, sindaco, a partecipare al taglio del nastro del parco-pericolo-pubblico.

Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 16 marzo 2017, http://www.stampalibera.it/2017/03/16/linchiesta-di-antonio-mazzeo-i-petrolieri-della-zona-falcata/ 

giovedì 9 marzo 2017

Il Comune di Messina sposa la famigerata alternanza scuola-lavoro

La cosiddetta alternanza scuola-lavoro, il provvedimento sicuramente peggiore e più pericoloso della “Buona scuola” del governo Renzi-Giannini, inviso dalla stramaggioranza degli studenti e degli insegnanti italiani. Quattrocento ore di “stage” che ogni allievo di un istituto tecnico nell’ultimo triennio di studi deve prestare obbligatoriamente in aziende e società pubbliche e private convenzionate, “solo” duecento per i più fortunati iscritti ad un liceo. Al mercato dell’alternanza stanno concorrendo grandi medie e piccole industrie, istituti bancari, società del complesso militare-industriale, agenzie di ogni tipo e mestiere, finanche i reparti specializzati delle forze armate. Appena qualche mese il Ministero dell’Istruzione ha firmato un accordo con la transnazionale dei fast food McDonald’s e altre chiacchierate holding (Zara, Eni, Intesa San Paolo, ecc.) per la “formazione” obbligatoria al lavoro di 27.000 studenti di tutte le scuole secondarie del paese. Al programma chiave del processo di devastazione della scuola pubblica e di privatizzazione e militarizzazione del sapere contribuisce da un mese a questa parte anche l’Amministrazione comunale di Messina, alla cui guida c’è il sindaco Renato Accorinti, insegnante di educazione fisica in aspettativa.
Con delibera del 31 gennaio scorso, la giunta comunale con voto unanime ha approvato la convenzione con l’Istituto Superiore “Minutoli” di Messina per la realizzazione di “percorsi di alternanza scuola-lavoro” a favore di quattro studenti. “Ai sensi dell’art. 1 del decreto legislativo 77/05, l’alternanza costituisce una modalità di realizzazione dei corsi nel secondo ciclo del sistema d’istruzione e formazione, per assicurare ai giovani l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro”, si legge nella delibera approvata dall’Amministrazione comunale. “Rilevata l’importanza di realizzare un accordo tra formazione e lavoro, si ritiene pertanto doveroso sottoscrivere la presente convenzione con l’Istituto Minutoli”.
La “doverosa” convenzione prevede una durata del “percorso formativo” di ogni “studente minorenne per i periodi di apprendimento in situazione lavorativa” di 120 ore, con orario settimanale dal lunedì al venerdì di 8 ore al giorno “presso la sede del Collegio dei Geometri della provincia di Messina”. Gli “stage” obbligatori si concluderanno entro il mese di marzo. Durante l’intero svolgimento del percorso in alternanza-lavoro, i “beneficiari” sono tenuti, in particolare, “a rispettare le norme in materia di igiene, sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, nonché tutte le disposizioni, istruzioni, prescrizioni, regolamenti interni, previsti a tale scopo”, nonché “a mantenere la necessaria riservatezza per quanto attiene ai dati, informazioni o conoscenze in merito a processi produttivi e prodotti, acquisti durante lo svolgimento dell’attività formativa in contesto lavorativo”. Gli “esiti di apprendimento” durante l’alternanza negli uffici del Collegio dei Geometri, secondo quanto previsto dalla convezione tra il Comune di Messina e l’Istituto superiore Minutoli “saranno acquisiti dai Consigli di Classe e conteggiati negli scrutini intermedi e finali compreso l’ultimo anno del coso di studi”.
 “L’alternanza scuola/lavoro che con i nuovi decreti attuativi il governo vuole inserire addirittura come argomento degli esami di maturità è l’emblema della filosofia mercatista e della disastrosa attuazione della legge 107”, commenta Luca Cangemi, responsabile scuola del PCI. “Assistiamo così a patti con grandi multinazionali note per le condizioni di lavoro ignobili e per un modello di consumo devastante, a lavori inutili e ripetitivi che sostituiscono centinaia di ore preziose di didattica, ad una gestione concentrata nelle mani dei presidi e di ristrette cerchie di suoi fedeli, a risorse finanziarie pubbliche incomprensibilmente sprecate”.
“Una delle mostruose parole d’ordine dell’ex governo Renzi è rappresentata certamente dalla definizione scuola/impresa, cioè l’educare i giovani al lavoro, quando invece il loro tempo dovrebbe essere dedicato allo studio, alle esperienze di scambi culturali e linguistici e all’acquisizione di competenze teoriche per migliorare la società”, spiega la sociologa messinese Tania Poguisch. “Così da quasi un ventennio, i governi in Italia hanno ridotto a lumicino i fondi per cultura e ricerca, il primo segnale chiaro di voler pensare in termini di impresa con un vecchio schema che azzera sempre di più i diritti delle persone e dei lavoratori”
Per Claudia Urzì del Coordinamento Nazionale USB PI Scuola, più che di alternanza scuola-lavoro si dovrebbe parlare di alternanza scuola-sfruttamento. “Il lavoro è tale se viene retribuito e non è certo questo il caso”, afferma Urzì. “Si tratta invece di tantissime ore di tempo scuola e di diritto allo studio perse, ore di lavoro in aziende che nulla hanno a che fare con il proprio percorso di studi. L’obiettivo principale è quello di creare un mercato unico per un ceto lavorativo, da impiegare principalmente nel settore terziario. Un’attenta inchiesta sull’alternanza scuola-lavoro realizzata da Clash City Workers (2015/2016) ha documentato che la quantità di ore di lavoro che svolgeranno annualmente gli studenti in regime di alternanza saranno circa 150milioni, corrispondenti a circa 104mila lavoratori annui (su circa 1 milione e mezzo di studenti messi a regime di alternanza). Questi 104mila “lavoratori” saranno altamente competitivi nei confronti dei loro colleghi per il semplice fatto che, essendo studenti, non verranno pagati. Essi non solo non rientreranno nel calcolo degli occupati, ma costituiranno un ulteriore incentivo per le imprese a non assumere o ad assumere a condizioni peggiori rispetto a quelle attuali”. Sempre per la sindacalista di base Claudia Urzì, non solo l’alternanza scuola-lavoro non risolverà il problema della disoccupazione giovanile, ma, al contrario - disincentivando le assunzioni reali - rischia di aggravarlo con conseguenze dirette sul tasso di disoccupazione generale e sulle condizioni generali di lavoro. “Questa scuola condanna studentesse e studenti ad un futuro di precarietà e all’omologazione delle coscienze al pensiero dominante”, conclude amaramente Urzì.
Contro l’alternanza-lavoro si schiera pure Nino De Cristofaro dell’esecutivo nazionale Cobas Scuola. “Abbiamo contestato alla radice la disastrosa legge 107 e oggi ci opponiamo contro gli otto decreti attuativi del governo Gentiloni”, dichiara De Cristofaro. “Nello sciopero generale della Scuola indetto per il prossimo 17 marzo, la lotta all’alternanza è uno dei punti qualificanti della piattaforma.  La delega sull’Istruzione professionale punta a parificarla alla Formazione professionale extra-scuola, prevedendo indirizzi di studio minimalisti e meramente esecutivi. Per gli alunni, si ribadisce la centralità dell’alternanza scuola-lavoro, in una forma scoperta di apprendistato gratuito, con flessibilità fino al 40% del monte orario, con presenze pomeridiane vincolanti per docenti ed Ata, contratti d’opera offerti dalle imprese tramite loro esperti, la valutazione dello studente come bilancio di competenze in base ad una presunta cultura del lavoro. E l’alternanza viene introdotta con una tesina all’esame di Maturità, per sostenere il quale sarà obbligatorio aver svolto gli assurdi quiz Invalsi”.

mercoledì 8 marzo 2017

Hotspot migranti a Messina. Le ambiguità e le complicità dell'Amministrazione comunale

“Non sapevamo”. “Non l’aveva detto nessuno”. “Non lo vogliamo”. I ritornelli del sindaco Accorinti e dei suoi assessori dopo l’ultima conferma ufficiale del governo Gentiloni-Minniti sulla trasformazione della ex caserma Bisconte di Messina (già centro-lager per migranti e minori stranieri non accompagnati) in hotspot Ue-Frontex per la detenzione, identificazione ed espulsione manu militari dei richiedenti asilo provenienti da mezzo mondo. Se si arriva a questo, purtroppo, però, è anche colpa dei comportamenti in parte omissivi e in parte collaborativi dell’amministrazione comunale di Messina e di buona parte dei disattenti consiglieri comunali.
Che l’intenzione delle autorità italiane ed europee di convertire Messina in “porto sicuro” e centro strategico delle politiche di guerra e repressione contro i migranti, lo si sapeva da tempo, e inutilmente giornalisti indipendenti, gli ex consiglieri Luigi Sturniolo e Nina Lo Presti, alcune associazioni di volontariato, MigraLab, l’Arci, il Prc, M5S, la Campagna LasciateCientrare e BordelineSicilia lo avevano denunciato inutilmente più volte. A Palazzo Zanca, però, si è preferito far finta di niente, ignorare volutamente le denunce o fare da megafono delle false smentite della Prefettura e del Governo. Nel frattempo, però, c’era chi sperava di “monetizzare” le infauste collaborazioni con le politiche di “governance” nazionali ed europee e gli ipocriti silenzi, magari ritagliandosi uno spazio di gestione diretta del (futuro) hub e/o una porzione degli immensi spazi della ex caserma “Bisconte”.
Un comportamento pericoloso e ambiguo e che ha avuto il demerito di spianare la strada al criminale progetto Ue-Frontex dell’hotspot di Bisconte.
Utile riportare alla memoria i primi pessimi “interventi” dell’Amministrazione Accorinti  
29 ottobre 2013 – Formalizzato l’interesse dell’amministrazione comunale a utilizzare le aree militari di Bisconte.
28 dicembre 2013 - Il Ministero della Difesa emette il seguente comunicato: “Individuata a Messina una struttura militare da mettere a disposizione del Viminale per l’accoglienza degli immigrati. In relazione al tema della necessità di ospitare gli immigrati in un luogo idoneo, il Ministero della Difesa rende noto che ha già provveduto nei giorni scorsi ad individuare un immobile, la caserma “Gasparro Masotti” di Messina in località Bisconte, informando il Ministero dell'Interno. Tale spazio, nei tempi della cessione da parte del Demanio, potrà transitare nella disponibilità del citato Ministero in modo da ottemperare alle necessità di queste ore”.
31 dicembre 2013 - In un’intervista a Tempo Stretto, a proposito della disponibilità del Ministero della Difesa di cedere la caserma di Bisconte al Viminale per usarla come centro di accoglienza, l’assessore alla Protezione Civile Filippo Cucinotta, commenta: “Questa amministrazione ha da sempre richiesto il transito per attività civili, come l’emergenza abitativa, delle aree che concernono alla caserma di Bisconte, però avendo sentito di questa intenzione del Ministero della Difesa, siamo allarmati. Vogliamo essere parte attiva sul territorio cittadino per gestire l’accoglienza ed esprimiamo, viceversa, il timore che se venisse lasciata al Ministero della Difesa possa diventare un centro impermeabile”.
7 gennaio 2014 – La Prefettura esegue il primo sopralluogo presso la caserma Gasparro-Masotti, in località Bisconte, per verificare l’idoneità della struttura per l’accoglienza dei profughi. Il sopralluogo è preceduto da un incontro con i rappresentanti del ministero della Difesa, della locale brigata meccanizzata Aosta, dell’Agenzia regionale del demanio, del Provveditorato regionale alle opere pubbliche, della Questura e del Comando provinciale dei vigili del fuoco.
21 gennaio 2014 - Il prefetto Stefano Trotta, dopo la riunione tecnica del Coordinamento Interforze del 9 gennaio, conferma “la messa in disponibilità della Caserma Masotto di Bisconte appartenente al Demanio militare”.
4 febbraio 2014 - Tempo Stretto annuncia che “la Giunta approverà a giorni una delibera con la quale l’amministrazione esprime l’interesse di utilizzare l’area della Caserma di Bisconte per vari motivi, compresa “l’accoglienza dei migranti”. “Il Sindaco e il Segretario Generale sono andati a Roma in missione il mese scorso, dal momento che il Viminale - successivamente alla disponibilità del Ministero della Difesa che ha fine anno ha offerto a quello dell’interno l’uso della struttura - ha chiesto al Comune se era interessato ad utilizzare l’area e gli edifici annessi”.
5 febbraio 2014 - La Giunta Accorinti, dopo l’approvazione di due provvedimenti di natura legale, delibera l’atto di indirizzo relativo all’acquisizione della caserma Masotto a Bisconte, di proprietà del Demanio militare “ai fini sociali e a beneficio della collettività”. Il provvedimento è inviato alla Prefettura di Messina e al Demanio Militare del Ministero della Difesa, oltre che alla presidenza del Consiglio Comunale. La delibera sottolinea come “gli interventi di riqualificazione potrebbero essere oggetto di specifico finanziamento sui fondi strutturali dell’Unione Europea”. Vengono infine trasferiti al dirigente del dipartimento Demanio e Patrimonio tutti i necessari adempimenti propedeutici e consequenziali connessi all’acquisizione dell’immobile. Scrive Tempo Stretto: “Per quanto riguarda come utilizzare l’area, anche se a Palazzo Zanca c’è chi ipotizza la realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia nella zona dell’ex Caserma, l’opzione più probabile riguarda l’utilizzo dei plessi per l’emergenza abitativa, sia in modo stabile che temporaneo. Nel primo caso verrebbero usati per la realizzazione di alloggi popolari, nel secondo per ricoveri temporanei, non solo per famiglie in difficoltà ma anche per l’accoglienza dei migranti”.
18 febbraio 2014 - Giunge la risposta all’interrogazione rivolta dal portavoce messinese del MoVimento 5 Stelle Francesco D’Uva al Ministro dell’Interno Angelino Alfano. Nell’interrogazione veniva chiesto se il Ministro ritenesse rispettati gli obblighi derivanti dalle attuali normative in tema di immigrazione e di tutela dei fondamentali diritti umani, se la città di Messina fosse mai stata individuata come centro di smistamento per i richiedenti asilo politico. “Dalla risposta del sottosegretario – dichiara D’Uva - nessun esplicito riferimento viene fatto in merito alla possibilità di istituire un centro di accoglienza nella città di Messina, facendoci pensare ad un silenzioso diniego da parte del Ministero”.
10 marzo 2014 – In un’intervista a Messina.sicilians. il vicesindaco Guido Signorino spiega le due ipotesi di massima al vaglio dell’amministrazione per l’uso delle ex caserme di Bisconte: “la realizzazione del  secondo palazzo di giustizia,oppure  quello che è stato definito un polo della solidarietà, cioè un  utilizzo del plesso per diverse finalità di carattere sociale”. “I numerosi fabbricati di cui è dotata la caserma Masotto opportunamente ristrutturati potrebbero aiutarci a risolvere molti problemi - dichiara Signorino. Dall’emergenza abitativa alle esigenze connesse a un’accoglienza di profughi e richiedenti asilo secondo standard umani (…) Le somme di danaro previste per Messina nell’ambio del PON Città per cui abbiamo trattato con il governo Letta dovrebbero permettere all’amministrazione di programmare adeguatamente e realizzare in tempi certi tutte le opere necessarie a rendere fruibile l’ex caserma”.
17 marzo 2014 - Il sindaco Accorinti annuncia una trasferta a Roma, per affrontare il tema dell’ex caserma di Bisconte. Scrive Tempo Stretto: “Lì, secondo le intenzioni dell’amministrazione comunale, dovranno nascere un centro di accoglienza e il nuovo palazzo di giustizia”. “E’ un’area di 70mila metri quadri – afferma Accorinti alla testata online -, talmente grande che si possono fare entrambe le cose, ovviamente separate. Spero di poter andare a Roma, a parlare direttamente con il ministro Alfano, già nel corso di questa settimana. La loro disponibilità sembra chiara, noi vogliamo accelerare il percorso. Sono stato a Lampedusa per dire ai lampedusani che non li lasceremo mai soli e che vogliamo fare un centro di accoglienza serio dove i diritti umani non siano calpestati. Un centro che poi può servire anche per ogni tipo di emergenza e che sarebbe potuto essere utile, ad esempio, dopo l’alluvione di Giampilieri”.
30 marzo 2014 – Incontro a Messina tra Accorinti e Alfano; si parla pure su utilizzo Bisconte per migranti. Dopo l’incontro con il Ministro Alfano e il Sindaco Renato Accorinti in cui è stato discusso anche il problema dell’accoglienza ai migranti, il circolo Peppino Impastato di Rifondazione Comunista di Messina, frena gli entusiasmi dell’Amministrazione sull’ipotesi di istituire un centro di accoglienza nei locali della Caserma di Bisconte. “Sarebbe un’altra Mineo”, avvisano i Comunisti. “Da alcune settimane il primo cittadino di Messina parla di ripristinare l’ex caserma di Bisconte per farla diventare un centro per l’accoglienza. La struttura stessa dell’ex caserma chiama inevitabilmente associazioni con altre realtà come quella del CARA di Mineo, diventato ormai quasi un ricettacolo di esseri umani costretti a vivere in condizioni drammatiche nell’attesa di essere convocati dalle commissioni d’esame. Non ci sono elementi che ci possano far pensare o far credere che ci si voglia orientare in un’altra direzione, proprio perché lo stesso governo Renzi non ha mostrato un cambio di linea ed è palese che tra ritardi e vari disinteressi, in questi mesi non si è lavorato per l’allargamento del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR)”.
15 aprile 2014 – Alla vigilia della scadenza del tempo di presentazione delle domande di partecipazione al bando di gara indetto dalla Prefettura di Messina, per l’individuazione di una struttura idonea ai fini della prima accoglienza dei migranti, sopralluogo nell’area dell’ex Caserma di Bisconte, svolto dall’assessore Sergio De Cola, insieme ad una delegazione di circa 10 componenti della Difesa. Scrive Tempo Stretto: “l’amministrazione sembra puntare per l’alternativa suggerita dallo stesso Ministero degli Interni, in concerto con quello della Difesa che ha messo a disposizione l’area: spostare i migranti dalla tendopoli del PalaNebiolo ad una delle strutture che formano l’ex Caserma. (…) Soprattutto l’assessore De Cola si è espresso in questi giorni con particolare favore circa la possibilità di creare un centro d’accoglienza nella struttura dell’ex Caserma Bisconte, di cui il Comune ha fatto richiesta formale d’utilizzo, dopo l’ok dello stesso Ministro degli Interni, Angelino Alfano”. In un successivo articolo a firma di Marcella Ruggeri, pubblicato il 18 aprile: “La vasta zona che si estende per 70 mila metri quadri risulta formata da tre grandi caserme: Gasparro, Masotto e Neserva. “Quest’ultima, rispetto alle altre, sembra in buono stato – chiarisce De Cola -. Tutte le caserme hanno spazi enormi con altrettanti fabbricati al loro interno enormi, per cui ci si domanda perché non si è fatta mai richiesta agli organi competenti per poterle utilizzare. Il responsabile della struttura ha dichiarato di voler cedere ben volentieri alcune parti o addirittura l’intera area al Comune di Messina per gestirla nell’ambito della programmazione d’emergenza abitativa, quale potrebbe essere l’ospitalità agli immigrati in fuga dal loro Paese e giunti nelle nostre coste. Bisogna attendere che le Autorità militari ci inoltrino la documentazione mancante e ulteriori dati e autorizzazioni, dopo l’avvenuta visita che permetterà di decidere su quali specifiche zone operare anche in base alla disponibilità finanziaria”. La Neserva era adibita ad alloggio delle truppe quindi è già attrezzata di dormitori e servizi igienici. “Occorre fare il punto degli interventi di riqualificazione e manutenzione – osserva ancora De Cola. A detta degli esperti che hanno partecipato alla visita, gli edifici presenti sono dotati dei requisiti di sicurezza, essendo parte integrante di una zona militare, particolarmente attenta alle norme strutturali e d’impianto”. Ricordiamo che Messina ha potuto già accedere ai fondi Pon Metro 2014/2020 pari a 80-100 milioni di euro, destinati alle città metropolitane delle regioni ad Obiettivo convergenza. Potrà, per l’esattezza, investire 58 milioni di euro per un piano di inclusione sociale. Di questa somma, 10 milioni e 800 mila euro saranno dirottati per il recupero delle aree militari dismesse quindi compresa Bisconte.
29 aprile 2014 – Nel corso dell’incontro “Messina città dell’emergenza oppure città dell’accoglienza”, organizzato dal Circolo Arci Thomas Sankara e dal Teatro Pinelli a Palazzo Zanca, il Sindaco, Renato Accorinti afferma che “le dichiarazioni dell’assessore all’urbanistica De Cola sono state fraintese dalla stampa con la conseguenza di disinformare la cittadinanza”. Accorinti rigetta l’ipotesi ventilata dallo stesso Ministero degli Interni di utilizzare l’area della Caserma di Bisconte per la prima accoglienza ai migranti. Ai partiti e alle associazioni che avevano lanciato l’allarme dichiarando che Bisconte “sarà un’altra Mineo”, il Sindaco risponde: “non si è mai parlato di migliaia di persone e l’interesse della Giunta sull’area di Bisconte è focalizzato, piuttosto, alla creazione del secondo Palazzo di Giustizia, come seconda opzione dopo l’Ospedale Militare per accogliere la struttura”.
2 luglio 2014 - Il vicesindaco, Guido Signorino, conferma al presidente della Corte d’Appello, Nicolò Fazio, che l’Amministrazione comunale ha contattato il Governo, per ottenere che uno spazio adeguato della Caserma Crisafulli-Zuccarello (attuale Ospedale Militare) venga reso disponibile per la realizzazione immediata del secondo palazzo di giustizia. “Dopo avere discusso di questa opportunità col ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ed averla condivisa con l’onorevole Vincenzo Garofalo, il sindaco, Renato Accorinti, ha sottoposto questa ipotesi al ministero della Difesa all’inizio del mese di giugno”, afferma Signorino. Nella stessa giornata, il sindaco Accorinti, l’assessore all’urbanistica, Sergio De Cola, e dal direttore generale dell’Agenzia Nazionale Giovani, Giacomo D’Arrigo, s’incontrano col Gen. Antonio Caporotundo, direttore del gruppo di progetto task force per la valorizzazione e la dismissione degli immobili del Ministero della Difesa, e col Tenente Colonnello, Luca Andreoli, consigliere del Ministero della Difesa per le politiche di valorizzazione. “In un clima di ampia collaborazione, si è discusso della possibilità di liberare un adeguato spazio ai fini della localizzazione del palazzo di giustizia”, riporta un comunicato di Palazzo Zanca. “Oltre che di Crisafulli-Zuccarello, si è parlato anche del sito di Bisconte e di Campo Italia, per le esigenze più volte rappresentate dall’Amministrazione di offrire risposte alle necessità di opere di accoglienza e rilocalizzazione di funzioni della città”.
25 luglio 2014 – Il Corriere della Sera pubblica l’articolo Sbarchi, ecco il piano sull’accoglienza. Alla Lombardia lo sforzo maggiore. Si legge: “Quattro caserme da 600 posti ciascuna, un modulo organizzativo da 10.000 posti che tutte le Regioni devono rendere disponibile per le emergenze, un progetto articolato per l’accoglienza e la sistemazione dei minori. È questo il piano strutturato da 700 milioni di euro messo a punto dal ministero dell’Interno per fronteggiare l’arrivo dei migranti che continuano ad approdare sulle nostre coste. (…) Dal Viminale sono già partiti due telegrammi urgenti per l’applicazione del modulo di emergenza che prevede la sistemazione di 10.000 persone ogni volta. (…) Un’ulteriore copertura si potrà avere con la messa a disposizione delle quattro caserme in cui sono già stati attivati i lavori per la messa a disposizione urgente: Masotto di Bisconte a Messina, Civitavecchia, Montichiari e Bari. “Ma la capienza non potrà superare i 600 posti - avvertono i tecnici del ministero - perché si tratta di una sistemazione che può durare mesi e dunque deve essere facilmente gestibile”. L’obiettivo è di evitare il rischio sovraffollamento che trasforma le strutture in una sorta di carcere. La direttiva del ministro Alfano, concordata con gli enti locali e attuata dal Dipartimento Immigrazione guidato dal prefetto Mario Morcone, si muove su tre priorità: “Velocizzazione delle procedure di identificazione e verbalizzazione delle richieste di asilo da parte delle questure per garantire l’immediato accesso alla procedura anche al fine dell’immediato rilascio del permesso di soggiorno; accelerazione dei tempi per l’esame delle richieste di protezione internazionale da parte delle Commissioni territoriali per poter avviare nel più breve tempo possibile i percorsi di integrazione; potenziare il sistema di accoglienza e protezione dei minori”. L’accordo siglato con gli enti locali prevede «la prima accoglienza in strutture governative con tempi di permanenza contenuti al fine di garantire il turn over delle presenze, evitando la saturazione dei centri”.
5 agosto 2014 – Dopo un’ispezione in loco, la Prefettura annuncia che entro una settimana saranno pronte le strutture d’accoglienza a Bisconte. All’inizio previsti 200 posti. Vigili del fuoco, Protezione civile e Croce Rossa si occupano di rendere  abitabili gli stanzoni di una delle caserme ormai in disuso. Tre gli ambienti della ex caserma dove sono stati allestiti i letti a castello. Predisposta, poi, anche sala mensa, nuove docce e lavandini. I vigili del fuoco dovranno fornire fra l’altro i bagni chimici e le docce da campo. L’ospitalità sarà a cura dello stesso ente gestore che si occupa dal novembre 2013 della tendopoli del complesso sportivo Primo Nebiolo (il consorzio con capofila la Sines Hospes insieme a La Cascina Global Server e Sol.Co.).
26 agosto 2014 - Durante l’incontro a Roma con primo ministro Renzi, Accorinti affronta pure il tema di Bisconte. Richiesta formalmente “l’assegnazione al Comune di una porzione (4 ettari su 15) del Complesso militare Caserma Crisafulli – Caserma Zuccarello con finalità di realizzazione del Secondo palazzo di Giustizia”. “L’operazione consentirebbe l’attivazione del finanziamento di circa 17 milioni di euro, già disponibile e bloccato da oltre 28 anni, per la mancata individuazione di un’area idonea allo scopo, consentendo altresì importantissime economie in relazione ai fitti passivi per motivi di giustizia (circa 1,5 mln.euro/anno)”. Nello stesso documento, l’Amministrazione comunale richiede che con parte degli (ex) fondi destinati alla realizzazione del Onte sullo Stretto, si finanzi la “rifunzionalizzazione di strutture militari non più in uso (punto 5.2)”. Le aree militari dismesse di Bisconte e Annunziata (Campo Italia), attualmente in uso al Ministero della Difesa, risultano non più utilizzate da molti anni. Il loro conferimento al patrimonio del Comune di Messina consentirebbe il riutilizzo delle stesse per usi diversi, in particolare le aree di Bisconte possono essere destinate a parco urbano e ad emergenza abitativa e/o accoglienza. La zona di Campo Italia (Annunziata alta), sita al di fuori del centro urbano, potrebbe essere destinata alla realizzazione di una casa circondariale basata su principi di rieducazione e riabilitazione”.
27 agosto 2014 -  Sbarcano a Messina 260 i migranti; 200 di essi saranno ospitati alla Caserma Bisconte. E’ il battesimo della struttura destinata a fare da centro di prima accoglienza per adulti e minori stranieri non accompagnati e, adesso da Hub-Hotspot.

venerdì 24 febbraio 2017

Accusa di mafia per Maurizio Marchetta. Dda di Messina: "l'imprenditore era a disposizione del boss Di Salvo"

Notificato al noto architetto e imprenditore barcellonese Maurizio Sebastiano Marchetta l’avviso di chiusura delle indagini preliminari in ordine al reato di concorso esterno (art. 110) in associazione mafiosa armata (art. 416 bis comma 4). I Pm della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Messina, Angelo Cavallo e Francesco Massara, contestano all’indagato di aver “concorso nell’associazione denominata “famiglia barcellonese”, operante sul versante tirrenico della provincia di Messina, cui aderivano, tra gli altri, Giuseppe Gullotti, Giovanni Rao, Salvatore Di Salvo, Salvatore Ofria, Carmelo D’Amico, Carmelo Bisognano ed altri ancora, per i quali si è proceduto separatamente”. Sempre secondo i due Pm, l’organizzazione mafiosa di cui avrebbe fatto parte pure il Marchetta, “avvalendosi della forza d’intimidazione permanente dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento e di omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa matura contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico e la fede pubblica, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta ed indiretta la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri”.
In particolare, Maurizio Sebastiano Marchetta, nella sua qualità di socio delle imprese “Cogemar” ed “Archimpresa”, avrebbe svolto attività economiche in “società di fatto e comunque per conto e nell’interesse di Salvatore Di Salvo  e di Carmelo Mastroeni”; Marchetta, inoltre avrebbe partecipato “ad una serie di turbative di aste ed appalti truccati anche per conto e nell’interesse” degli stessi Salvatore Di Salvo e Carmelo Mastroeni e di altri imprenditori ad essi vicini, tra i quali – citano i magistrati - il costruttore Mario Aquilia, recentemente condannato in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Gotha 1, scattata il 24 giugno 2011.
“In tal modo – scrivono i magistrati Angelo Cavallo e Francesco Massara - ricavando vantaggi costituiti, per quanto riguarda Maurizio Marchetta, dallo svolgimento della propria attività imprenditoriale sotto la “protezione” e con l’“ausilio” dell’organizzazione mafiosa di riferimento, nonché potendo partecipare agli appalti pubblici truccati di cui sopra; per quanto riguarda l’associazione mafiosa barcellonese, in particolare Salvatore Di Salvo e Carmelo Mastroeni, ricavando il vantaggio di partecipare agli appalti pubblici truccati di cui sopra e di svolgere attività imprenditoriale “pulita” al riparo dai più penetranti controllo delle forze dell’ordine”. I reati contestati, secondo la Procura, sarebbero stati commessi in un periodo compreso tra il 1993 e il febbraio 2011. Maurizio Sebastiano Marchetta è difeso dall’avvocato Ugo Colonna del foro di Torino che, in attesa della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, potrà depositare memorie e la richiesta di interrogatorio a garanzia del proprio assistito.
Enfant prodige della politica e dell’imprenditoria nel Longano a fin anni ‘90, nel 2001 Marchetta ascese alla vicepresidenza del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, in rappresentanza di Alleanza Nazionale, il partito guidato al tempo dal senatore ed ex sottosegretario alle Infrastrutture, Domenico Nania. Nel luglio 2003, con la deflagrazione dell’inchiesta denominata “Omega”, relativa all’infiltrazione della criminalità organizzata nella realizzazione di buona parte delle opere pubbliche della provincia di Messina, i magistrati contestarono all’imprenditore-consigliere di “aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle turbative d’asta”. Tre anni più tardi, furono i componenti della Commissione incaricata dalla Prefettura di Messina di verificare eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune di Barcellona a tracciare un profilo tutt’altro che lusinghiero su Maurizio Sebastiano Marchetta. I commissari, in particolare, si soffermarono sugli “stretti rapporti di cointeressenza esistenti” con Salvatore “Sem” Di Salvo, pluripregiudicato ai vertici dell’organizzazione mafiosa del Longano, e le “documentate condotte agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di sbrigare con facilità e speditezza qualunque tipo di pratica amministrativa”. Del politico-imprenditore furono inoltre evidenziate le frequentazioni con altri due personaggi di punta della criminalità barcellonese, Giovanni Rao e il noto avvocato Rosario Pio Cattafi, condannato in secondo grado nel novembre 2015 a 7 anni di reclusione nell’ambito del procedimento Gotha 3.
Nel gennaio 2009, come un fulmine a ciel sereno, trapelò la notizia di una “collaborazione volontaria” del Marchetta con gli organi di polizia sulle conoscenze acquisite come imprenditore e relative ai rapporti esistenti tra politica, mafia e massoneria nel  messinese. Riferendo di essere stato oggetto per diversi anni di intimazioni e minacce di origine mafiosa, Marchetta ammise di aver versato denaro a favore di alcuni esponenti criminali barcellonesi per poter svolgere in “tranquillità” le opere ottenute in appalto in diverse località delle province di Messina e Catania. Grazie a quelle “rivelazioni” l’allora sostituto della DDA di Messina Giuseppe Verzera e il Pm di Barcellona Francesco Massara avviarono l’ampia indagine denominata “Sistema” che si concluse con gli arresti e i procedimenti penali nei confronti di Giuseppe D’Amico (al tempo boss emergente della famiglia barcellonese ed odierno collaboratore di giustizia), Pietro Nicola Mazzagatti (a capo della “famiglia di Santa” Lucia del Mela) e Carmelo Bisognano, al tempo boss della feroce cosca di Mazzarrà Sant’Andrea (oggi anch’egli collaboratore).
Durante le sue deposizioni ai magistrati peloritani, Maurizio Sebastiano Marchetta si soffermò in particolare sul cosiddetto meccanismo regolatore del “3 per cento”, quanto cioè si doveva pagare alla mafia per continuare a lavorare nella provincia di Messina. “Esiste un gruppo di imprenditori che adotta tale sistema su scala regionale e che fruisce sia di collegamenti con pubblici amministratori, sia con soggetti politici che svolgono una vera e propria funzione di referenti, sia con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata”, spiegò il professionista barcellonese.
Marchetta, già affiliato alla Loggia del Grande Oriente d’Italia “Fratelli Bandiera” e poi alla nuova Loggia del Goi “Eugenio Barresi”, entrambe con sede a Barcellona, puntò pure il dito contro le logge e i templi “occulti” della massoneria in cui sarebbe stato esercitato il potere del partito unico trasversale che regolerebbe la vita della fascia tirrenica del messinese. Dopo queste dichiarazioni, la Squadra Mobile della Questura di Messina avviò un’indagine sulla Gran Loggia Ausonia, un’obbedienza “indipendente” fondata a Barcellona il 15 gennaio 2004. “I fratelli dell’Ausonia punterebbero all’acquisizione ed al consolidamento di posizioni di vertice, nei contesti professionali e lavorativi in cui operano, ed incarichi presso strutture sanitarie che forniscono un bacino elettorale a cui attingere di volta in volta nelle competizioni amministrative e politiche, dietro cui staglierebbe, quale promotore e artefice ideatore, la figura del Senatore Domenico Nania”, ipotizzarono gli inquirenti. “Taluni di questi soggetti, inoltre, risulterebbero aver mantenuto rapporti con personaggi legati sia al mondo della politica che della criminalità organizzata barcellonese”. Nel dicembre 2014, tuttavia, il Pm Giorgio Nicola ha chiessto al Giudice per le indagini preliminari di Barcellona Pozzo di Gotto l’archiviazione dell’inchiesta sulle attività della “Gran loggia Ausonia” di Barcellona, non riscontrando la violazione della legge Anselmi che vieta e punisce la costituzione di “società segrete che cospirano contro le istituzioni e la sicurezza nazionale”.
Nel gennaio 2014, la credibilità come “testimone” di Maurizio Sebastiano Marchetta fu minata in sede processuale con la decisione della Corte di Appello di Messina di assolvere “per non avere commesso il fatto” Carmelo Bisognano e Carmelo D’Amico, accusati entrambi di estorsione in una costola del procedimento denominato “Sistema” In primo grado, con rito abbreviato, Bisognano era stato condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione, mentre D’Amico a 7 anni e 10 mesi. Nelle motivazioni della sentenza, il presidente del collegio giudicante Attilio Faranda, scrisse che le dichiarazioni dell’ex vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona erano ”inattendibili”.
Un anno dopo era l’ex boss Carmelo d’Amico a chiamare pesantemente in causa l’imprenditore barcellonese. “Maurizio Marchetta era parte della nostra associazione, diciamo che era il nostro colletto bianco”, riportò D’Amico nel corso di un’udienza del processo Gotha3. Il collaboratore raccontò inoltre di aver saputo dell’esistenza di una loggia massonica coperta nel Longano. “Sem Di Salvo mi disse che a questa loggia massonica occulta apparteneva anche l’avvocato Rosario Cattafi, insieme al senatore Domenico Nania. Era una loggia di grandi dimen­sioni, che abbracciava le regioni della Si­cilia e della Calabria. Sempre Di Salvo mi disse che Cattafi insieme al Nania, amico stretto di Marchetta, erano fra i massimi responsabili di quella loggia occulta”. Carmelo D’Amico ha pure raccontato che il Marchetta si sarebbe speso per raccogliere voti tra i mafiosi barcellonesi in occasione delle campagne elettorali a favore dell’(ex) deputato regionale di Forza Italia, Antonino Beninati. L’ingegnere messinese ha comunque fermamente respinto le affermazioni di D’Amico.

Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 24 febbraio 2017, http://www.stampalibera.it/2017/02/24/accusa-di-mafia-per-maurizio-marchetta-per-la-dda-di-messina-limprenditore-era-a-disposizione-del-boss-di-salvo-per-accapararsi-opere-pubbliche-e-truccare-gli-appalti/