I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 27 febbraio 2015

Droni squalo per le forze armate italiane


L’Aeronautica militare sarà dotata il prossimo anno di sei velivoli a pilotaggio remoto P-1HH “HammerHead” (Squalo Martello), progettati e realizzati negli stabilimenti di Villanova d’Albenga (Savona) di Piaggio Aerospace. Ad Abu Dhabi (Emirati Arabi), dove si è conclusa la fiera annuale internazionale dei sistemi da guerra “Idex 2015”, il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Pasquale Preziosa, ha sottoscritto un accordo per l’acquisizione dei droni con il presidente del consiglio d’amministrazione di Piaggio Aerospace, Alberto Galassi, l’amministratore delegato Carlo Logli e Homaid Al Shemmari della Mubadala Development Company, la società di investimenti strategici del governo emiratino, azionista di maggioranza della Piaggio. “L’accordo sui nuovi sistemi a pilotaggio remoto si colloca nel quadro del rafforzamento della capacità di sorveglianza e difesa del territorio nazionale da eventuali minacce, inclusa quella terroristica”, ha riferito il portavoce dell’Aeronautica. Entro i primi mesi del 2016, Piaggio Aerospace consegnerà alle forze armate italiane tre sistemi completi P-1HH con sei velivoli a pilotaggio remoto e tre stazioni di controllo terrestre.

L’“HammerHead” è la versione senza pilota del bimotore P.180 prodotto dalla Piaggio e utilizzato in ambito civile e militare da numerosi paesi al mondo. Con un’apertura alare di 15,5 metri, il drone può raggiungere la quota di 13.700 metri e permanere in volo per più di 16 ore. La missione è gestita da una stazione di terra, collegata attraverso un centro di comunicazione in linea di vista e via satellite che consente il controllo a distanza dei sistemi di navigazione dell’aeromobile. Il velivolo è stato dotato da Selex ES (gruppo Finmeccanica) di torrette elettro-ottiche, visori a raggi infrarossi e radar “Seaspray 7300”. Questi sofisticati sensori possono individuare l’obiettivo, anche in movimento, fornendo le coordinate per l’attacco aereo o terrestre, o colpendolo direttamente con missili e bombe a guida di precisione (il drone può trasportare sino a 500 kg di armamenti). Selex ha pure realizzato le apparecchiature di gestione e controllo del velivolo e del segmento di terra, sulla base del sistema SkyISTAR ideato per “svolgere missioni di pattugliamento; intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR); individuare target puntuali e rispondere alle diverse minacce che spaziano dagli attacchi terroristici all’immigrazione illegale, alla protezione delle zone economiche esclusive, alle infrastrutture e siti critici”.

I voli sperimentali del prototipo dello Squalo martello sono stati condotti a partire dal novembre 2013 dalla base siciliana di Trapani Birgi, da un’équipe composta di tecnici di Piaggio Aerospace e Selex-Finmeccanica e da personale del 37° Stormo dell’Aeronautica. Prima di giungere in Sicilia, il drone-dimostratore aveva effettuato un ciclo di prove sulle piste dell’aeroporto di Decimomannu (Sardegna).

Gli squali martello saranno utilizzati insieme ai Predator e ai Reaper che le forze armate italiane schierano da anni nei principali scacchieri di crisi internazionali (Golfo persico, Libia, Corno d’Africa, Africa sub-sahariana, ecc.) o per il controllo delle frontiere e il “contenimento” dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale. Lo scorso 26 novembre 2014 è stata siglata inoltre una convenzione tra l’Aeronautica militare, la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri per l’utilizzo dei velivoli senza pilota in attività di ordine pubblico e vigilanza del territorio. I droni saranno messi a disposizione dal 32° Stormo di Amendola (Foggia) e potranno essere impiegati anche nel corso di cortei e manifestazioni politiche, eventi sportivi, ecc.
“Siamo l’unico paese in Europa dove i droni operano nello spazio aereo interno”, ha spiegato il maggiore Paolo Castelli, vicecomandante del 28° Squadrone di Amendola. “La Polizia è consapevole che i Predator saranno meno costosi degli elicotteri. Per la legge italiana, porzioni dello spazio aereo vengono chiusi al traffico civile quando i droni lo attraversano. Quando il velivolo senza pilota raggiunge una città, può occupare un’area predeterminata e circolare di 5x5 miglia, tra i 17 e i 19.000 piedi d’altitudine. Nel caso di Roma, ad esempio, dove esistono due aeroporti fuori dal centro, se avremo bisogno di sorvolare il Vaticano o lo stadio Olimpico, sarà necessaria una piccola limitazione del traffico aereo. La Polizia ci farà richiesta e noi parleremo con le autorità civili d’aviazione per verificare se potranno esserci ulteriori restrizioni”.

lunedì 23 febbraio 2015

Il TAR dà ragione ai No MUOS


Il MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare Usa, è stato realizzato a Niscemi grazie ad autorizzazioni e provvedimenti illegittimi della Regione Siciliana. Lo ha sancito il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia con la sentenza emessa il 23 febbraio scorso che ha accolto i ricorsi proposti da Legambiente, dal Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS e dal Movimento No MUOS Sicilia contro l’atto della Regione presieduta da Rosario Crocetta del 24 luglio 2013 che aveva revocato lo stop ai lavori di costruzione del megaimpianto militare ordinato il 29 marzo precedente.

“La sentenza del TAR di Palermo evidenzia come la Regione Siciliana aveva fondato i suoi provvedimenti di revoca, non già su sopravvenute valutazioni di interesse pubblico, bensì su vizi delle autorizzazioni originarie emesse l’1 e il 28 giugno 2011, perché carenti di validi studi sui rischi del MUOS per la popolazione e l’ambiente e di studi riguardo i rischi per il traffico aereo”, spiegano Sebastiano Papandrea e Paola Ottaviano, legali dei Comitati No MUOS. “I lavori a Niscemi sono iniziati e proseguiti in assenza di valido titolo autorizzativo e sono quindi integralmente abusivi. Inoltre, l’autorizzazione paesaggistica, necessaria per la realizzazione dell’opera all’interno della zona A della riserva naturale orientata Sughereta, sito di importanza comunitaria, era frattanto scaduta e non rinnovata”. Sempre secondo i giudici del TAR, la cosiddetta revoca delle revoche del 24 luglio 2013 era un “atto inidoneo a produrre l’effetto della reviviscenza delle autorizzazioni originarie” e la Regione Siciliana avrebbe dovuto avviare invece un nuovo iter autorizzatorio, acquisendo, in particolare, una nuova valutazione di incidenza ambientale e un nuovo nullaosta paesaggistico.

“Sussistono, ad avviso di questo giudice, i dedotti vizi di contraddittorietà fra atti, erroneità dei presupposti e difetto di motivazione”, spiega il TAR. Viene pure lamentato come l’Assessorato regionale competente non abbia preventivamente verificato la conformità del progetto del MUOS con particolare riferimento all’inquinamento elettromagnetico ed ai rischi di incidente derivanti dalle tecnologie utilizzate, né assolutamente valutato gli effetti di un eventuale sisma sulle antenne satellitari (crollo, modifica del puntamento delle parabole, etc). Nessuna attenzione è stata data ai pericoli generati per il traffico aereo in Sicilia, nonostante alcuni tecnici e lo stesso ente di assistenza al volo ENAV abbiano evidenziato come le emissioni del MUOS potranno interferire con ben 12 rotte fra gli aeroporti di Comiso, Sigonella e Catania-Fontanarossa. Sono inoltre bollati come “erronei e carenti” i presupposti con cui la Regione Sicilia ha giustificato l’autorizzazione alla riapertura dei cantieri di Niscemi. Crocetta, infatti, aveva motivato la cosiddetta revoca delle revoche con le risultanze di uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità che riteneva “rispettati i limiti della legislazione italiana in materia di protezione della salute umana dai campi elettromagnetici” del MUOS, prevedendo solo rischi “del tutto trascurabili” per il territorio niscemese. “L’inadeguatezza di siffatto studio a superare le carenze rilevate dalla Giunta regionale, emerge anche sul piano contenutistico”, afferma il TAR. “Lo studio dell’ISS costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e – fatto ancor più significativo – proprio dai componenti designati dalla Regione Siciliana, il dott. Mario Palermo e il Prof. Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino”. I due esperti, nello specifico, con una loro autonoma relazione, avevano evidenziato diverse incongruenze e omissioni dello studio dell’ISS, e le loro valutazioni critiche erano state poi condivise dal prof. Marcello D’Amore dell’Università “La Sapienza” di Roma, esperto super partes nominato dai giudici del Tribunale amministrativo.

I legali dei No MUOS avevano pure posto l’attenzione sulla possibile violazione degli articoli 80, 87 e 11 della Costituzione relativamente all’Accordo per l’installazione del sistema militare di proprietà ed esclusivo uso della Marina Usa (mai discusso in ambito Nato), sottoscritto il 6 aprile 2006 tra le forze armate italiane e statunitensi, senza la previa approvazione da parte del Parlamento e la promulgazione da parte del Capo dello Stato. Sul punto, il TAR ha preferito non esprimersi. “Sul sospetto di incostituzionalità degli accordi bilaterali sottostanti all’impianto MUOS di Niscemi – scrivono i giudici - premesso che la questione esorbita dagli interessi di tipo ambientalistico per i quali i ricorrenti sono legittimati ad agire, si ritiene comunque che essa non sia immediatamente rilevante per lo scrutinio di legittimità degli atti amministrativi oggetto di gravame e comunque non sia neppure non manifestamente infondata alla luce di quanto segnalato dall’Ufficio legislativo del Ministero della Difesa”.
“Questa sentenza è senza alcun dubbio una vittoria degli attivisti e di tutto il movimento No MUOS e una sonora disfatta delle forze armate Usa e di tutto l’apparato politico-militare e affaristico internazionale”, commentano gli attivisti del Coordinamento regionale dei Comitati No MUOS. “Nessuno potrà ignorare quanto stabilito dal TAR, vale a dire che abbiamo sempre avuto ragione sull’estrema pericolosità di questo sistema di guerra e che le autorizzazioni sono state concesse violando le normative urbanistiche e ambientali e perfino anche quelle antimafia. Ora più che mai occorre mobilitarsi per non farsi strappare la vittoria da una politica collusa. È tempo di abbattere la costruzione abusiva del MUOS, smantellare le 46 antenne della Marina Usa per le telecomunicazioni con i sottomarini nucleari attive a Niscemi dai primi anni ‘90 e restituire la riserva Sughereta alla libera e pacifica fruizione dei cittadini e della fauna”.

Pubblicato in lacittàfutura.it, il 22 febbraio 2015, http://www.lacittafutura.it/italia/cittadinanza/il-tar-da-ragione-ai-no-mous.html

venerdì 20 febbraio 2015

Triton 2. Bruxelles e Roma contro i migranti


Sino ad ora di vite umane nel Mediterraneo, l’operazione “Triton” di Frontex-Ue ne ha salvate davvero poche, ma in compenso di soldi ne ha già divorati tanti e ancora più ne divorerà nei prossimi mesi. La Commissione europea ha deciso infatti di prorogare sino alla fine del 2015 l’ambiguo programma di “sorveglianza” (e, in seconda battuta, di “salvataggio”) delle imbarcazioni dei migranti nelle acque limitrofe alla Sicilia e Malta, stanziando una dotazione aggiuntiva di 18.250.000 euro.

“Triton” ha preso il via il 1º novembre 2014 nel Mediterraneo centrale a seguito della decisione del governo italiano di porre termine all’operazione militare “Mare Nostrum”, troppo dispendiosa e incapace a contenere il flusso d’imbarcazioni di migranti e richiedenti asilo. Nonostante una spesa stimata di 2,83 milioni al mese, “Triton” ha a sua disposizione solo 65 “agenti” e 12 mezzi militari (due aerei, un elicottero, due navi di pattuglia in mare aperto, sei pattugliatori costieri e una motovedetta), messi a disposizione da Italia, Malta e Islanda. L’area operativa delle unità copre le acque territoriali italiane e solo parzialmente le zone SAR (search and rescue) di Italia e Malta, per un raggio di appena 30 miglia nautiche. Gli interventi sono coordinati dal ministero degli Interni italiano in collaborazione con i Comandi della Guardia di finanza e della Guardia costiera, mentre l’agenzia Frontex fornisce cinque team per la raccolta dei dati d’intelligence sui network di trafficanti che operano nei paesi di origine e di transito dei migranti. Quindici paesi europei (Austria, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Lettonia, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Svizzera) contribuiscono con attrezzature elettroniche ed equipaggiamenti alle operazioni dei mezzi di “Triton”.

La Commissione europea ha poi deciso di potenziare la sua assistenza a favore dell’Italia tramite nuovi fondi di emergenza con 13,7 milioni di euro provenienti dal Fondo Asilo, migrazione e integrazione (Amif). L’Italia ha già ricevuto dall’Unione europea più di 150 milioni di euro nell’ambito del Fondo sicurezza interna per le frontiere e 30 milioni per l’emergenza migrazioni post ottobre 2013 (10 milioni nel quadro del Fondo europeo per i rifugiati, 7,9 milioni per il “consolidamento delle operazioni congiunte di Frontex” nel Mediterraneo e 12 milioni per il controllo delle frontiere esterne e i rimpatri dei migranti). L’Italia, nonostante le recriminazioni di buona parte delle forze politiche di maggioranza e opposizione, si conferma così come il maggiore beneficiario dei finanziamenti Ue nel campo della lotta alle migrazioni. Nel periodo 2007-2013 ha ricevuto da Bruxelles 478,7 milioni di euro nell’ambito dei fondi europei per i rifugiati, di quelli per “l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi”, per i rimpatri e il controllo delle frontiere esterne. Per il periodo 2014-2020, Roma ha ottenuto l’impegno Ue allo stanziamento di 310 milioni dal Fondo asilo, migrazione e integrazione e di 212 milioni dal Fondo per la sicurezza interna. Le autorità italiane hanno presentato un’ulteriore richiesta di finanziamenti per l’accoglienza e l’assistenza dei minori stranieri non accompagnati (11,95 milioni) e la continuazione del progetto “Presidium”, realizzato congiuntamente all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), Save the Children Italia e la Croce Rossa (1,715 milioni). “Presidium” si occupa principalmente delle procedure attivate al primo arrivo dei migranti, specialmente in Sicilia, tra cui la prima accoglienza, gli esami medici, le informazioni giuridiche e il sostegno speciale per richiedenti asilo vulnerabili e minori non accompagnati, nonché del monitoraggio delle condizioni di accoglienza nei centri che ospitano i richiedenti asilo.
“Contro le migrazioni illegali, la soluzione europea è l’unica possibile”, ha dichiarato il primo vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans. “Ci stiamo adoperando a fondo per mettere a punto un approccio globale nell’ambito di una nuova agenda europea sulla migrazione da presentare entro l’anno”. Prevedibilmente, le scelte di Bruxelles punteranno a rafforzare la pressione militare nel Mediterraneo onde impedire le partenze dal Nord Africa delle imbarcazioni. Dopo la strage del 2 ottobre 2013 di 366 migranti al largo delle coste di Lampedusa, la Commissione europea ha istituito la Task-Force “Mediterraneo”, incaricata di mettere a punto “azioni operative concrete”, a breve e medio termine. Nella sua comunicazione sull’attività della task force, approvata dal Consiglio europeo nel dicembre 2013, la Commissione ha delineato alcune linee d’intervento congiunto, finalizzate ad una “maggiore cooperazione con i Paesi terzi per impedire che i migranti intraprendano viaggi pericolosi verso l’Ue”; alla “protezione regionale, il reinsediamento el’ ingresso legale in Europa”; alla lotta contro la tratta e la criminalità organizzata; al “rafforzamento della sorveglianza delle frontiere”. Con l’escalation del conflitto in Libia e la presunta crescita della presenza in questo paese di gruppi armati vicini ad al Qaida o filo-Isis, ampi settori politici e delle forze armate europee spingono verso il dispiegamento di dispositivi militari a presidio delle coste nordafricane e perfino sulla terra ferma. Una delle ipotesi al vaglio degli strateghi delle future crociate contro i migranti è quella di dar vita a una “Mare Nostrum 2” europea e Nato, con rotte e finalità del tutto differenti da quelle utilizzate dalle Marina italiana nel 2014. “Nessuno sembra  comprendere che il solo modo per scongiurare i morti in mare è respingere i flussi di migranti applicando una sorta di blocco navale alle coste libiche e utilizzando i mezzi militari per riportarli indietro in condizioni di sicurezza”, suggerisce Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa. “Solo i respingimenti assistiti possono fermare esodo e morti, azzerando o quanto meno riducendo i flussi e gli incassi miliardari di malavita araba e terrorismo islamico. Un’ottima idea è ripristinare Mare Nostrum ma con una missione opposta a quella ricoperta  l’anno scorso, affidando cioè alla Marina il compito di scortare barconi e immigrati illegali sulle coste libiche. Come fa da tempo la Marina australiana con le imbarcazioni di clandestini provenienti dall’Indonesia…”.

martedì 10 febbraio 2015

Il made in Italy eccelle in Perù con gli aerei e le navi da guerra


Nuovi affari in America latina per il complesso militare industriale italiano. Il ministero della Difesa del Perù ha firmato con Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica) un contratto del valore di 100 milioni di euro circa per la fornitura di due aerei da trasporto tattico C-27J “Spartan”. Con questo contratto sale a quattro il numero complessivo degli “Spartan” ordinati dall’Aeronautica militare peruviana: nel dicembre 2013 era già stata commissionata ad Alenia Aermacchi la produzione di due aerei C-27J, con relativo supporto logistico integrato, addestramento piloti, assistenza tecnica e non meglio specificati “equipaggiamenti speciali”. I primi due “Spartan” saranno consegnati entro qualche mese alla Fuerza Aerea del Perù, mentre quelli relativi al secondo ordine, tra il 2016 e il 2017. Il Perù sarebbe intenzionato però ad acquistare complessivamente 10-12 “Spartan” per sostituire progressivamente gli Antonov AN-32 di costruzione russa.

I velivoli  made in Italy saranno gestiti dal Grupo Aéreo nº 8 con base a Callao, sulla costa centrale del Perù e saranno utilizzati per il trasporto truppe e mezzi di guerra, il lancio di paracadutisti, il rifornimento logistico e secondariamente, per interventi di ricerca e soccorso, protezione civile ed evacuazione sanitaria. “Il C-27J Spartan è stato scelto grazie alla capacità di operare in modo sicuro ed efficiente e a costi competitivi in tutti gli scenari operativi del Paese dell’America Latina, incluse attività su piste non preparate delle Ande e dei numerosi aeroporti locali”, ha affermato l’amministratore delegato di Alenia Aeronautica, Giuseppe Giordo. “Il processo di selezione da parte del ministero della Difesa del Perù è durato circa tre anni. Alenia Aermacchi aprirà un ufficio di collegamento a Lima, con funzioni logistiche e di rappresentanza commerciale in considerazione della consistenza del programma peruviano, che apre interessanti scenari di mercato in tutta l’America Latina”.

Lo “Spartan” può imbarcare sino a 11 tonnellate di carico (compresi 60 militari o 46 paracadutisti), ha una velocità di crociera di 583 Km/h e un raggio d’azione compreso tra i 4.260 e i 5.926 Km, a secondo del carico trasportato. Oltre che dal Perù, il C-27J Spartan è già stato ordinato dalle forze aeree di Italia, Grecia, Bulgaria, Lituania, Romania, Marocco e Slovacchia, nonché dagli Stati Uniti, dal Messico, dall’Australia e dal Ciad, per un totale di 80 velivoli.

La vendita dei velivoli di Finmeccanica al Perù rientra nel quadro della collaborazione in campo militare avviata tra Italia e Perù nel 2002 e suggellata otto anni dopo dalla firma di un Memorandum di Cooperazione nel campo della Difesa e Sicurezza e dei Materiali per la Difesa. L’8 maggio 2014, la ministra della Difesa Roberta Pinotti, il Capo di Stato Maggiore, amm. Luigi Binelli Mantelli e il Segretario generale della Difesa, gen. Enzo Stefanini hanno incontrato a Roma il ministro della Difesa peruviano Pedro Cateriano Bellido. “Nel clima di grande cordialità che è alla base dei rapporti tra i due Paesi (i cui Ministri si sono incontrati per la terza volta nel giro di un anno) è stato confermato l’interesse a consolidare ogni iniziativa di formazione e addestramento del personale militare peruviano negli Enti e Istituti italiani”, riporta la nota emessa dal Ministero. “Il Ministro Pinotti, recependo l’intenzione del Perù di avvicinarsi all’Alleanza euro-atlantica, ha assicurato il pieno supporto italiano. In tale ottica, oltre ad attività addestrative e di formazione congiunta, è stato evidenziato come l’affiancamento di contingenti peruviani alle unità italiane favorirebbe la conoscenze delle modalità operative della Nato e dell’Unione europea”. A conclusione del vertice, il ministro peruviano si è recato in visita presso gli stabilimenti di Alenia Aermacchi di Caselle Sud, dove vengono assemblati gli “Spartan”.

Nel maggio 2013, lo stesso Cateriano Bellido era stato ospite dell’allora ministro della Difesa Mario Mauro, per approfondire le modalità di un ulteriore rafforzamento della cooperazione tra le forze armate dei due Paesi e verificare la possibile acquisizione da parte del Perù di sistemi di difesa aerea di produzione italiana. Ai colloqui partecipò pure una delegazione dell’Aeronautica militare peruviana, guidata dal Capo di Stato Maggiore, gen. Jaime Marin Figueroa Olivos, che successivamente di recò in visita presso il Centro Sperimentale di Volo di Pratica di Mare (Roma) e presso il 2° Stormo di Rivolto (Udine). Alla fine dell’ottobre 2013, fu il ministro Mauro a recarsi a Lima per incontrare il Presidente della Repubblica Ollanta Humala Tasso e le maggiori autorità politico-militari locali. “Il governo italiano ha sottolineato la disponibilità a consolidare le iniziative nel settore della formazione delle Forze Armate peruviane”, dichiarò Mauro a conclusione dei colloqui. “In particolare, sono già stare avviate diverse iniziative, come ad esempio l’addestramento dei piloti peruviani da parte dell’Aeronautica Militare mentre sarà incrementata la collaborazione tra le Marine dei due Paesi, attraverso soluzioni tecnologiche adeguate - incluso l’addestramento degli operatori - che possano consentire l’estensione della rete Trans Regionale Maritime Network (T-RMN) nell’area peruviana, a beneficio della sicurezza marittima”. Una ventina di giorni dopo, il personale del cacciatorpediniere “Francesco Mimbelli”, ormeggiato presso la Stazione navale di Taranto, accoglieva una delegazione della Marina da Guerra del Perù. “Durante la visita, i militari peruviani hanno avuto modo di manifestare notevole interesse nei confronti dell’unità navale per le spiccate capacità multiruolo emerse negli scenari caratterizzati da minaccia tridimensionale e per la versatilità d’impiego che ne consente un proficuo e prolungato utilizzo in differenti contesti caratterizzati da minacce asimmetriche”, riportò il Comando della Marina italiana. Le trattative tra il governo peruviano e Fincantieri per l’acquisizione del cacciatorpediniere sono ancora in corso.
Il Perù vanta consolidati rapporti con l’industria bellica italiana. Negli anni ‘80 furono acquistati diversi addestratori Aermacchi MB.339; negli anni ‘90 fu la volta di quattro fregate della classe “Lupo” prodotte da Fincantieri, a cui si sono aggiunte tra il 2005 e il 2006 altre quattro fregate della stessa classe già appartenute alla Marina militare italiana e ribattezzate come “Aguirre”. Nell’aprile 2010, l’azienda italiana Selex Sistemi Integrati, anch’essa del gruppo Finmeccanica, si è aggiudicata un contratto con la Marina del Perù per la fornitura di due radar di scoperta multifunzionali 3D KRONOS NV da installare a bordo delle fregate “Aguirre”. I nuovi radar navali sono stati progettati per essere impiegati sia per operazioni in alto mare, sia in scenari più complessi, come quello costiero, inclusi gli ambienti caratterizzati da forti contromisure elettroniche. “I sensori supportano ruoli operativi sempre più impegnativi grazie alla capacità di passare dalla funzione di rilevamento, a quella di monitoraggio e identificazione dei bersagli in tempi brevissimi”, affermano i progettisti di Selex-Finmeccanica. “L’elevata agilità di frequenza in banda larga de KRONS NV garantisce eccellenti contro-contro misure elettroniche e la bassa potenza di picco rende trascurabile la possibilità di essere intercettato”. E così, ancora una volta, il Sistema Italia va alla guerra…

lunedì 9 febbraio 2015

L’Italia rafforza il proprio ruolo nel conflitto Nato-Russia


“C’è stata la richiesta da parte della Nato di prolungare per altri quattro mesi la missione dell’Aeronautica italiana in Lituania e noi abbiamo dato la nostra disponibilità”. L’annuncio della ministra Roberta Pinotti è giunto al termine del vertice dei Ministri della Difesa della Nato, tenutosi a Bruxelles il 5 e 6 febbraio scorso. L’Italia continuerà dunque ad essere in prima linea perlomeno sino ad agosto nelle operazioni aeree anti-Russia con quattro caccia multiruolo Eurofighter “Typhoon”, nell’ambito della Baltic Air Patrol (BAP), la missione Nato di pattugliamento e sorveglianza dello spazio aereo delle Repubbliche baltiche. “Era prevista una rotazione con un altro paese che doveva sostituirci, ma la Lituania si sente rassicurata dalla continuazione della nostra presenza”, ha spiegato Pinotti.

La missione dei caccia italiani nel Baltico ha preso il via il 1° gennaio dall’aeroporto militare di Šiauliai, in Lituania. I caccia, gli equipaggi e il personale provengono dal 4° Stormo dell’Aeronautica di Grosseto, dal 36° Stormo di Gioia del Colle (Bari) e dal 37° Stormo di Trapani-Birgi. Le forze armate italiane hanno assunto il comando della BAP a cui sono assegnati anche quattro caccia Mig-29 delle forme armate polacche schierati a Šiauliai, quattro Eurofigheter spagnoli di base nell’aeroporto di Amari (Estonia), quattro cacciabombardieri belgi F-16 a Malbork (Polonia).

L’Eurofigter “Typhoon” in dotazione all’Aeronautica italiana è un caccia di ultima generazione con ruolo primario di “superiorità aerea” e intercettore. Con una lunghezza di 16 metri e un’apertura alare di 11, il guerriero europeo può raggiungere la velocità massima di 2 mach (2.456 Km/h) e un’autonomia di volo di 3.700 km. Il velivolo è armato di cannoni Mauser da 27 mm; bombe a caduta libera Paveway e Mk 82, 83 e 84 da 500 a 2.000 libbre e a guida GPS JDAM; missili aria-aria, aria-superficie e antinave a guida radar e infrarossa; missili da crociera MBDA “Storm Shadow”, con oltre 500 chilometri di raggio d’azione.

La Nato opera nei cieli delle Repubbliche baltiche dall’aprile 2004 sulla base di un accordo firmato con i governi di Estonia, Lettonia e Lituania. Nel 2010 Bruxelles aveva deciso di prorogare le missioni aeree sino alla fine del 2014, ma le Repubbliche baltiche hanno ottenuto un’ulteriore estensione della BAP sino al dicembre 2018. Originariamente l’Alleanza assegnava alla “vigilanza” del Baltico quattro caccia, forniti a rotazione dai Paesi membri; successivamente il contingente è stato prima triplicato e poi quadruplicato nel 2014 con lo scoppio del conflitto in Ucraina. Secondo il sito specializzato Analisi Difesa, ad oggi i caccia italiani hanno intercettato nei cieli dell’Est Europa due velivoli russi “sospetti”: il 30 gennaio un aereo cisterna e il 2 febbraio un cargo Ilyushin 76 Candid.

Al recente vertice dei ministri della Nato è stato approvato all’unanimità il piano che modifica le azioni d’intervento ai confini meridionali e orientali dell’Alleanza. Innanzitutto è stato deciso di triplicare il numero dei militari assegnati alla Response Force (NRF), la Forza congiunta di Rapido Intervento che così potrà contare sino a 30.000 unità. Sei i paesi che guideranno a rotazione la NRF: Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Polonia e Spagna. Il prossimo mese di giugno il Comando di Bruxelles definirà i dettagli logistici per i rafforzamento della task force, mentre la piena operatività sarà raggiunta solo dopo il vertice Nato di Varsavia previsto nel giugno 2016. Punta di lancia della NRF sarà la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF) che opererà principalmente in funzione anti-russa. “A Bruxelles abbiamo deciso di attivare questa forza di pronto intervento con la brigata di terra Spearhead di 5.000 militari circa”, ha annunciato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. “La Spearhead Force sarà supportata da forze aeree e navali speciali e, in caso di crisi maggiori, da due altre brigate con capacità di dispiegamento rapido”. La nuova brigata Spearhead potrà contare su sei centri di comando “immediatamente operativi” in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. “Se esplode una crisi, questi centri assicureranno che le forze nazionali e Nato, ovunque si trovino, possano agire subito”, ha spiegato Stoltenberg. “Essi renderanno ancora più rapidi i dispiegamenti, supporteranno la difesa collettiva e aiuteranno a coordinare l’addestramento e le esercitazioni”.
“L’Italia assicura il proprio supporto al processo di implementazione del RAP Readiness Action Plan (RAP), il piano di risposta operativa della Nato, nella certezza che garantirà all’Alleanza un insieme di strumenti idonei a rafforzare la cornice di sicurezza globale, soprattutto in risposta alle minacce derivanti dalla crisi tra Russia e Ucraina ed a quelle provenienti dall’area mediorientale e del Nord Africa”, ha dichiarato la ministra Roberta Pinotti. “Riguardo l’implementazione del RAP, all’Italia è stato chiesto di ricoprire il ruolo di Framework Nation per la costituzione della VJTF, la forza congiunta di pronto intervento basata sulla brigata Spearhead”.

sabato 7 febbraio 2015

Allarme tubercolosi tra il personale Usa di Sigonella


Allarme tubercolosi tra il personale Usa di Sigonella

di Antonio Mazzeo

Allarme a Sigonella per un caso sospetto di tubercolosi in un giovane studente, figlio di un dipendente delle forze armate statunitensi che operano nella stazione aeronavale siciliana. Il 3 febbraio scorso lo staff medico di US Navy ha ordinato l’isolamento di un allievo frequentante la Sigonella Middle High School. Secondo quanto dichiarato dal portavoce della base Usa, il luogotenente Paul Newell, i medici della Marina sono in attesa dei risultati dei test effettuati sul paziente per confermare la diagnosi di tubercolosi, “ma stanno procedendo comunque con i protocolli sanitari previsti per la malattia”.

In una nota postata sulla pagina ufficiale Facebook di Nas Sigonella, il comandante della base Christopher J. Dennis e il responsabile dell’ospedale navale J.A. Lamberton, scrivono che “l’isolamento e altre azioni preventive sono stati ordinati immediatamente in coordinamento con le specifiche autorità pubbliche Usa e italiane, per assicurare la salute e la sicurezza di tutti gli studenti e dello staff della nostra scuola media superiore e di tutta la comunità che vive e opera a Sigonella”.

“La tubercolosi è causata da un batterio e si diffonde per via aerea”, prosegue la nota di US Navy. “E’ comune nelle nazioni in via di sviluppo ed è rara, ma non insolita, in Europa occidentale, dove è spesso associata alla popolazione migrante. L’Organizzazione mondiale della sanità ha registrato 0,5 nuovi casi di tubercolosi ogni 100.000 abitanti in Italia nel 2013”.

“La potenziale esposizione alla tubercolosi non significa però che causi automaticamente l’infezione”, aggiungono gli alti ufficiali di US Navy. “I sintomi della tubercolosi in forma attiva includono insonnia, affaticamento, tosse persistente e perdita di peso. Poiché ci troviamo in mezzo alla stagione invernale e influenzale, molti di noi potrebbero avvertire alcuni di questi sintomi. La loro presenza non significa pertanto che abbiamo contratto la tubercolosi, ma che siamo in presenza solo di una malattia da raffreddamento”. Nell’invitare i dipendenti di Sigonella a mantenere la calma, il Comando di US Navy suggerisce di rivolgersi ai medici del pronto soccorso nel caso di sintomi “sospetti”.

Quello di Sigonella è il secondo caso di tubercolosi che viene registrato questa settimana nelle scuole gestite dal Dipartimento della difesa Usa (DODDS) in Europa. Il comando medico di US Army ha reso noto che un impiegato del DODDS di Wiesbaden, Germania, programmatore informatico, è stato trasferito all’estero per intraprendere un ciclo di cure contro la malattia. “Anche in questo caso non abbiamo ancora la conferma che si tratti realmente di tubercolosi, ma comunque non c’è ragione di credere che gli eventi registrati a Wiesbaden e Sigonella siano relazionati”, ha affermato Bob Purtiman, portavoce di DODDS-Europe.

Il rischio tubercolosi a Sigonella non è comunque una novità. Il 25 agosto 2013, il Comando della base siciliana aveva segnalato pubblicamente che nel precedente mese di giugno un altro studente della scuola media superiore della base Usa era risultato positivo al test di esposizione alla tubercolosi e che nei suoi confronti era stato avviato il trattamento di cura. Allora, il personale docente e gli studenti di Sigonella frequentanti l’anno scolastico 2012-13 e tutte le persone entrate in contatto con lo studente infermo furono invitati a recarsi al presidio ospedaliero per svolgere una serie di test sulla tubercolosi.

venerdì 6 febbraio 2015

Come cambia la geografia delle basi USA in Europa


Al Pentagono è nota come European Consolidation Initiative (ECI), l’iniziativa finalizzata a rimodulare la presenza militare statunitense in Europa per contrastare più fattivamente la Russia di Putin. Il programma prevede la chiusura di una quindicina tra basi e installazioni Usa in Belgio, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda e Portogallo, una modestissima riduzione del personale di stanza nel continente di 1.200 unità e il ridislocamento di altri 6.000 militari principalmente in Est Europa. Dalle basi statunitensi saranno licenziati 1.100 dipendenti civili e l’European Consolidation Initiative consentirà a Washington, stime alla mano, un risparmio di 500 milioni di dollari l’anno.

“Non si tratta di un ridimensionamento della capacità militare degli Stati Uniti in Europa, ma di una trasformazione necessaria che aiuterà a massimizzare le nostre capacità militari a favore dei nostri importanti partner europei e della Nato”, ha spiegato il segretario alla Difesa, Chuck Hagel. Parte dei risparmi che deriveranno dalla riduzione delle installazioni sarà utilizzata per finanziare l’European Reassurance Initiative, l’iniziativa statunitense di “contenimento” delle forze armate di Mosca e di rafforzamento del dispositivo “difensivo” di Ucraina, Polonia e Repubbliche Baltiche. La disattivazione delle prime strutture militari prenderà il via quest’anno, congiuntamente al trasferimento “a rotazione” di reparti e velivoli da guerra Usa nei poligoni addestrativi e in alcune basi aeree e terrestri dell’Europa orientale. Già nel corso del 2014 alcune compagnie dell’esercito, dotati di carri armati e mezzi pesanti, erano state trasferite in Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, mentre alcuni cacciabombardieri e aerei da trasporto dell’US Air Force erano stati dislocati nelle basi aeree polacche.

Secondo il Pentagono l’European Consolidation Initiative sarà completata entro il 2022 e comporterà anche un lieve aumento del numero dei militari Usa in Italia, Germania e Spagna. Nello specifico, il piano prevede di trasferire in Italia il 606th Air Control Squadron dell’US Air Force, uno squadrone di 300 uomini specializzato nella sorveglianza aerea, sino ad oggi ospitato a Spangdahlem (Germania). Uomini e mezzi giungeranno nella base aerea di Aviano (Pordenone), dove nel 2013 è stata disattivata un’unità similare dell’aeronautica statunitense (il 603rd Air Control Squadron). Il Pentagono sta pure valutando l’ipotesi di dislocare stabilmente ad Aviano, a partire del 2025, un gruppo di volo dotato dei nuovi cacciabombardieri a capacità nucleare Joint Strike Fighter F-35. Sempre in Italia, l’esercito Usa prevede di ridimensionare il Centro ospedaliero militare di Vicenza (Vicenza Health Center), disattivare transitoriamente parte del deposito di stoccaggio munizioni esistente tra Pisa e Livorno e dismettere alcune infrastrutture minori ospitate a Camp Darby (Livorno). L’US Army sarebbe intenzionata infine ad abbandonare le Sea Pines Recreational Facilities, il grande centro ricreativo utilizzato dal personale militare e civile di Camp Darby, ammodernato appena sei anni fa. Nel 2013 l’US Army aveva disattivato a Camp Ederle (Vicenza) il 464th Military Police Platoon e a Livorno il 511th Military Police Platoon.

Molto più articolato il programma che ridefinirà la presenza statunitense in Germania. Nel grande aeroscalo militare di Ramstein, uno dei più trafficati al mondo, giungeranno 15 velivoli KC-135 “Stratotanker” dell’US Air Force e 700 militari circa del 100th Air Refueling Wing, il reparto che assicura le operazioni di rifornimento in volo dei velivoli Usa e Nato, attualmente ospitato nella base britannica di Mildenhall. Nella stazione aerea di Spangdahlem saranno ridislocati invece 10 convertiplani CV-22 “Ospreys” (velivoli “ibridi”, metà elicotteri e metà aerei), 10 velivoli da trasporto MC-130J e il personale dipendente del 352nd Special Operations Group, il gruppo per le operazioni speciali dell’aeronautica di stanza anch’esso a Mildenhall. Dopo aver soppresso nel 2012 due brigate di fanteria (la 170th ABCT di Baumholder e la 172nd ABCT di Grafenwöhr) e le caserme di Bamberg e Schweinfurt, l’US Army prevede di chiudere in Germania altri centri operativi: i commissaries ospitati a Stoccarda in tre caserme dei Comandi delle forze Usa in Europa e in Africa (con il contestuale potenziamento dei magazzini della “Panzer Kaserne”, sede dei comandi generali dell’esercito); i commissaries di Illesheim e Sembach; la stazione di Mainz-Kastel; la caserma Husterhöh a Pirmasens ; il magazzino di Weilimdorf; l’acquedotto di Baumholder (che sarà trasferito alle autorità civili locali). Saranno parzialmente ridimensionate le “Pulaski Barracks” nell’area di Kaiserslautern e l’“Artillery Kaserne” di Garmisch, mentre sarà trasferito il Comando generale della Defense Information System Agency per l’Europa (DISA-Europe) da Stoccarda a Kaiserslautern. Saranno poi ridislocati l’ufficio distrettuale dei dipendenti del Dipartimento della Difesa a Grafenwöhr e il centro di distribuzione postale dal terminale aeroportuale di Francoforte al deposito munizioni di Germersheim, che diverrà un “centro di distribuzione d’eccellenza” dell’esercito in Europa. Sempre in Germania l’U.S. Army Medical Materiel Center-Europe, il presidio medico per l’Europa centrale dell’esercito, sarà trasferito a Kaiserslautern, mentre l’U.S. Army Corps of Engineers trasferirà il proprio quartier generale dall’Amelia Earhart Hotel di Wiesbaden a Landstuhl, in un’infrastruttura attualmente adibita ad ospedale militare (quest’ultimo sarà dislocato entro il 2022 in alcune caserme di Landsthul in via di realizzazione). Saranno infine ristrutturati e potenziati alcuni servizi per il personale dell’esercito e dell’aeronautica Usa e il centro di distribuzione idrica di Grünstadt. Secondo Washington, entro la fine del 2020 il personale di US Army in Germania sarà ridotto di 95 militari, 147 civili e 65 dipendenti di nazionalità tedesca, mentre entro il 2023 altri 405 militari, 1.360 civili Usa e 1.207 dipendenti locali saranno ridislocati tra le basi esistenti.

In Portogallo, il Pentagono prevede di ridurre di 500 unità il contingente di US Air Force ospitato dalla Seconda guerra mondiale nello scalo aereo di Lajes, nelle Azzorre. In Belgio verranno abbandonati i siti presi in leasing a Bruxelles, mentre saranno potenziate le infrastrutture militari di Sterrebeek. In Olanda, le forze armate Usa lasceranno la cittadina di Schinnen per consolidare le proprie facilities a Brunssum. Consistenti tagli del personale militare Usa sono previsti invece in Gran Bretagna (-2.000 unità in cinque anni). Entro il 2019 sarà chiusa la base aerea di Mildenhall e ancora prima l’US Air Force lascerà le installazioni di Alconbury e Molesworth e i 1.200 militari ospitati saranno riposizionati a Croughton. Il trasferimento a Ramstein dei 3.200 avieri statunitensi di stanza a Mildenhall sarà parzialmente compensato nel 2020 dall’arrivo nello scalo di Lakenheath di un contingente 1.200 unità che supporterà le missioni del primo Joint Strike Fighter Group dell’US Air Force che avrà a disposizione due squadroni di cacciabombardieri F-35.

In Spagna, la Marina Usa prevede di stazione in maniera permanente quattro fregate lanciamissili della classe “Arleigh Burke” nel porto di Rota. Il mese scorso, Washington ha pure richiesto alle autorità iberiche l’autorizzazione ad estendere di un altro anno la presenza nella base aerea di Morón de la Frontera (Siviglia) della SP-MAGTF Crisis Response Force, la forza di pronto intervento del Corpo dei Marines, composta da 500 uomini, due aerei KC-130 per il rifornimento in volo e sei convertiplani V-22 “Osprey”. La SP-MAGTF è stata attivata nell’aprile del 2013 per concorrere alle operazioni Usa nel continente africano “nella protezione dei cittadini, delle installazioni e del personale statunitense” e può contare su una base di supporto avanzata in Sicilia, a Sigonella. Il Dipartimento della Difesa punterebbe ad aumentare nei prossimi mesi del 50% il numero dei componenti della task force dei marines.
Quando l’European Consolidation Initiative sarà a pieno regime, le truppe americane in Europa si attesteranno sulle 67.000 unità.